30 ottobre 2013

DAL VENTRE DEL LEVIATANO - DOCUMENTO SCRITTO DA ALFREDO DURANTE L'UDIENZA

riceviamo e diffondiamo il documento scritto da Alfredo Cospito durante l'udienza del 30 ottobre‏


Dal ventre del Leviatano
«... i sogni sono da realizzarsi qui nel presente e non in un ipotetico futuro, dato che l’avvenire l’hanno sempre venduto i preti di qualsiasi religione o ideologia per poterci impunemente derubare. Vogliamo un presente che meriti di essere vissuto e non semplicemente sacrificato ad attesa messianica di un futuro paradiso terrestre. Abbiamo per questo voluto parlare in concreto di un’anarchia da realizzare ora, non domani. Il “tutto e subito” è una scommessa, una partita che ci giochiamo dove la posta in gioco è la nostra vita, la vita di tutti, la nostra morte, la morte di tutti...»
Pierleone Mario Porcu

«La scienza è l’eterno olocausto della vita fugace, effimera, ma reale, sull’altare delle eterne astrazioni. Ciò che predico è quindi, la rivolta della vita contro il governo della scienza.»
Michail Bakunin

«Mentre l’uomo si pavoneggiava e faceva il dio, un’imbecillità si abbatteva su di lui. Le tecniche erano innalzate al supremo rango e, un volta ispallate sul trono gettavano le loro catene sulle intelligenze che le avevano create. »
Edgar Allan Poe

«L’impero fondato sul niente nel quale regni sovrano sta crollando.
Non riesce a sorreggere il peso della verità.
Ti consiglio una dose massiccia di vita.
Ti consiglio una dose massiccia di vita!
Almeno così potrai dire di averla vissuta.»
Congegno

