28 gennaio 2014

POSTE ITALIANE E MISTRAL: COMPLICI NELLA DEPORTAZIONE DEI/LLE MIGRANTI


Questa mattina un gruppo di solidali con le lotte dei reclusi del Cie ha dato vita a tre presidi-lampo di fronte ad altrettanti uffici postali di Porta Palazzo e della Barriera di Milano. Manifesti sulle vetrine, volantini e interventi al megafono per segnalare a clienti e impiegati che PosteItaliane, attraverso la loro controllata MistralAir, collaborano con le deportazioni dei senza-documenti. Una piccola contestazione, che però ha fatto andare in confusione gli impiegati di Porta Palazzo, che si sono barricati nell’ufficio lasciando fuori alcuni clienti e che hanno riaperto solo all’arrivo di una volante della polizia - rimasta poi di piantone fino all’orario di chiusura.
Poste chiuse
Eccovi qui sotto i volantini distribuiti. Se avete anche voi qualcosa da dire a PosteItaliane a proposito della loro partecipazione alla macchina delle espulsioni potete scaricarli in alta definizione da qui,
flyer mistralair
mistralair_a4.jpg
macerie @ Gennaio 27, 2014

RILASCIATO SU CAUZIONE IL COMPAGNO MARIO LOPEZ


Abbiamo saputo dagli avvocati che il compagno Mario Lopez è stato scarcerato su cauzione dopo essere stato arrestato lo scorso 20 Gennaio con l’accusa di aver violato la legge federale sulle armi e gli esplosivi, per fabbricazione di esplosivi.
Ciò ci rallegra molto, senza dubbio, ma è chiaro che prosegue la caccia alle streghe contro gli anarchici; arrestati, deportazioni, minacce, montature giuridiche, ecc. La detenzione di Mario è parte di questa strategia terrorista dello Stato.
Al momento non sappiamo altro.
Abbasso le mura delle prigioni!
Libertà per tutti/e!
Croce Nera Anarchica México

27 gennaio 2014

DAL MESSICO ALLA VAL SUSA: TERRORISTA E' L'INGANNO DEL PROGESSO CHE INVADE I TERRITORI

da informa-azione.info

riceviamo e diffondiamo:
DAL MESSICO ALLA VAL DI SUSA: TERRORISTA E' L'INGANNO
DEL PROGRESSO CHE INVADE I TERRITORI

Giungono notizie di fuoco dalla Val di Susa: la conferma degli arresti in carcere e dei reati comminati dalla procura a Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia.
Un'ennesima provocazione, tanto grave quanto incredibile che costringe in carcere con l'accusa di terrorismo i compagni/e ai e alle quali sono state applicate norme speciali di detenzione, sintomo di una deriva autoritaria dello stato che evidentemente teme forme di autorganizzazione popolare come quella del movimento NOtav.
Quelle stesse forme di autorganizzazione che abbiamo ritrovato percorrendo i polverosi sentieri messicani, bagnati dal sangue di donne e uomini, contadini, indigeni e lottatori sociali morti, sequestrati ed imprigionati.
E' in quelle terre che respiriamo la stessa dignità e forza che riflette la lotta del popolo NOtav. Vent'anni di resistenze che idealmente si ricongiungono in una pratica costante: quella emersa dalla Libera Repubblica della Maddalena e quella del lungo cammino dell'autonomia delle comunità indigene Zapatiste in Chiapas. Un camminare domandando in conflitto col governo messicano, contro qualsiasi istituzione governativa o partito politico, che si Ú articolato nella costruzione di scuole ed ospedali autonomi, come emerso ad Agosto, Dicembre e Gennaio, dopo una lucida analisi dell' attuale sistema mondiale di sfruttamento, esproprio, repressione e devastazione e durante il primo turno dell'Escuelita Autonoma Zapatista.

Ad inizio estate abbiamo avuto il privilegio di partecipare, assieme a tante altre lotte sorelle, all'accompagnamento in Europa ed in Val di Susa di Nacho e Cayo, compagni provenienti dalla vittoriosa lotta contro la costruzione dell'aeroporto di Atenco, il cui popolo subì nel 2006 la violenta vendetta di Stato con due morti, numerosi feriti, donne violentate e condanne fino a 106 anni di reclusione.
Ci siamo nutriti del ponte di complicità tra Atenco e NOtav, abbiamo condiviso storie di lotte, giungendo fino al cantiere della devastazione. Giusto in tempo per essere fermati e controllati dalle truppe invasori, solo pochi giorni prima che, una nuova donna, Marta, dovesse subire l'infame violenza dello Stato maschio e che altri compagni e compagne venissero arrestati/e, picchiati/e, indagati/e.
Dal Messico alla Valle soffiano venti di ribellione. Dall'opposizione alle grandi opere come l'autostrada San Cristobal-Palenque, dall'aeroporto di Atenco agli eolici nell'Istmo di Tehuantepec dalla liberazione dei prigionieri politici alle lotte sui nostri territori, da Venaus a Notres Dames des Landes, contro l'idiozia di un progresso devastatore e contro qualsiasi forma di prigione.
Crediamo fermamente solo la lotta pagherà . Quella che saboteà i loro progetti imposti ed inutili in una pratica costante, complice e determinata, che non permetterà di stravolgere ulteriormente vite e territori.

