11 luglio 2014

GIU' LE MANI DAI NOSTRI COMPAGNI! LUCIO,FRA E GRAZIANO LIBERI SUBITO

Apprendiamo che stamattina sono stati arrestati i nostri compagni Lucio, Fra e Graziano.
Sono accusati di aver partecipato all'assalto al cantiere del 13 Maggio 013, insieme a Chiara, Nicolò, Mattia e Claudio.
GIU' LE MANI DAI NOSTRI COMPAGNI. LUCIO, FRA E GRAZIANO LIBERI ADESSO!

Prendiamo dai media:

Tre antagonisti milanesi, militanti No Tav, sono stati arrestati a Milano e Lecce. Il blitz, che è scattato all’alba di venerdì, è stato coordinato dalla Digos, che ha eseguito un’ordinanza di custodia del gip di Torino. La richiesta delle misure è stata fatta dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. L’operazione è il proseguimento dell’indagine che portò il 9 dicembre 2013 all’arresto di quattro attivisti No Tav, accusati di terrorismo. Dopo quei fermi in tutta Italia si erano moltiplicate, in Italia ma non solo, le manifestazioni di protesta da parte del movimento contrario alla Torino-Lione. Venerdì mattina sono finiti in manette Lucio Alberti, di 24 anni, Francesco Sala di 26 e Graziano Mazzarelli di 23, leccese. Sono accusati, così come gli arrestati del 9 dicembre, di avere partecipato all’assalto notturno al cantiere della Tav di Chiomonte tra il 13 e il 14 maggio 2013.

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9 luglio 2014

DOVE LORO DEVASTANO, NOI COSTRUIAMO: TRE GIORNI BENEFIT GIANLUCA E ADRIANO


Riceviamo e diffondiamo:

DOVE LORO DEVASTANO NOI RICOSTRUIAMO
Una tre giorni dedicata alla condivisione e alla (ri)costruzione di una
baracca in spiaggia
Come ogni anno ci ritroviamo al Moloverde, dopo l’opposizione al progetto, ormai quasi estinto, di un porticciolo turistico sulla spiaggia della Margonara a Savona. Dopo cimenti invernali, iniziative, concerti, grigliate, musica e condivisione pensiamo a ricostruire ciò che è stato distrutto negli anni dai soliti speculatori vomitacemento.
Proprio su questi scogli sorgevano splendide baracche usate sia da pescatori della zona, che da viandanti o senza tetto. Quest anno ci ritroviamo per una tre giorni dedicata alla costruzione di una nuova baracca che rimarrà a disposizione di chiunque passi di li, un piccolo passo iniziale con l’auspicio che un domani possano sorgere, come un tempo, altre baracche nell’area.
I lavori inizieranno venerdì 25 luglio dalle 14.00 per terminare domenica 27 luglio.
La spiaggia è molto grande e vi sarà la possibilità di montare la propria tenda, oppure di parcheggiare a poca distanza macchina, camper o furgone.
Verrà allestita una cambusa da gestire e utilizzare insieme. Pranzi e cene verranno preparati in condivisione, portando ognuno ciò che vorrebbe trovare ad eccezione della grigliata di Sabato per onnivori, vegani e vegetariani il quale ricavato andrà insieme a quello dell’intera serata a sostegno di Gianluca e Adriano, anarchici arrestati lo scorso 19 Settembre e ad oggi ancora detenuti in carcere in regime di Alta Sorveglianza, accusati di 13 danneggiamenti di varia natura compiuti nei confronti di alcune banche, di una pellicceria, di sedi distaccate di Eni e Enel e della discarica di Roncigliano.
Sarà una tre giorni tutta da scoprire ed inventare!!
VENERDI 25
h 14-00 inizio lavori
h 19-00 cena bella vita a seguire dj set aperto- porta la tua chiavetta!
SABATO 26
h 9-00 caffè, focaccia a seguire continuazione dei lavori
h 13-00 pranzo bella vita a seguire continuazione dei lavori
h 19-00 grigliata a sostegno di Gianluca e Adriano
h 23-00 concerto con: GLI ALTRI – LEISFA – NO CHAPPI? BOURGEOIS! – a
seguire DJSET
DOMENICA 27
h 9-30 anche 10! caffè, focaccia a seguire continuazione dei lavori
h 13-00 pranzo bella vita a seguire conclusione dei lavori
 
Sono ben accetti:
materiali(legno, viti, chiodi, ecc…)
attrezzi (martelli, avvitatori, seghe, ecc…)
 
LA MARGONARA E’ NOSTRA! E DI TUTTI I FRATELLI DELLA COSTA, PIRATI RIBELLI, INDIVIDUI NON ADDOMESTICATI NE’ ARRESI. RIPRENDIAMOCI I NOSTRI ORIZZONTI
SUBITO! SEMMU TUTTI MARGUNARI!!
 
