23 ottobre 2016

ALFREDO E ANNA INTERROMPONO LO SCIOPERO DELLA FAME


jumping on a wire 
Da Croce Nera Anarchica 
Il 22 ottobre Alfredo e Anna interrompono lo sciopero della fame iniziato rispettivamente il 3 e il 10 ottobre.
In seguito alla fine dell’isolamento.

seguiranno aggiornamenti

Qui i comunicati dell'inizio dello sciopero della fame dei due compagnx

COMUNICATO DEL COMPAGNO ALFREDO COSPITO SULL'OP. SCRIPTA MANENT

da Croce Nera Anarchica
 
Valentina, Danilo, Anna, Marco, Sandro, Daniele, Nicola amici, fratelli, sorelle, compagni, compagne sono stati arrestati e riarrestati.
Dovrei propinare la solita solfa sull’ennesima montatura. Invece voglio parlare del perché sono stati arrestati. Perché fratelli e sorelle hanno colpito, si sono stufati di aspettare, hanno ignorato le decisioni della maggioranza e sono passati all’azione.
Rimango comunque ottimista e di buon umore perché la logica dell’ “1+1=2” mi dice che i compagni-e che hanno colpito sono ancora in libertà quindi in grado di colpire di nuovo.
Il potere non reprime a caso. Oggi vuole isolare e annientare una parte del movimento anarchico che per quanto “esigua” è riuscita a spezzare le catene che la legavano alla “vecchia anarchia sociale”.
Un anarchismo sociale che ricerca in maniera suicida e compulsiva il “consenso a tutti i costi”.
Annacquando di continuo le proprie istanze.
Al potere fa comodo questa visione che non và “mai oltre” al contrario teme quegli anarchici che non si fanno legare le mani dal “consenso” perché convinti che solo l’azione (non dalle teorie astratte o dalla ricerca-inseguimento del “popolo”) nasca la strategia, la strada da percorrere.
Non voglio entrare nel merito delle “accuse” e delle così dette “prove”. L’unica cosa che mi sento di dire e che i fratelli e sorelle della FAI-FRI hanno sempre rivendicato a testa alta davanti ai porci togati i propri meriti le proprie azioni assumendosene le responsabilità, sputando loro in faccia, come facemmo noi a Genova.
La mia priorità assoluta non è uscire a tutti i costi dal carcere ma di uscirne a testa alta senza aver rinnegato niente di quello che sono stato, e che sono.
Uscirò con le buone o con le cattive, quello dipenderà dalle mia forza, dalle mie capacità, dalla forza dei miei fratelli e sorelle fuori ma sicuramente né uscirò a testa alta.
La mia complicità ideale va ai fratelli e sorelle della “Cooperativa Artigiana Fuoco ed Affini”-FAI, ai fratelli e sorelle della FAI-RAT(Rivolta Anonima Tremenda) ed ai fratelli e sorelle della Narodnaja Volja – FAIchiunque essi siano, dovunque siano.
La mia complicità ideale va all’anarchismo d’azione che in forme nnuove sta risorgendo in mezzo mondo dopo un lungo letargo.
Avanti senza paura.
Il futuro è nostro.
Pensiero e Dinamite
Alfredo Cospito

NUOVA USCITA DELLE ED.ANARCHICHE "EL RUSAC": LA RIVOLUZIONE SENZA ATTESA

NUOVA USCITA DELLE EDIZIONI ANARCHICHE “EL RÙSAC”
Collana “Libri”
Maria Nikiforova
La Rivoluzione senza attesa

Prezzo di copertina: 8euro per i distributori sconto del 50%
Pagine: 128

Brano tratto dall'introduzione all'edizione francese.

