30 aprile 2014

NIKOS ROMANOS: CON LA DESTINAZIONE FINALE AI NOSTRI DEMONI INTERIORI..


Nikos Romanos

Con la destinazione finale i nostri demoni interiori…
Da quasi un anno abitante della terra ghiacciata, adesso il ghiaccio si è diffuso nel mio corpo. Monotoni e ripetitivi gesti quotidiani, paralisi generale. Qui i confini vengono trasformati in porte e mura.
Camminando nel cortile, quaranta passi di lunghezza e trentacinque di larghezza. Poi il muro. Su e giù, su e giù, destra e sinistra, destra e sinistra. Dopo un po’ inizi a memorizzare i dettagli inquietanti del muro che ti impedisce di proseguire oltre i quaranta passi, noti gli scarabocchi che ha, i dislivelli. Credo che ciò abbia senso visto che me li ritrovo numerose volte davanti a me.
L’orologio che nascondo nel mio corpo si è congelato pure. Anche se so che il mio tempo è un conto alla rovescia, sono agitato, i calcoli matematici della mia prigionia mi disgustano. 3/5 per il rilascio, 1/3 della pena per un permesso, e più lavori in carcere più veloce ci arrivi.
Ho sempre odiato la matematica che definisce la mia vita. Se fossi stato predisposto verso di essa probabilmente non avrei scelto una vita come la mia. Una semplice equazione dei burocrati delle logiche rivoluzionarie mi avrebbe convinto. Anarchia + guerriglia urbana = illegalità = morte o galera, mi avrebbero detto cosi e adesso credo che essi abbiano ragione. Gli direi di lasciarmi subito all’istante. La vita umana non si conforma a frazioni ed equazioni. E la passione per la libertà non è inseguita da nessun fantasma di sconfitta. Semplice come le equazioni matematiche di sconfitta che tanto disprezzo.
Ma torniamo all’orologio interiore. Mentre ero in clandestinità esso è stato dall’orologiaio, che lo ha spedito in una clinica psichiatrica. Quando gli ho chiesto perché, mi ha detto che è dove stanno tutti gli orologi interni ai corpi di chi lotta e il cui fato di schiavitù eterna finisce. La diagnosi ufficiale è stata che esso era stato colpito da mani anormali.
Ma esso ha ignorato i comandi e le invocazioni a ritornare alla normalità della promiscuità smussata e chirurgicamente calcolata. Infatti, in una bellissima notte esso andò verso la libertà e fuggì dalla stanza bianca della clinica psichiatrica. E tornò ad appuntamenti cospirativi, dove ognuno di noi aveva preso misure necessarie di precauzione. Una parola onesta, bellissime promesse e una grande decisione.
Mai più schiavi, capi chinati, mai più soli. Per sempre dall’altro lato, per sempre ribelli e sacrileghi, per sempre sul cammino della gente libera.
Per sempre, hai sentito?

Odio chi ha la perversione di richiedere la sottomissione. Per loro le teste chinate e il silenzio sono come un rituale dove il padrone richiede uno schiavo, meritevole di servirlo.
Odio anche la logica degli schiavi che percepiscono la sottomissione come forma di rimedio per la propria sofferenza. So che sono molto pochi quelli che fuggiranno da questo labirinto. Credo che ci siano pagine di storia dove i rivoluzionari cercano vie di fuga, seguendo il filo di Arianna. Ritengo che ciò sia probabilmente inutile visto che chi evade non segue un percorso prestabilito, ma ascolta semplicemente il battito del proprio cuore.

Prendo un respiro profondo per tornare in prigione. Qui il mio orologio si è congelato per bene. Posso dire che è stato totalmente disorientato e i punti di riferimento sono andati persi insieme alla speranza in qualcosa di significativo.
Comunque, ho trovato il modo, anche se temporaneo, di rompere il ghiaccio e ascoltarlo per qualche minuto. E’ il momento in cui vado in cortile e metto gli auricolari per sentire la musica.

Li giace il segreto che mette in moto i miei piani svelati ai miei occhi, immagini, pensieri ed emozioni danzano al ritmo della musica. Mi limiterò a descriverli in una sola parola. Vendetta. So che non potranno tenermi qui per sempre. So anche che molti hanno avuto lo stesso pensiero e poi si sono limitati ad un costante rinvio. Io non mi preoccupo, ogni passo compiuto è un piccolo insulto alle statistiche dei teorici della vita.
Giuro a me stesso che ogni minaccia diventerà azione, la pagheranno, la pagheranno. Per la paranoia organizzata che ci propinano, per ogni giorno di prigionia, per ogni insulto alla nostra individualità, per ogni anno di prigione che ci daranno, per ogni buongiorno che diciamo tramite un fottuto telefono alle persone che amiamo, per ogni buonanotte detta con voce tremante al tramonto tra le montagne, dietro il filo spinato. E quando arriverà il momento io riderò, quando il terrore arriverà senza invito nelle loro case. Riderò e nessuno potrà fermarmi. L’odio dentro di me cresce ogni giorno, diventa un fuoco e si nasconde nelle mie budella. Per un momento sogno di diventare un drago e sedermi sulla vetta della montagna che si vede dal cortile. Poco prima questo mostro irrazionale decide di agire razionalmente, come gli attentatori anarchici che avvertono riguardo all’esplosione della loro rabbia, poi prende solo i propri amici sulle proprie ali e li porta sulla vetta.
- Non perderti questo spettacolo, gli dice.
Subito apre le ali, sorvola la prigione e la inonda di un fuoco sopito per troppo tempo, le sue strutture, i suoi residenti e gli “onesti” lavoratori. Poi ritorna sulla vetta dove ha lasciato i suoi amici e guarda il fuoco che, come un fedele alleato, termina il lavoro.
Al notiziario delle 8 parlano di un tragico incidente e di cieca violenza.
Tutti si affrettano a dare la condanna più dura.
Ma ci sono eccezioni. Ci sono quelli che hanno sentito il ruggito di una morte lenta sotto la pelle, l’oppressione dei sentimenti umani, l’incubo di una prigionia prolungata che li accompagnerà ogni giorno. E quelli che si svegliano con un gran sorriso. E da ogni angolo della terra migliaia di voci ripetono simultaneamente
FUOCO ALLE PRIGIONI
“Se fossi vento diventerei tempesta, se fossi fuoco brucerei il mondo, e se fossi acqua diventerei un torrente in piena che lo inonda, se fossi dio lo rispedirei all’inferno, se fossi cristo decapiterei tutti i cristiani, se fossi un sentimento riempirei la gente di rabbia, se fossi una pistola andrei contro i miei nemici, se fossi un sogno diventerei un incubo, se fossi una speranza brucerei nelle anime degli insorti come una barricata in fiamme.”

