“Il Gup Santucci decide di mandare a processo 21 degli imputati,
escludendone 6. Le motivazioni sono inquietanti e recitano più o meno
così: l’’accusa non ha un fondato supporto ma gli avvocati avranno modo
di dimostrarlo nel corso del processo.”
(tratto dall’opuscolo – SULL’OPERAZIONE OUTLAW – )
Alla vigilia del processo che vede imputati 21 compagni/e con l’accusa
di associazione a delinquere con finalità eversive, insieme ad una
compagna di Bologna ripercorriamo insieme alcuni eventi : le attività
del Centro di Documentazione Fuoriluogo prima della sua chiusura tra
lotta ai Cie e al nucleare , il ruolo di Eni nel dare forza alla
chiusura di un’indagine aperta già dal 2006, la costruzione di
un’inchiesta senza prove e il tentativo poliziesco di cancellare ogni
forma di presenza anarchica in città.
ascolta il contributo:
http://www.radiocane.info/sul-processo-outlaw-bologna/
11 ottobre 2013
RADIOCANE: SUL PROCESSO OUTLAW A BOLOGNA
9 ottobre 2013
FRANCESCO TRASFERITO A SANREMO
7 ottobre 2013
ADRIANO TRASFERITO ALL'AS2 DI FERRARA
Riceviamo e diffondiamo:
7 ottobre-In seguito al colloquio fatto in mattinata co Alfredo si apprende che Adriano, uno dei due compagni arrestati a settembre è stato trasferito lo scorso finesettimana nell' AS2 di Ferrara, che pare confermarsi come sezione destinata agli anarchici ,in attesa di processo .
per scrivergli:
7 ottobre-In seguito al colloquio fatto in mattinata co Alfredo si apprende che Adriano, uno dei due compagni arrestati a settembre è stato trasferito lo scorso finesettimana nell' AS2 di Ferrara, che pare confermarsi come sezione destinata agli anarchici ,in attesa di processo .
per scrivergli:
Antonacci Adriano
C.C. Via Arginone, 327
44122 Ferrara
TRENTO: PERQUISIZIONE AD UN REDATTORE DI "INVECE" - "un pò di vernice contro simili assassini è davvero il minimo"
riceviamo e diffondiamo:
La nota di un conto in sartoria
L’11 settembre scorso, il ROS di Roma, in collaborazione con il ROS di Trento, ha perquisito l’abitazione di un redattore di “Invece” notificandogli un avviso di garanzia per “istigazione alla violenza” per via di un articolo apparso sul giornale. Di perquisizioni a compagni ce ne sono state, negli ultimi anni e mesi, talmente tante che certo non saremmo qui a parlarvene. Ma l’episodio merita qualche riga. Non solo perché l’indagine della magistratura ha per oggetto i contenuti di un articolo, ma per la figura del querelante. Si tratta di Pierpaolo Sinconi, tenente colonnello dei carabinieri nonché dirigente del Coespu di Vicenza, una delle centrali della controinsurrezione, dove si addestrano le truppe di mezzo mondo alla controsommossa e alla tortura. Il Sinconi si era preso, come qualcuno forse ricorderà, della vernice rossa sui suoi costosi abiti durante una conferenza a Sociologia, nell’ottobre del 2011, sulle missioni di guerra dell’Italia all’estero. Un gruppo di antimilitaristi – tra cui il compagno perquisito, che all’epoca venne arrestato – arrivò a un palmo di mano dall’esperto di controinsurrezione e di sicurezza nazionale. Uno smacco, in tutti i sensi. Al quale il militare non ha reagito molto sportivamente. Oltre ai vari processi già svoltisi o in corso contro alcuni antimilitaristi, possiamo segnalare delle anonime telefonate notturne a casa di genitori di compagni su un imprecisato conto salato in tintoria. E ora un’altra perquisitone per un’altra denuncia. Insomma, quel piccolo episodio gli ha proprio dato fastidio.
Se non possiamo che unirci ai compagni trentini che scrivevano “un po’ di vernice è il minimo”, è scontato ribadire la nostra solidarietà con il compagno e con quanto da lui scritto. Il concetto di istigazione, che sembrava caduto in desuetudine, presuppone che il lettore sia privo di autonomia di giudizio; eppure sappiamo che non ci leggono solo quelli del ROS.
Sarà che siamo degli inguaribili ottimisti, ma ci pare in fondo positivo il fatto che le idee siano ancora pericolose.
