25 luglio 2016

SARDEGNA: PRESIDIO CONTRO FABBRICA DI BOMBE

da rompere le righe

Viveri liberi dalla necessità di fabbricare armi
STOP RWM
La fabbrica di armi di Domusnovas-Iglesias, di proprietà della RWM s.p.a, settore della Rheinmetal Defense, ha un ruolo centrale nella produzione e vendita di armamenti e ordigni a paesi coinvolti in conflitti bellici in tutto il mondo.
– 40 milioni di euro il giro d’affari dell’export di armi e munizioni, bombe comprese, dalla Sardegna verso il resto del mondo nel 2015 (10 milioni in più rispetto al 2014)
– 4,6 milioni di euro in spedizioni di armi e munizioni partite dal sud Sardegna e dirette all’Arabia Saudita nel solo mese di marzo 2016 (dati Istat).
– Dal 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita e i suoi alleati conducono una feroce guerra di aggressione contro lo Yemen e utilizzano questi ordigni per bombardarne le città mietendo strage tra la popolazione.
– Oltre 6mila morti, di cui circa la metà tra i civili, oltre 20mila feriti e 685mila rifugiati dall’inizio del conflitto in Yemen (dati UNHCR).
CHI ASSISTE PASSIVAMENTE ALL’OFFESA DELLA NATURA UMANA NE È RESPONSABILE QUANTO IL DIRETTO ESECUTORE
VENERDÌ 29 LUGLIO 2016 – ORE 5,30
SIT IN 
NEL PIAZZALE DI FRONTE ALLA FABBRICA RWM A DOMUSNOVAS
SALUTIAMO L’ALBA
FERMIAMO LE BOMBE!
Campagna Stop Bombe RWM

RADIOCANE: RITORNO A RIGAER STRASSE 94


Dopo la grande manifestazione del 9 luglio scorso siamo tornati a Rigaer Strasse 94 a Berlino per farci raccontare del clima di resistenza diffusa nel quartiere e in città nelle ultime settimane, in un crescendo di azioni diurne e notturne che ha portato ad un ampio dibattito su più fronti riguardo alle pratiche messe in movimento.
Ad oggi due compagni sono ancora detenuti dopo gli ultimi scontri mentre negli ultimi giorni gli abitanti di Rigaer Strasse 94 sono rientrati nei loro spazi − benchè deturpati da sbirri e guardie private − grazie a un vizio di forma delle modalità dello sgombero.

ascolta Ritorno a Rigaer Strasse 94


BERLINO: DEMO SPONTANEE E AUTO IN FIAMME DOPO LO SGOMBERO DELLA RIGAER 94

183210 
Berlino, 26 giugno 2016
Dopo lo sgombero della Kadterschmiede nella Rigaer Strasse 94 anche nella 4a notte consecutiva ci furono delle azioni.
25 giugno e notte sul 26 giugno:
– Demo a Neukölln e Kreuzberg con un minimo di 500 partecipanti
– Sabato sera demo spontanea non autorizzata attraverso Wedding con fuochi pirotecnici, barricate e azioni
Un’auto della ditta Wall in preda alle fiamme a Wilmersdorf
– 5 auto date alle fiamme e distrutte alla Rummelsburger Bucht
– 2 auto date alle fiamme e distrutte a Wedding
Fonte: Linksunten
Traduzione dal tedesco mc, galera Salez, CH

da contra.info

UNA RESISTENZA OLTREMISURA

riceviamo e diffondiamo:

Una resistenza oltremisura

Per l'ennesima volta, la mattina del 21 luglio 2016, siamo stati svegliati all'alba della polizia. Dieci notifiche di misure cautelari preventive tra Val Susa, Val Chisone, Val Pellice, Cuneo e Torino. Questa volta, su mandato del solito pm Rinaudo, vorrebbero obbligarci a presentarci in commissariato tutti i giorni, due volte al giorno, come misura cautelare per una iniziativa del settembre 2015, quando ci recammo negli uffici della Turkish Airlines di Torino Caselle, per denunciare la politica terrorista di Erdogan e dare sostegno a chi, in Turchia e in Kurdistan, continua a resistere e a combattere.
Incredibile ma vero, mentre in Turchia dilagano le purghe e gli arresti di massa, mentre Erdogan dichiara la sostanziale destituzione del Parlamento e la sospensione della Convenzione dei diritti umani, in Italia, come in Europa, si finge di scandalizzarsi e intanto si cerca di zittire chi da tempo denuncia il terrorismo dello Stato turco, che non è certo una novità degli ultimi giorni, anzi.
Ebbene, stavolta non abbiamo nessuna intenzione di sottostare a queste limitazioni della nostra libertà.
Perché - come è esplicitato nella stessa ordinanza restrittiva - essa è finalizzata a impedirci di reiterare le condotte in questione, cioè il sostegno alla resistenza del PKK e alla lotta rivoluzionaria in Kurdistan, un sostegno di cui oggi c'è più bisogno che mai e per il quale, semmai abbiamo qualcosa da rimproverarci, è di non aver fatto abbastanza.
Perché è ora di rispondere a questo stillicidio di misure repressive con cui si stanno tentando di soffocare i movimenti di lotta, e contro la quale riteniamo sia improrogabile una risposta collettiva, ognuno secondo le sue possibilità. Soltanto tra la Valsusa e Torino, non si contano più le persone sottoposte a restrizioni. Ora basta! Gran parte di noi ha deciso perciò che non collaborerà più a limitare la propria libertà, che non si presenterà in commissariato. Noi siamo qui. Al limite andremo a raggiungere quei compagni - Luca e Giuliano - che già stanno scontando il coraggioso rifiuto di sottostare agli arresti domiciliari, e a cui cogliamo l'occasione per mandare un forte abbraccio. Se pensavate di spaventarci, avete sbagliato bersaglio.

Gli indagati e le indagate per l'irruzione alla Turkish Airlines
Torino 22 luglio 2016

Giovedì 28 luglio, ore 19:00, appuntamento a Radio Black out (via Cecchi 21/a, Torino), per aggiornamenti ed eventuali iniziative future.


MISURE CAUTELARI PER IRRUZIONE CONTRO LA TURKISH AIRLINES IN SOLIDARIETA' ALLA RESISTENZA KURDA

riceviamo e diffondiamo:
Alle sei di questa mattina, 21 luglio 2016, decine di poliziotti della Questura di Torino sono piombati nelle case di una decina di compagni/e piemontesi per notificare l'ennesima ordinanza di misure cautelari disposta dal GIP Silvia G. Carosio su richiesta del PM Antonio Rinaudo. Le misure notificate impongono a tutti/e l'obbligo di firma quotidiana, due volte al giorno.

I compagni/e sono indagati per diversi reati (resistenza, violenza privata, violazione di domicilio...) commessi il 25 settembre 2015 all'aeroporto di Caselle (To) quando un gruppo di solidali aveva fatto irruzione negli uffici della Turkish Airlines, la compagnia di bandiera turca, occupandolo per leggere un comunicato di condanna della politica turca e di sostegno alla resistenza in Kurdistan, poi pubblicato sul web (vedi sotto il testo e il link al video). Il gruppo aveva poi improvvisato un corteo nell'aeroporto con slogan e striscioni contro il terrorismo di Erdogan. 

Mentre in Turchia dilagano purghe e repressione, in Italia si cerca di zittire chi da tempo denuncia il terrorismo di Stato in Turchia, con un tempismo di cui dovrebbero vergognarsi, non conoscessimo la faccia da culo di Rinaudo e soci.

Da parte nostra, ci riserviamo di elaborare collettivamente le forme che più riterremo adeguate non soltanto per continuare a esprimere il sostegno alla resistenza del PKK e alla lotta rivoluzionaria in Kurdistan, ma anche per contrastare questo ennesimo maldestro tentativo di soffocare le lotte attraverso misure di polizia. A presto.