«Bastardi... so chi vi manda!!!»
Roberto Adinolfi

In una splendida mattina di maggio ho agito ed in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita. Per una volta mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l’ignoto. In una Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi. Voglio essere molto chiaro: il nucleo Olga FAI/FRI siamo solo io e Nicola. Nessun altro ha partecipato, collaborato,  progettato tale azione; nessuno era a conoscenza del nostro progetto. Non permetterò che il mio agire, per distogliere l’attenzione dal vero obiettivo dell’azione venga messo in un osceno assurdo calderone massmediatico e giuridico fatto di “eversione dell’ordine democratico”, “associazione sovversiva”, “banda armata”, “terrorismo”; frasi vuote in bocca a giudici e giornalisti.
Sono anarchico antiorganizzatore perchè contrario ad ogni forma di autorità e costrizione organizzativa. Sono nichilista perchè vivo la mia anarchia oggi e non nell’attesa di una rivoluzione che, se pure verrà, creerà solo nuova autorità, nuova tecnologia, nuova civiltà. Vivo la mia anarchia con naturalezza, gioia, piacere, senza alcuno spirito di martirio, opponendo tutto me stesso a questo esistente civilizzato che mi è insopportabile. Sono antisociale perchè convinto che la società esiste solo sotto il segno della divisione tra dominanti e dominati. Non aspiro ad alcuna futura “paradisiaca” alchimia socialista, non ripongo fiducia in nessuna classe sociale; la mia rivolta senza rivoluzione è individuale, esistenziale, totalizzante, assoluta, armata. In me non vi è alcuna traccia di superomismo, nessun disprezzo nei confronti degli oppressi, del “popolo”, convinto che, come dice un detto orientale: “non bisogna disprezzare il serpente perchè non ha le corna; un giorno potrebbe trasformarsi in drago!” Allo stesso modo uno schiavo può trasformarsi in un ribelle, un solo uomo, una sola donna farsi incendio devastante. Con tutte le mie forze disprezzo i potenti della terra, siano essi politici, scienziati, tecnocrati, capipopolo, leader di ogni risma, burocrati, capi militari e religiosi. L’ordine che voglio abbattere è quello della civilizzazione che giorno dopo giorno distrugge tutto ciò per il quale vale la pena vivere. Stato, democrazia, classi sociali, ideologie, religioni, polizia, eserciti, il vostro stesso tribunale sono ombre, chimere, ingranaggi, tutti sostituibili, di una megamacchina che tutto comprende. La tecnologia un giorno farà a meno di noi trasformandoci tutti in automi sperduti in un panorama di morte e desolazione. Quel sette maggio del 2012 per un momento ho gettato sabbia nell’ingranaggio di questa megamacchina, per un momento ho vissuto a pieno facendo la differenza. Quel giorno non ero una vecchia Tokaref la mia arma migliore, ma l’odio profondo, feroce che provo contro la società tecno-industriale. Ho firmato l’zione come FAI/FRI perchè mi sono innamorato di questa lucida “follia” fattasi concreta poesia, a volte brezza, a volte tempesta, che soffia caotica per mezzo mondo, imperterrita, improbabile, contro ogni legge, contro ogni “buon senso”, contro ogni ideologia, contro ogni politica, contro scienza e civilizzazione, contro ogni autorità, organizzazione e gerarchia. Una visione dell’anarchia concreta che non prevede teorici, dirigenti, leader, quadri, soldati, eroi, martiri, organigrammi, militanti e tanto meno spettatori. Per anni ho assistito all’evoluzione di questa nuova anarchia rimanendo di fatto solo spettatore. Per troppo tempo sono rimasto a guardare. L’anarchia se non si fà azione rigetta la vita diventando ideologia, merda o poco più, nel migliore dei casi sfogo impotente per uomini e donne frustrati.
Decisi di passare all’azione dopo il disastro nucleare di Fukushima. Davanti a fatti così grossi troppo spesso ci si sente inadeguati. L’uomo primitivo fronteggiava i pericoli, sapeva come difendersi. L’uomo moderno, civilizzato davanti alle costruzioni-costrizioni della tecnologia è inerme. Come pecore che cercano protezione nel pastore che le macellerà, così noi civilizzati ci affidiamo ai sacerdoti laici della scienza, gli stessi che ci stanno lentamente scavando la fossa. Adinolfi lo abbiamo visto sorridere sornione dagli schermi televisivi atteggiandosi a vittima. Lo abbiamo visto dare lezioni nelle scuole contro il “terrorismo”. Ma io mi chiedo cos’è il terrorismo? Un colpo sparato, un dolore intenso, una ferita aperta o la minaccia incessante continua, di una morte lenta che ti divora da dentro. Il terrore continuo, incessante, che una delle sue centrali nucleari ci vomiti addosso da un momento all’altro morte e desolazione. L’Ansaldo Nucleare e Finmeccanica hanno enormi responsabilità. I loro progetti continuano a seminare morte dappertutto, ultimamente si parla di possibili investimenti nel raddoppio della centrale di Kryko in Slovenia a due passi dall’Italia, zona a grande rischio sismico. In Cernadova, Romania, dal 2000 ad oggi, diversi sono stati gli incidenti procurati della dabbenaggine dell’Ansaldo durante la costruzione di una loro centrale. Quante vite spezzate? Quanto sangue versato? Tecnocrati di Ansaldo e di Finmeccanica dal sorriso facile, dalla coscienza “pulita”, il vostro “progresso” puzza di carogna, la morte che seminate per il mondo grida vendetta. Sono tanti i modi di opporsi concretamente al nucleare, blocchi dei treni che trasportano scorie, sabotaggi ai tralicci che trasportano energia elettrica prodotta dall’atomo. A me venne in mente di colpire il maggiore responsabile di questo scempio in Italia: Roberto Adinolfi amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. Ci volle poco a scoprire dove abitava, cinque appostamenti bastavano. Non c’è bisogno di una struttura militare, di un’associazione sovversiva o di una banda armata per colpire, chiunque, armato di una salda volontà può pensare l’impensabile e agire di conseguenza. Avrei fatto tutto da solo, sfortunatamente avevo bisogno di aiuto per la moto; chiesi a Nicola, feci appello alla sua amicizia, non si tirò indietro. La pistola la comprai al mercato nero, trecento euro. Non servono infrastrutture clandestine o grandi capitali per armarsi. Partimmo in auto da Torino la notte prima. Tutto filò liscio o quasi, Nicola alla guida, io colpii esattamente dove avevamo deciso di colpire. Un colpo preciso, la mia corsa verso la moto e poi l’imprevisto, l’urlo pieno di rabbia di Adinolfi, la frase urlata che mi immobilizzò facendomi perdere prezziosi secondi: “bastardi! ...so chi vi manda!!!” in quel preciso momento ebbi lacertezza assoluta di aver colpito nel segno, pienamente cosciente del letamaio in cui avevo messo le mani; interessi milionari, finanzia internazionale, la politica e il potere, fango e letame. Quei secondi “rubati” permisero ad Adinolfi di leggere una parte della targa, che per inesperienza non avevamo coperto. Grazie a quei numeri risalirono alla moto e dalla moto alla telecamera.
Non basterà certo la condanna di questo tribunale a fare di noi i cattivi terroristi e di Adinolfi e Finmeccanica i benefattori dell’umanità. È arrivato il momento del grande rifiuto, rifiuto fatto di pluralità di resistenze, ogniuna delle quali è un caso speciale; alcune sono possibili, necessarie, improbabili; altre sono spontanee, selvagge, solitarie, concertate, prorompenti o violente. La nostra è stata solitaria e violenta. Ne è valsa la pena? Si! Fosse solo per la gioia che abbiamo provato nella’apprendere del sorriso di sfida che Olga Ikonomidou, coraggiosa sorella della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, in una cella di isolamento di un carcere greco, alla notizia della nostra azione ha gettato in faccia ai suoi carcerieri. Sono felice di essere quel che sono, un uomo libero, anche se “momentaneamente” in catene. Non posso lamentarmi più di tanto visto che la stragrande maggioranza della “gente” le catene le ha ben piantate nel cervello. Nella mia vita ho sempre cercato di fare quello che reputavo giusto e mai quello che conveniva. Le mezze misure non mi hanno mai convinto. Ho amato molto. Ho odiato molto. Proprio per questo non mi arrenderò alle vostre sbarre, divise, armi. Mi avrete sempre come irriducibile, fiero nemico. Non sono solo. Glia anrachici non sono mai soli, solitari a volte, ma mai soli. Mille progetti nella testa, una speranza nel cuore che continua a vivere sempre più, salda e sempre più condivisa; concreta prospettiva che “rischia” di cambiare la faccia dell’anarchia nel mondo. Piccoli, grandi smottamenti che un giorno scateneranno un cataclisma, ci vorrà tempo, non importa, per adesso mi godo il terremoto scatenato in me da tutta questa voglia di gioire e lottare.
Concludo con una citazione di Martino (Marco Camenish) guerriero mai piegato, per il suo profondo amore per la vita da più di vent’anni prigioniero, rinchiuso oggi in un asettico carcere svizzero, faccio mie queste sue parole:
«... il coraggio di pensare le cose fino in fondo, trasgredire il divieto di polizia tecnologica del “impossibile” o dell’“inconcepibile”, di pensare altro e in altro modo agendo di conseguenza. Solo questo può condurci fuori dalla tiepida brodaglia tossica della modernità nei luoghi dove niente e nessuno ci guiderà nel luogo senza sicurezze, nel luogo della responsabilità in prima persona per la non-sottomissione con tutte le sue conseguenze. La libertà è dura e pericolosa e non c’è vita senza la morte. Per timore della vita spesso ci rassegnamo in schiavitù all’annientamento.»
Morte alla civilizzazione
Morte alla società tecnologica
Lunga vita alle CCF
Lunga vita alla FAI/FRI
Viva l’internazionale nera!
Viva l’anarchia!!