La redazione di “Invece”
L’11 settembre scorso, il ROS di Roma, in collaborazione con il ROS di Trento, ha perquisito l’abitazione di un redattore di “Invece” notificandogli un avviso di garanzia per “istigazione alla violenza” per via di un articolo apparso sul giornale. Di perquisizioni a compagni ce ne sono state, negli ultimi anni e mesi, talmente tante che certo non saremmo qui a parlarvene. Ma l’episodio merita qualche riga. Non solo perché l’indagine della magistratura ha per oggetto i contenuti di un articolo, ma per la figura del querelante. Si tratta di Pierpaolo Sinconi, tenente colonnello dei carabinieri nonché dirigente del Coespu di Vicenza, una delle centrali della controinsurrezione, dove si addestrano le truppe di mezzo mondo alla controsommossa e alla tortura. Il Sinconi si era preso, come qualcuno forse ricorderà, della vernice rossa sui suoi costosi abiti durante una conferenza a Sociologia, nell’ottobre del 2011, sulle missioni di guerra dell’Italia all’estero. Un gruppo di antimilitaristi – tra cui il compagno perquisito, che all’epoca venne arrestato – arrivò a un palmo di mano dall’esperto di controinsurrezione e di sicurezza nazionale. Uno smacco, in tutti i sensi. Al quale il militare non ha reagito molto sportivamente. Oltre ai vari processi già svoltisi o in corso contro alcuni antimilitaristi, possiamo segnalare delle anonime telefonate notturne a casa di genitori di compagni su un imprecisato conto salato in tintoria. E ora un’altra perquisitone per un’altra denuncia. Insomma, quel piccolo episodio gli ha proprio dato fastidio.
Se non possiamo che unirci ai compagni trentini che scrivevano “un po’ di vernice è il minimo”, è scontato ribadire la nostra solidarietà con il compagno e con quanto da lui scritto. Il concetto di istigazione, che sembrava caduto in desuetudine, presuppone che il lettore sia privo di autonomia di giudizio; eppure sappiamo che non ci leggono solo quelli del ROS.
Sarà che siamo degli inguaribili ottimisti, ma ci pare in fondo positivo il fatto che le idee siano ancora pericolose.
La redazione di “Invece”
DAVIDE ROSCI DI NUOVO TRASFERITO
Riceviamo e diffondiamo:
Questa mattina il compagno Davide Rosci é stato trasferito dal carcere di Teramo ad altra destinazione per ora sconosciuta (dal carcere non hanno risposto alle richieste di informazioni dell'avvocato). Riprende un'odissea di cui non si capisce quale sia la ragione se non una assurda volontà persecutoria nei confronti del nostro compagno.
Seguiranno aggiornamenti.
Questa mattina il compagno Davide Rosci é stato trasferito dal carcere di Teramo ad altra destinazione per ora sconosciuta (dal carcere non hanno risposto alle richieste di informazioni dell'avvocato). Riprende un'odissea di cui non si capisce quale sia la ragione se non una assurda volontà persecutoria nei confronti del nostro compagno.
Seguiranno aggiornamenti.
4 ottobre 2013
LETTERA E AGGIORNAMENTI DI E SU FRANCESCO DAL CARCERE DI SAVONA
Riceviamo e diffondiamo:
Ciao a tutti,
Sono ormai cinque giorni che mi trovo nel carcere Sant’Agostino di Savona.
Sinceramente sono ancora sconcertato e stupito di trovarmi in questa situazione, non sono di certo il tipo che si fida della sbirraglia o che ripone fiducia nello Stato e nella sua giustizia, ma resta il fatto che non mi aspettavo un colpo basso del genere.
La motivazione per cui sono stato trasferito dai domiciliari al carcere è l’aver infranto le restrizioni, in altre parole l’aver ospitato a casa i miei amici. L'assurdo è che da Febbraio di quest’anno mi è stato revocato il divieto di comunicare e di incontrare persone diverse dai miei coinquilini. Quindi cosa avrei infranto?
Il carabiniere che ha comunicato al giudice di avermi trovato a casa con i miei compagni nel momento del controllo, che avveniva sabato 21 Settembre, rifiutò di voler vedere la notifica che specificava la revoca delle restrizioni dicendo che era tutto a posto e che non ce n'era nessun bisogno. Stando in carcere ho potuto appurare che il suddetto sbirro è avvezzo ad infamate di questo tipo, ma anche qui non c'è molto da stupirsi.
Fa molto più pensare che un giudice firmi un’istanza del genere senza nemmeno controllare prima gli obblighi ai quali una persona è sottoposta fino a mandarla dai domiciliari al carcere.
Anche questa esperienza non può far altro che rafforzare i miei ideali e il mio astio verso questa società infame e sfruttatrice composta da sbirri assassini, giudici sadici e porci politicanti.
Non posso far altro che ringraziare i miei compagni di cella e non solo, che fin da subito mi hanno dimostrato la loro umanità e solidarietà.
Tutto il mio affetto va alle persone a me vicine e alla mia famiglia che da sempre mi supportano e mi danno la forza di andare avanti.
Vi saluto con la promessa che, se non si risolverà al più presto questa situazione, sarò pronto a combattere anche chiuso in questo fottuto lager con ogni mezzo a mia disposizione, invitando chiunque a fare lo stesso fuori.
FUORI TUTTI DALLE GALERE
DENTRO NESSUNO SOLO MACERIE
Ciao Francesco cella 8 sez. 2
Giovedì 3 Ottobre è stata rifiutata dal giudice l'istanza di scarcerazione con le stesse identiche assurde motivazioni con le quali Francesco è stato trasferito in carcere. E' evidente l'accanimento nei confronti di chi quotidianamente si batte per le proprie idee e per i propri sogni. Non saranno queste mosse repressive ad intimorire Francesco e tutti noi, consapevoli del fatto che le tre giornate dell’ ottobre romano saranno un occasione per esprimere la nostra rabbia e la solidarietà a tutti gli imputati del processo del 15 ottobre.