Link video (sub. English):

VENTIMIGLIA: "STANNO COSTRUENDO PER NOI UNA PRIGIONE"

da noborders ventimiglia

“Stanno costruendo per noi una prigione”
(cartello di un ragazzo durante l'ultima manifestazione)



Ci siamo. Dopo un mese di polemiche, ritardi e rimpalli si apre oggi il nuovo campo di “accoglienza temporanea”  per le persone senza documenti.
Il campo ha per ora una capienza di circa 180 posti ma dovrebbe venire implementato nelle seguenti settimane in modo da poter “accogliere” più persone. Sarà riservato principalmente agli uomini mentre donne, bambini e famiglie dovrebbero continuare ad essere ospitate all'interno di alcune chiese della città di Ventimiglia.  Il centro si trova ai limiti dell'area ferroviaria del Parco Roja in una zona industriale vicino alla frazione di Bevera. Hanno quindi posizionato i “moduli abitativi”in un mare di cemento, un luogo invisibile e invivibile lontano circa 5 km dal centro città .
La gestione del campo sarà  affidata alla CRI e alle forze dell'ordine, coadiuvati dalla presenza del UNHCR.  Alle associazioni sarà permesso collaborare, tramite accreditamento con la CRI,  organizzando  anche, pare, attività ludiche o formative. Giusto lo spazio per dare un volto “umano” ad un campo che è di fatto di controllo e di contenimento, per invisibilizzare chi è bloccato dal regime di frontiera.  Le strade per arrivare al centro sono due, chi avrà accesso come volontario dovrà essere accreditato quindi sarà molto facile controllare chi entra e chi esce e sarà ristretto lo spazio per la solidarietà diretta e fuori dal controllo della Prefettura.



Il centro sarà un luogo di permanenza temporanea: così viene chiamato al di fuori di ogni comprensibilità giuridica. Le persone potranno stare nel centro fino ad un massimo di 10 giorni, saranno muniti di un cartellino identificativo con nome e codice a barre. Quest’ultimo permetterà l’ingresso all’interno del centro, un meccanismo che ricorda l’entrata tramite impronte del centro di Calais; allo scadere dei giorni concessi per il soggiorno il codice non funzionerà più e dovrebbe quindi non essere permesso l’ingresso. Come un prodotto in scadenza, i migranti non sono altro che una merce nel business del regime di frontiera; chi sarà ancora bloccato a Ventimiglia dovrà decidere tra l’allontanamento (ancora da capire in che forma e una probabile deportazione) e la permanenza in Italia.  All’interno del campo, infatti, oltre ai servizi di base come il cibo e i bagni, le persone riceveranno informazioni sui diritti e le possibilità per fare richiesta d’asilo in Italia.
Il tempo di permanenza ha proprio questo scopo: rendere “edotte le persone dei diritti e le procedure  per le richieste d’asilo” nel paese. Palese l’ipocrisia: chi arriva al confine con la Francia per chiedere asilo in Italia?
Di nuovo, dopo la serie di proteste dei migranti che ci sono state in questi mesi la risposta è quella umanitaria e di un pratico confino fuori dalla città.  I migranti l’hanno detto chiaramente: vogliamo non essere invisibili e vogliamo la libertà, oltrepassare il confine. Non cibo né servizi ma solidarietà e libertà.