Ora e sempre!
Attacco alla macchina sociale!
Lunga vita all’Anarchia!

Nikos Romanos

Prigione di Avlona, Novembre 2013

GENOVA: 25 APRILE, INCENDIATO SCOOTER DEL DIGOSSINO PANTANELLA

da Informa-azione.info
riceviamo da mail anonima e diffondiamo:


"GENOVA 25 APRILE - UN OMAGGIO A CHI HA COMBATTUTO E A CHI ANCORA LOTTA PER LA LIBERTA'. INCENDIATO SCOOTER PRIVATO DEL DIGOS PANTANELLA. DISPIACE SOLO L'INCENDIO SIA AVVENUTO NEI PRESSI DI UNA CASA OCCUPATA E SI E' ANCHE CERCATO CON ATTENZIONE DI NON DANNEGGIARE ALTRI VEICOLI. SOLIDARIETA' A TUTTI/E COLORO INDAGATI DENUNCIATI IDENTIFICATI ARRESTATI DA QUESTO INFAME DURANTE LA SUA MISERABILE ESISTENZA. LA RESISTENZA CONTINUA!"

ANCORA QUALCHE PAROLA SULLA FALLITA OPERAZIONE GENOVESE "REPLAY"

riceviamo e diffondiamo:

ANCORA QUALCHE PAROLA SULLA FALLITA OPERAZIONE GENOVESE “REPLAY”
VOLUTA DAI ROS E DAL PM MANOTTI IN VISTA DELLA CENA SOLIDALE DI DOMENICA 4 MAGGIO
E’ dal lontano 2005 che i Ros dei CC effettuano indagini per mezzo di intercettazioni,
pedinamenti e quant’altro la tecnologia investigativa permetta – comprese analisi del Dna – su alcuni anarchici genovesi, toscani, emiliani e piemontesi. Le indagini si sono concentrate nelvoler reperire ad ogni costo gli appartenenti ad una ipotetica cellula genovese della F.A.I.
Informale, cercando di dimostrarne la responsabilità nell’organizzazione e realizzazione di
attacchi avvenuti nel nord Italia negli ultimi dieci anni, quasi tutti rivendicati da diverse sigle
F.A.I. Dal procedimento viene fuori l’esistenza di tre indagini diverse (“Kontro”, “Replay”,
“Tortuga”) per associazione sovversiva (art.270bis) e attentato con finalità di terrorismo
(art.280) in concorso per undici persone. Le prime due indagini sarebbero chiuse, mentre
quella denominata Tortuga sarebbe tuttora in corso e riguarderebbe un più vasto numero di
persone. L'inchiesta fa riferimento a praticamente tutti gli attacchi avvenuti nel centro/nord
Italia negli ultimi anni rivendicati dalle varie sigle F.A.I., ma anche ad altre azioni non
rivendicate con questa sigla.
I fatti specifici contestati in questo spezzone di indagine sono:
- gli attentati con ordigni esplosivi alle Stazioni Carabinieri di Genova Prà e Genova Voltri in
data 1.3.2005;
- la fabbricazione e collocazione di due ordigni esplosivi in data 24.10.2005 all’interno del
Parco Ducale di Parma, destinati a colpire la sede del R.I.S. dei Carabinieri;
- l’invio di un plico esplosivo in data 3.11.2005 all'allora Sindaco di Bologna Sergio Cofferati;
- l’attacco incendiario a Genova in data 26/6/2009 ai danni di un automezzo della C.R.I.
(quest'azione non rivendicata come F.A.I.).
Dieci anni di intercettazioni e pedinamenti voluti dall’allora titolare dell’indagine PM Canciani
sono riusciti a produrre tre rifiuti da parte del GIP rispetto alle richieste di custodia cautelare in
carcere per gli undici indagati.
Lo scorso 4 febbraio è avvenuto il secondo rifiuto e la conseguente chiusura delle indagini, ma
il PM Manotti a cui è passata l’inchiesta ha deciso di avere il suo momento di protagonismo ed è quindi ricorso in appello per gli ultimi tre di questi fatti specifici. Il 28 febbraio ci sono state le anomale perquis izioni di fine indagine agli 11 indagati (una eseguita in carcere). Il 24 marzo il tribunale del riesame di Genova ha negato per la terza volta la carcerazione per
l’insussistenza del quadro probatorio.
Nei 21 faldoni e migliaia di pagine di cartaccia che compongono l’inchiesta gli unici elementi indiziari che emergono sono un susseguirsi di informative, tutte ovviamente di matrice Ros: intercettazioni spesso riguardanti momenti di vita quotidiana reinterpretate secondo le finalità repressive e totalmente fuori contesto; pedinamenti inutili; sequestri di materiale che chiunque potrebbe avere in casa; migliaia di euro spesi in attrezzature e consulenze tecniche.
Nell’ambito di questo procedimento, la procura genovese aveva ottenuto di poter eseguire
intercettazioni audio e video ai danni di Alfredo Cospito (attualmente in carcere per l’attacco
all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi) all’interno della sezione di AS2 del carcere di Alessandria prima e Ferrara poi e di poter eseguire, ovviamente contro la sua volontà, anche il prelievo del Dna con lo scopo di confrontarlo con alcune tracce genetiche che sarebbero state rinvenute sull’ordigno contro il RIS di Parma... il principale collezionista di Dna nostrano. In seguito, dopo una sequela di articoli dei soliti giornali infami che sbandieravano l’avvenuta svolta nelle indagini a seguito della riscontrata compatibilità fra i Dna, a leggere bene tra le
righe, viene fuori che la famosa prova del Dna non ha dato il riscontro desiderato dagli
inquirenti e che oltretutto non è neanche quell’esame incontestabile ed inconfutabile che nei
film polizieschi risolve in un attimo l’intricata trama, ma piuttosto un esame dalla validità
scientifica incerta e il cui risultato si presta spesso ad una tale varietà di interpretazioni da
essere in molti casi considerato non valido neanche ai fini della giurisprudenza. Risulta chiaro, quindi, l’utilizzo più intimidatorio che probatorio di tali raffronti, ripetutamente eseguiti senza
esito e messi agli atti a scopo suggestivo nell’intenzione di condizionare l’esito dei processi,
oltre ad essere evidente l’ esistenza, da parecchi anni ormai, di una banca dati del Dna di
anarchici, rivoluzionari e agitatori sociali sottoposti alle costanti attenzioni degli organi
repressivi.
Malgrado tutto, in buona sostanza, in più di dieci anni di indagini gli inquirenti non sono mai
riusciti a dimostrare nulla.
Nel complesso c’è stato il tentativo da parte del PM Manotti di presentare queste informative in
una mole tale da suscitare in sede di giudizio la suggestione che qualcosa di vero debba pur
esserci e, dall’altro canto, avanzare presso il giudice la necessità di un’interpretazione più
elastica del reato di associazione sovversiva, in quanto legato, nella sua opinione, ad un
retaggio anacronistico in cui le organizzazioni armate/clandestine erano fortemente strutturate.
In questa avvincente kermesse un ruolo da coprotagonisti l’hanno assunto i giornalisti, in
particolare a Genova e Bologna. Un’altra volta ci hanno dimostrato come le inchieste nascano
nelle caserme e nelle questure, ma attraverso i giornali e giornalisti abbiamo la corrispettiva
eco funzionale all’operato degli inquirenti.
Gli articoli comparsi nei giorni successivi alle perquisizioni hanno assolto svariate funzioni,
dare un rilievo spettacolare ad un’inchiesta mediocre creando dei ritratti paradossali e offensivi
delle persone citate, lanciare provocazioni nell’ottica di osservare reazioni e mettere sotto
pressione gli indagati, esibendo a chiunque informazioni sulla loro vita privata e sulle loro più
intime relazioni.
Al di là dei capi d’imputazione e delle persone colpite da questa indagine, la logica di questo
tipo di operazioni è quella di fare terra bruciata nei confronti di chi sostiene e diffonde l’idea
dell’azione diretta e dell’assalto all’esistente al fine di sovvertirlo e di chi si scontra con il
dominio quotidiano sulle nostre vite nell’ottica non di blandirlo democraticamente, ma di
abbatterlo.
Pensiamo che l’unico modo per affrontare queste manovre repressive ed opporsi ad esse sia
quello di non farsi intimorire, non perdere la determinazione delle proprie idee e delle proprie
azioni, praticare e diffondere solidarietà, nei vari modi in cui la tensione individuale e la
fantasia suggeriscono ad ognuno.
ALCUNI INDAGATI E SOLIDALI