FRA LIBERO LIBERI TUTTI
solidali15ottobregenova@gmail.com
Ciao a tutti,
Sono ormai cinque giorni che mi trovo nel carcere Sant’Agostino di Savona.
Sinceramente sono ancora sconcertato e stupito di trovarmi in questa situazione, non sono di certo il tipo che si fida della sbirraglia o che ripone fiducia nello Stato e nella sua giustizia, ma resta il fatto che non mi aspettavo un colpo basso del genere.
La motivazione per cui sono stato trasferito dai domiciliari al carcere è l’aver infranto le restrizioni, in altre parole l’aver ospitato a casa i miei amici. L'assurdo è che da Febbraio di quest’anno mi è stato revocato il divieto di comunicare e di incontrare persone diverse dai miei coinquilini. Quindi cosa avrei infranto?
Il carabiniere che ha comunicato al giudice di avermi trovato a casa con i miei compagni nel momento del controllo, che avveniva sabato 21 Settembre, rifiutò di voler vedere la notifica che specificava la revoca delle restrizioni dicendo che era tutto a posto e che non ce n'era nessun bisogno. Stando in carcere ho potuto appurare che il suddetto sbirro è avvezzo ad infamate di questo tipo, ma anche qui non c'è molto da stupirsi.
Fa molto più pensare che un giudice firmi un’istanza del genere senza nemmeno controllare prima gli obblighi ai quali una persona è sottoposta fino a mandarla dai domiciliari al carcere.
Anche questa esperienza non può far altro che rafforzare i miei ideali e il mio astio verso questa società infame e sfruttatrice composta da sbirri assassini, giudici sadici e porci politicanti.
Non posso far altro che ringraziare i miei compagni di cella e non solo, che fin da subito mi hanno dimostrato la loro umanità e solidarietà.
Tutto il mio affetto va alle persone a me vicine e alla mia famiglia che da sempre mi supportano e mi danno la forza di andare avanti.
Vi saluto con la promessa che, se non si risolverà al più presto questa situazione, sarò pronto a combattere anche chiuso in questo fottuto lager con ogni mezzo a mia disposizione, invitando chiunque a fare lo stesso fuori.
FUORI TUTTI DALLE GALERE
DENTRO NESSUNO SOLO MACERIE
Ciao Francesco cella 8 sez. 2
Giovedì 3 Ottobre è stata rifiutata dal giudice l'istanza di scarcerazione con le stesse identiche assurde motivazioni con le quali Francesco è stato trasferito in carcere. E' evidente l'accanimento nei confronti di chi quotidianamente si batte per le proprie idee e per i propri sogni. Non saranno queste mosse repressive ad intimorire Francesco e tutti noi, consapevoli del fatto che le tre giornate dell’ ottobre romano saranno un occasione per esprimere la nostra rabbia e la solidarietà a tutti gli imputati del processo del 15 ottobre.
FRA LIBERO LIBERI TUTTI
solidali15ottobregenova@gmail.com
SPAGNA: RIVENDICATO ATTACCO CONTRO LA CHIESA DEL PILAR
Inoltre, ho tutto il diritto di lasciare il teatro quando la commedia mi risulta odiosa e anche di sbattere la porta nell’uscire, correndo il rischio di scuotere la tranquillità di quelli soddisfatti.
- Émile Henry
- Émile Henry
L’autorità, principio basico della società, esercita il suo dominio tramite varie istituzioni; la chiesa è una delle più importanti a causa della sua storica complicità con lo Stato-Capitale col compito di perpetrare l’attuale stato di oppressione patriarcale ed eteronormativa. La Basilica del Pilar è uno dei templi importanti per i detentori del potere. Visitata da Franco in varie occasioni e anche da Papa Giovanni Paolo II nel 1982 e 1984, è uno dei simboli principali e punto di incontro del fascismo. La Vergina del Pilar è la patrona e la regina dell’identità spagnola, all’interno vengono tenuti come trofeo le bandiere di tutti gli stati che dominano il territorio latinoamericano. Facendo mostra dello sterminio provocato dalla civilizzazione, al lato della basilica c’è la Piazza del Pilar che è simbolo della spagna che disegna la mappa del continente centro e sudamericano.
Nel settembre 1864 venne nominata patrona del collegio delle giovani guardie e nel 1913 la Vergina del Pilar viene nominata patrona degli assassini al soldo della Guardia Civil. La nomina venne firmata da Alfonso XIII, lo stesso che fu bersaglio dell’azione dell’anarchico che da nome al nostro gruppo e che abbiamo fatto rivivere nello scorso febbraio con un attacco contro un simbolo del potere. I compagni caduti in azione rivivono solo grazie all’azione.