Alfredo Cospito

 

     
 

12 E 10 ANNI PER ALFREDO E NICOLA - RIVENDICAZIONE DELL'ATTACCO

Si è tenuta oggi la prima udienza del processo con rito abbreviato a carico dei nostri due compagni Alfredo e Nicola.
Le richieste di condanna avanzate dai pm NICOLA PIACENTE e SILVIO FRANZ sono di 12 anni per Alfredo e 10 per Nicola.
Durante l'udienza, Alfredo ha tentato di leggere la rivendicazione dell'attacco nei confronti dello stregone dell'atomo, ma il giudice ANNALISA GIACALONE ha fatto allontanare tutt* dall'aula
non permettendo che il testo fosse letto interamente.
All'esterno del tribunale, un gruppo di solidali ha dato vita ad un corteo che è sfociato nell'occupazione dell'aula magna dell'università di lettere.
Di seguito la rivendicazione di Alfredo.
Seguiranno aggiornamenti.
N*V






 

LOLLO AI DOMICILIARI

Apprendiamo dai media locali che Lollo, arrestato il 4 settembre con l'accusa di aver pestato a sangue un altro studente nella notte tra il 14 e 15 febbraio scorso, è ora ai domiciliari.Mentre Simone è libero ma con l'obbligo di firma.
Seguiranno aggiornamenti.
N*V
 

29 ottobre 2013

BOMBA CARTA AL CARCERE DI FERRARA - LIBERTA' IMMEDIATA PER NICOLA ED ALFREDO

Apprendiamo dai media locali che la scorsa notte, intorno alle tre, è stata lanciata una bomba carta all'interno del cortile del carcere di ferrara.
La traiettoria ha superato il muro di cinta, piombando all'interno del parcheggio antistante l'ingresso, dove vengono parcheggiate le vetture dei carcerieri e dei loro servilisti aiutanti.
A poche ore dall'inizio del processo per i compagni Nicola e Alfredo, accusati della gambizzazione dell'AD Adinolfi, il tutto fa pensare ad un saluto solidale e complice a riaccendere spiriti e animi in vista di domani.
Secondo i media di stato, "l'esplosione" sarebbe avvenuto nell'area dove si trovano le gabbie dei due nostri compagni.
Lasciamo a segaioli di mestiere, inventori di fatti e manipolatori di realtà creare schemi mentali/giudiziari..
noi ne approfittiamo per rinnovare la nostra solidarietà e piena complicità con Alfredo e Nicola e la presenza solidale al "loro" processo (più che altro al processo che gli hanno affibbiato).

CHI SEMINA RADIOATTIVITA', RACCOGLIE PIOMBO

LIBERTA' IMMEDIATA PER NICOLA ED ALFREDO 



TRADUZIONE DI MARCO CAMENISCH SUL GENTECH

Di seguito una traduzione del compagno Marco Camenisch dal lager Lenzburg di Svizzera sul gentech. Lasciamo il testo così come l’abbiamo ricevuto:




Dalla NZZ 09/09/2013, traduzione Marco C., settembre 2013
Non esiste una Svizzera libera da gentech
La rinuncia alla soia OGM porta, secondo i produttori di mangimi, a dei problemi di rifornimento
Una moratoria vieta l’uso di piante OGM. I mangimi OGM sono esclusi dal divieto. Tuttavia non sono importanti e questo crea sempre di più problemi.
Hof. Di solito sono i rischi a caratterizzare la discussione sugli OGM in agricoltura. Di conseguenza la politica decideva ripetutamente delle proibizioni a termine. Per ultimo, nell’ambito del dibattito sull’agricoltura, la moratoria per la circolazione delle piante e parti di piante OGM, di semi OGM ed altro materiale vegetale di riproduzione come anche d’animali OGM è stata prolungata fino al 2017. Che la rinunzia alla gentech costa del denaro, questo non si dice quasi mai. Stefan Mann dell’istituto di ricerca Agroscope Reckenholz-Tanikon ha calcolato la perdita in benessere subito dalla Svizzera perché non ammette il latte delle vacche alimentate con i mangimi OGM. La perdita ammonterebbe dai 7 ai 50 milioni di Fr. l’anno, disse Mann di recente in un convegno del Plant Science Center e del Collegium Helveticum alla ETH di Zurigo. Le perdite sarebbero perciò maggiori di quelle causate dal divieto di coltivare le piante OGM in Svizzera.
Il clou della questione è: diversamente dalla coltura di piante OGM, è invece permesso l’imporazione in Svizzera dei mangimi OGM. Ma dal 2008 non si fa più. Nel 2007, il 0.01% del totale di 486.743 tonnellate dei mangimi importati in Svizzera erano OGM. Dal 2008 non furono più importati dei mangimi OGM. Poche persone del settore dei mangimi come anche i difensori del consumatore avrebbero così deciso, suppone Mann.
Rudolf Marti, amministratore dell’associazione fabbricanti svizzeri di mangimi, si difende da tali imputazioni. I fabbricanti di mangimi fornirebbero quel che i clienti vogliono – e sarebbe appunto mangime senza OGM. Ma in Svizzera ci sarebbe un problema di fornitura. Poiché sul mercato mondiale la quantità di soia non OGM è sempre minore. In Brasile, da dove la Svizzera si rifornisce di mangimi, non ci sarebbe ormai che una piccola parte di soia non OGM. Ancora nessun mercante di mangimi svizzero sarebbe stato in grado di realizzare un contratto per l’anno prossimo. Perciò si dovrebbe riflettere seriamente se continuare a rinunciare ai mangimi OGM. Marti definisce la discussione della questione come ipocrita. Poiché i mangimi animali importati in Svizzera sarebbero, a loro volta, prodotti con mangimi OGM. E questo si ammetterebbe. Anche non darebbe nessun fastidio ad alcun svizzero che anche lo yogurt comprato a Lorrach (Germania) deriva da vacche alimentate con soia OGM.
Sono gli allevatori che hanno una grande influenza sulla scelta dei mangimi. Ma anche il presidente dell’Associazione Svizzera degli agricoltori, il consigliere nazionale (del partito) CVP Markus Ritter, declina ogni responsabilità. Dice che gli allevatori fanno “un’impeccabile analisi di mercato” e che devono dare retta ai desideri dei clienti: “Nessuno vuole i prodotti OGM”, disse Ritter. Additò un sondaggio della ETH secondo il quale gli alimenti OGM sono al terzo posto della lista delle paure in Svizzera – dopo il nucleare ed il terrorismo.
FONTE

KAMILLA, LEO E JOSE' CONDANNAT* A 6 MESI - REVOCATI GLI ARRESTI DOMICILIARI


riceviamo e diffondiamo:

Il 25 ottobre, Kamilla,  Leo e José sono stati condannati a 6 mesi (con il rito abbreviato) dal tribunale di Trento con l’accusa di aver danneggiato 13 vetrate di 5 agenzie interinali. Contestualmente è stato revocata loro la misura cautelare degli arresti domiciliari a cui erano sottoposti da più di tre mesi. Sono quindi liberi.