RESOCONTO DEL 25 APRILE A TRENTO

riceviamo e diffondiamo:



Ancora partigiani, ancora banditi: la Resistenza continua” e “Cacciare i fascisti, chiudere Casapound”. Dietro questi striscioni il pomeriggio del 25 aprile per le vie di Trento si sono mosse più di duecentocinquanta persone, con slogan chiari che non hanno lasciato spazio a dubbi di interpretazione: “Il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza”, “Fuori i fascisti dalle città”.

All’esigenza di comunicare gli avvenimenti delle ultime settimane (durante le quali si sono svolte ben 9 aggressioni) si è affiancata quella di vigilare in una giornata durante la quale era stata annunciata la possibile presenza di fascisti di Casapound per un concerto nazirock che si sarebbe dovuto tenere fra Bolzano e Trento, ma che si è saputo a corteo concluso essere stato annullato.

Un corteo dicevamo partecipato e variegato: presenti tra gli altri sindacati di base e lavoratori di alcuni stabilimenti, così come i comitati no tav, dietro un proprio striscione in solidarietà a Chiara, Nico, Mattia e Claudio – i quattro no tav in carcere con l’accusa di terrorismo, ricordati più volte durante il corteo come nuovi partigiani. Molti gli interventi al microfono, sopratutto di fronte a luoghi che come antifascist* e resistent* ci chiamano in causa. Sotto la sede della Lega Nord si sono ricordate le responsabilità di un partito che cavalca le peggiori retoriche razziste e xenofobe, quanto e più di gruppi come Casapound. Di fronte al Tribunale si è tornato a esplicitare il ruolo della repressione statale, che anche a Trento tocca le antifasciste e gli antifascisti: l’11 luglio andranno a processo quattro compagn* per una denuncia presentata da alcuni noti neofascisti. In Piazza Fiera si è sottolineato il ruolo che stanno svolgendo le Sentinelle in Piedi a Trento, nello sdoganare un pensiero patriarcale e nemico di ogni autodeterminazione e nel permettere ai neofascisti di scendere in piazza pressoché indisturbati. Vicino a via Verdi sono state elencate le aggressioni compiute da Casapound, a partire da quella svoltasi in quella via un anno fa.

Dopo un presidio in Piazza Santa Maria Maggiore una sessantina di antifascisti si è spostata alle Albere, per salire sul palco del concerto del 25 aprile organizzato dall’Arci e fare presente che la Resistenza è oggi e che i fascisti ce li troviamo davanti ogni giorno.

Lungo il percorso del corteo, sereno ma determinato, sono comparse – con il sentito disappunto dei giornali cittadini, che nulla invece hanno avuto da dire sulle spedizioni squadriste – scritte, manifesti e stencils contro i fascisti d’ogni epoca e in solidarietà a chi lotta oggi. Su tutte una gigantesca “TRENTO ANTIFASCISTA”. Ma più che sui muri è sembrato che davvero questi pensieri e propositi fossero ben incisi nelle menti e nei cuori di tutte e tutti: porre fine allo squadrismo di Casapound, chiudere la sede di Madonna Bianca e continuare sempre a lottare ma contro qualcosa di più importante e significativo di dieci fascisti infami.

La resistenza non è solo un episodio storico da ricordare il 25 aprile, la resistenza la pratichiamo tutto l’anno.

APPELLO DI SOLIDARIETA' PER IL COMPAGNO ANARCHICO ILYA ROMANOV


Dopo aver appreso l'iniziativa dei compagni del CSO Vox di Atene in solidarietà ad Ilya Romanov, abbiamo voluto raccogliere l'appello di raccolta fondi per il compagno arrestato e la sua famiglia. Vorremmo, visti i molteplici impegni dei compagni e compagne, che ogni gruppo ed i singoli individui raccogliessero i soldi facendo “colletta”, oppure per chi riesce, organizzando iniziative in sostegno ad Ilya.
Varie realtà hanno già devoluto dei soldi a seconda delle loro possibilità, chiediamo ai compagni un altro sforzo.
La nostra intenzione è che anche dall'Italia arrivi un segnale di solidarietà internazionale ad un compagno presente nelle lotte da più di vent'anni con determinazione.
La solidarietà va portata avanti soprattutto continuando la lotta contro la guerra con le più svariate pratiche, ma anche raccogliendo fondi per un compagno ferito in azione.
Gli ultimi aggiornamenti arrivati da Mosca ci dicono che Ilya è in carcere e sta aspettando che gli fissino la data del processo; non si sanno ancora le accuse che pendono a suo carico, probabilmente il processo inizierà quest'estate. Ad Ilya fa molto male la mano ma sta bene di morale, la sua famiglia può fargli avere le medicine ma è in difficoltà nella raccolta dei soldi per la difesa legale.
Se qualcuno volesse scrivergli una lettera in inglese la spedisca a questo indirizzo e i compagni provvederanno a tradurla in russo:   abc-msk@riseup.net
Ringraziamo in anticipo i compagni e le compagne che supporteranno questa causa.