Dopo il trionfo del fascismo nel 1939, la chiesa viene promossa a tempio nazionale e santuario della razza. Diventa un luogo privilegiato per Franco e il suo seguito, diventa centrale nella presa di Saragoza e nella vittoria contro il Fronte d’Aragona. In questo tempio c’è il cadavere dell’impresario e cardinale Juan Soldevila, ucciso dai Los Solidarios nel 1923 per essere stato un finanziatore dei pistoleros dei padroni. Questo nocivo personaggio è stato rilevante nella storia di questa località e viene ricordato in ogni celebrazione ufficiale del potere, come ogni 12 ottobre la festa dove i nostri nemici celebrano con preghiere e orazioni la loro espansione colonialista viene festeggiata in tutta calma in questo luogo.
Ma il 2 Ottobre 2013 la solita calma è stata scossa. Intorno alle 13:15, abbiamo collocato un artefatto esplosivo fatto da una bombola di gas butano riempita con 2 kg di polvere nera, e un timer. Questa azione non voleva danneggiare turisti o fedeli, ecco perché abbiamo dato avviso al giornale El Periódico(Saragozza) e El Heraldo, e anche alla Basilica del Pilar con 10 minuti di anticipo prima dell’esplosione al fine di evacuare la chiesa.
Questa azione ha lo scopo di far capire che posti fascisti come questo non sono e non saranno mai sicuri.
Comando Insurrecional Mateo Morral
TRENTINO: PERQUISIZIONI PER AZIONE CONTRO IL TRIBUNALE IN SOLIDARIETA' CON I/LE DETENUT* IN LOTTA
riceviamo e diffondiamo:
Perquisizioni in Trentino per azione contro il tribunale in solidarietà con i detenuti in lotta
La mattina del 2 ottobre, tre compagni sono stati perquisiti in Trentino dalla Digos. Dalle carte degli sbirri e dalle notizie mediatiche si capisce che le perquisizioni sono legate ad un’azione avvenuta a Trento nella notte del 25 settembre. Alcuni ignoti avevano riempito di vernice rossa il portone del tribunale di Trento (sigillandone le serrature con del mastice) e lanciato dei sassi contro le vetrate. Stando ai giornali, l’azione era in solidarietà con i detenuti in lotta. Anche un'altra sede giudiziara, nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre, era stata imbrattata con la vernice, questa volta verde.
Se mettiamo in relazione il carattere piuttosto modesto delle azioni con la rapidità di magistrati e Digos nell’avviare indagini e perquisizioni, possiamo concludere che le lotte dei detenuti dànno molto fastidio e che ogni segnale di solidarietà va immediatamente colpito.
E allora: solidarietà ai detenuti in lotta!
compagne e compagni
Perquisizioni in Trentino per azione contro il tribunale in solidarietà con i detenuti in lotta
La mattina del 2 ottobre, tre compagni sono stati perquisiti in Trentino dalla Digos. Dalle carte degli sbirri e dalle notizie mediatiche si capisce che le perquisizioni sono legate ad un’azione avvenuta a Trento nella notte del 25 settembre. Alcuni ignoti avevano riempito di vernice rossa il portone del tribunale di Trento (sigillandone le serrature con del mastice) e lanciato dei sassi contro le vetrate. Stando ai giornali, l’azione era in solidarietà con i detenuti in lotta. Anche un'altra sede giudiziara, nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre, era stata imbrattata con la vernice, questa volta verde.
Se mettiamo in relazione il carattere piuttosto modesto delle azioni con la rapidità di magistrati e Digos nell’avviare indagini e perquisizioni, possiamo concludere che le lotte dei detenuti dànno molto fastidio e che ogni segnale di solidarietà va immediatamente colpito.
E allora: solidarietà ai detenuti in lotta!
compagne e compagni
LETTERA DAL CARCERE DI DAVIDE DELOGU
riceviamo e diffondiamo questo scritto del prigioniero in lotta Davide Delogu:
Non potendo realizzare altre iniziative piu' efficaci, in quanto sottoposto al totale isolamento del regime del 14bis, in una sezione d'isolamento dell'AS1, in merito alla mia "intenzione di evadere" e "promotore e organizzatore di forme di protesta", come cita il capo assasino del dap.
Comunico la mia partecipazione allo sciopero della fame, dal giorno 23/09/2013 (totale 8 giorni) all'interno della mobilitazione generale portata avanti dal "coordinamento dei detenuti", che vedra' nel mese in corso (settembre) tutti quei contributi che si riuscirà a realizzare sia fuori che dentro. Un continuo stimolo per far crescere in ogniuno di noi la consapevolezza di quanto sia importante anche il sabotaggio de "l'ordine democratico" in cui agiscono le strutture carcerarie, comprese le ramificazioni nelle quali sono inserite, per meglio avanzare nella lotta anticarceraria. Per noi che siamo in carcere, la partecipazione a tale lotta, che potrebbe essere composta da vari scioperi, coi relativi comunicati, firme, ecc. E' giustamente da considerarsi come un primo approccio che ci possa permettere di effetuare uno scambio reciproco delle proprie tensioni, sentendo quell'unita' che solo nell'agire possiamo ottenere, impegnandoci e responsabilizzandoci in prima persona, senza delegare a chi è piu' capace nello scrivere (per i comunicati collettivi) anche il compito della ricerca del confronto costante! Nel carcere dove stavo prima (Buoncammino) dopo vari scioperi, quando si è verificato quel sussulto di rivolta, se ci fossero stati questi elementi (confronto, responsabilita' e impegno cospirativo) tutti e tre i piani del braccio sarebbero stati bruciati! Le improvvisazioni di pochi non sempre vengono seguiti come si vorrebbe. Ecco perchè costruire un canale comunicativo fluido tra dentro-dentro con l'esterno è una questione di primaria importanza. Per tutti quanti noi detenuti/prigionieri che sono coscienti di quanto poco possa influire una mobilitazionea base di scioperi pacifici, adoperarsi affinchè questo primo approccio, possa essere superato, dipende solo da noi!