Fino a dove spingere il processo rivoluzionario quando questo non porta che ad un cambiamento al vertice dello Stato? Quando gli operai si stanno impossesando delle fabbriche e i contadini delle terre, come fare affinché la sedia del potere resti vuota e soprattutto le sue gambe vengano frantumate? Che fare quando la contro-rivoluzione arriva da ogni parte? Come evitare di cadere nella trappola di “fare la guerra” a scapito di “approfondire la rivoluzione”? Come riconoscere i falsi amici tra i rivoluzionari dalle intenzioni tuttavia sincere? Quali sono le conseguenze del coordinarsi con gruppi autoritari in un “fronte comune”? Quest’ultimo tipo di strategia sembra in questo caso impossibile senza rinunciare a parte delle proprie idee, ed è d’altronde questa la conclusione che trarrà Maria Nikiforova dopo aver sperimentato un’alleanza con i bolscevichi. Seguiamo il suo percorso non per rallegrarci delle sue alte gesta militari, ma come un’esperienza di situazioni piene di sconvolgimenti rivoluzionari e di difficoltà, come una finestra per affrontare una storia fatta da una successione di possibili non necessariamente accaduti.

Per chi desidera richiedere copie scrivere a:

edizionielrusac@autistici.org

18 ottobre 2016

15 OTTOBRE 2011 - LATERIZIO

da informa-azione.info
Riceviamo e diffondiamo:

Laterizio

Sono un mattone delle mura aureliane, ma mi piace pensare che in fondo sono una pietra come le altre. Ero argilla, terra cruda, prima di passare nel forno. Dopo la mia trasformazione una mano abile mi ha innalzato qui sopra quella che oggi chiamate porta S. Giovanni. Una posizione privilegiata per osservare non c’è dubbio. E io da 17 secoli osservo l’umanità passare attraverso le soglie di Roma. Ho visto l’artigiano che mi ha forgiato, ma non riesco a scordare gli occhi del suo schiavo, un giovane ragazzo che avrebbe preferito di gran lunga fuggire, o anche trovare la morte piuttosto che declinare la sua vita al padrone.

Ho visto il carpentiere portarmi su in alto, ne ho visti molti precipitare. Le mura si sa le costruiscono coloro che ne beneficeranno di meno. Anche in quel periodo, il III secolo, si parlava di crisi. Una crisi del tradizionale sistema economico, un periodo di instabilità con quelli che voi chiamate “barbari” che spingevano ai confini dell’Impero, lo scontento degli humiliores che sfociava spesso in sedizione. Quante volte ho visto le legioni imperiali affogare nel sangue i tentativi della plebe di cambiare la propria vita.

All’ombra delle mura di cui faccio parte ho sentito confabulare, congiurare, cospirare, arringare il popolo: “Che vengano i germani, che distruggano quest’impero maledetto”.

Ho visto i Visigoti di Alarico e i Vandali di Genserico con le loro orde travolgere le mura e saccheggiare la città eterna. E più in la i lanzichenecchi di Carlo V che vennero a punire il nuovo imperatore che si faceva chiamare Papa: come ogni sovrano regnava nella corruzione e nel terrore. Ma a pagare le scelte dei signori è il popolo stesso che ha eretto e solidificato le mura delle maestose città.

Ho visto la Repubblica Romana ed i suoi ideali di libertà decapitati nuovamente dall’oppressore. Ho visto delle orrende palle di fuoco cadere dall’alto. Ho visto imponenti esseri d’acciaio solcare in cielo in grandi guerre mondiali. Ho visto delle milizie con la camicia nera scimmiottare la mitologia dell’antica Roma per difendere le proprietà e l’ordine dalla stessa popolazione che dicevano di rappresentare.

Avrei voluto gridare che la Storia, vista come il solco tracciato dalla ruota del carro dei vincitori, è una menzogna, una menzogna insanguinata, un incubo da cui risvegliarsi. Avrei voluto gridare a tutti quelli che passano di lasciar perdere i grandi condottieri, gli Imperatori i Re, i Papi, gli statisti e i Presidenti e pensare, immaginare, sognare lo schiavo in rivolta, l’eretico, la prostituta ribelle che arringa la folla, il bambino che raccoglie una pietra e la scaglia sul soldato. Avrei voluto gridare. L’ho fatto. Ma lo sapete, la mia voce è muta.

Ma vedo ancora bene e sento i vostri discorsi, sento la rabbia la frustrazione ma anche la rassegnazione e la morte di ogni speranza. Vi sento dire che niente cambierà che è tutto inutile. La più grande menzogna che la democrazia – la nuova forma subdola di dominio- vi ha inculcato è che tutto è destinato a rimanere così per sempre. Perché d’altronde questo, è il migliore dei mondi possibili: quello dell’Economia.