Anarchiche ed Anarchici di Trento e Rovereto

Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi il versamento dei soldi è tramite carta Postepay ed il suo codice è:
4023-6005-5882-3706 
Intestata ha: Luigia Cecchin



Segue il testo distribuito durante l’evento svolto al Centro Sociale Occupato VOX, a Exarchia (Atene) il 15 novembre 2013, riguardante il compagno Ilya Romanov:
Libertà per l’anarchico Ilya Romanov
Domenica 27 ottobre 2013 di buon mattino, è esploso un congegno esplosivo dietro all’edificio dell’ufficio di reclutamento nella città russa di Nižnij Novgorod amputando la mano sinistra del compagno che ha tentato l’azione. Sanguinante, il compagno si è diretto da solo all’ospedale più vicino, e poco dopo è stato arrestato dalla polizia.
Appena dopo l’arresto all’ospedale, la polizia ha irrotto in casa sua, confiscando vari libri, computer, tutte le lettere degli anni passati in carcere e “residui chimici sconosciuti”. Il compagno si è ferito anche al volto e all’occhio sinistro, ma per fortuna sono ferite lievi. Per quanto riguarda la mano, i dottori non sono riusciti a salvare nemmeno un dito, ed è stato necessario amputargli tutta la mano. Giorni dopo, è uscito dal reparto intensivo ed è entrato, nella stessa clinica, in un altro reparto, attentamente sorvegliato dalla polizia fino ad oggi. Per ora, pendono le accuse di “rifornimento, traffico e possesso illegale di armi esplosive” sebbene sia stato poi cambiato in “fabbricazione di congegni esplosivi”.
Questo è il caso dell’anarchico di 46 anni Ilya Romanov, che i giornalisti descrivono come “una tragica figura che sembra essere uscita da Dostoevskij” e, per le autorità, non è che un “sospetto conosciuto”, ma per noi è un COMPAGNO. La nostra storia si scrive con il sudore freddo dell’azione e, spesso, con il sangue, ma mai con il fetore ammuffito del rinvio eterno. E, tenendo presente che niente nasce dal niente e le nostre vite si sviluppano in circostanze specifiche e basate su sclte concrete, non possiamo omettere una breve cronaca del compagno.
Ilya Romanov ha partecipò agli spazi anarchici dalla fine degli anni 80, organizzando i primi circoli e gruppi anarchici (degli ultimi tempi) nella sua città (che allora si chiamava Gorkij), ma era anche attivo nei movimenti di occupazioni. Nel 1998, diventò membro della Confederazione degli Anarcosindacalisti, fece conferenze sull’anarchismo, faceva circolare una rivista, oltre a partecipare attivamente alle proteste contro le centrali nucleari. Tra il 1991 e il 1992, creò la campagna di solidarietà con due anarchici detenuti per aver attaccato la polizia dei servizi segreti e, poi, si interessò sempre di creare iniziative solidali per i/le prigionierx anarchicx. Inoltre si dedicava alla propaganda delle idee anarchiche a Mosca e, fu rappresentante del sindacato di base dei/delle giovanx disoccupatx. Nel dicembre del 1998, lo arrestarono con l’accusa di “possesso di droga”, e con i metodi ben conosciuti dell’era sovietica, lo mandarono in una clinica psichiatrica, diagnosticando la sua “pazzia”, poi spedito in prigione per due anni e mezzo.
Nel luglio del 2002, lo arrestarono di nuovo a Mosca e lo mandarono a Penza, dove lo accusarono di “possesso e trasporto di esplosivi”, per quello che successe nel 1997. Bisogna specificare che la sua compagna, Larissa, con cui ha avuto due figli, è stata in carcere per cinque anni e mezzo, accusata insieme ad altre persone all’inizio del 2000, di far parte del gruppo Nuova Alternativa Rivoluzionaria, un’organizzazione di sinistra libertaria che tra il 1996 e il 1999, mise a segno vari attacchi esplosivi, come la bomba che ha distrutto il muro dell’ufficio centrale del FSB (Servizio Federale di Sicurezza della Federazione Russa, la vecchia KGB). Ilya Romanov rifiutò le accuse e negò di dichiarare, si tagliò le vene e la polizia locale lo lasciò libero. Una volta di ritorno a Mosca, venne emesso un ordine di cattura nei suoi confronti, anche se invano, perché Ilya se ne andò in Ucraina. Il 7 dicembre del 2002, in una piccola cittadina nel sud dell’Ucraina, lo arrestarono perché in possesso di una pistola, di una cartuccia di dinamite con detonatore elettronico e alcuni proiettili. Da qui seguirono una serie di torture e bastonate al commissariato di polizia locale e poi la prigione. All’inizio l’accusarono di un’esplosione avvenuta nella sede dei servizi segreti di Kiev nei due mesi precedenti. L’azione era stata rivendicata dall’esercito Popolare dei Vendicatori, un’organizzazione di sinistra che decise di “cominciare una guerriglia contro il sistema capitalista imperante in Ucraina”. Allo stesso tempo, arrestarono altre 10 persone, che per lo più, erano del Partito Comunista Ucraino giovanile. Agli 11 arrestati si imputavano non solo l’esplosione, ma anche una serie di rapine a mano armata in gioiellerie oltre al possesso di numerose armi. Tuttx gli/le accusatx subirono torture metodiche; durante un interrogatorio unx di loro morì. Romanov dichiarò che la metà dei suoi coimputati non li conosceva, comunque non collaborò con le autorità, partecipò con gli/le altrx agli scioperi della fame, si coalizzò con gli altri carcerati, e questo lo portò ad affrontare l’isolamento. Quando nel luglio del 2004 finalmente iniziò il processo, si tagliò le vene davanti alla corte, non per suicidarsi ma per protestare. Inoltre disse che tutte le dichiarazioni fatte durante gli interrogatori erano false perché sotto tortura e usando sostanze psicotrope. Romanov fu condannato a 10 anni di prigione, rimanendo fiero e integro fino all’ultimo giorno della sua condanna. Fu scarcerato il 7 dicembre del 2012 e tornò al suo popolo, dove lavorava come operaio in una fabbrica di pasticceria.
Solidarizziamo con il compagno Ilya, che ha dato vita alla progettualità della lotta polimorfa partecipando a molte lotte politiche. Dalle lotte sindacaliste di base alla pubblicazione di materiale, fino alle assemblee in solidarietà con i/le prigionierx politicx, attacchi incendiari ed esplosivi, utilizzando tutti i metodi per un solo obiettivo: la RIVOLUZIONE.