La maniera piu' efficace per affrontare il problema carcerizzato del carcere, dovrebbe sempre essere la rivolta, ma questo aspetto non è di di certo una novita'. Solamente diverrebbe (penso) un'imput per la solidarieta' rivoluzionaria all'esterno. Anche se il mio piccolo contributo è un semplice sciopero della fame, vorrei sostenere questa mobilitazione come se fosse l'inizio di uno scontro contro tutta la marmaglia politica e le istituzioni dello Stato, contro quel mandato di cattura che è la costituzione (dato che si cita l'art.27) e della società che ha deciso di omologarsi ai voleri del dominio. Sono loro la causa dei regimi di tortura, della differenziazione, del fine pena mai, delle violenze e uccisioni da parte dell'apparato carcerario. Loro sono i "mandanti" come pure gli organizzatori, e quindi è piu' che giusto che il nostro compito sia di far uscire la nostra voce dalle mostruosità carcerarie, si debba evolvere in un grido di rivolta! Cerchiamo di sviluppare e rafforzare il "coordinamento dei detenuti" stabilendolo nel tempo, individuiamo uno strumento comunicativo con il quale confrontarci e buona lotta a tutti/e!
Un caloroso e libero abbraccio a compagne/i impegnati in questa mobilitazione.
Un grintoso e libero abbraccio a tutti quei detenuti che hanno deciso di alzare la testa, con la gioia di tenere in mano un'accendino
Per la distruzione dei codici che fanno funzionare il sistema!
Po sa libertadi!
Davide Delogu 23 settembre sez.isolamento AS1
per scrivergli:
Davide Delogu
C.C.PAGLIARELLI
VIA BACHELET 32
90129 PALERMO
Non potendo realizzare altre iniziative piu' efficaci, in quanto sottoposto al totale isolamento del regime del 14bis, in una sezione d'isolamento dell'AS1, in merito alla mia "intenzione di evadere" e "promotore e organizzatore di forme di protesta", come cita il capo assasino del dap.
Comunico la mia partecipazione allo sciopero della fame, dal giorno 23/09/2013 (totale 8 giorni) all'interno della mobilitazione generale portata avanti dal "coordinamento dei detenuti", che vedra' nel mese in corso (settembre) tutti quei contributi che si riuscirà a realizzare sia fuori che dentro. Un continuo stimolo per far crescere in ogniuno di noi la consapevolezza di quanto sia importante anche il sabotaggio de "l'ordine democratico" in cui agiscono le strutture carcerarie, comprese le ramificazioni nelle quali sono inserite, per meglio avanzare nella lotta anticarceraria. Per noi che siamo in carcere, la partecipazione a tale lotta, che potrebbe essere composta da vari scioperi, coi relativi comunicati, firme, ecc. E' giustamente da considerarsi come un primo approccio che ci possa permettere di effetuare uno scambio reciproco delle proprie tensioni, sentendo quell'unita' che solo nell'agire possiamo ottenere, impegnandoci e responsabilizzandoci in prima persona, senza delegare a chi è piu' capace nello scrivere (per i comunicati collettivi) anche il compito della ricerca del confronto costante! Nel carcere dove stavo prima (Buoncammino) dopo vari scioperi, quando si è verificato quel sussulto di rivolta, se ci fossero stati questi elementi (confronto, responsabilita' e impegno cospirativo) tutti e tre i piani del braccio sarebbero stati bruciati! Le improvvisazioni di pochi non sempre vengono seguiti come si vorrebbe. Ecco perchè costruire un canale comunicativo fluido tra dentro-dentro con l'esterno è una questione di primaria importanza. Per tutti quanti noi detenuti/prigionieri che sono coscienti di quanto poco possa influire una mobilitazionea base di scioperi pacifici, adoperarsi affinchè questo primo approccio, possa essere superato, dipende solo da noi!
La maniera piu' efficace per affrontare il problema carcerizzato del carcere, dovrebbe sempre essere la rivolta, ma questo aspetto non è di di certo una novita'. Solamente diverrebbe (penso) un'imput per la solidarieta' rivoluzionaria all'esterno. Anche se il mio piccolo contributo è un semplice sciopero della fame, vorrei sostenere questa mobilitazione come se fosse l'inizio di uno scontro contro tutta la marmaglia politica e le istituzioni dello Stato, contro quel mandato di cattura che è la costituzione (dato che si cita l'art.27) e della società che ha deciso di omologarsi ai voleri del dominio. Sono loro la causa dei regimi di tortura, della differenziazione, del fine pena mai, delle violenze e uccisioni da parte dell'apparato carcerario. Loro sono i "mandanti" come pure gli organizzatori, e quindi è piu' che giusto che il nostro compito sia di far uscire la nostra voce dalle mostruosità carcerarie, si debba evolvere in un grido di rivolta! Cerchiamo di sviluppare e rafforzare il "coordinamento dei detenuti" stabilendolo nel tempo, individuiamo uno strumento comunicativo con il quale confrontarci e buona lotta a tutti/e!