Pensate che i grandi avvenimenti storici sono già tutti avvenuti e di non essere parte di nessun movimento tellurico della Storia. Pensate di essere gettati sul binario da seguire che è quello del lavoro, della noia, della sottomissione e del divertimento come palliativo.

Non è vero. Avete la scelta.

Ho visto, dalla mia posizione privilegiata, una fiumana di gente correre in direzione di piazza San Giovanni, il 15 ottobre del 2011. Dietro di essa una decina di mostri meccanici rincorrerla e girare all’impazzata, seguita a piedi dai gendarmi del vostro tempo, con le loro corazze forgiate apposta per fronteggiare le sedizioni urbane. Avevano la stessa faccia dei legionari e dei soldati del Papa, massacratori di ribelli nei secoli orsono. Ho visto giovani infuriati attaccarli con impeto, spazzando via con un calcio la paura, proprio come rimandavano indietro degli strani cilindri che sputavano un fumo urticante. Ho visto la folla silenziosa diventare classe pericolosa, accerchiare e uccidere col fuoco il mostro meccanico, e far fuggire a gambe levate le guardie vilmente nascoste al suo interno. Ho visto vergare sopra un altro muro “Oggi abbiamo vissuto”. Ho sentito urla, incitazioni, risate, bestemmie, maledizioni, grida di gioia e di paura. Questo grido lo brama ardentemente il brivido sottile che corre lungo le innumerevoli schiene. Per l’esistenza più profonda, inconsapevole della massa, le feste di gioia e i falò sono solo lo spettacolo nel quale essa si prepara all’istante dell’emancipazione, a quell’ora in cui il panico e la festa, riconoscendosi fratelli dopo una lunga separazione, si abbracciano nell’insurrezione rivoluzionaria.

Guardavo tutto dall’alto ma volevo far parte anche io della battaglia, cadere sulle teste dei nemici, raggiungere finalmente il suolo per essere preso da una mano lesta, non volevo e non voglio essere muro, voglio essere breccia, voglio volare.

La lenta stratificazione delle epoche storiche alla quale assisto impassibile mi ha insegnato che gli oppressi non hanno nulla da guadagnare da mura di cinta, galere, e confini.

Da qui vedo i grandi palazzi del commercio e della finanza, i luoghi di culto della rassegnazione e quelli del denaro: sono già rovine prima di decadere. All’ombra di ogni tempio nascono degli eretici così come all’ombra delle mura, tra i passanti, nasce e si diffonde il pensiero e la pratica sediziosa della solidarietà e della condivisione.

Le pietre passano di mano in mano.





RADIOCANE: FARE LA PROPRIA PARTE - DAL PIEMONTE AL KURDISTAN

da radiocane
Da un lato il tentativo di intralciare la pioggia di restrizioni e misure giudiziarie distribuite a piene mani dalla procura di Torino sulle varie situazioni di lotta. Cambiare strategia: un posizionamento individuale a fronte dei meccanismi repressivi che negli ultimi mesi si è diffuso e, in Val Susa, ha trovato il sostegno collettivo che porta anche alla nascita  della campagna “io sto con chi resiste”. Dall’altro lato, il Kurdistan, gli attacchi della Turchia alla resistenza curda e la necessità di difendere ed appoggiare l’esperienza rivoluzionaria in Rojava.
Un approfondimento a partire dall’opuscolo “Noi, semplicemente, facciamo la nostra parte”.

ascolta:

Fare la propria parte: dal Piemonte al Kurdistan

SARDEGNA: RUMORI DAL CONFINO - TESTO DEL COMPAGNO ANARCHICO MICHELE


sbirri-1080x675
da croce nera anarchica

N.D.S.
La notte trail 20 e il 21 aprile 2016, durante un ‘’controllo’’ di polizia su due persone che zitte zitte se la pisciavano in un aiuola nel buio desolante di Lungarno Generale Dalla Chiesa a Rovezzano (FI), un gruppo di persone, decise a non sottostare più al controllo da parte degli aguzzini dello stato, si oppone a questi ultimi e in qualche modo riesce ad evitare che i propri amici e compagni vengano portati via. Di li a poco (con una celerità che ha dell’incredibile), di fronte al locale dove il gruppo di compagni si gode un concerto, si materializzano una decina di volanti tra carabinieri, polizia e municipalotti (e, ovviamente, anche la DIGOS, immancabile in questi casi). Come è loro consueto fare, si scaraventano fuori dalle volanti, già col manganello in mano, e si lanciano sulle prime persone che incontrano (palesemente feriti nell’ orgoglio per il mancato arresto dei due pisciatori anonimi). Quello che forse non si aspettano è di trovarsi di fronte persone decise a resistere all’ ennesima operazione sbirresca, pronte a tutto pur di opporsi alla prepotenza dei cani da guardia dello stato. Ne scaturisce ovviamente uno scontro, Michele viene subito buttato in terra e ammanettato, e poco dopo caricato in volante. Il bilancio parla di 14 sbirri feriti e 3 compagni anarchici arrestati: Michele, e subito dopo Alessio e Francesca, presenti anche loro ad assistere a quel teatrino di ordinaria repressione. Le accuse: Resistenza pluriaggravata, Lesioni a pubblico ufficiale, Oltraggio e Danneggiamento aggravato.
Ma la notte non finisce con le sirene che corrono verso la Questura di Firenze. Mentre i tre erano intenti a prendere schiaffoni in questura, 4 molotov contro la stazione dei carabinieri di Rovezzano illuminano la notte fiorentina, danneggiandone parzialmente la facciata. A seguito di ciò, i tre venivano portati nel carcere di Sollicciano la mattina dopo, dove Alessio e Francesca soggiorneranno per 3 giorni, mentre Michele spenderà due settimane.
Rumore dal confino
“Sono passati quasi sei mesi da quella notte, e ad oggi le misure di custodia cautelare restano invariate. Dopo carcere e domiciliari, arriva l’obbligo di dimora, una misura cautelare non diversa dal confino.
Le accuse sono chiare esattamente come l’intento dell’accusa: Dividere i compagni per mandarli il più lontano possibile dai propri solidali, e renderli così ‘’innocui’’. In merito a ciò, nell’ arco di sei mesi, le istanze di scarcerazione vengono respinte adducendo le scuse più disparate, dal pericolo di reiterazione considerata la premeditazione, al ‘’mancato pentimento’’ da parte dei tre.
Il 10 ottobre c’è stata l’udienza di apertura del processo per i fatti di Rovezzano, di fronte al giudice Di Girolamo e al PM Ledda, quest’ultimo agguerritissimo e più che deciso ad opporsi alla revoca delle misure di custodia cautelare che, in questo caso specifico, potrebbero protrarsi per 2 anni.
Detto ciò, mi sento di fare un paio di doverose considerazioni. Hanno parlato di ‘’pericolo di reiterazione’’ e ‘’mancato pentimento’’, e per quanto mi riguarda hanno assolutamente ragione. Quella notte a Rovezzano  ho opposto resistenza, ho cercato di impedire alla sbirraglia di compiere ‘’il proprio lavoro’’, dal momento che il loro lavoro non  è altro che l’espressione violenta della funzione repressiva dello stato, consiste nel limitare la nostra libertà, ed eliminare chi, con caparbietà e rabbia, cerca giorno per giorno di ribaltare la realtà attuale, andando contro stato e potenti, sempre a testa alta e senza temere le conseguenze repressive. E’ una pratica che nel tempo ho fatto mia, che sento giusta e necessaria, oggi più che mai, e alla quale mai rinuncerò.
Il mio è un appello a tutt* per la complicità, perché la pratica dell’opposizione al controllo da parte del braccio armato (e non) della macchina repressiva dello stato diventi consuetudine,  che ai manganelli venga risposto con i bastoni e le bottiglie e che le nostre notti siano illuminate di mille fuochi.
Che sappiano che nulla spegnerà il fuoco che ho in corpo, che so aspettare, e che tornerò al fianco dei miei compagni, più deciso che mai a mettere a ferro e fuoco tutto ciò che di marcio esiste intorno a noi.
E che guardie e governanti si ricordino che La mia Passione per la Libertà, è più forte di ogni autorità.
E che tremino a questo pensiero.”
                                                                                                                                                                                                        Michele (Dal Confino in Sardegna)

SASSARI: INTERROTTO SEMINARIO DELLA MARINA MILITARE ALL'UNIVERSITA'

Riceviamo e diffondiamo:

INTERROTTO SEMINARIO DELLA MARINA MILITARE ALL'ATENEO TURRITANO. 