Nella Chiesa di Sant’Antonio erano presenti venerdì più di 400 persone. Nel corso di quella giornata è stata spiegata: l’organizzazione del nuovo centro, la disponibilità per le prime 100 persone e il fatto che dopo la colazione di Sabato mattina l’accoglienza dentro la chiesa sarebbe finita. Per tutti gli altri, fuori dal numero disponibile, non è prevista una sistemazione ma la CRI si occuperà di fornire pasti in giro per la città dando dei sacchetti alimentari.
Circa 200 persone hanno reagito alla notizia, cercando di oltrepassare il confine priorità che rimane fondamentale per tutti loro,  almeno cinquanta sono state respinte e sono tornate verso la città. Chi abbiamo incontrato ribadisce lo scarso interesse verso la propria sistemazione ma la volontà di potersene andare liberamente. Dopo la distribuzione del pasto, le persone sono state allontanate. Tanta è la confusione e in molti si sono dispersi per la città o sono rimasti di fronte alla struttura.  Chi stava cercando di monitorare la situazione sabato, è stato allontanato e trattenuto in commissariato per un’ora.
Domenica sono state tante le persone che hanno provato ad attraversare e sono state respinte, tanti hanno tentato di dirigersi verso il centro per trovare un pasto e altre informazioni.  Centinaia di persone sono disperse per i dintorni della città.
Il campo, ben nascosto dagli occhi dei turisti che vogliono godere delle bellezze della Costa Azzurra, è funzionale al contenimento e al controllo delle persone senza documenti. Il piano è chiaro: abbassare il numero di persone presenti nel territorio, confinandole ai limiti della città e lasciandone altre fuori.
Le deportazioni continueranno e andranno a colpire proprio chi rimane all’esterno di questo spazio protetto che fornisce un equilibrio che è un ricatto.
Come diceva il cartello di un ragazzo all’ultima manifestazione: stanno costruendo per noi una prigione.
Dopo mesi di rastrellamenti, deportazioni e respingimenti ci siamo: uno spazio di confine funzionale al controllo.
Non servono tante raffinate elucubrazioni per capire qual’è la richiesta di chi viaggia, l’hanno ribadito di più volte: libertà.
La costruzione di questo centro non è una vittoria. L’ipocrisia grottesca di quanto accade è palese.

Alcune e alcuni solidali di Ventimiglia

da informa-azione.info

LA POLIZIA SPARA, FERMIAMOLA!


riceviamo e diffondiamo:

Nella notte fra sabato e domenica scorsi, nei pressi di Trento, la polizia locale ha sparato a un ragazzo, durante un inseguimento di quattro minorenni su un'auto rubata. Per fortuna la ferita non è grave.

Giovedì sera, una trentina di compagne e compagni si è trovata in piazza S. Maria. Appena è passata una volante della polizia locale, i compagni l'hanno bloccata in mezzo alla strada con uno striscione ("La polizia spara, fermiamola"). Durante il blocco, interventi al megafono e volantinaggio. Dopo un po', si lasciavano passare gli altri mezzi continuando a fermare quello della polizia locale (gli agenti a bordo senza nemmeno fiatare, con i compagni intorno). Anche polizia e carabinieri arrivati dopo circa una quarto d'ora hanno mantenuto un profilo molto basso, a distanza. Buona attenzione tra la gente. Il blocco si è trasformato in un piccolo corteo, con interventi e scritte sui muri.

Mentre autorità e stampa vogliono archiviare l'episodio il prima possibile, noi non scordiamo nulla. 

Di seguito il volantino distribuito:


POLIZIA LOCALE

PIOMBO STATALE


Difendiamoci dai difensori


Mentre negli Stati Uniti un altro poliziotto ammazza a bruciapelo l'ennesimo afromericano, i pistoleri in divisa girano anche a Trento.

Quello che è successo al Bus de Vela, nella notte fra sabato e domenica, è indicativo. Quattro ragazzini fuggono dalla polizia locale su un'auto (risultata poi rubata). L'auto si rovescia, due ragazzi scappano nel bosco. Un poliziotto locale li insegue, spara e colpisce uno dei due minorenni al gluteo, trapassandogli la gamba.

Tra difese d'ufficio e versioni da affidare ai giornali, ne esce un ricostruzione che sfida ogni intelligenza, ma non la storia delle forze dell'ordine. Così come il colpo di pistola sparato dal carabiniere Placanica, durante il G8 di Genova nel 2001, sarebbe stato deviato da un cornicione prima di centrare e ammazzare Carlo Giuliani, anche in questo caso assistiamo alle traiettorie balistiche più stupefacenti: il proiettile sarebbe rimbalzato su un sasso prima di colpire il ragazzo. E la cosiddetta legittima difesa viene così reinterpretata dal comandante della polizia locale: il ragazzo in fuga era "aggressivo" e il protocollo prevede che per avvertimento si spari... per terra.