Un caloroso e libero abbraccio a compagne/i impegnati in questa mobilitazione.
Un grintoso e libero abbraccio a tutti quei detenuti che hanno deciso di alzare la testa, con la gioia di tenere in mano un'accendino
Per la distruzione dei codici che fanno funzionare il sistema!
Po sa libertadi!
Davide Delogu 23 settembre sez.isolamento AS1
per scrivergli:
Davide Delogu
C.C.PAGLIARELLI
VIA BACHELET 32
90129 PALERMO
RADIOCANE: RAPSODIA CORALE INTORNO ALL'EX-CUEM - GRECIA UNITA' ANTIFASCISTA?
RAPSODIA CORALE INTORNO ALLA EX-CUEM
<http://www.radiocane.info/rapsodia-corale-intorno-alla-cuem/>
Il 6 maggio 2013
<http://www.radiocane.info/il-chiostro-il-balcone-sulle-cariche-alla-statale-di-milano/>
la polizia fa irruzione dentro l’Università Statale di Milano e
carica violentemente per sancire il definitivo sgombero della libreria
occupata Ex-Cuem.
Il 19 giugno 7 solidali che si erano spesi nella difesa attiva dello
spazio occupato vengono arrestati.
Ai primi di settembre altri due compagni – Lollo e Simone –
vengono arrestati e portati nel carcere di San Vittore con l’accusa
di aver partecipato ad una rissa sempre dentro l’Ateneo e di aver
causato gravi ferite ad un’altra persona.
I loro mandati di cattura, pronti da settimane, vengono effettuati
alla riapertura dell’Università, i loro profili diventano quelli
delle belve, subiscono in poco ore un abilmente concertato processo di
animalizzazione del nemico.
L’anno accademico può dunque incominciare.
In questo contributo diamo quindi voce agli arrestati del 19 giugno.
Gli scontri dentro l’università, la visione di cosa è oggi
l’Ateneo milanese e cosa ha rappresentato l’esperienza Ex Cuem; ma
soprattutto l’esperienza della lunga detenzione domiciliare tra
ricongiungimenti familiari forzati, allontanamenti coatti, solitudine
e forza.
Ci sarebbe piaciuto aggiungere anche le parole di Lollo e Simone ma al
momento di pubblicare questo contributo le loro risposte non ci sono
ancora arrivate.
A loro va il saluto della redazione.
ascolta il contributo:
http://www.radiocane.info/rapsodia-corale-intorno-alla-cuem/
GRECIA : UNITA' ANTIFASCISTA ?
<http://www.radiocane.info/grecia-unita-antifascista-2/>
La notte tra il 17 e il 18 settembre 2013 il rapper antifascista
Pavlos Fissas viene assassinato da un membro di Alba Dorata. Per
giorni si susseguono manifestazioni antifasciste che terminano spesso
con scontri con la polizia. Nel frattempo sembra scatenarsi
l’indignazione istituzionale e governativa.
Abbiamo sentito un compagno che vive ad Atene di cui riportiamo alcune
considerazioni su questi fatti e sui limiti della parola d’ordine
d’unità antifascista.
ascolta il contributo:
http://www.radiocane.info/grecia-unita-antifascista-2/
<www.radiocane.info/grecia-unita-antifascista-2/>
2 ottobre 2013
RADIOCANE: CONTRO LE AUTOSTRADE ELETTRICE - SULLA LOTTA NO MAT IN SPAGNA
Un gigantesco progetto di autostrade elettriche ad altissima tensione
che vorrebbe unire Europa ed Africa, dove in nome del progresso e della
sua propaganda, nucleare e fonti rinnovabili vanno a braccetto. Una
lotta di resistenza che con i suoi alti e bassi va avanti da anni in
Spagna.
Dopo il campeggio estivo terminato da poche settimane un compagno
spagnolo fa il punto della situazione sulla realizzazione del progetto e
sulle lotte tese a contrastarlo.
per ulteriori info:
http://torresmasaltashancaido.espivblogs.net/
ascolta il contributo:
http://www.radiocane.info/contro-le-autostrade-elettriche-sulla-lotta-mat-spagna/
NO MAT: COMUNICATO DI UNA COMPAGNA DETENUTA IL 16 SETTEMBRE
Repressione quotidiana nel contesto della lotta contro la M.A.T.
Sono stata fermata dalla polizia sul sentiero che porta al benzinaio. Tutto e cominciato come quello che penso dovesse essere un controllo di documenti aleatorio, che mi ha portado ad essere detenuta con false accuse da parte della polizia, a passare una notte in custodia e a dover affrontare un processo. Il fatto che io non fossi di queste parti ha giocato un ruolo decisivo nello svolgimento del conflitto, che e degenerato fino a comportamenti fascisti e a violenze da parte della polizia.