Giovedì 13 ottobre un gruppo di studenti e militanti dei movimenti contro l'occupazione militare della Sardegna hanno interrotto un seminario tenuto da graduati della Marina Militare de La Maddalena presso l'aula Mossa della facoltà di giurisprudenza di Sassari.
Il seminario in questione fa parte di una serie di incontri voluti a presentare il nuovo corso di studi in Sicurezza e Cooperazione Internazionale,attivato quest'anno all'ateneo Turritano in collaborazione con l'Esercito Italiano.
I contestatori,a seminario appena iniziato,hanno esposto uno striscione recante la scritta "Fuori la guerra dall'università" interrompendo i militari e impadronendosi del microfono così da spiegare ai partecipanti i motivi dell'azione, denunciando la subdola funzione del corso di laurea pensato con l'obbiettivo di formare figure professionali che si posizionino a metà strada tra l'ambito civile e quello militare.
Durante l'intervento altri militanti hanno distribuito il volantino sottoriportato per poi scandire cori contro la militarizzazione dell'università.


COMO: COMUNICATO DI AMMUTINAMENTO AI FOGLI DI VIA



PISA: SCIENTISMO - LA NOTTE DEI RICERCATORI VIVENTI..

da informa-azione.info
Riceviamo e diffondiamo il testo del volantino diffuso a Pisa in occasione della notte dei ricercatori, il 30 settembre 2016:

BRIGHT NIGHT : LA NOTTE DEI RICERCATORI VIVENTI

“La macchina gira, gira, e deve continuare a girare, sempre. E’ la morte se si arresterà. Un miliardo di persone formicolavano sulla terra. Le ruote cominciarono a girare. In centocinquant’anni ce ne furono due miliardi. Fermate tutte le ruote. In centocinquanta settimane non ne rimane, ancora, che un miliardo; mille migliaia di migliaia di uomini e donne sono morti di fame. Le ruote devono girare regolarmente, ma non possono girare se non sono curate. Ci devono essere uomini per curarle, uomini costanti come le ruote sul loro asse, uomini sani di mente, uomini obbedienti, stabili nella loro soddisfazione.”

Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo

Franz Kafka, nel 1919, scrisse la storia del comandante di una colonia penale, che un giorno costruì una macchina per le esecuzioni. Morto, l’incarico passò ad un ufficiale, che non fece passare giorno senza cercare di rendere più efficiente e doloroso il momento finale dei condannati. Ottenne talmente tanto successo, che il nuovo comandante sospese le condanne in quanto tutto il processo era divenuto inumano. Venuto meno lo scopo della sua vita l’ufficiale si uccise, dopo aver sabotato la macchina, in modo da divenirne l’ultimo sacrificio alla sua dea.
Sono passati almeno centocinquant’anni dall’illuminismo e dalle prime innovazioni industriali, e ancora non ci siamo stufati del positivismo scientifico, che promette di risolvere i problemi dell’umanità col progresso?

No, perché anche questa sera a Pisa ci viene promesso che la ricerca scientifica risolverà i problemi del mondo. Anche questa sera ci verranno fatte promesse che non potranno essere mantenute, anzi.
Noi vediamo una realtà opposta. Vediamo un mondo scientifico che deve trovare i modi per gestire la distruzione industriale causata nel passato recente: deve riuscire a produrre i puntelli necessari a non far crollare tutta la nostra società. Ma è proprio per questo che non potranno che essere fallimentari le loro promesse.