“Danneggiare le vetrine dello sfruttamento è il minimo” si leggeva sullo striscione appeso durante il nutrito presidio di solidarietà.  

(MILANO) NUOVA OCCUPAZIONE: CIRCOLO ANARCHICO "RIPA DEI MALFATTORI"


riceviamo e diffondiamo:
Una nuova occupazione – Circolo anarchico - Ripa dei Malfattori, 83


<<Associazione di malfattori>> - così si intitolava l'articolo del codice penale con cui l'Italia umbertina, alla fine dell'Ottocento, tentava di cancellare ogni attività sovversiva. Ancora oggi - a 150 di distanza - i <<malfattori>> rendono vivo un luoghi annichiliti dalla crisi e dalla speculazione per costruire un futuro migliore e rendere il presente degno di essere vissuto. E' per questo che sabato 12 ottobre siamo entrati all'interno dello stabile di Ripa di Porta Ticinese 83, applicando uno dei metodi che stanno alla base del nostro operare: l'azione diretta. Fino al giugno del 2013 ci siamo riuniti presso il Circolo dei Malfattori, in via torricelli 19, e andandocene ci siamo voluti portare dietro il nome; per cui abbiamo "battezzato" la nuova occupazione: Circolo anarchico - Ripa dei Malfattori. Circolo anarchico perché d'ora in poi la vita interna dello spazio sarà regolata da principi antiautoritari sintetizzabili nella vecchia formula, ma a noi ancora cara: <<né servi, né padroni>>. Molti già ci conoscono, e di conseguenza conoscono le attività che intendiamo portare avanti: presentazioni di libri e dibattiti, corsi e autoformazione variamente declinata, musica e teatro, proiezioni, cene e aperitivi a prezzi popolari (e, alle volte, senza prezzi). Siamo aperti a chiunque, tramite l'autogestione, abbia voglia di sperimentare uno spazio politico basato sul consenso e la democrazia diretta. L’unica differenza rispetto al passato è che potremo permetterci di stiracchiare di più gli orari e i decibel, visto che non abbiamo vicini a portata d'orecchio.

Sceriffi, vincoli e schifezze

Qualche parola va spesa per lo spazio che ci siamo scelti. Lo stabile di Ripa di Porta Ticinese 83 è un edificio popolare della prima metà del Novecento affacciato sul Naviglio Grande, di proprietà del comune di Milano. Gli inquilini originari sono stati allontanati nel 2009 per decisione comunale, e gli occupanti che gli erano subentrati sono stati sgomberati nel giugno 2010 su mandato di un detestabile vicesindaco-sceriffo che si distingueva per le tendenze fasciste e l’ascella pezzata. Da allora la casa è stata lasciata a marcire, divenendo un precario rifugio per senza casa e tossicodipendenti, e ghiotta occasione di imbosco per gli spacciatori. L’edificio è sottoposto a vincolo storico-artistico (in pratica il comune non può abbattere e ricostruire, come senz'altro preferirebbe fare), e quindi le istituzioni hanno tentato di trovargli una destinazione nell'avvilente farsa di Expo 2015; nel caso specifico, sarebbe dovuto diventare un albergo low-cost per il turismo giovanile. Nell'attesa di trovare investitori, per contrastare eventuali nuove occupazioni  l'amministrazione comunale si è impegnata a distruggere le scale interne, tagliare i servizi, murare le finestre, saldare le porte; oltre a questo, bisogna aggiunge la quantità di schifo accumulato in un triennio di abbandono e il deterioramento delle strutture. Dal canto nostro, ritenendo inutile spreco l'abbandono dello stabile, aborrendo qualunque scelta speculativa e senza aver alcuna fiducia in chi governa la città, abbiamo cominciato i lavori.

Sicuri da morire

Chi governa ama riempirsi la bocca di parole come degrado e sicurezza. E in questo caso, come in molti altri, proprio i corifei della legge e dell’ordine si sono dimostrati la causa prima del degrado e della mancanza di sicurezza. Dallo sgombero del giugno 2010, nello stabile e nel parco adiacente si sono avuti due stupri, mentre una persona tossicodipendente è morta in un incendio. Non possiamo avere la certezza che certe brutture non si verificheranno più grazie alla nostra presenza, ma non c’è dubbio che saremo un forte disincentivo.

Malfattori in circolo

Al momento la nostra occupazione si concentra negli spazi dell’ex gommista che fra il 2009 e il 2010 avevano già ospitato il Laboratorio Zero. Stiamo inoltre faticosamente pulendo il cortile interno, ed eventualmente ci allargheremo ad altri locali al piano terra, con vari progetti ancora in fase di determinazione (orto, ciclofficina, sala prove, infoshop, e chissà cos'altro). Siamo aperti a suggerimenti e intenzionati a rimanere. Le nostre assemblee sono pubbliche e si svolgono il martedì sera.

malfattori.noblogs.org

FONTE

28 ottobre 2013

RADIOCANE: CRIMETHINC - DOPO LA CRESTA DELL'ONDA


CrimethInc <http://www.crimethinc.com/>
è un collettivo decentrato statunitense d’ispirazione libertaria.
Nato sulla base di una necessità di ribellione individuale e
immediata contro il presente, ha sviluppato diverse suggestioni
teoriche nel quadro del movimento libertario statunitense degli ultimi
vent’anni.