Dopo Federico Aldrovandi, dopo Stefano Cucchi, dopo Marcello Lonzi, dopo Riccardo Rasman (quest'ultimo soffocato a Trieste proprio da quattro poliziotti locali), si è sfiorato un nuovo omicidio di Stato.

La polizia locale è da tempo un corpo armato come tutti gli altri; come tutti gli altri partecipa alle retate nei quartieri, agli sgomberi di case e spazi occupati, alle deportazioni di chi non ha i documenti. Come tutti gli altri difende innanzitutto se stesso e le proprie gerarchie. La sicurezza che tutela è quella dell'autorità e del privilegio.

Mentre si leggono solo frasi ingiuriose verso i ragazzi che hanno rubato l'auto, per il poliziotto che ha sparato, invece, difese e giustificazioni (quando non il vigliacco rammarico che non abbia mirato più in alto). Che schifo.

Quella che simili episodi possano capitare soltanto ai "cattivi", tra l'altro, è una confortevole illusione. A volte basta solo un'animata discussione con qualche servitore dello Stato per subirne le ritorsioni, più o meno violente. Quando si ha un'arma d'ordinanza prima o poi la si usa. Il resto sono chiacchiere da giornale.

Chi non ha potere in questa società non sarà mai difeso da chi difende il potere nella società.

Non scordiamo nulla.

Autorganizziamoci contro le uniformi e la loro obbedienza assassina.

alcuni assillanti

RADIOCANE: SEVESO COME UN'INFANZIA - SPECIALE NOCIVITA'


La vicenda “Seveso” non è certo questione che si possa affrontare così, con qualche decina di minuti di musica e parole. Ci sarebbe così tanto da dire da scrivere decine di volumi, che di fatto sono stati scritti e di cui diamo conto qui.
Non è facile restituire all’ascoltatore di oggi i sentimenti di allora né ricostruire il gigantesco apparato di menzogna con cui è stata archiviata l’intera vicenda. Ciò che resta è l’impressione di trovarsi di fronte a un evento d’iniziazione alla catastrofe, a un’infanzia dei rapporti tra nocività, popolazioni, medicina, esercito, alle prese con i futuri problemi di coesistenza tra i veleni industriali e la vita.
Ma questa messa all’indice, l’archiviazione del caso – che ce ne consegna la vicenda come si trattasse di un pericolo corso, cui s’è posto rimedio, in un ormai remoto passato – contrasta con la semplice constatazione che, quanto d’irrimediabilmente mortifero c’è nel corso dei “normali” processi produttivi  che sistematicamente espongono a un rischio calcolato lavoratori e popolazioni, nel “momento Seveso” si manifesta assumendo molti dei tratti e degli aspetti salienti del quarantennio che gli succede ed è parte inestricabile del presente – non solo perché la diossina è ancora lì, seppellita in fusti, sotto un bosco artificialmente prodotto.

ascolta: SEVESO COME UN'INFANZIA

CADE L'ACCUSA DI DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO PER I 3 COMPAGNI SOTTO PROCESSO PER IL CORTEO DEL 24 GENNAIO

Il 14 luglio si è chiuso, in primo grado di giudizio, il secondo filone del processo per la rivolta del 24 gennaio a Cremona in solidarietà ad Emilio.
La buona notizia è la caduta del castello accusatorio per l’accusa di devastazione e saccheggio. Filippo è stato assolto, mentre Sam e Gianmarco sono stati condannati a 10 mesi (con condizionale sospesa solo per Gianmarco) per resistenza e danneggiamento. Filippo e Gianmarco sono liberi e aspettiamo al più presto Sam fra di noi.
Filippo, Sam e Gianmarco non hanno mai negato la propria storia di antifascismo ed è per questo che siamo abbastanza sollevati, almeno per quanto riguarda l’assoluzione.
Parzialmente, perché non possiamo dimenticare la galera e i tanti mesi di domiciliari subiti dai compagni. Una sentenza e il lugubre luogo del tribunale puzzeranno sempre di autorità.
Per il Comune di Cremona niente risarcimento di 200 mila euro a questo giro. Esiste un terzo filone che inizierà il 25 ottobre, riguardante Kuljit, il ragazzo infamato dal delatore Sbob. Che nessuno resti indietro contro la repressione di lorsignori.