Come raggiungere la spiaggia della Margonara:
Dalla stazione di Savona autobus 7 7/ o Varazze scendere alla prima fermata dopo la galleria tra Savona e Albisola In macchina uscita autostrada ad Albisola girare a destra direzione Savona proseguire sull’ Aurelia fino alla galleria.
Per ulteriori informazioni o proposte di progetti per la costruzione:
solidali15ottobregenova@gmail.com

 

PRESTO SENTIRETE I NOSTRI ULULATI RIMBOMBARE NELLE VALLI BERGAMASCHE - CHèLA BèLA FEST *POSTICIPATO*

riceviamo e diffondiamo:

L'aria che si respira nella città di Bergamo negli ultimi due anni in relazione a momenti di aggregazione diffusa, orizzontale e trasversale è un'aria carica e densa di intimidazioni e repressione da parte degli apparati polizieschi.
Aria che si respira in tutte le situazioni di piazza (ricordiamo che per la contestazione alle Sentinelle In Piedi del dicembre 2013 sono state mandate decine di denunce ad esponenti di tutte le realtà autogestite della bergamasca) ma anche, appunto, in situazioni che mirano a creare socialità e aggregazione dal basso, tra compagni/e, come feste autogestite, occupazioni temporanee ecc…
Anche per il festival in programma questo weekend, festival a carattere orobico e libertario (ripetiamo: autoctono ma non escludente) dal nome Chèla Bèla, si sono rilevati problemi di intimidazioni nei confronti di persone legate all'organizzazione. Questi episodi sono frammenti della repressione quotidiana contro cui dobbiamo lottare ogni giorno, che va e si dirama dalle grandi inchieste nazionali a casi di minor rilevanza ma comunque, poiché frequenti, pericolosi nel momento in cui si cada nel tranello e si compia così i disegni dei questurini.
Per la situazione contingente, che per certo non sarà motivo di arresa, il festival Chèla Bèla viene temporaneamente posticipato a data da definirsi.
Presto sentirete di nuovo i nostri ululati rimbombare nelle valli bergamasche..
Pertanto i/le lupi/e non smetteranno di pogare!
Autogestione diffusa ovunque!
Collettivo Chèla*Bèla
 

7 luglio 2014

LA STRADA DELLA DISTRUZIONE


Rivoluzione

Una parola ed un'idea che attraverso la storia ha gettato nella battaglia milioni di persone. Che molte volte ha fatto tremare le fondamenta di questa società di ricchi e di poveri, di oppressori e di oppressi. Che è stata anche accaparrata da nuovi dittatori, e che, deformata e mutilata, ha pure generato nuove oppressioni, nuovi massacri.