Posso solo presumere che la ragione che si cela dietro questa repressione e quella di dividerci e di fare in modo che la protesta resti una questione “locale”. Ma non e locale, e una lotta globale che riguarda tutte e tutti, e che non dovrebbe essere combattuta solo da un piccolo gruppo di persone che si sentono responsabili, ma da tuttx quellx che hanno una coscienza sociale e ambientale.
La risposta a questa massiccia intimidazione da parte della polizia non dovrebbe essere una retrocessioneun’organizzazione e un supporto ancora più forti ad ogni livello possibile.
Grazie per tutto il supporto e la solidarietà che mi avete dato, io sono ancora presa bene.
I fatti:
Il 16.09.2013 verso le 7 del pomeriggio stavo camminando lungo il sentiero che dalla Masia Occupata porta al benzinaio, per comprare qualcosa da bere. Sul sentiero c’era un posto di blocco dei Mossos (polizia catalana) che mi hanno chiesto i documenti. Gli ho dato il mio passaporto e loro mi hanno detto di mettere tutte le mie cose di fronte alla macchina, dopodichè l’unica poliziotta ha voluto perquisirmi. Io ho chiesto il perche e loro mi hanno risposto: “Perche siamo la polizia!”. Io ho ribattuto che questa non era una buona ragione. Loro mi hanno perquisita e mi hanno chiesto cosa ci facessi li, cosa ho risposto: “Vi ho dato il mio passaporto ma non rispondere alle vostre domande.” Da questo momento hanno cominciato a diventare molto agressivi. A un certo punto uno sbirro ha detto: “Prendi le tue cose e vai via!”
Ho sentito che non volevano lasciarmi andare ma che erano costretti a farlo. Cosa ho detto ironicamente:”Oh grazie, siete cosa gentili!” A quel punto uno di loro mi ha sputato in faccia e io gli ho risputato. Immediatamente mi ha colpita alla testa, sono caduta e tre sbirri si sono seduti sulla mia schiena, mi hanno ammanettata, colpita e lo sbirro che mi aveva sputato mi ha detto:”Adesso si che capisci catalano!” e mi hanno postata in questura. Ho detto ad un’agente che si occupava della buracrazia, che il suo collega mi aveva colpito e che volevo il suo numero di identificazione, ma mi ha ignorata. Dopo mi hanno chiusa in cella senza dirmi cosa stesse succedendo. Il giorno successivo hanno preso le mie impronte digitali, le impronte delle mani, mi hanno fatto delle foto, mi hanno fatto delle domande a cui ho rifiutato di rispondere. Verso mezzogiorno mi hanno portata in tribunale dove, seguendo le istruzioni dell’avvocato d’ufficio, ho risposto alle domande del giudice. Sono stata liberata dopo il processo, apparentemente gli sbirri hanno dichiarato che ero stata io a provocarli e colpirli, ecc.. Subito dopo mi sono messa in contatto con l’avvocato No Mat, che si occuperà del mio caso in futuro.
Info ed aggiornamenti: Torres más altas han caído
30 settembre 2013
GRECIA: FISSATO IL PROCESSO PER IL CASO DELLA DOPPIA RAPINA A VELVENTOS/KOZANI
Il processo per la doppia rapina a Velventos-Kozani è stato fissato per il 29 Novembre 2013. I compagni accusati sono: Andreas-Dimitris Bourzoukos, Dimitris Politis, Nikos Romanos, Giannis Michailidis, Fivos Harisis e Argiris Dalios.
Il processo si terrà al tribunale d’appello di Atene (Efeteio), sulla Via Loukareos.
Solidarietà ai compagni. Nessun ostaggio nelle mani dello stato.
E' MORTO DAMIANO CORRIAS
da anarchaos
Spoleto – E’ morto Damiano Corrias
Con queste brevi righe diamo l'orribile notizia della morte, a 31 anni, di Damiano Corrias. Uno dei 5 spoletini arrestati il 23 ottobre 2007 nella cosiddetta Operazione Bruswood.
Non è il momento di cadere in complottismi o peggio ancora in esoterismi (è il secondo morto, dopo Fabrizio, su 5 giovanissimi arrestati). Domani sera, dopo l'autopsia, ne sapremo di più. Damiano soffriva di epilessia. Lunedì si terrano i funerali al Duomo di Spoleto.
Ma anche il giorno della sua morte, anzi ancora di più in queste ore ferali, vogliamo alzare al cielo la nostra maledizione nei confronti dei suoi persecutori. Nei confronti dei ROS guidati dal generalissimo Ganzer, quello che smerciava mitra e droga. Nei confronti dell'allora Presidente regionale Lorenzetti, oggi ai domiciliari per corruzione.
Nei confronti dello zerbino di Perugia, il pm che firma tutto quello che i ROS le ordinano di firmare, errori di battitura compresi: la dottoressa Comodi. La belva di Perugia, quella che contro Damiano chiese ben 6 anni di carcere per una scritta su un muro!