Lo spirito del 24 gennaio continua…

COMO: AGGIORNAMENTI SU CHIUSURA DELLA FRONTIERE E RESPINGIMENTI

riceviamo e diffondiamo:

13 LUGLIO 2016: AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE A COMO-CHIASSO A SEGUITO DELLA CHIUSURA DELLA FRONTIERA E DEI RESPINGIMENTI

DISTRUGGERE LE FRONTIERE SUBITO!
NO BORDERS, NO DEPORTATIONS!


Presso tutti i valichi svizzeri si procede al respingimento, i/le migranti ritornano la sera in stazione a Como San Giovanni per cercare di capire come fare nel proseguire il loro viaggio, quasi tutt*sono dirett* in Germania e paesi del Nord Europa.

Al momento sono presenti in stazione minori non accompagnati e diverse persone che non parlano nè inglese nè francese e con le quali è difficile comunicare. Molte di loro questa mattina presto hanno provato nuovamente a salire su un treno in direzione di Chiasso. Altre si sono incamminate a piedi in direzione della dogana.
La stazione di Como è presidiata 24 ore su 24 da camionette della polizia, i/le migranti che cercano di proseguire a piedi lungo i binari in direzione di Chiasso vengono bloccat*.
Presidiati anche diversi punti lungo le recinzioni di confine in zona Ponte Chiasso in direzione Tavernola, per evitare accessi attraverso il fiume.
Respingimenti anche al valico autostradale di Brogeda, diverse persone migranti camminano a piedi lungo l'autostrada cercando una via d'accesso.

Ad ogni arrivo dei treni dall' Italia alla stazione di confine Chiasso, le guardie di confine svizzere (i cui effettivi in questi mesi estivi sono aumentati con la presenza di agenti provenienti da tutta la Svizzera) effettuano controlli a tappeto fermando qualsiasi persona "non-bianca", in una vera e propria operazione di "racial profiling". Molte persone che tentano di entrare in Svizzera per recarsi in Germania o altri paesi del Nord Europa vengono respinte immediatamente e ributatte sui treni in direzione dell'Italia. Forte presenza di guardie di confine, polizia, polizia ferroviaria e agenti di sicurezza privata Securitas anche alla stazione di Lugano, sui treni della linea Chiasso-Lugano-Bellinzona e in tutte le zone di confine.

Durante la giornata di ieri 60 persone sono state fermate a Bellinzona su un treno proveniente da Milano, rimandate a Chiasso ed in seguito espulse.
Nonostante la situazione d'emergenza, la stazione di Como viene chiusa a mezzanotte. Due giorni fa la polizia ha chiuso la stazione costringendo sotto i portici e al parco sotto la pioggia i/le migranti presenti. Ieri verso la una hanno tentato di chiuderla nuovamente, ma grazie alla presenza di alcune persone solidali che si sono opposte e hanno presenziato, è rimasta aperta.
In stazione la situazione rimane critica, diverse persone han passato la notte al freddo senza felpe nè coperte.
Nonostante le dichiarazioni dei politici cittadini e l'intervento di Caritas e Croce Rossa, in stazione mancano ancora servizi igenici, wc, l'accesso alla possibilità di lavarsi, cestini idonei alla raccolta dei rifiuti, sufficienti coperte, e cibo per chi arriva in orari in cui non c'è possibilità di recarsi alla mensa. Tutta la rete di solidarietà che si sta sviluppando in queste ore è spontanea e dal basso, con persone solidali che anche ieri sera hanno portato cibo, vestiti, scarpe e generi di prima necessità direttamente in stazione.

Lanciamo l'appello ad una presenza dopo le ore 22 questa sera,
quando telecamere, giornalisti e grandi associazioni smettono di essere presenti e serve una presenza a garantire che la stazione rimanga aperta, oltre che portare una vicinanza complice e solidale.


Alcune nemiche e alcuni nemici delle frontiere