Ieri, era da alcuni decenni che non se ne parlava più, l'idea che aveva spinto tante persone a insorgere coraggiosamente contro il dominio era stata ricoperta da uno spesso strato di polvere, di oblio e di disperazione. Oggi, questa idea di uno sconvolgimento totale della società attuale comincia di nuovo a forzare le porte delle coscienze. Timidamente ma fieramente, la si pronuncia, sperando di trovare persone il cui cuore non ha cessato di battere. Persone che abbiano riconosciuto nei recenti sollevamenti del mondo arabo un assalto liberatorio, e che ora vogliono abbracciarlo e viverlo a loro volta.
Ma cosa può significare oggi la rivoluzione? Come parlarne fra di noi senza ricadere nel vocabolario del potere, che ormai è penetrato in profondità nella vita di ciascuno? Se noi ci rifiutiamo di arrischiarci sul terreno di dare senso a questo grido di libertà che è la rivoluzione, altri lo faranno al posto nostro, e con le peggiori intenzioni. Se non osiamo già qui ed ora cercare di vivere, contro e al di là delle leggi e delle abitudini, quello che desideriamo come nuovo mondo; se non abbiamo il coraggio di rivoltarci ognuno di noi, senza deleghe né mediazioni, contro tutto ciò che ci opprime in questo mondo, la rivoluzione sarà solo un fantasma, un'illusione di più, un miraggio estremamente utile in questi tempi incerti a coloro che vogliono sempre manipolare, comandare, governare.
Allora, proviamoci anche noi. Dalle colonne di questo piccolo giornale, si cerca di contribuire a riempire di significato e di idee la tensione rivoluzionaria che con audacia ha rialzato la testa, e che non tarderà a minacciare l'ordine esistente, qui come altrove. Ma è una tensione fragile, e non si metterà mai sufficientemente in guardia contro coloro che vogliono falsificarla, manipolarla e canalizzarla verso nuove oppressioni.
Per rivoluzione non intendiamo un semplice cambiamento di regime, ma una trasformazione profonda della società intera, su nuove basi. Come diceva un compagno di Tunisi oggi latitante dopo il sollevamento dello scorso febbraio, «abbiamo segato l'albero del potere, abbiamo tagliato i suoi rami, ma non abbiamo distrutto le sue radici. Oggi in Tunisia su queste stesse radici preme già un nuovo albero del potere, di oppressione». La rivoluzione, come l'intendiamo noi, deve seminare il sale e lo zolfo sulle radici del potere. Non si tratta di barattare una dittatura particolarmente odiosa in cambio di una democrazia con la sua casta di politicanti, oppure una democrazia parlamentare particolarmente corrotta con una democrazia più "onesta", ma di abbattere tutte le istituzioni che pretendono di dirigere la vita. Non vogliamo una rivoluzione politica che cambia i volti dei potenti, ma una rivoluzione sociale che distrugge ogni potere politico, per rimettere la responsabilità e l'organizzazione della vita sociale nelle mani di tutti. Dunque vogliamo una rivoluzione non per cambiare o sistemare lo Stato, ma per distruggerlo. E siamo sicuri che questa distruzione non sarà seguita dal caos e dal massacro civile, come cercano di farci credere da secoli, ma piuttosto dall'auto-organizzazione. Come quei quartieri o quei villaggi in Tunisia che, dopo aver allontanato i dirigenti politici e la polizia, sono riusciti (prima dell'instaurazione del nuovo potere) ad organizzare da sé la vita sociale, ad organizzarla in maniera diretta fra di loro, senza mediazione politica né potere centrale. Sarà un percorso di sperimentazione lungo e forse difficile, ma almeno sarà un percorso verso la libertà, verso la liberazione e lo sviluppo di ogni essere umano. La rivoluzione sociale è esattamente l'insieme di questo percorso.
La rivoluzione sociale è nella coerenza fra i fini ed i mezzi. Siamo intimamente convinti che se si utilizzassero metodi e procedimenti politici e autoritari, ciò non potrebbe che dare risultati politici e autoritari. Ecco perché gli anarchici non vogliono organizzarsi in partito politico, né in organizzazione centralizzata, né servirsi di mezzi che appartengono al potere e lo legittimano (elezioni, petizioni, manipolazioni, collaborazione, partecipazione al potere). Qui ed ora, vogliamo già tendere il più possibile verso il mondo nuovo che portiamo nei nostri cuori, un mondo in cui la libertà degli uni estende all'infinito quella degli altri. Ecco perché insistiamo sul fatto di non accettare nessun capo, né del potere né della contestazione. E come diceva un anarchico cent'anni fa, «se devo erigere potenze per vincere, preferisco perdere».
Sarà violenta, questa rivoluzione? A questa domanda, rispondiamo senza esitare di . Del resto, lo è di già. Non è pensabile immaginare che i potenti cederanno senza opporre resistenza, che i padroni saranno d'accordo di abolire i loro privilegi e rimettere tutta la ricchezza sociale nelle mani di tutti, a ciascuno secondo i propri bisogni, che gli industriali e gli scienziati al soldo del potere abbandoneranno il profitto ricavato dai loro progetti di distruzione dell'ambiente, di avvelenamento del pianeta. Occorre opporsi con la forza. Non con questa violenza terribile che incatena come la loro, ma con una violenza liberatrice che demolisce le strutture del potere, che apre le celle dell'esistenza, e che la fa finita con coloro che sono o vogliono essere dei capi. Come si vede in Tunisia, in Egitto e altrove, non sono gli insorti a versare il sangue in maniera indiscriminata, a bruciare le case dei poveri, ma il potere e i suoi servitori. Sono loro sanguinari, torturatori, carnefici, loro non esitano a sacrificare la vita di migliaia di persone per preservare il loro potere, e sono ancora loro che ci fanno la morale, dicendo che gli insoddisfatti di questo mondo devono rispettare le loro regole, la loro legalità, e che alla violenza degli spari sulla folla bisogna opporsi solo con le mani nude. Il potere si mantiene sia grazie alla sua forza armata ed al suo denaro sia grazie alla menzogna ed alla falsa morale.
Per terminare queste righe vorremmo ancora dire che la rivoluzione non è la grande sera da attendere con pazienza, ma la tensione che fa già palpitare qui ed ora le vene di coloro che hanno deciso di farla finita con lo sfruttamento e l'autorità. In ciascuno dei nostri rifiuti, delle nostre disobbedienze, dei nostri colpi, individuali o collettivi, contro il dominio, la rivoluzione prende corpo. In ciascuna delle nostre esperienze di autentica solidarietà al posto della carità, di autentico mutuo appoggio al posto della concorrenza e della competizione, di autentica auto-organizzazione al posto di lasciare l'iniziativa al potere, la rivoluzione vive.
Oggi il furore e la speranza dei sollevamenti nel mondo arabo hanno aperto brecce nella continuità del dominio, laggiù come qui. La paura è sul punto di cambiare di campo, e deve farlo di più. Siamo perfettamente consapevoli che il cammino è ancora lungo e sarà forse doloroso. Forse abbiamo qualcosa da perdere – e questa affermazione in sé è già discutibile, in questo mondo totalitario che non lascia quasi posto ad altro che non sia la propria oppressione – ma abbiamo soprattutto molto da guadagnare. Oggi, decidersi di schierarsi a fianco di coloro che insorgono per la libertà è un passo da fare senza esitazioni. Oggi, scegliere di demolire strada facendo le false idee che ci hanno messo in testa, significa sbarazzarsi degli ostacoli maggiori sul cammino verso la libertà.
 
[Hors Service, n. 19, 15/6/2011]

SULLE PERQUISIZIONI DEL 3 LUGLIO E IL CORTEO IN BOLOGNINA


riceviamo e diffondiamo:
IL 3 LUGLIO IN BOLOGNINA...
La mattina del 3 Luglio, sbirri e digos si sono presentati in 10 diverse abitazioni tra Bologna e Forli.
I mandati di perquisizione per i compagni si rifacevano a indagini che ruotano attorno a invasione arbitraria di edificio, ovvero situazioni che neanche nella perversa mente dei persecutori, di solito, giustificano le porte forzate, minacce anche di esplicito carattere sessuale, innumerevoli sequestri di materiale assolutamente casuale che va dai volantini, ad attrezzi da lavoro, fino agli immancabili effetti personali.
Di certo non c'è stupore ma la più naturale rabbia contro l'esistenza stessa dei sicari della repressione, volti a intimidire e scoraggiare chi in questa città sta portando avanti una lotta priva di patti e compromessi.