Da un membro del collettivo ci siamo fatti raccontare alcuni aspetti
della loro riflessione

ed esperienza, per concentrarci su uno dei loro ultimi contributi
(After the crest) relativo al rapporto tra componenti anarchiche e
movimenti di rivolta, con le loro contraddizioni e il loro carattere
tipicamente ondivago.

ascolta il contributo:

http://www.radiocane.info/crimethinc-dopo-la-cresta-dellonda/

AGGIORNAMENTI SU MARCO CAMENISCH



 Di seguito un comunicato apparso su Indimedia Svizzera e tradotto dallo stesso Marco:

Il 20 settembre un gruppo si avviava verso la galera di Lenzburg.
Si riuniva davanti all’ala est dove è detenuto Marco camenisch. Furono appesi due striscioni alle recinzioni del carcere: “Piuttosto stanchi di TV che radioattivi: Marco Libero!” e “Un altro mondo è necessario – Siamo con Marco”.
Con i petardi e un megafono, chi sostiene Marco tentava di raggiungere lui e gli altri prigionieri.
Questo innescava l’intervento della polizia.
La lotta di Marco Camenisch contro l’industria dell’atomo inizia a fine anni settanta.
Già allora era parte di una resistenza militante. Nel 1981 fu condannato a 10 anni di prigione, tra l’altro per aver fatto saltare il traliccio di una centrale nucleare.
Poco dopo riuscì ad evadere dalla prigione e visse 10 anni in clandestinità.
In questo periodo fu ucciso, a colpi d’arma da fuoco, un poliziotto di frontiera. Nel 1991 fu catturato dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri.
Da allora Marco si trova in prigione, prima in Italia, e dal 2002 in Svizzera. Quest’anno Marco ha espiato 2/3 della sua condanna. La sua istanza di liberazione condizionale fu rifiutata perchè non si distanzia dal suo punto di vedere politico e continua ad impegnarsi per un altro mondo.
Marco libero, liberi tutti!

ATENE: ATTACCATO COVO FASCISTA


Il 13 ottobre, in tarda notte, la palestra-covo fascista di proprietà di Apergis in via Thivon nella zona di Peristeri è stato attaccato con vernice e pietre. Apergis, membro organizzato di Alba Dorata da molti anni, è stato il braccio destro di Panagiotaros, e allenatore della milizia patriota.

ANTIFASCISMO MILITANTE IN TUTTI I QUARTIERI!

(CILE) TEMUCO: ASSOLTA LA COMPAGNA ROXANA MARIN


La compagna Roxana Marín è stata arrestata il 28 Marzo a seguito di un’operazione simultanea nella città di Temuco. La polizia la accusava di fabbricazione e collocazione di artefatti esplosivi in base alla legge sul controllo delle armi, trasferendola poi nel carcere femminile di Temuco insieme a Yaritza e Ariadna.
Il 2 Maggio la compagna ha ottenuto i domiciliari a causa dell’avanzata gravidanza (6° mese) mentre il processo era ancora in corso. In questo contesto è nato il figlio, tra controlli di polizia a casa, fascicoli, montature e tentativi di mediazione da parte della procura.
Dopo la condanna di Yaritza e Ariadna, avvenuta il 3 Settembre tramite giudizio abbreviato dove le due hanno rivendicato il possesso e la collocazione di artefatti esplosivi, la compagna Roxana Marin ha rifiutato la proposta della procura continuando a rigettare le accuse.
Il 3 Ottobre la compagna è stata prosciolta definitivamente da tutte le accuse. Salutiamo Roxana, la sua forza, suo figlio e la sua condotta ostile alle proposte della procura.


"SULLA PELLE DI CHI" IN VISTA DEL PROCESSO AD ALFREDO E NICOLA

riceviamo e diffondiamo:

Sulla pelle di chi


Mentre i Signori dell’atomo seguitano nella costruzione di centrali in mezzo mondo e l’industria nucleare procede nella ricerca di sistemi e applicazioni dalle multiformi e nefaste facce, il prossimo 30 ottobre il tribunale di Genova giudicherà Alfredo Cospito e Nicola Gai, due anarchici accusati di aver gambizzato l’Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi.


Chi crede e lavora nell’energia nucleare lo fa sulla pelle di tutti gli altri. Può capitare di conseguenza che chi semini radioattività raccolga piombo: una relazione causa-effetto la cui lucidità non fa una grinza. Gesti coraggiosi che rischiarano le tenebre della rassegnazione, in un mondo fondato sulla sottomissione e sulla delega. Una vicenda che riapre il dibattito sulla violenza rivoluzionaria, troppo spesso seppellito tra montagne di carta da tribunale e di carcere e annebbiato da un sistematico lavaggio culturale atto a deformare il significato stesso dei termini. In questo modo terrorista diventa chi attacca, anche violentemente e in modo mirato, il sistema di terrore e sfruttamento che tiene in piedi questa società, e non chi avvelena, devasta e sottomette tutti e tutto. La violenza non può restare monopolio di chi controlla le nostre vite, è uno strumento al quale alcuni ricorrono per imporre il proprio potere, altri invece per difendersene, per riportare un po’ di equilibrio e dimostrare una volta in più che opporsi è possibile.


Nella guerra che lo Stato e il Capitale conducono ogni giorno contro la libertà di individui e comunità ad autodeterminarsi e contro la sopravvivenza stessa del pianeta, ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Nella molteplicità delle forme e degli strumenti di attacco a questo mondo, ogni singolo gesto è parte importante di un percorso che miri a un radicale cambiamento dell’ordine sociale. Con strumenti e pratiche che i rivoluzionari di ogni epoca hanno sempre fatto proprie contro un nemico comune, e con la fitta rete di legami, di conoscenze e di metodi che sono la grande ricchezza e il patrimonio di ogni movimento di lotta.


Come sempre, aldilà dei riti e delle sentenze di un misero tribunale, siamo al fianco di Nicola e Alfredo, convinti che il sostegno ai rivoluzionari prigionieri, nelle tante forme attraverso le quali esso si può esprimere, sia elemento essenziale di ogni lotta.


Mille modi, un solo orizzonte: libertà!


Cassa AntiRepressione delle Alpi occidentali

Ottobre 2013

BOLOGNA: NUOVA OCCUPAZIONE

riceviamo e diffondiamo:

Oggi è stato occupato un stabile in via saliceto 47.
L'abbiamo occupato perché siamo senza una casa e con centinaia di edifici e appartamenti vuoti a Bologna non vogliamo più continuare  a dover dare le nostre magre entrate (ottenute barcamenandoci tra lavori in nero e contratti di una settimana a paghe da fame) a proprietari strozzini a cui i nostri soldi servono per pagarsi il suv, pellicce e settimane bianche mentre per noi ci sono solo camere ammuffite.
L'abbiamo occupato perché in questo quartiere vediamo la "riqualificazione" e la speculazione dei soliti potenti che avanza, che vogliono rendere una zona popolare il nuovo centro amministrativo della città, cacciando poco a poco i suoi abitanti, con retate, sfratti, aumento dei prezzi di ben di ogni tipo, in nome di una sicurezza che è solo quella del portafogli dei ricchi, mentre riteniamo fondamentale opporci alle decisioni prese sulla base di interessi economici sulle nostre vite, su come e dove dovremmo incontrarci, su come dovremmo gestire le nostre amicizie, i nostri sogni, le nostre vite.
Questo stabile è di proprietà di una ditta che ha il compito di ristrutturarlo per rivenderlo a prezzi più alti, non sappiamo con che destinazione, ma non vogliamo l'ennesimo albergo o ufficio per una dirigenza che altro non fa che aumentare il divario tra chi i soldi ce li ha e chi invece ne ha sempre meno.
Abbiamo occupato per poter vivere in un posto fuori dalle logiche e dalle gerarchie della competizione, del lucro, per dare vita ad un luogo di incontro libero, per poterci conoscere ed organizzare contro i meccanismi soffocanti della metropoli che ci vuole muti al posto che hanno riservato per noi.