Se nella storia dell’umanità, la gente avesse mantenuto il silenzio, continueremmo a vivere in un sistema feudale lavorando per i proprietari terrieri, e, inoltre, riverendoli. E’ buono che ci siano persone che non vogliono vivere tenendo la bocca chiusa.”
(da un vecchio scritto del compagno)

Iniziativa dex compagnx, CSO VOX.

28 aprile 2014

SIAMO MALFATTORI!


Siamo malfattori!
Emilio Covelli
 
«La rivoluzione è l’azione continua di eccitamento e di perpetrazione di ogni specie di reati contro l’ordine pubblico»
(Ai redattori della “Lotta”)
 
Se la rivoluzione si potesse fare solamente con i programmi, con i discorsi, e con quanto altro si va scribacchiando o cianciando da tanto tempo, è da un pezzetto che sarebbe fatta. Invece «le nazioni non si addottrinano e sortono dalla loro semplicità a furia di libri e giornali, ma progrediscono attuando una serie di fatti terribili e sanguinosi» (Carlo Pisacane, La Rivoluzione).
Per fare la rivoluzione dunque ci vogliono soprattutto uomini d’azione, e gli uomini che agirono rivoluzionariamente furono sempre qualificati per malfattori, cominciando da Gesù crocifisso fra due ladri e finendo ai nostri martiri di Russia che il principe Igniatieff chiama un pugno di banditi.
Se noi non ci contenteremo solamente di pensare e di parlare sulla rivoluzione, se brameremo eziandio farla, non potremo non essere dei malfattori e non fare causa comune con tutti i malfattori.
Per i nostri padroni dal ventre pieno e dal bastone del comando, l’ordine esistente è legge, giustizia e morale. Ma quest’ordine è per noi la più crudele oppressione ed il più spietato sfruttamento; noi non possiamo rispettarlo quest’ordine, dobbiamo combatterlo, contravvenire e rivoltarci ad esso, studiare ed attuare tutti i modi per abbatterlo e distruggerlo per sempre; dunque dobbiamo essere malfattori.
Vi è una minoranza che con la violenza ha perpetrato il più terribile e crudele misfatto, con la violenza le ha dato la sanzione legale e con la violenza ne perpetra ogni giorno il suo rinnovamento in progressione infinitamente moltiplicata. Questa minoranza che ha spogliato la maggioranza di ogni bene e col coltello della fame alla gola continua a sfruttarla e ad opprimerla, ricattandone la sua forza di lavoro per un tozzo di pane tanto più meschino tanto più grande è la fame. Tale è la legge che s’è fatta; concorrere al suo sostegno ed al suo sviluppo chiamano fare il bene; noi non possiamo e non vogliamo sottostarvi; noi vogliamo distruggere questa legge di sangue, dunque dobbiamo fare il male per essa e contro di essa; dobbiamo essere malfattori.
Contrastati dalla nequizia sociale noi ci demmo ad investigare le piaghe del popolo, a formularne le sue aspirazioni, a predicargli la buona novella; l’autorità ci perseguitò, ci imprigionò e ci qualificò per malfattori; siamo dunque malfattori; la legge ce lo impone.
I seguaci di Catilina furono malfattori. I seguaci di Spartaco furono malfattori. I seguaci di Gesù furono malfattori. I contadini rivoltati della Germania furono malfattori. I conquistatori della Bastiglia e gli incendiari dei castelli furono malfattori. I ribelli delle sette giornate di Palermo furono malfattori. I ribelli della Comune furono malfattori. I ribelli di Cartagena e di Alcoy furono malfattori. I nostri fratelli di Russia sono malfattori. E noi, per la fede che ci anima, per il cuore che ci consiglia, per la legge che ci colpisce, noi siamo e dobbiamo essere malfattori.
Chi sono coloro che ci chiamano malfattori?
Noi ne presenteremo due solamente, ma due tipi. L’uno ha rinnegato il sangue dei suoi fratelli che caddero tutti per la libertà, la fede di sua madre che l’Italia chiamò: madre dei Gracchi. L’altro ha tradito la bandiera sotto la quale combatté accanto al nostro precursore Carlo Pisacane.
Ecco gli uomini della legge e del bene. Possiamo noi non essere gli uomini dell’illegalità e del male? Dobbiamo essere malfattori.
A voi, giovani d’Italia, affrettatevi a decidere. Volete rimanere con un passato di menzogne e d’iniquità già putrido e decrepito, o volete essere uomini del vostro tempo con un ideale di verità e di giustizia, di libertà e di eguaglianza? — Decidetevi. «Nessuno può servire due padroni».
Se non volete rimanere con il passato, ma progredire verso l’avvenire; se non volete servire la reazione ma la rivoluzione, rivoltatevi alla legge di oppressione d’oggi ed unitevi a noi per lavorare all’avvenimento della legge naturale di eguaglianza.
Siate malfattori!
 
[I Malfattori, n. 3, 4 giugno 1881]