Dopo queste soluzioni, se mai arriveranno, si presenteranno altri problemi, più grandi, a cui occorrerà trovare altre soluzioni, sempre più impattanti: non viene modificata la logica di base della società, ma si trovano solo soluzioni puntuali. Già adesso stiamo entrando a gamba tesa all’interno del mondo nanometrico, nucleare e genetico in maniera irreversibile. Ogni ulteriore “soluzione” sarà sempre più sconvolgente, e definitiva. Come hanno fatto i nostri genitori, anche noi stiamo ipotecando il mondo dei nostri figli. Peccato che se i nostri genitori lo hanno fatto con tecniche che avrebbero avuto ricadute a breve termine, quanto a lungo continueranno ad essere nocive le scorie nucleari delle nostre soluzioni d’emergenza?
Ma sfatiamo un mito, per cominciare. A chi governa il mondo non interessa che le persone stiano meglio, ma che ci siano più schiavi da sfruttare per aumentare la produzione di merci e profitto. Se la logica del mondo rimane quantitativa (ovvero produrre più merce, consumare più energia, costruire città più grandi e più alienanti), come possiamo pensare che le soluzioni che essa stessa propone siano davvero soluzioni? Sono solo olio nei suoi meccanismi, che permettono alle ruote di girare.

Ma cosa producono le ruote che girano, oltre alle comodità della civiltà di cui andiamo fieri? Una crescita demografica esponenziale ed inarrestabile, ecologicamente insostenibile, che genera solo povertà, fame, migrazione (già Malthus parlava della crescita geometrica della produttività che non può rendere sostenibile l’aumento della popolazione, niente di nuovo sotto il sole). La distruzione degli ecosistemi, e delle culture che permettevano la vita dell’uomo perché portavano in se le conoscenze di come procurarsi il cibo nonostante le difficoltà ambientali, causata dalla desertificazione e la siccità, i cambiamenti climatici, la deforestazione, l’introduzione di monoculture (caffè, palma da olio, tè, soia, allevamenti intensivi, sia ittici che terrestri) che genera solo povertà, fame, migrazione. Ci sono 161 guerre sul pianeta in questo momento, e metà della popolazione mondiale vive intorno alle metropoli, dando vita a bidonville e favelas. E potremmo continuare per ore, ma basta guardarsi intorno per percepire il vicolo cieco in cui ci troviamo.

Anche se troviamo la cura per il cancro, ci condanneremmo solo a trascorrere ancora più tempo a lavorare in una città grigia. Anche se riusciremo a salvare qualche specie carismatica dall’estinzione con l’ingegnera genetica, perderemmo comunque tutta la variabilità che si portava con se. Anche se capiremo cos’è l’uomo e come funziona la sua rete neurale, non capiremmo cosa lo rende umano. Altro non saremo che golem, di cui possiamo riprodurre forse la composizione chimica e genetica, ma dopo aver distrutto il pianeta ed il nostro futuro, cosa ci resterà?

La logica quantitativa è una logica di accumulazione, è una logica autoritaria, basata sul profitto, che in questa società capitalistica e gerarchica trova la sua massima affermazione. Noi cerchiamo una logica della qualità, che renda le nostre vite degne di essere vissute indipendentemente da quanto produrremo, da quanto ci arricchiremo, da quanto vivremo. Siamo sabbia, non olio, negli ingranaggi della macchina mortifera.

Garage Anarchico
Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 Zona San Martino Pisa - Aperture Merc-ven 17.00-20.00

SCRIPTA MANENT: ANNA E ALFREDO IN SCIOPERO DELLA FAME CONTRO L'ISOLAMENTO

da Crocenera:
Il compagno anarchico Alfredo Cospito è entrato in sciopero della fame il giorno 3 ottobre scorso.

Le motivazione per questo sciopero della fame sono l’isolamento a cui, tra il gesto di solidarietà per le CCF e l’operazione “Scripta Manent” , è sottoposto da più di un mese, ed il divieto di incontro con il compagno anarchico Nicola Gai.

Solidarietà e complicità con Alfredo!

Solidarietà e complicità con Nicola, Sandro, Marco, Anna, Daniele, Danilo e Valentina!

Rompiamo l’isolamento!

Che ogni giorno del loro isolamento faccia esplodere mille azioni in questo mondo!

Apprendiamo che anche la nostra compagna Anna Beniamino, oggi 10 ottobre , da inizio a uno sciopero della fame.

Le motivazioni dello sciopero, vale lo stesso per il nostro compagno Alfredo Cospito, sono l’isolamento a cui tutti loro arrestati nell’operazione “Scripta Manent”sono sottoposti dal giorno dei loro arresti.

Ribadiamo la nostra affinità e complicità!