Siete tutti invitati da subito a vivere o visitare lo spazio.

Vediamoci tutti e tutte Sabato 26 ottobre ore 18 assemblea aperta ed alle ore 20 cena popolare per discutere insieme di quello che vogliamo fare per non delegare ad altri le decisioni che ci riguardano.

Gli/Le Occupanti

ATTACCATO ENI STORE IN SOLIDARIETA' CON ALFREDO E NICOLA

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

"A TORINO NELLA NOTTE TRA IL 22 E 23 OTTOBRE SONO STATE INFRANTE LE VETRATE DI UN ENI STORE IN SOLIDARIETA' CON ALFREDO E NICOLA"

GRECIA: "VOGLIO COMPAGNI, NON LA MARMAGLIA"



Ricevo e diffondo il seguente scritto dei compagni detenuti delle C.C.F., Spyros Mandylas e Andreas Tsavdaridis :
In Italia, il 30 ottobre, i due fratelli, Alfredo Cospito e Nicola Gai, saranno processati, accusati per aver sparato contro un’importante dirigente di una società nucleare . L’attacco fu rivendicato dal nucleo Olga-FAI/FRI.
Conosco persone … persone mute e loquaci,
timide e audaci, umili e arroganti …

Persone che vivono ubbedienti, come pecore e altri,
che si nascondono a tradimento, come le iene.

Conosco persone che sognano senza immaginazione
e vivono senza sognare … le persone, i cui occhi
sono usati per fissare in basso e le cui orecchie
sono usate per prendere ordini come “svegliarsi”, “lavoro”,
“pagare”, “acquistare”, ” credere “,” rispettare “…

La gente sola nella folla, che pazientemente attende
in fin di vita … che per l’eterno domani,
per i giorni migliori, il futuro ottimista, le risposte alle loro preghiere …

Stanno aspettando di credere in ogni potenziale salvatore
e in ogni ingannatore del pensiero, che promette loro una vita migliore.

Ma quelli, che aspettano di vivere un domani migliore,
sono oggi, già morti.

Conosco la gente, ma solo pochi di loro sono i miei compagni.
Morte lenta o insurrezione qui e ora …
Questi sono i due percorsi, che si dipanano davanti a noi.
Abbiamo scelto di essere là, dove i più forti osano.
L’aria è pulita e la folla, che si inchina di fronte ai suoi falsi idoli,
non rende brutto il nostro aspetto.

E ‘bello guardare giù dalla cima della montagna dell’Unico
, anche se la folla desidera segretamente che tu cada nel baratro
in modo che essa, a non si vergogni della sua bassa statura.

Le nostre parole, tagliano oggi come una lama
e le nostre azioni bruciano i ponti con il passato …
Con tenacia e volontà, fino a quando uccideremo l’autorità.

Per Nicola e Alfredo.
Per gli anarchici di Prassi.

I membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco:
Giorgos Nikolopoulos, Nikolopoulos Mixalis, Tsakalos Xristos, Gerasimos Tsakalos, Oikonomidou Olga, Bolano Damianos, Argyrou Panagiotis, Polidoro Giorgos, Mavropoulos Teofilo, Xatzimixelakis Xaris
Il membro del FAI / IRF, Tsavdaridis Andreas e l’anarco-nichilista Mandylas Spyros.

24 ottobre 2013

OPERAZIONE SHADOW: RESOCONTO SENTENZA PRIMO GRADO

riceviamo e diffondiamo:

Oggi 22/10/13, presso il tribunale di Perugia, è stata emessa la sentenza di primo grado in merito alla cosiddetta operazione "Shadow". L'impianto accusatorio è crollato interamente, tutti/e i/le compagni/e sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Fa eccezione Sergio, condannato a 3 anni e 3 mesi per furto d'auto.
Adesso la PM Comodi, distintasi come al solito per i suoi deliri in aula, stavolta prontamente contrastati dal compagno Sergio che ha partecipato al processo (istantaneamente denunciato da lei per oltraggio), ha 90 giorni per impugnare la sentenza e presentare ricorso in appello.

Sergio resta prigioniero nel carcere di Ferrara in custodia cautelare per via dell'operazione "Ardire" (partorita sempre dalla Comodi). Mentre il 6/11/13 ci sarà, sempre al tribunale di Perugia, l'udienza preliminare dell'operazione "Ardire" relativa al troncone perugino.

Solidarietà ai/lle compagni/e indagate!

GIANLUCA IACOVACCI TRASFERITO IN AS2 AD ALESSANDRIA

Nella giornata del 22/10/13 abbiamo appreso che Gianluca, arrestato il 19 Settembre insieme ad Adriano, è stato trasferito dal carcere romano Regina Coeli a quello di Alessandria-San Michele, al cui interno vi è ancora una sezione AS2 dove sono reclusi altri compagni anarchici. Probabilmente tale trasferimento è dovuto al divieto di incontro nei confronti di Adriano.

Per scrivergli:

Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)

Solidarietà a tutti/e i/le prigionieri/e anarchici/che!

TRENTO: ATTACCO INCENDIARIO CONTRO TELECOM

Apprendiamo dai media locali che nella notte del 20 ottobre, a Rovereto, ignoti hanno incendiato due auto di Telecom e seriamente danneggiato un ripetitore di telefonia mobile della stessa società.  

