30 aprile 2013

OTTO ORE DI LAVORO, OTTO DI SVAGO, OTTO DI SONNO? Per la distruzione del lavoro e la dittatura del tempo


riceviamo e diffondiamo

OTTO ORE DI LAVORO, OTTO DI SVAGO, OTTO DI SONNO?
Per la distruzione del lavoro e la dittatura del tempo - contro l'alienazione capitalista e il dominio lavorativo

Era il 1855 quando in Australia venne coniato lo slogan "otto ore di lavoro, otto di svago, otto di sonno".
Dopo la Prima Internazionale ne scaturì una proposta concreta, ovvero "reclamare i diritti lavorativi limitati in otto ore giornaliere di lavoro".
Da questo momento in poi questa proposta diventerà la base sindacale e non per i diritti dei lavoratori, una proposta e una frase che poneva alla luce del giorno la prostituzione lavorativa, nella quale il lavoro salariato rappresentava una parte essenziale e sostanziale della vita di ogni individuo.
Nata nel 1882 dai Cavalieri del Lavoro, il Primo Maggio si proponeva di essere una giornata in cui poter manifestare liberamente e festeggiare i diritti dei lavoratori.
Ma quali diritti? ma quale lavoro?
Una giornata per festeggiare l'elemosina che giorno per giorno milioni di individui mettono in atto, una giornata per commemorare la strisciante supplica di una prostituzione salariata per il raggiungimento di un'utopica ricchezza dalla quale poi verrai depradato dagli stessi che ti hanno "arricchito".
Non riconosciamo il primo maggio come giornata di lotta o di festa.
Non esiste un giorno per l'abolizione del lavoro, delle sue branchie e delle sue teste. Il lavoro, il capitale e le sue forme di dominio e sopraffazione esistono ogni giorno; giorno per giorno bisogna demolirle.
Il primo maggio non per commemorare, nè tanto meno per festeggiare l'avvilimento e la mendicità con toni partitici e nazionalistici, ma un giorno per rilanciare la distruzione e la liberazione dal lavoro, dalla società capitalistica, dalla schiavitù moderna in tutte le sue forme e per soffocare il virus della prostituzione lavorativa generalizzata.
Non reclamiamo nessun diritto, non riconosciamo nessun dovere e nessun lavoro, ma ci riprendiamo ciò che ci appartiene, ciò che non è mai stato vostro.
Dalle sanguinose repressioni del 1886 agli innumerevoli arresti di anarchici/e e rivoluzionar*, alle rivolte di Haymarket (Illinois), alle condanne a morte di Chicago del 1887, alle montature statali e mediatiche, fino ad oggi siamo contro il lavoro e le menti che lo producono.
Sin dalle origini gli stati, i regimi e i poteri forti hanno tentato di appropriarsi della "festa dei lavoratori" con la repressione o, come nella dittatura mussoliniana, tentando di farla propria spostandone la data al 21 Aprile, data del natale di Roma.
Non si tratta di non voler far fatica, si tratta di non sottostare alla democratica dittatura del tempo salariato.
Lo stato ci dice "chi vuole vivere deve lavorare", ma il " diritto" di vivere non si mendica, non si guadagna, ma si prende!

Anarchiche e Anarchici


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