SITO DI CROCE NERA ANARCHICA



Fuochi di rivolta  continuano a rischiarare le tenebre di un mondo  altrimenti  volto all’annientamento dell’ individuo  ed alla schiavitù omologata: ad attizzare questi fuochi e ad accenderne nuovi queste pagine sono destinate.
Uno dei pochi vantaggi forniti dalla parossistica ricerca  di informazione globale è lo scoprire che anche agli antipodi ci sono cuori che battono allo stesso ritmo dei nostri e che armano mani abili a fare molto più che battere su una tastiera. La corsa verso l’abisso della società tecnologica si fa sempre più forsennata, ma i combattenti di tutto il mondo  tengono il passo e pur a rischio di venir schiacciati da un mostro così gigantesco, provano   ad ostacolarlo e  farlo cadere a terra. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e fare sempre di più.
Con questa tensione abbiamo deciso di dar vita ad una nuova Croce Nera Anarchica. Iniziamo questo percorso con la consapevolezza di  vivere in tempi in cui è sempre più facile pagare ad alto  prezzo  la scelta di  continuare a diffondere certe idee e pratiche, ma abbiamo sempre sostenuto che la rassegnazione sia complicità  e- sebbene non siamo tra quelli che reputano che “la penna valga quanto il fucile” – risulta oramai evidente che anche all’interno del cosiddetto movimento anarchico si sia venuta a creare una intollerabile omogeneità  di pensiero, che le pratiche collegate  appaiano sempre più il risultato di un’asta al ribasso e che quindi sia imprescindibile  tornare a far sentire altre voci. Rompiamo il silenzio assordante di questi ultimi anni, consapevoli del fatto che  certe voci, le nostre , troppo a lungo non si sono fatte sentire.
Questa nuova Croce Nera nasce con lo specifico obiettivo di diventare una palestra di idee con come minimo comun denominatore la centralità  della pratica distruttiva : non basta più usare la definizione “azione diretta”, visto che sembra aver acquisito il significato di “tutto ed il contrario di tutto”…. Ovviamente daremo il più ampio spazio possibile al contributo dei compagni finiti nelle maglie della repressione, senza ridurci  ad una sorta di croce rossa ridipinta, ma supportando in ogni modo la continuazione del loro percorso di lotta.
Lo scopo del progetto, che mai dovrà  assumere i toni o le forme dell’assistenzialismo, è quello di rilanciare certe idee e conseguentemente certe pratiche.
Speriamo che, partendo da questi presupposti, si crei  un reale dibattito, che non scada mai nella misera partigianeria, ma vivo a tal punto da farsi  acceso fino allo scontro, perché siamo stanchi  di un tiepido e  possibilista ” va bene tutto”.
Abbiamo deciso di dare forma cartacea al bollettino, più tangibile e duraturo dello scorrimento veloce della rete, mantenendo comunque  il corrispondente blog con  fondamentale funzione di volano e di strumento più rapido per la diffusione di notizie e comunicati su azione e repressione. Sentiamo la scelta della forma fisica del giornale non come sterile feticcio nostalgico, ma convinti che non ci si possa continuare a lamentare dei danni distruttivi della società  tecnologica e ignorare come anche noi anarchici ci si sia lasciati ridurre a semplici “utenti” di un mondo sempre più virtuale in cui anche le lotte rientrano nell’idiota meccanismo di essere maggiormente “di successo” in base a quanti più “mi piace” ricevono…
Inoltre desideriamo ricreare un luogo fisico in cui incontrarsi, confrontarsi e trovare nuovi complici. Ci aspettiamo di ricevere molti contributi, anche critici e faremo il possibile per creare occasioni per presentare in bollettino e finalmente tornare a guardarsi negli occhi mentre si parla di quello che continua ad  essere il nostro più ardente desiderio: la distruzione di quest’esistente che ci annichilisce e la gioia di contribuire a vederlo crollare in macerie.

www.crocenera.org

CONVOCATO PER INTERROGATORIO UN COMPAGNO DI CASERTA IN MERITO AL FERIMENTO DI ADINOLFI

da crocenera.org

GENOVA – Il 7 marzo la procura ha convocato per un interrogatorio, in riferimento al procedimento Adinolfi, un anarchico di Caserta accusato di concorso nel furto del motorino utilizzato nell’ attacco. Il suo nome era già comparso nell’ iniziale fascicolo per 280 bis , da cui emergeva… l’ amicizia e la frequentazione della casa 
degli indagati. Il compagno si è avvalso della facoltà di non rispondere.


11 GIUGNO: GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON MARIE MASON, ERIC MCDAVID E TUTTX I/LE PRIGIONIERX ANARCHICX DI LUNGA DATA

FONTE 

L’11 giugno si sta rapidamente avvicinando. Come rivitalizzazione della giornata di supporto per i/le prigionierx ecologistx, la Giornata Internazionale di Solidarietà con Marie Mason, Eric McDavid e i/le Prigionierx Anarchichx di Lunga Data ha visto negli ultimi 3 anni un’enorme diffusione del supporto e dell’amore per Marie ed Eric in tutti gli angoli del mondo.
Significativamente, oltre al fiorire del supporto sia materiale che immateriale, abbiamo visto la proliferazione di azioni di solidarietà in molti diversi contesti, che ha diffuso lo spirito e i contributi alle nostre lotte di chi lo Stato ha cercato di far sparire. La solidarietà coordinata internazionale ha cominciato a diffondersi, con informazioni sui/le prigionierx anarchichx di lunga data ed ecologisti, superando molte barriere geografiche e linguistiche.
Questi sforzi hanno avuto effetti molto tangibili sulle vite di Marie ed Eric (e moltx altrx). Le iniziative benefit li hanno aiutati a rimanere fedeli ai loro valori vegan, le persone care sono state in grado di far loro visita regolarmente nonostante le lunghe distanze, nuove generazioni di persone radicali in tutto il mondo li hanno raggiunti con la solidarietà. Insomma, l’11 giugno è stato molto efficace nell’aiutare a mantenere Marie, Eric e moltx altrx prigionierx anarchichx ed ecologisti di lunga data nei nostri cuori e nelle nostre menti, e mantenerli vivi nelle nostre lotte.
Ma questo processo del ricordare – del “mantenere vivi” – è una cosa infida.
Le nostre lotte e i nostri movimenti sono spesso colpiti da una mancanza di memoria, e da una mancanza di comprensione e connessione con il passato come modo di informare le nostre azioni nel presente. Questo è sia una conseguenza dell’alienazione tecnologica della nostra epoca che una conseguenza della repressione strategica da parte delle forze dello stato. Lo stato, al presente, ha la capacità di rapire i/le nostrx compagnx e seppellirlx vivx, di forzarlx a languire tra cemento e freddo acciaio per decenni o per sempre. Sono strappatx via dalle nostre comunità, dalle nostre vite. E al loro posto rimane un vuoto doloroso.
Lo stato, da parte sua, sta banchettando sulla veridicità del vecchio detto “il tempo guarisce tutte le ferite”; sperando che questo vuoto si stringerà e che “dimenticheremo”. Se mantenutx prigionierx per abbastanza tempo, così pensa lo stato, le azioni dei/le nostrx coraggiosx compagnx svaniranno nell’oblio della storia e noi fuori rimarremo senza la loro presenza costruttiva e appassionata nelle nostre lotte. Dobbiamo combattere contro questa tendenza repressiva; non dobbiamo mai dimenticare.
Negli ultimi anni abbiamo visto un netto incremento nelle azioni di difesa ecologica e di liberazione animale in tutto il mondo. In questa resistenza sempre maggiore è importante che riconosciamo le azioni e le lotte del passato, dei/le compagnx che oggi dobbiamo purtroppo chiamare “prigionierx anarchichx di lunga data”. La continuazione delle loro lotte – ricordarli in maniera attiva – dev’essere mantenuta viva.
A questo scopo, per l’11 giugno di quest’anno vogliamo fare una chiamata specifica. Mentre negli scorsi anni possiamo aver enfatizzato alcuni aspetti del supporto per i/le prigionierx di lunga data (per es. supporto materiale, la costruzione di legami internazionali, ecc.), quest’anno vogliamo che sia esplicito.
Come gruppo che organizza l’11 giugno, abbiamo spesso usato il termine “ricordo attivo” per descrivere un processo che sentiamo sia cruciale nel fare supporto ai/le prigionierx di lunga data. Ovvero, siamo arrivatx a vedere la necessità di non portare semplicemente avanti una serie di nomi da “onorare e ricordare”, ma di lavorare verso una modalità di supporto che lega le nostre relazioni con i/le prigionierx anarchichx ed ecologisti di lunga data all’azione nelle nostre/loro lotte in corso.
Marie ed Eric, essendo al centro dei nostri sforzi organizzativi per l’11 giugno, sono entrambi vegani convinti imprigionati per aver agito in diretta opposizione alla distruzione della terra. In uno sforzo di “ricordarli attivamente” e di coinvolgerli nel presente connettendoli a una continuazione della loro lotta, stiamo incoraggiando le persone a legare le loro iniziative dell’11 giugno alle lotte in corso ecologiste e di liberazione animale.
Questa chiamata non è proscrittiva in nessun modo; leggete quello che volete in queste parole e mettetelo in azione come voi e il vostro gruppo credete sia meglio. Ma ricordate, quella che stiamo chiedendo non è un’espressione ritualistica di solidarietà, una festa una volta l’anno in cui, per solo un istante, richiamiamo alla mente quellx catturatx dallo Stato. Piuttosto, la nostra è una chiamata a vivere la storia dei/le nostrx compagnx imprigionatx, a prendere i loro nomi, le loro azioni, e le loro lotte e restituirli al mondo che li imprigiona. La nostra è una chiamata all’azione.
In solidarietà con Marie e Eric, con tuttx i/le prigionierx anarchichx di lunga data; in difesa della terra; finchè ogni gabbia non sarà vuota!