22 ottobre 2013

PRESENZA SOLIDALE CON ALFREDO E NICOLA - 30 OTTOBRE

30 0ttobre dalle ore 8.30 presenza solidale con Alfredo e Nicola  al tribunale di Genova, via 4 novembre

Per raggiungere il tribunale in  treno: scendere a Genova Brignole e proseguire a piedi per via xx Settembre. In autobus prendere le linee che passano da via xx Settembre direzione P.zza De Ferrari.

Con l'auto: uscire a Genova Ovest per chi arriva dal nord e proseguire verso il centro; uscire a Genova est per chi arriva dal sud e proseguire per il centro. Non parcheggiare in zona stadio causa partita.



Conti che non tornano?

Due anni passati dall’ultimo incidente ad una centrale nucleare, Fukushima : un numero mai calcolato ed incalcolabile di morti, feriti e contaminati, danni a livello globale che la comunità tecnico-scientifica, il governo e la stampa giapponesi ed internazionali cercano maldestramente di celare, fino all'ultima farsa tragica dei prossimi Giochi olimpici in Giappone con cui la propaganda vorrebbe rifare il belletto ad un territorio devastato, mortifero ed impraticabile.

Un numero mai calcolato di fusti di scorie radioattive dispersi e stillanti morte e veleni tra le campagne di Saluggia e Trino Vercellese a ridosso del bacino del Po, vestigia dell'ultima centrale nucleare dismessa in territorio piemontese, quella di Trino Vercellese.

Un regolare passaggio di treni carichi di scorie nucleari destinate al riprocessamento (leggi riuso) tra il Nord Europa, l' Italia, il corridoio della Val di Susa e la Francia.

Un gruppo industriale, la Finmeccanica, con interessi diversificati tra cui nel Nucleare ad uso civile (manutenzione delle già esistenti e costruzione di nuove centrali nucleari) nella produzione e traffico di armi e sistemi di controllo soprattutto nelle nuove frontiere di espansione (centrali nucleari in Romania, traffico d' armi con l'India, solo per fornire qualche plateale esempio,ecc), oltre che il tipico esempio di truffa, corruzione, sfruttamento connaturati a qualsiasi espressione del dominio e del capitale.

Un progettista di centrali nucleari, un paladino di una clamorosamente falsa e fallace sostenibilità dell’utilizzo del nucleare ad uso civile, nonché amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, gruppo Finmeccanica, Roberto Adinolfi, ferito da un colpo di pistola sotto casa sua, il 7 maggio 2012, azione rivendicata dal nucleo Olga della Federazione Anarchica informale.

Due compagni, gli anarchici Nicola Gai ed Alfredo Cospito, risponderanno il 30 ottobre 2013, tribunale di Genova, all'accusa di attentato con finalità di terrorismo per il suddetto ferimento.

Salutiamo con gioia e rabbia chi si oppone alle devastazioni perpetrate dal dominio e a testa alta continua a rivendicare valore ed efficacia delle pratiche di lotta e critica reali.

per l' anarchia

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER I/LE PRIGIONIER* ANARCHIC*


da 325

23-30 Agosto 2014 – Settimana dedicata ai prigionieri anarchici – Appello per una mobilitazione internazionale


Nell’estate del 2013 diversi gruppi della Croce Nera Anarchica hanno discusso sulla necessità di organizzare una Giornata Internazionale per i prigionieri anarchici. Dato che già esistono giornate dedicate ai diritti dei prigionieri, troviamo che sia importante enfatizzare anche le esperienze dei nostri compagni. Molti prigionieri anarchici non verranno mai riconosciuti come “prigionieri politici” dalle organizzazioni ufficiali per i diritti umani perché il senso di giustizia di queste ultime è strettamente influenzato dalle leggi capitaliste, designate a difendere lo Stato e impedire qualsiasi cambiamento reale. Nello stesso tempo, anche all’interno delle nostre stesse comunità individuali, sappiamo ben poco della repressione esistente in altri paesi, non conosciamo i nomi di molti dei nostri compagni prigionieri né i casi che li riguardano.

Ecco perché abbiamo deciso di introdurre una settimana annuale dedicata ai prigionieri anarchici, dal 23 al 30 agosto. Abbiamo scelto il 23 agosto come data di partenza perché proprio in quel giorno nel 1927 gli anarchici italo-americani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati in prigione. Erano stati accusati dell’omicidio di due uomini durante una rapina a mano armata presso una fabbrica di scarpe a South Braintree, nello stato del Massachusetts. Il loro arresto era parte di una più vasta campagna contro i radicali promossa dal governo statunitense. Le prove in mano dello Stato contro i due anarchici erano quasi totalmente inesistenti e in molti ancora oggi sono convinti che i due furono puniti a causa del loro essere anarchici.

Considerando la natura e diversità dei tanti gruppi anarchici del globo, abbiamo proposto una settimana di azione comune piuttosto che una singola campagna da attuarsi in un giorno specifico, in modo da far sì che i diversi gruppi possano organizzare eventi entro un periodo abbastanza lungo.

Pertanto rivolgiamo un appello a tutti i gruppi affinché venga diffusa la proposta della settimana dedicata ai prigionieri anarchici e si organizzino eventi nelle singole città e paesi. Gli eventi potrebbero realizzarsi attraverso iniziative di informazione, filmati, concerti benefit, azioni dirette e di solidarietà. Fate lavorare la vostra fantasia.

Fino a quando tutti saranno liberi.


325
ABC Belarus
Brighton ABC
Bristol ABC
ABC Cardiff
ABC Czech Republic
ABC Finland
ABC Kiev
ABC Latvia
Leeds ABC
London ABC
ABC Mexico
ABC Moscow
Nizhny Novgorod gruppo antirepressione
ABC St.Petersburg


FONTE

OPERAZIONE OUTLAW: RESOCONTO PRIME DUE UDIENZE DEL PROCESSO




riceviamo e diffondiamo:

Udienze dell’11 e del 18 ottobre 2013 per il processo contro il Fuoriluogo


L’11 e 18 ottobre 2013 si sono tenute le prime due udienze dibattimentali del processo contro i compagni e le compagne del Fuoriluogo, frutto dell’operazione repressiva “Outlaw”.
La partecipazione di solidali in aula è stata, in particolare per la prima udienza, davvero molto numerosa riuscendo a creare uno spazio a parte, uno spazio di forza al fianco degli imputati e delle imputate in assoluto contrasto con la meschina farsa organizzata al centro della scena.

