9 aprile 2015

ALCUNE RIFLESSIONI SUI FATTI DI PARMA

Riceviamo e diffondiamo:

Il 14 marzo è uscito in prima pagina sulla Gazzetta di Parma un articolo, firmato da Chiara Pozzati, col seguente titolo: "Cinque giovani dei centri sociali indagati per violenza sessuale", menzionato poi anche in notiziari nazionali, citando esplicitamente che i coinvolti sarebbero militanti antifascisti.
A tal proposito ci sembra decisamente utile fare alcune riflessioni piuttosto che puntare il dito accusando qualcuno, atto che non ci si addice proprio. Siamo ben consapevoli che l'argomento sia spinoso e non facile, ma ci sembra necessario chiarire alcuni punti.
Abbiamo deciso di non esprimerci per nulla sul fatto in sé dato che le indagini sono ancora in corso e quindi si rischia di danneggiare qualcuno degli imputati; non ci sembra il momento opportuno, ma siamo sicuri che, a tempo debito, le cose da dire saranno tante. Fermo restando che l'atto dello stupro non è e non deve essere tollerato.
L'articolo, per poter essere letto e analizzato seriamente, non va considerato isolato dal contesto. Infatti, già da alcuni mesi viene portata avanti una campagna mediatica dalla Gazzetta di Parma (e spesso gli articoli sono firmati dalla stessa Chiara Pozzati) e non solo, incentrata sulla lotta contro gli sfratti, gli antifascisti e un centro sociale in particolare (SPA Sovescio).
Lo stesso giorno, infatti, nella stessa pagina, quasi come se i due articoli fossero collegati, se non proprio consequenziali, era presente anche un altro articolo riguardante lo SPA Sovescio e i suoi inquilini.

Inoltre anche il giorno precedente lo spazio sociale e i suoi inquilini si sono guadagnati la prima pagina della Gazzetta di Parma. E anche questo articolo firmato da Chiara Pozzati. Tutto questo a dimostrare la volontà mediatica di sbattere il mostro in prima pagina e il ruolo dei media di ingranaggio della macchina repressiva. La loro funzione quella di creare terra bruciata attorno a chi viene, per un motivo o per l'altro, colpito dalla repressione, di creare terreno fertile per la stessa e di dividere le realtà in lotta.
I fatti, secondo quanto ricostruiscono i giornali, sarebbero avvenuti in Via Testi, nello specifico in una piccola stanza, allora sede della Rete AntiFascista Parmigiana (ma anche di altre realtà). Ci sembra totalmente strumentale il voler collegare questa sede con uno spazio occupato nato in un altra zona della città e a 3 anni di distanza dai fatti in questione.
Nei giorni subito seguenti si è verificata una levata di scudi. In tanti, troppi, hanno fermamente e superficialmente preso una posizione in merito. Per quanto riguarda partiti e politicanti vari non ci interessa citarli, lasciano il tempo che trovano. Per quelli che, d'altro canto, incrociano il nostro cammino durante alcune lotte, invece, ci sono alcuni punti che ci preme evidenziare.
Ci sembra, infatti, che ogni qual volta vengano toccati certi tasti ( "stupro", "terrorismo", "mafia", ... ) l'obiettività di molti verso i media scompare immediatamente e tutto ciò che viene scritto o detto viene preso come oro colato.
Tante sono state le voci che, al limite del forcaiolo, nella foga dell'esprimere la propria estraneità a queste pratiche e fatti, hanno augurato che la giustizia (dello Stato) faccia il suo corso. Arrivando inoltre ad auspicare agli indagati di non incrociare mai le loro strade.
Da ciò, le questioni secondo noi importanti sono due: riteniamo che sia inaccettabile prendere posizioni e distanze senza aver prima effettivamente verificato, per quanto possibile, i fatti, ma anzi, dare pieno credito a sbirri magistrati e giornalisti vari. Pensiamo che questo sia un precedente importante e che questa strada non vada intrapresa alla leggera, altrimenti agli organi repressivi basterebbe un'infamata pubblica, con o senza elementi, veritieri o inventati che siano, per annientare un'intera realtà.

L'altra questione che ci preme trattare è l'importanza e il peso delle parole. Una lezione che i media hanno imparato molto bene è proprio questa: certe parole sono più patite di altre. Quando le sentiamo, infatti, andiamo in confusione e non vediamo più chiaramente i fatti. Non ci si rende però conto che l'utilizzo strumentale di certi termini è un comportamento infame, nel significato letterale di "non degno della pubblica stima", e in quanto tale andrebbe lasciato al nemico, non andrebbe imitato. Tuttavia si ha troppo spesso questa tendenza a puntare il dito e accusare senza averne alcuna certezza.

Chiunque voglia distruggere l'esistente e/o lottare contro questa società in toto, ma anche chi decide di spendersi senza compromessi per traguardi e lotte specifiche, può essere colpito dalla repressione.

Senza lottare contro di essa, però, ogni sforzo rivoluzionario (o antifascista, antisessista...) risulterà vano. Proprio per questo ci sembra totalmente ipocrita e inaccettabile lamentarsi delle manganellate della polizia, delle denunce più o meno pesanti, di campagne mediatiche e quant'altro quando si viene colpiti in prima persona, per poi invocare la giustizia dello Stato o dissociarsi da chi viene accusato e indagato da sbirri magistrati e giornali. È proprio in questi momenti che è necessario rivolgersi ai diretti interessati e trarre le proprie conclusioni (ed eventualmente agire di conseguenza) dalle parole di un compagno, e non da quelle di un giornale, o delle carte processuali. Ipocrisie come queste sono utili soltanto a rafforzare la repressione stessa.

L'ultima, ma non per importanza, riflessione in merito è invece relativa alle tempistiche. Pensiamo sarebbe stato doveroso socializzare l'apertura delle indagini e le conseguenti perquisizioni molto tempo prima dei tempi giudiziari o mediatici, quanto meno per informare le realtà vicine di quanto stava succedendo. Ci rendiamo conto che l'argomento sia molto delicato e proprio per questo possiamo capire come mai ciò non sia stato fatto; ovviamente, col senno di poi, questo ci dimostra come sia stato miope e deleterio sottovalutare la questione.

Che tutto questo possa servire da esempio, per poter limitare i danni in caso di altre operazioni simili.


Alcuni compagni di Parma

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