La strategia di terrore pubblico che parla la lingua degli sbirri sulle pagine dei giornali e sulle facciate internet è oramai comprovata ed efficace: fare terra bruciata attorno a chi si organizza giorno per giorno per non subire la misera brutalità di questo mondo.
Le nostre considerazioni sono semplici. Le gridiamo e le scriviamo ogni giorno.
Gli sbirri, i tribunali, gli infami, i politici, i giornali servono a far sì che chi si ribella abbassi subito la testa e soprattutto che, chi ancora non si ribella, ma magari ha cuore, ragioni e rabbia per farlo, non prenda esempio dalle pratiche di azione diretta.
Dopo un anno di occupazioni, sgomberi, denunce (ma anche di tante belle serate, di vita in comune, giornate indimenticabili), l'intera “Bologna che comanda” si è messa alla testa di una crociata contro anarchici e ribelli. La Bologna dei ricchi, dei palazzinari, delle Questure, degli infami di professione (si legge, giornalisti), o improvvisati tali per un favore fatto da una guardia, sta cercando di distruggere la resistenza di un piccolo gruppo di individui, che odiano tutta 'sta gente e non smetteranno mai di odiarla.
Se le persone che si ribellano fossero sempre di più, avranno sempre più pagine, celle, tribunali, denunce, celerini per fermarle tutte?!


Il loro mestiere di merda l'hanno fatto anche l'altra mattina, la nostra vita pure continua mai rassegnata e mai condizionata, indipendentemente dalla quantità di carta straccia che ci consegnano.
Il pomeriggio, nonostante la digos con le perquisizioni della mattina ci abbia sequestrato tutti i manifesti e i volantini, nonostante le decine di celerini che dal concentramento fino alla fine del corteo provocavano con la bava alla bocca cercando di sfogare finalmente sugli anarchici la loro sete di botte, la Bolognina ha visto comunque sfilare in strada un corteo di un centinaio di persone che, sfidando i divieti e il clima di tensione creato ad hoc dai giornali, hanno percorso le strade del quartiere per ribadire l'opposizione agli sgomberi, alla riqualificazione, alla violenza della polizia, un'opposizione che, anche se appena cominciata, evidentemente preoccupa non poco i potenti di Bologna e i loro servi in divisa.

La Bolognina non si tocca!

RICHIESTE DI CONDANNA PER GIANLUCA E ADRIANO


da rete evasioni

Il 4 luglio presso il Tribunale di Roma si è tenuta la seconda udienza del processo contro Gianluca e Adriano.
Nonostante fosse a porte chiuse, alcuni e alcune solidali sono entrati in aula approfittando del momentaneo vuoto di controllo, dovuto a tutte le formalità cerimoniose che caratterizzano la fase iniziale delle udienze. Hanno urlato con forza la loro rabbia contro un procedimento che si svolge nella totale assenza degli imputati. Dopo qualche minuto, però,  sono stati spintonati fuori dall’aula dai carabinieri presenti mentre il giudice sembrava ignorare quanto stesse accadendo.

Ricordiamo che il giudice D’Alessandro, accogliendo la richiesta del PM, ha stabilito che il procedimento si svolga per gli imputati in video conferenza; sia Gianluca che Adriano hanno deciso di non partecipare alla farsa vessatoria  rifiutandosi di apparire attraverso uno schermo.

Durante la sua requisitoria il P.M. Minisci, personaggio tristemente noto ai compagni e alle compagne in quanto anche pubblico ministero del procedimento per i fatti del 15 ottobre, nel tentativo di rafforzare le pretestuose imputazioni di 270 e 270bis avrebbe citato anche alcuni fatti avvenuti fuori Italia, crediamo allo scopo di paventare così una fantomatica associazione sovversiva internazionale. Ha concluso i suoi vaneggiamenti con la richiesta di condanna ad una pena di 8 anni per Adriano e 9 per Gianluca.

L’udienza è stata rinviata al 18 luglio per la discussione della difesa e probabilmente per la sentenza.

Ribadiamo la nostra solidarietà ai compagni imputati e la necessità di non abbassare il nostro livello di attenzione sullo strumento della video conferenza che dal codice di procedura penale è prevista solo come misura eccezionale ma che viene già regolarmente applicata, per esempio, dal Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Non lasciamo che passi nel silenzio l’ennesimo tentativo di isolare ancora di più le compagne e i compagni dai loro contesti affettivi e di lotta!

Rete Evasioni

4 luglio 2014



15 luglio ultima udienza processo pzza verdi 2007,solidarietà a:
/// Madda /// Fede /// Faco /// sirio /// juan
... arrestati e incarcerati perché ostacolarono un TSO a Bologna il 13 ottobre 2007. Alle 4 del mattino, in Piazza Verdi, un’ambulanza — con l’aiuto degli sbirri — tentava di prelevare con la forza una giovane donna per condurla in psichiatria contro la propria volontà. I cinque compagni, assistendo alla scena, intervennero osteggiando gli ambulanzieri nel tentativo di liberare la ragazza. La reazione degli sbirri fu immediata: manganellate e botte, inseguimento e chiamata di rinforzi (6 volanti). Dopo vani tentativi di fuga, i nostri coraggiosi compagni furono arrestati e incarcerati. Tra le accuse inventante nei loro confronti (a titolo di monito per chi coraggiosamente osa interferire con il potere arbitrario dello Stato) v’è l’imputazione di rapina (per aver rubato le manette a uno sbirro).
/// David/// Alessio/// Bogu/// // Belle
che nella notte tra il 14 e il 15 ottobre furono arrestati a Bologna per aver scritto sui muri frasi solidali ai compagni arrestati il giorno 13 per aver cercato di bloccare il TSO.
/// Billy
che il 17 ottobre fu arrestato per aver scritto frasi solidali agli arrestati di Bologna sul muro del consolato italiano di Lugano.
Massima solidarietà ai/lle nostr* compagn*!