Dopo la deposizione del geometra Giuseppe Mazzitelli trascrittore delle intercettazioni, un uomo sull’orlo di una crisi di nervi per le difficoltà incontrate nell’encomiabile lavoro svolto: “è stato difficilissimo… ore e ore per dare un senso a ciò che sentivo… costruire una frase con sostantivo, verbo e complemento” (son anarchici, che ci vuoi fare?), è il turno di Antonio Marotta.
Il vicequestore Antonio Marotta, coordinatore dell’inchiesta della digos, testimonia interrogato dalla pm Morena Plazzi. Nella prima udienza i due, pm e vicequestore, danno spettacolo con domande raffazzonate e risposte balbettanti che rasentano, fino a raggiungerlo, il patetico. La testimonianza si risolve in un lungo elenco, partito dal 2006 e che si ferma per questa prima udienza a dicembre del 2008, di “malefatte” del gruppo del Fuoriluogo: manifestazioni non autorizzate, cortei organizzati in città e fuori per i quali nessuno di loro è stato per altro denunciato, presidi, volantinaggi e momenti di tensione in strada per i quali alcuni si sono beccati accuse e/o condanne per resistenza. A qualcuno dei presenti, dopo ore di ascolto, viene da chiedersi se il processo per terrorismo non si stia per caso svolgendo in un’altra aula. Comunque, a questo riepilogo si arriva secernendo il materiale di ore di dichiarazioni fumose in cui i due tentano di spiegare perché proprio contro di loro, gli anarchici del Fuoriluogo, siano partite le indagini e le intercettazioni con due microspie all’interno del locale, una su un’auto e una videocamera all’esterno. Dopo attacchi all’Unicredit l’attenzione si è concentrata contro il gruppo, sostengono. Ma mai verrà detto che per questi attentati nessuno di loro è stato incriminato. Cercano di dare sostanza all’accusa di associazione a delinquere dicendo che non tutti al Fuoriluogo avevano le chiavi e che per entrare… occorreva suonare. Lo ripetono dai tempi dell’udienza al Tribunale del Riesame, aprile 2011, come se ciò potesse costituire una prova inconfutabile del fatto che il Fuoriluogo era un covo. Per supportare l’aggravante di eversione dell’ordine democratico, tentano di definire gli imputati anarco-insurrezionalisti, ma sostenendo che loro stessi si definirebbero tali. Qui danno il via al delirio conclamato, su domanda della giudice il teste cerca per lungo tempo una presunta e mai trovata intercettazione, nella quale si dovrebbe celare la prova cercata. Poi parte per la tangente e fa riferimento a un incontro a Piombino a cui alcuni degli imputati avrebbero, forse!, partecipato e dove erano state trattate questioni tipicamente ed esclusivamente anarco-insurrezionaliste… carcerario e, niente di meno, antifascismo. Davanti a tanto, insorge pure la giudice che fino a quel momento aveva più e più volte imboccato i due barcollanti protagonisti dello show per trarli d’impaccio, dicendo che no, questo proprio no, l’antifascismo è di tanti. La pm allora tenta il recupero e dichiara che c’è modo e modo di esserlo e quello degli imputati è senz’altro… esitazione… “cattivo”. Infine si perdono, i due, inesorabilmente e la giudice aggiorna in anticipo rispetto ai tempi l’udienza al 18 ottobre aggiungendo: “così c’è il tempo per tornare più preparati”.
Al secondo venerdì di dibattito, la pm arriva più vispa e precisa nelle domande. Partono, i due, con la descrizione delle solite “malefatte”, ma questa volta del 2009 e 2010. Poi, evidentemente si stancano anche loro e interrompono bruscamente dopo il giugno 2010 senza arrivare al 2011. Nel resoconto Marotta mente vistosamente, racconta di mai realizzati cordoni con bastoni contro la polizia in occasione di un presidio il 12 dicembre 2009 davanti alla sede di Forza Nuova (che non chiama con il suo nome ma come generico movimento di destra), del fatto che quel giorno al presidio c’erano solo loro, gli anarchici fuoriluogo (caso raro in città, erano presenti tutte le cosiddette realtà di movimento), di partecipazioni a cortei con caschi inesistenti, di travisamenti in cortei non meglio specificati mai rilevati nelle carte, di prove inconfutabili rispetto al possesso di martelli usati contro una mensa universitaria portando come elemento l’esistenza di filmati di una mera presenza in un reparto vendita della Decathlon (che neppure vende martelli di quel genere) di due degli imputati, di sequestri di caschetti per edilizia al Fuoriluogo spacciandoli come caschi di altro genere e di altre innumerevoli scorrettezze su indagini mai partite, denunce mai arrivate e processi in realtà mai tenuti o nei quali gli imputati sono stati addirittura assolti. Non si sprecheranno nemmeno a portare sostegno alla tesi dell’associazione a delinquere e della suddivisione in capi e sottocapi se non con la storia delle chiavi, di una mail in uso “statisticamente” prevalente ad una delle imputate, dei soliti libri di Bonanno ritrovati, dell’area (ma Marotta dirà imperterrito: “aria”) di appartenenza e della assoluta differenza di pericolosità rispetto ad altre aree (“arie”, ovviamente). Arriverà a sostenere, su domanda di uno degli avvocati, che nessuno, a parte quelli del Fuoriluogo, ha mai scritto nella storia volantini in cui si sollecita a reagire contro i soprusi e gli omicidi della polizia. Solo loro lo hanno fatto, in un volantino trovato, per altro, appeso a una colonna.
Inizia con alcune domande, oltre a quella riportata, sull’apertura al pubblico del Fuoriluogo che mettono in difficoltà Marotta costretto a rispondere che bastava suonare per farsi aprire, il controinterrogatorio degli avvocati. La giudice rende sin da subito difficile porre domande al teste con continue opposizioni sulla forma… non sarà semplice interrompere l’atmosfera ciarliera da tè delle cinque in un salotto privato tra giudice, pm e teste che si è respirata fino ad ora.
Si proseguirà nella prossima udienza di venerdì 15 novembre (dalle ore 12 al tribunale di via Farini, 2 a Bologna).

Anarchiche e anarchici a processo