SVIZZERA-GERMANIA-USA: COMUNICATI E AZIONI CONTRO REPRESSIONE, VIVISEZIONE E CENTRALI ELETTRICE (TRAD. M.CAMENISCH)

Riceviamo e diffondiamo diverse traduzioni realizzate dal compagno prigioniero Marco Camenisch:


COMUNICATO PER LA MANIFESTAZIONE CONTRO AIR-FRANCE-KLM del 15.3.2014

Per l’ennesima volta ci sono state delle proteste all’aeroporto di Zurigo contro il trasporto d’animali da laboratorio presso Air-France-KLM. Si tratta della maggiore azienda mondiale di trasporto per animali da laboratorio. L’azienda aerea trasporta annualmente decine di migliaia di primati ed innumerevoli cani, gatti e topi nei laboratori europei e nordamericani dove gli animali subiscono una morte violenta.

Pomeriggio 15 marzo 2014, varie persone hanno risposto all’appello di protestare ad alta voce con una manifestazione contro il trasporto d’animali da laboratorio da parte di Air-France-KLM, all’aeroporto di Zurigo.
La ditta aerea è al momento nel mirino della campagna “Gateway to Hell”. Questa si è resa conto che il trasporto degli animali da laboratorio è un punto debole dell’industria della sperimentazione sugli animali. Con la pressione mirata contro aziende e ditte che fanno una parte dei loro profitti con il trasporto degli animali da laboratorio, si disturba attivamente la fattibilità degli esperimenti sugli animali. Tagliando la connessione tra gli allevamenti ed i laboratori, diventa via via più difficile per le ditte private e statali dell’industria della sperimentazione animale di rifornirsi degli animali da laboratorio necessari. Perciò non possono più fare gli esperimenti sugli animali e con ciò neppure fare dei soldi con la sofferenza degli animali.
Con striscioni, cori di slogan e volantini distribuiti alla gente interessata di passaggio ed un’arringa con cifre e dati di fatto sulla pratica commerciale di Air-France-KLM, davanti al check-in della compagnia abbiamo fatto presente la situazione degli animali. Ora si tratta di continuare a fare pressione contro Air-France-KLM!
Prendete l’iniziativa e fate azioni, le forme della protesta possono e devono essere variegate.
Per il 26/04/2014 è progettata già la prossima manifestazione all’aeroporto di Zurigo. Tenete aperti gli occhi e le orecchie ed informatevi.
La sperimentazione animale è tortura, la sperimentazione animale è assassina, fermate la sperimentazione sugli animali, ora e subito!

Class struggle-animal liberation!

fonte: http://ch.indymedia.org/demix/2014/03/91725.shtm/


            
BERLINO, NEUKOLLN: SMART CAPOVOLTA E AUTO DELLA GSE-PROTECT BRUCIATA TOTALMENTE


Redatto da: Anarchicx
Successo il: lunedì 24/03/’14

Repressione è, …
… quando 1800 sbirri (gran parte piena di coca, pare) perché hai un pezzo di stoffa sulla faccia tentano di spaccarti la faccia nel modo più duro possibile. Ecco perché subito dopo nella notte seguente, nella quale gli sbirri di Berlino dovevano solo dimostrare che questa purtroppo non è Amburgo, ne abbiamo approfittato per scatenare la nostra rabbia.
L’auto flambé era della GSA-Protect, con dietro ancora attaccato l'adesivo “Amico della polizia”. Chi simpatizza tanto sfacciatamente con gli sbirri, può essere certo delle nostre attenzioni. Naturalmente non abbiamo ancora neanche dimenticato i controlli pubblici dex collaboratori/trici della GSA-Protect.
Vedi anche… /linksunten.indymedia.org/node/58429.
La smart rovesciata era sommersa di pubblicità per il quotidiano Berliner Morgenpost. La stampa aizza tuttora contro i refugees, spargendo un clima negativo. A Tizio e Caio spiattellano quanto GLI costa questa gente.
Quando Frontex attacca le piccole imbarcazioni nel Mediterraneo o con le sparatorie della Guardia Civil con proiettili di gomma contro gente (speriamo presto non più) inerme a Melilla e Ceuta, le notizie sono più che scarse. La Berliner Morgenpost fa esattamente la stessa parte come gli altri giornalacci, in questo sporco gioco, e forse anche gli ultimi saranno di nuovo oggetto di qualche attenzione, ben meritata!
Speriamo che malgrado questo fallimento, qual che sia, della demo anti-rep/dell’Action Day, le azioni contro gli organi della repressione non calino. Come anche che la lotta contro gli sbirri non sia condotta solo in Febbraio!