LETTERA DI ANDREA DAL CARCERE DELLE VALLETTE



«20/6/2014
Le Vallette
E di cosa volete che si parli in galera, due a due o tre a tre ben allineati, misurando a passi svelti la distanza tra un muro e l’altro del cortile? Di tribunali ed avvocati, di carceri ed indulti che non arrivano mai. E di poco d’altro: il resto è riservato alla penombra delle celle, quasi a voler rappresentare nella scelta ripetitiva del discorso la frattura dolorosa tra dentro e fuori. Fuori la vita ha toni e sfumature, orizzonti e mille cose da fare e da dire e da pensare; dentro la vita è carcere, solo carcere.
Infatti, giusto ieri mattina, nel cortile, pure io stavo parlando di galera come tutti, e mi trovavo a sostenere che, se proprio si deve finire dentro, meglio mille volte la prigione dove ci trovavamo in quel momento a passeggiare insieme che il carcere immenso della mia città. Galera per galera, spiegavo, qui almeno dal carrello si riesce a mangiare quasi benino e pure chi non ha i soldi per fare la spesa e cucinare in cella può tirare avanti senza rovinarsi troppo lo stomaco e l’umore: dalle mie parti invece, da quel che ricordavo e da ciò che mi era stato raccontato più di recente, col carrello ti servon merda, variamente condita e presentata, ma più o meno invariabilmente merda.
Ed è bastato nominarlo ieri in cortile, il carcere della mia città, per renderlo vero: sveglia presto questa mattina, «trasferimento!», ed eccomi qui alle Vallette.
Non so dire se sono qui solo «per giustizia» - una udienza in Tribunale e poi via al punto di partenza – o se alla fine mi abbiano «assegnato» vicino a casa come avevo chiesto, per cui non so neanche se la cella dove mi han ficcato tre ore fa sarà la “mia cella” per un po’ o solo un antro di passaggio. Nell’incertezza non mi spendo troppo in quelle piccole opere di ingegneria carceraria che si tramandano di detenuto in detenuto per rendere meglio abitabili le celle delle prigioni. Solo l’essenziale: uno stendino per le mutande fatto con mezzo sacco della spazzatura e due coltelli di plastica e poi una tenda per dividere la latrina dalla cella vera e propria, visto che non c’è una porta. Quindi mi metto a sistemare alla meglio vestiti, biancheria e carte. Dal disordine del sacco nero che mi fa da valigia spunta un avviso di chiusura indagini notificatomi da poco, per un episodio dello scorso dicembre. Mi siedo sullo sgabello e rileggo: si racconta di uno striscione appeso a una finestra, di un discorso al megafono e delle dichiarazioni di Mauro Maurino intorno ad una riunione di vertice della cooperativa che lui presiede interrotta per il trambusto fatto da me, da un altro compagno, e da numerosi altri rimasti ignoti. C’era stata qualche giorno prima la protesta di un gruppo di detenuti delle Vallette incazzati per la scadente qualità del cibo che la cooperativa “Ecosol” faceva servir loro sul carrello, e un bel gruppone di solidali aveva fatto propria la questione andando ad occupare la sede della cooperativa. Ma la “Ecosol” è una costola del consorzio Kairòs, il consorzio Kairòs è coinvolto fino ai denti nella storia infame dei centro per senza-documenti in Italia, e Mauro Maurino è il trait d’union tra il mondo delle cooperative torinesi e l’affare-Cie. Abituato a vedersi contestato, evidentemente Maurino si era precipitato in Questura per denunce e riconoscimenti non appena i manifestanti avevan levato le tende. Niente di grave, comunque: impilo la notifica con le altre carte e mi dedico a piegar le mutande.
La cella dove sono è una cella e ha le sbarre, ma la finestra è enorme e luminosa, e questo pomeriggio la collina sembrava là a portata di mano, con Superga ben piantata in cima. Sorrido con le mutande in mano, e sono di buon umore quando arriva il lavorante col carrello e mi passa la mia cena: un gran mucchio di carote grattugiate e, in mezzo, due polpette. Sono grosse e già fredde, e dal lato di una sporge di almeno tre centimetri un bastoncino sottile e bruciacchiato. Io qui dentro di tempo da perdere ne ho, per cui mi impegno e lo estraggo dalla sua sede, piano piano perché non si spezzi. Lo guardo da vicino: è un grosso gambo di prezzemolo, un po’ legnoso, lasciato intero con ancora due foglioline sulla punta. Lo guardo ancora e penso con un po’ di nostalgia alla cena di ieri sera, lontana da Torino: laggiù, le polpette sono addirittura buone e ti viene da fermare il carrello che si allontana per averne una seconda porzione. Mentre tento l’assaggio, poi, non riesco a togliermi dalla mente la notifica, la Ecosol e Maurino, e i ragionamenti di quest’ultimo sui Cie che non sono “giusti” ma che è giusto gestire lo stesso e sugli anarchici che con le loro lotte fan peggiorare le condizioni di vita all’interno. Penso alla giustizia e guardo le polpette, e mentre mastico quel boccone gommoso e insapore provo schifo, ma non so se per le polpette o per le parole di Maurino. Parole indigeribili anche per chi in un Cie non c’è mai stato, e pure per chi non è costretto a mangiarsi queste polpette della Ecosol dal carrello. O almeno penso io, che poi ognuno ha il senso di giustizia che si è voluto costruire, agghindato con eccezioni e distinguo buoni abbastanza da salvargli il sonno. Son sicuro però che alla fine dei conti, chiunque al mio posto avrebbe fatto una identica cosa, persino Maurino: quelle polpette le avrebbe buttate nel cesso come ho fatto io.
Andrea»

Questa lettera è di Andrea, che, trasferito da Ravenna a Torino in occasione del riesame, è rimasto qualche giorno alle Vallette, prima di tornare nel carcere romagnolo per poi essere trasferito ad Asti.