Nulla finisce, tutto continua…


CNA



Comunicato di Anna:

Oggi lunedì 10 ottobre ho deciso di iniziare lo sciopero della fame contro l’isolamento a cui sono sottoposta, come gli altri compagni coindagati, dal momento del nostro arresto il 6 settembre scorso, preso atto che questa situazione continua nonostante il trasferimento nelle diverse sezioni AS2 e l’avvenuto interrogatorio di garanzia.
In solidarietà con Alfredo Cospito in sciopero della fame dallo scorso 3 ottobre, in isolamento nell’AS2 di Ferrara.
Sono cosciente di utilizzare lo strumento dello sciopero della fame come minimo segno di reazione alla barbarie connaturata a cattività ed autorità.
Mantengo come sempre l’anarchia nel cuore e nella testa, amore e rispetto per tutti i compagni mai domi fuori e dentro le carceri, la rabbia tra i denti ed il sorriso sulle labbra.

Anna

RADIOCANE: COMO - UN'ESTATE ALLA FRONTIERA

da RadioCane
Non pochi hanno ormai individuato nella cosiddetta “questione delle frontiere” il buco nero di un presente fatto di bombardamenti, saccheggio, sfruttamento e distruzione della vita, in ogni sua forma. Come affrontare l’esercito degli zombie che vorrebbero evitarne le ricadute, triturando tutto in un fango di campi profughi, Cara, Sprar e minchiate di ogni genere amministrate con bonomia poliziesco-planetaria e da ferree determinazioni politico-mediatiche, nessuno davvero lo sa. E spesso capita di navigare a vista.
L’estate scorsa a Como centinaia di migranti si sono accampati presso la stazione della città a causa dell’improvvisa riesumazione delle frontiere svizzere. In quel contesto, diversi compagni hanno deciso di intervenire, cercando di muoversi tra le maglie delle numerose difficoltà e contraddizioni di una simile situazione. Dalla voce di alcuni di loro la narrazione di questa estate comasca e qualche spunto di analisi.
Per saperne di più: http://yallahcomo.wordpress.com/

ascolta:

Como: un’estate alla frontiera

RADIOCANE: TANTO PER COMINCIARE - NUOVA OCCUPAZIONE STUDENTESCA A MILANO

Da RadioCane
Tanto per cominciare si potrebbe farla finita. Con che cosa? A scelta, in ordine sparso, secondo i gusti. In fin dei conti c’è l’imbarazzo della scelta. A pochi giorni dall’inizio dei rituali di mobilitazione studentesca, alcuni ragazzi sembrano partire da qui, con una nuova occupazione in pieno centro a Milano, via Lanzone, per scrollarsi di dosso un certo immobilismo studentesco. A caldo, due voci degli occupanti.
ascolta:

Tanto per cominciare. Nuova occupazione studentesca a Milano

17 ottobre 2016

1° ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA PER XIII INCONTRO PER LA LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

I° Assemblea organizzativa
XIII INCONTRO PER LA LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA
Domenica, 23 ottobre 2016, ore 13.00
Via Ponchia, 8 – Quartiere Monterosso – Bergamo

L'Assemblea è aperta a tutte e tutti coloro che condividono la critica alle logiche e alle pratiche di sopruso e di sfruttamento operanti sul Pianeta e sui suoi abitanti e che al contempo sentono il desiderio e la necessità di confronto e di approfondimento uniti alla volontà di apportare il proprio contributo teorico/pratico diretto alla realizzazione di un modo diverso di coabitare con e sulla Terra. Insieme per lottare contro un paradigma antropocentrico e un sistema di potere che schiaccia e stritola nei suoi ingranaggi ogni essere vivente e ogni anelito di libertà.

L'Assemblea sarà preceduta da un'iniziativa di disturbo della caccia sul territorio bergamasco, territorio dove questa pratica di violenza e sopraffazione è purtroppo largamente diffusa.

Ritrovo iniziativa disturbo della caccia: Bergamo (il luogo preciso verrà comunicato in seguito) – ore 06.00. È possibile, previo accordi, essere ospitati per la notte precedente (indicazioni al riguardo verranno fornite a breve).

Per informazioni: info@incontroliberazioneanimale.net

16 ottobre 2016