Refugees Welcome
Attaccare la sorveglianza
Spaccare lo Stato

fonte: linksunten.indymedia.org/de/print/109184   



BERLINO, GERMANIA: FUOCO A BANCA SANTANDER

Nella notte 5/6.3 abbiamo incendiato una banca Santander a Neukolln. Abbiamo rotto un vetro ed innescato con lieve ritardo un congegno incendiario. Dedichiamo l’azione ax prigionierx ed ax assassinatx dal sistema in Cile e Spagna.
Su Tamara Sol e Sebastian Oversluij Seguel: [seguono inf reperibili in ted. su indymedia de]
Poco tempo fa,  la famiglia ha pubblicato una lettera sull’arresto e l’attuale situazione di Tamara: [si rimanda a lettera tradotta e pubblicata in rete su indymedia de]
Dall’assassinio di Sebastian,  Alfonso Alvia e Hermes Gonzalez sono in carcerazione preventiva: [si rimanda al sito actforfree.nostate.net/?p=15776]
Inoltre salutiamo anche Monica Caballero e Francisco Solar […] già perseguitati in Cile nella montatura Caso Bombas.
Saluti anche ax imputatx nel Caso Bombas ed ax attivistx a Barcellona che come noi ritengono utili le banche per eseguire delle azioni di solidarietà: [si rimanda a siti in rete]
Santander, come maggiore banca d’area linguistica spagnola, è responsabile per gli sgomberi e garanzie nel commercio d’armi. Anche questa per noi è una buona ragione per considerare le lotte lì e qui come una nostra unica lotta. Istituzioni che mettono il capitale al di sopra delle vite umane, saranno sempre un bersaglio delle nostre azioni.

Commando Sebastian Oversluij Seguel
Libertà per tuttx le/i prigionierx

fonte: linksunten.indymedia.org/de/print/107942




BERLINO, ATTACCO A TRIBUNALE

L’8 marzo nelle prime ore della mattina abbiamo deposto ed incendiato vari litri di benzina presso l’entrata del tribunale Lichtenberg, a Berlino.
Questo gesto simbolico nel giorno di lotta della donna è una segnale all’istituzione repressiva. Il tribunale confina direttamente col carcere femminile, con il quale è collegato. Anche l’ultimo è obiettivo dell’attacco.

Per un combattivo giorno contro la repressione il 22 marzo!
Contro la galera, capitale, Stato e patriarcato!
Per una prassi anarchica!

fonte: linksunten.indymedia.org/de/print/107948



NZZ   10/2/’14
MINACCIA SOTTOVALUTATA/CENTRALI ELETTRICHE U.S.A. RAFFORZANO PROTEZIONE DEI LORO IMPIANTI
I Cyberattacchi non rappresentano l’unica minaccia per le reti elettriche americane. Un misterioso attacco armato in California porta le compagnie elettriche a rafforzare le proprie misure di sicurezza.
Win.Washinton – Nelle discussioni sulle vulnerabilità dell’infrastruttura americana d’attacchi esterni, solitamente si parla anzitutto del pericolo di cyber attacchi. Da anni, i critici ammoniscono che le ditte d’elettricità sono poco protette d’attacchi provenienti da Internet. Un incidente tuttora non chiarito in una sottostazione in California, della primavera passata, recentemente riportato nei media americani, ha dimostrato che delle minacce molto più banali di tipo materiale possono provocare gli stessi danni.

AUTORI MOLTO PROFESSIONALI

Nella notte 16 aprile ignoti hanno dapprima dapprima delle condotte sotterranee di fibra ottica nella sottostazione Hetcalf della compagnia Pacific Gas & Elektric presso San Josè, che fornisce l’energia alla Mecca High Tech Silicon Valley. Poi, come ripreso dalle telecamere, hanno iniziato ad aprire il fuoco. Entro 20 minuti hanno distrutto 17 trasformatori per poi dileguarsi prima dell’arrivo della polizia, lasciando sul luogo più di cento bossoli da fucile d’assalto.
Poiché la compagnia commutò subito su linee alternative, la California non subì un black out che avrebbe potuto diffondersi in modalità cascata. Dapprima si considerò come azione vandalica ma, vista la perizia dell’attacco, un membro, allora, della commissione di sorveglianza Federal Energy Regulatory Commission pensa che sia, invece, un attacco terrorista, forse una prova per un attacco maggiore.

GRANDI INVESTIMENTI

La FBI ufficialmente nega categoricamente un tale scenario, ma i fatti di San Josè hanno scosso il settore dell’elettricità e le istanze politiche: il pericolo non è un agguato solo dello cyberspace. La distruzione materiale dei trasformatori è d’una semplicità addirittura inaudita, e quel che è rotto deve essere riparato con l’impiego, invece, di lavori complessi e lunghi. In questo caso durarono quasi un mese.
Ora, varie ditte ne traggono gli insegnamenti.  Questo fine settimana, per esempio, Dominion Virginia Power annunciò che nei dieci prossimi anni investirà mezzo miliardo di dollari nel rafforzamento della protezione delle centrali e delle sottostazioni. Dominion non rifornisce solo la Virginia del nord di corrente elettrica, dove ci sono innumerevoli agenzie governative e ditte di rifornimento dei militari e dei servizi di sicurezza, ma anche i poli industriali e le basi militari e della  marina sulle coste attorno a Norfolk e Newport News: un fermo anche solo di questo fornitore avrebbe degli effetti inimmaginabili.



SE NON FOSSE INCREDIBILMENTE… SERIO!!! SAREBBE DA RIDERE, DA MORIRE DALLE RISATE…

Dagli U.S.A., anno 2014

Ax giovani si diagnostica la malattia mentale OPPOSITIONAL DEFIANT DISORDER se ax criminali contro l’umanità che praticano la psicologia/psichiatria, vale a dire nei loro questionari, rispondono “sì” alle (tra le altre) seguenti domande:
“Lei odia la coercizione e la dominazione ?”
“Lei ama la libertà?”
Il ruolo dex psicologx e dex psichiatrx nel mantenimento e nell’estensione dei meccanismi del controllo sociale nel penetrante regime totalitario di sfruttamento e di dominazione dei nostri tempi NON PUO’ ESSERE ESPRESSO PIU’ CHIARO DI COSI’!

da informa-azione.info

24 aprile 2014

RADIOCANE: SUL CORTEO CONTRO LA MORTE NUCLEARE - 3 MAGGIO PISA

A Pisa sono stati sversati 750.000 litri di sostanze radioattive in mare, pochi ne sono a conoscenza, e tra quei pochi qualcuno si sta impegnando a diffondere la notizia che il nucleare non se ne è mai andato.
L’università di Ingegneria nucleare di Pisa, che fa parte del CIRTEN, un consorzio interuniversitario per la ricerca tecnologica nucleare formato da alcuni atenei quali quelli di Milano, Torino, Bologna, Padova, Palermo e Roma, studia e progetta quei reattori di quarta generazione che vengono sperimentati, per il momento, nei paesi dell’est Europa.

Con un occhio alle esperienze del passato in particolare verso le pratiche di sabotaggio che, in Italia e in tutto il mondo, hanno segnato non poco l’industria nucleare e i suoi profeti e in vista del corteo del prossimo 3 maggio, un compagno di Pisa ci racconta il perché di un’opposizione allo smantellamento di un reattore sperimentale.

ascolta :

http://www.radiocane.info/sul-corteo-contro-la-morte-nucleare-del-3-maggio-pisa/