Per scrivere a lui e agli altri arrestati del 3 giugno ancora in carcere:
Andrea Ventrella e Michele Garau C.C. Strada Quarto Inferiore, 266 - 14030, località Quarto d’Asti, Asti;
Paolo Milan e Toshiyuki Hosokawa C.C. Località Les Iles, 14 - 11020 Brissogne (Aosta);
Fabio Milan C.C. Via del Rollone, 19 - 13100 Vercelli;
Niccolò Blasi C.C. San Michele strada Casale, 50/A - 15121 Alessandria;
Zenobi Chiare Alberto Claudio C.C. Via Maria Adelaide Aglietta, 35 - 10151, Torino.

macerie @ Luglio 2, 2014

RADIOCANE: TRE GIORNI A LUGLIO - ORGANIZZAZIONE DELLA RIVOLUZIONE SPAGNOLA

Spagna 1936: Guerra e Rivoluzione. Il 19 luglio del 1936 il “levantamiento” di Franco fallisce in tutti quei territori che seppero oppore resistenza ai militari golpisti.

In questa intervista Augustin Guillamón, storico catalano, autore del libro sui Comitati di Difesa ci racconta gli eventi che portarono alla rivoluzione spagnola e al suo fallimento.

A Barcellona la popolazione in armi riuscirà in soli due giorni a spazzare via i militari e a confinare la polizia nelle caserme. I Comitati di Difesa della Cnt furono fra i principali attori di quella rivoluzione, prima organizzando clandestinamente l’insurrezione e poi combattendo affinché essa potesse proseguire. Una rivoluzione messa in pericolo dalle lotte egemoniche per il potere nella retroguardia antifascista e dalla scarsa preparazione delle organizzazioni anarchiche per gestire la situazione post-rivoluzionaria.


ascolta:


http://www.radiocane.info/guillamon/

2 luglio 2014

GRECIA: SULLA MOBILITAZIONE CONTRO LE PRIGIONI DI MASSIMA SICUREZZA

Dal 28 giugno (6° giorno di sciopero della fame di massa), la lotta si sta intensificando in vista del voto sul progetto di legge per la costruzione delle prigioni di massima sicurezza il prossimo giovedì, 3 luglio 2014.
Il 27 giugno, la rete dei prigionieri in lotta ha chiamato alla mobilitazione solidale, anche in riferimento allo sciopero della fame di Nicolò Angelino, che è sotto detenzione in Italia.
Più di 30 scioperanti della fame sono stati trasferiti all’ospedale del carcere maschile di Koridallos, mentre il 28 giugno, la mattina, i compagni Panagiotis Argirou e Michalis Nikolopoulos (membri prigionieri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco) sono stati portati anche loro in ospedale, insieme ai compagniArgyris Ntalios, Yannis Michailidis e Nikos Romanos.
Tuttavia, il servizio sanitario del carcere e l’ospedale non hanno personale sufficiente per prendersi cura degli scioperanti che lì transitano urgentemente, mentre l’amministrazione del carcere mostra un totale disprezzo per la loro salute, inviandoli nuovamente in gli moduli. Inoltre, le guardie carcerarie sono entrate in “sciopero”, impedendo di fatto le visite dei prigionieri con i loro avvocati e le loro famiglie. In risposta ad entrambi, nella tarda-sera del 27 giugno, i prigionieri restati a Koridallos si sono trattenuti fuori dalle loro celle per un’ora in più oltre il tempo prestabilito.
Occorre qui menzionare la compagna Olga Ekonomidou, nel carcere femminile, è entrata in sciopero della fame il 25 giugno.
In termini numerici, i prigionieri di due prigioni si sono uniti alla mobilitazione (50 a Corinto e 60 sull’isola di Kos). Inoltre, nella dell’isola di Corfù, più prigionieri sono scesi in sciopero della fame immediatamente dopo una forte e calda manifestazione di sostegno di fronte alle mura di questo centro di sterminio, messa in atto la notte del 26 giugno da più di 20 individui.

Video dell’intervento di fronte alla prigione di Corfù
Infine, nel carcere di Alikarnassos (Creta), tutti i detenuti sono stati coinvolti nelle proteste mediante l’astensione dai pasti forniti dalla prigione (per i più poveri dei prigionieri questo equivale quasi ad uno sciopero della fame).
Vi terremo in aggiornamento. Incoraggiamo la riproduzione di notizie relative alla lotta contro la nuova legge e la realizzazione di gesti solidali oltre i confini.