E comunque non si è piegato.
Era il dj di tutte le feste in montagna organizzate dagli anarchici spoletini. E di molti altri rave, più o meno politici.
L'ultima volta che è stato in piazza è stato il 23 giugno del 2012 al corteo in solidarietà con gli anarchici arrestati per l'Operazione Ardire. Facendo, nella notte, anche delle bellissime scritte sui muri. Alla faccia della Comodi. Siamo sicuri che lui dalla tomba le sta alzando il dito medio.
CIAO DASCHIA
Spoleto – E’ morto Damiano Corrias
Con queste brevi righe diamo l'orribile notizia della morte, a 31 anni, di Damiano Corrias. Uno dei 5 spoletini arrestati il 23 ottobre 2007 nella cosiddetta Operazione Bruswood.
Non è il momento di cadere in complottismi o peggio ancora in esoterismi (è il secondo morto, dopo Fabrizio, su 5 giovanissimi arrestati). Domani sera, dopo l'autopsia, ne sapremo di più. Damiano soffriva di epilessia. Lunedì si terrano i funerali al Duomo di Spoleto.
Ma anche il giorno della sua morte, anzi ancora di più in queste ore ferali, vogliamo alzare al cielo la nostra maledizione nei confronti dei suoi persecutori. Nei confronti dei ROS guidati dal generalissimo Ganzer, quello che smerciava mitra e droga. Nei confronti dell'allora Presidente regionale Lorenzetti, oggi ai domiciliari per corruzione.
Nei confronti dello zerbino di Perugia, il pm che firma tutto quello che i ROS le ordinano di firmare, errori di battitura compresi: la dottoressa Comodi. La belva di Perugia, quella che contro Damiano chiese ben 6 anni di carcere per una scritta su un muro!
E comunque non si è piegato.
Era il dj di tutte le feste in montagna organizzate dagli anarchici spoletini. E di molti altri rave, più o meno politici.
L'ultima volta che è stato in piazza è stato il 23 giugno del 2012 al corteo in solidarietà con gli anarchici arrestati per l'Operazione Ardire. Facendo, nella notte, anche delle bellissime scritte sui muri. Alla faccia della Comodi. Siamo sicuri che lui dalla tomba le sta alzando il dito medio.
CIAO DASCHIA
FRANCESCO NUOVAMENTE IN CARCERE - 15 OTTOBRE
Riceviamo e diffondiamo:
Qui di seguito il volantino distribuito durante iniziativa di solidarietà in quel di Savona dove pare che un paio di scritte possano scombussolare la normale routine di una città che ospita un carcere infame proprio nel mezzo dei condomini.
SEMPRE AL FIANCO DI CHI LOTTA
Da quasi un anno Francesco si trovava sottoposto agli arresti domiciliari in attesa del processo che lo vede imputato per aver partecipato alla rivolta del 15 ottobre 2011 di Roma. In quei giorni si lottava contro i governi e le loro politiche che hanno portato il Paese intero ad una disastrosa crisi. Una crisi che non abbiamo creato noi, ma di cui sentiamo gli effetti quotidianamente, che ci costringe a vivere condizioni sempre più difficili con l' acqua alla gola, venendo sempre più sfruttati, sempre più alienati, animati da sogni finti e bisogni indotti, sempre più divisi in una guerra fra poveri.
Ieri pomeriggio mentre Francesco si trovava in compagnia di qualche amico nella casa dove era costretto a scontare la detenzione si è visto fiondare in casa i carabinieri, che per incompetenza o peggio, per una premeditata infame e subdola vendetta sbirresca, lo hanno trasferito in carcere con un provvedimento cautelare che prevede un inasprimento della misura con l'accusa di non aver rispettato degli obblighi e delle restrizioni che in realtà nemmeno aveva.
Di barzellette sui carabinieri ne conosciamo tante, ma ci fa proprio strano che il comandante dei carabinieri di Varazze sia talmente stupido da non saper leggere due semplici provvedimenti, tanto da arrivare a chiedere la carcerazione per una persona che non aveva limiti di frequentazione nella misura cautelare, in quanto gli erano stati tolti già da febbraio .
Senza dubbio si tratta di una vendetta da parte dei carabinieri , che " semper fidelis" difendono le istituzioni e lo Stato, colpendo chi si dimostra ostile a questo ordine sociale imposto.
E 'un chiaro atto intimidatorio teso a colpire il coraggio di chi ha portato avanti con dignità la propria situazione anche nelle difficoltà, rivendicando in ogni momento le proprie idee e le proprie scelte. Inutile dire che non sarà certo una carcerazione a scoraggiare Francesco e il desiderio di libertà che ci anima e ci spinge ogni giorno a metterci in gioco e batterci.
SOLIDARIETA' A FRANCESCO
In questi giorni i detenuti di molte carceri italiane sono in lotta contro le condizioni di detenzione, anche a loro va la nostra solidarietà.
PER UN MONDO SENZA GALERE
LIBERI TUTTI
Solidali15ottobregenova@gmail.com
Indirizzo per scrivere a FRA:
FRANCESCO CARRIERI
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