Da Contra Info


Stamattina [28 giugno] i compagni Michalis Nikolopoulos e Panagiotis Argyrou, membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, sono stati trasferiti in ospedale a causa di problemi di salute legati alla loro partecipazione allo sciopero della fame contro le prigioni di massima sicurezza di tipo C.
Secondo le ultime notizie, i prigionieri anarchici Giannis Michailidis, Argyris Dalios e Nikos Romanos sono stati trasferiti nell’ospedale del carcere di Korydallos.
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Aggiornamento 1 Luglio 2014
Dopo 8 giorni di sciopero della fame i prigionieri in Grecia hanno deciso di interromperlo e continuare la mobilitazione con altri mezzi.
Si sono contati circa 1500 scioperanti.
I nostri compagni Michalis Nikolopoulos, Panagiotis Argyrou e Nikos Romanos stanno bene e sono stati dimessi dall’ospedale.
Che la salute e il caos siano in voi!

AZIONI CONTRO FINANZA MILITARE E BUSINESS DELLA SORVEGLIANZA: BERLINO



riceviamo e diffondiamo - traduzione di Marco Camenisch:


Berlino, fuoco per Gegenbauer e saluti alla Commerzbank15.06.'14, red. da Gruppo Informale

Nella Hermann-Piper Strasse (Berlino) abbiamo depositato un congegno incendiario sotto un'auto di Gegenbauer e nella Berliner-Alee rotto dei vetri della Commerzbank, continuando cosi la nostra linea di azione contro il militare e l'architettura di sicurezza.

Gegenbauer: una ditta con sede a Berlino e numero d'impiegatx nelle decine di migliaia e cifre d'affari milionarie. “Facility Management Integrale” a prima vista suona interessante ed è, nella maggioranza degli ambiti, neanche tanto problematico.
Gli ambiti servizi di sicurezza, come anche le esperienze fino ad ora fatte, ci hanno tuttavia allertati. Non si può accusare Gegenbauer, nella sua lunga storia, di aver partecipato all'imprigionamento della società. Ma quel che tuttavia fanno, é lo spostamento flessibile di capitale in certi ambiti dell'impresa per aumentare i profitti di questi ambiti.. In questo contesto, le prestazioni nel campo della sicurezza fornite da Gegenbauer non sono fisse ma sempre sensate ad essere ampliate.
L'ambito vigilanza aziendale, pattugliamento, servizi di vigilanza distrettuale, pattuglie cittadine nell'ambito economia abitativa, tutto questo suona come sbirraggio addizionale e lo è, infatti. La continua crescita dell'insicurezza economica e perciò anche sociale degli individui, porta alla reazione sicuritaria dei possidenti. Una reazione che vuol proteggere le loro proprietà. Nulla di male, in fondo, se non si trattasse di condizioni di proprietà capitalistiche. Stando così le cose, si protegge ciò che è stato rapinato. È protetto quel che solo con le porcate è stato ottenuto. È protetto senza che sia in pericolo, ma a causa della paranoia dell'insicurezza.
Gegenbauer non si deve neanche descrivere astrattamente ed affrontare con un'analisi più mediocre che buona sulla paranoia sicuritaria odierna. Bastano ed avanzano alcuni esempi pratici.

Gegenbauer come strangolatore dei movimenti sociali. Il personale di Gegenbauer si “fece in quattro” per strappare ax attivistx lo striscione, quando, durante “la settimana verde”, erano saliti su di un camion. Un'azione pure pericolosa, ad un'altezza di 3 metri.
Durante un'azione di disturbo contro Air France-KLM (trasporto animali) x attivistx furono davvero maltrattati. Accorsero anche per un'azione di contrasto antimilitarista presso ILA dove tentarono di strappare aggressivamente i nastri di sbarramento usati per l'azione.
Questi esempi dimostrano la brutalità, con la quale Gegenbauer ripristina la “sicurezza”. Ripristinarla significa zittire le istanze giuste e legittime dei movimenti per la liberazione animale ed antimilitarista. Affinchè il monopolio del pensiero torni ai pieghevoli in carta patinata ed alle pagine web degli organizzatori degli eventi.
Ci procura disagio sapere quale potere esercitano contro la gente che non può/vuole esprimersi nel nostro ambiente. Così Gegenbauer è attivo per es. anche per realizzare il processo di sfollamento attorno alla gentrificazione di Mehringplatz.
Ci solidarizziamo qui esplicitamente con le persone nominate e non, che sono vittime di Gegenbauer.
Commerzbank:
Vogliamo salutarla con un'umile rottura di vetri, visto che come la Deutsche Bank partecipa alla SiKo – Conferenza sulla sicurezza. Anche qui, di nuovo, vale che, visto i ripetuti investimenti militari della CB, non esiste più alcuna “presunzione d'innocenza”, quando, oltretutto, partecipa alla SiKo. Ovviamente non conosciamo alcunchè delle proposto ed esternazioni della banca, ma questo dimostra solo il carattere non partecipativo e segreto di tale conferenza.
Occasionalmente diremo di più, poichè la lotta continua...

Gruppo Informale

OPERAZIONE BRUSHWOOD: ESITO DELLA CASSAZIONE E SOLIDARIETA' VERSO MICHELE

riceviamo e diffondiamo:

Cassazione
Venerdì 27 ,ore 13, è arrivata la comunicazione del dispositivo della Corte di cassazione per la sentenza Brushwood. Confermata la condanna a 2 anni e tre mesi per Michele Fabiani. Lunedì o martedì si avrà la comunicazione da parte dei giudici di sorveglianza di Perugia e Spoleto su come sarà scontato il rimanente anno di condanna. Confermata la sconfitta sostanziale del teorema, l'eclissi dell'ipotesi associativa e le condanne a 12 e 11 mesi per Dario Polinori e Damiano Corrias (morto lo scorso settembre). Così come le assoluzioni di Andrea e Fabrizio (anche lui morto, nel giugno 2010). Confermato anche che il vero nemico da abbattere era Michele, il quale si è sempre rivendicato come anarchico e ha gestito il processo a testa alta, oltre alle lotte dove è stato compagno instancabile in questi sette anni, come lo era prima. Per questo ora rischia di tornare in carcere. Ha fatto sapere, tra l'altro, che rifiuterà ogni ipotesi di servizio sociale.
    Niente ci aspettavamo dai tribunali borghesi, niente ci aspettiamo da una legge complice ed artefice dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La condanna proletaria ricade su chi sfrutta, chi licenzia per maternità, infortuni, malattia. Su chi ti insulta perché al lavoro non sei abbastanza veloce o su chi si crede qualcuno solo perché è un "padrone". Su chi offende la terra e opprime la natura. La vostra condanna per noi è un merito.

LO STATO SI ABBATTE E NON SI CAMBIA.
FORZA MEC SIAMO TUTTI CON TE!!!!!!

Solidarietà
Venerdì, aspettando la Cassazione, 40 compagni si riuniscono a Casa Rossa in assemblea permanente. Non arrivano notizie, e comincia a circolare la voce che la sentenza sarebbe giunta l'indomani. Così l'assemblea degenera in vino e attorno al braciere. Lo Spirito, in tutti i sensi, della Solidarietà.
In 4 si dorme da Michele, per salutare le guardie se dovessero venire.
Alle 14 arriva la notizia: confermata la condanna a 2 anni e 3 mesi. Solo a Michele, il teorema crolla, tutti gli altri assolti o quasi. Lo Stato non perdona chi si è sempre rivendicato anarchico.
Nuova assemblea, alle 16. Tanti compagni, radunati in pochi minuti. Si finisce, tanto per cambiare, a sera tarda. Si dorme di nuovo, in tre, dal compagno. Ancora i CC non si sono visti. Aspettano che Michele sia solo?
Ma Michele non sarà mai solo!

altro comunicato su:
http://www.anarchaos.org/2014/06/quando-aiutare-la-vita-vuol-dire-essere-terrorista/

Altri ce ne sono in giro...da vari gruppi e con varie letture

30 giugno 2014

COMUNICATO DI GIANLUCA DAL CARCERE DALL'AS2 DI ALESSANDRIA


Cari compagn*,
torno a farmi sentire per una noiosa puntualizzazione dovuta a una spiacevole e superficiale iniziativa di anonimi “compagn*” che hanno dovuto, con la fretta di chi è “liber*”, diffondere un comunicato in cui si dice che il sottoscritto avrebbe nominato un nuovo avvocato di fiducia, notizia completamente falsa.
Posso comprendere qualunque pasticcio burocratico o insopportabile formalità errata, diatribe o schizofreniche “anomalie” della società civile, discussioni – di cui non me ne frega niente – ma sarebbe stato il caso che fossi stato contattato per dei chiarimenti, prima di mistificare la realtà dei fatti e buttare lì una notiziola (senza fondamento) dell’ultima ora così, tanto per scrivere e senza calcolare la confusione che si è concatenata.
Sono sempre qui – purtroppo – a disposizione se mi si vuole chiedere qualcosa, non mi pare di essere mai stato repulsivo o mi sia negato. Capisco che non ci si renda conto di cosa voglia dire star  chiusi 24h su 24 in queste sezioni asettiche su misura, in balia degli sbalzi di umore – meglio per voi -.
Ogni avvenimento viene accentuato in maniera esponenziale dall’eco dell’isolamento, in maniera incontrollata e sono esposto agli eventi, perfino i più banali.
Io non posso, come là fuori, fare una semplice telefonata o passare da qualcuno per dirgli ciò che ho da dire, passano giorni prima che una mia parola arrivi a qualcuno, se arriva.
Non si può capire, lo so, ma bisogna fare attenzione perché ogni ulteriore stress, oltre a quelli che già mi affliggono, non mi fa per niente piacere.
Non voglio inquisire nessuno ma questa volta sono stato fin troppo buono, la prossima no.

Gianluca
20 giugno 2014
C.R San Michele

per scrivergli:
Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)


ARRESTI DEL 3 GIUGNO: RIESAME

Il Tribunale del Riesame ha in buona parte confermato le misure cautelari emesse dal GIP il 3 giugno scorso.
Escono dal carcere, ma per andare agli arresti domiciliari, Beppe, Daniele, Francesco, Marianna e Nicolò .
Confermata la misura per tre delle quattro persone che già si trovavano ai domiciliari.
Rimangono in carcere Andrea, Fabio, Michele, Paolo, Toshi, Chiara, Claudio e Niccolò.
Per scrivere a tutti loro:

Andrea Ventrella C.C. Via Port’aurea, 57 - 48121 Ravenna;
Paolo Milan e Toshiyuki Hosokawa C.C. Località Les Iles, 14 - 11020 Brissogne (Aosta);
Michele Garau C.C. Strada Quarto Inferiore, 266 - 14030, località Quarto d’Asti, Asti;
Fabio Milan C.C. Via del Rollone, 19 - 13100 Vercelli;
Niccolò Blasi C.C. San Michele strada Casale, 50/A - 15121 Alessandria;
Zenobi Chiare Alberto Claudio C.C. Via Maria Adelaide Aglietta, 35 - 10151, Torino.
macerie @ Giugno 26, 2014