A SARA' DüRA! LA VALLE NON SI ARRESTA! SI TOCAN A UN* TOCAN A TOD*S

Solidarietà  e libertà  immediata per Chiara, Claudio, Niccolò, Mattia e a tutti e tutte coloro che stanno pagando le ritorsioni giudiziarie contro il movimento NOtav.

Piattaforma P.I.R.A.T.A.
Nodo Solidale - Roma e Messico
Nomads - Bologna e Berlino
Collettivo Zapatista Lugano 

COMUNICATO DALLA ZAD AL MOVIMENTO NO TAV


riceviamo e diffondiamo:

Comunicato di solidarietà dalla lotta contro l'aereoporto di Notre Dames des Landes al movimento No Tav

Nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013, una trentina di anonimi No Tav ha attaccato il cantiere  della linea ad alta velocità Lione-Torino in Valsusa, entrando all'interno e incendiando del materiale e delle attrezzature.
Un'azione di sabotaggio inserita all'interno della lotta di cui è stata rivendicata pubblicamente l'importanza dal movimento No Tav.
Il 9 dicembre 2013, la polizia politica, su ordine delle procure di Torino e Milano, ha incarcerato quattro compagni/e, Chiara, Mattia, Niccolò e Claudio sospettati di aver preso parte all'azione di maggio.
I capi d'imputazione sono “attentato con finalità di terrorismo”, e di aver avuto come obiettivo di “costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un determinato atto” (in questo caso il finanziamento e la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione), “causando così un grave danno al'Italia e all'Unione Europea” (articolo 270 sexies del codice penale italiano che ricalca una definizione elaborata a livello europeo).
L'8 gennaio 2014, il coordinamento dei comitati No Tav ha espresso la sua solidarietà ai compagni arrestati e ha dichiarato che “questo attacco repressivo non è diretto tanto contro un'azione specifica, ma contro tutto il movimento e contro tutte le esperienze, i saperi, i confronti e le azioni maturati negli anni”. In più il coordinamento dei comitati denuncia “come tutto ciò che mette in discussione un progetto statale è passibile di terrorismo. Resta solamente il dissenso platonico e il limitarsi ad essere un movimento d'opinione. La democrazia parla oggi un linguaggio chiaro: le nostre decisioni non ti piacciono? Sei un terrorista”.
Da Notre Dame des Landes e dalla lotta che noi portiamo avanti contro l'aereoporto e il suo mondo noi sosteniamo che l'utilizzo della categoria di terrorismo contro il movimento No Tav è l'ap plicazione di un dispositivo che tenta di distruggere qualsiasi lotta che non si rassegna di fronte agli espropri, alle espulsioni, alle manganellate, ai gas lacrimogeni, agli arresti, alle carcerazioni. Le nostre lotte contro il saccheggio del territorio orchestrato dai governi e dai loro alleati “del cemento” si sostengono reciprocamente.
Qui come in Valsusa, il nostro NO non è negoziabile.
Le nostre vite e i nostri spazi di vita non sono contrattabili.
In Valsusa, la resistenza al progetto continua nonostante l'inizio del cantiere.
A Notre Dame des Landes, noi cotinuiamo ad opporci a tutti i lavori del'aereoporto.
Non dimentichiamo che la repressione che colpisce qualcuno è stata, è e sarà utilizzata per indebolire i movimenti di lotta: questa è una vecchia tecnica per dividere e terrorizzare.
Vogliamo anche mandare un messaggio di solidarietà a Chiara, Niccolo, Claudio e Mattia, ai quasi 400 NoTav indagati e alla resistenza No Tav.
Terroristi sono coloro che saccheggiano e distruggono le nostre vite e i luoghi dove abitiamo.
In Val Susa come a Notre Dame des Landes, non ci lasceremo intimidire da queste manovre repressive. Al contrario, questo rinforzerà la nostra solidarietà e la nostra determinazione.

La lotta non si arresta.

L'assemblea del movimento contro l'aereoporto riunitasi a Notre Dame des Landes il 21 gennaio 2014 



Déclaration de solidarité de la lutte contre l’aéroport au mouvement NoTav 


Dans la nuit du 13 au 14 mai 2013, une trentaine d’anonymes No Tav a attaqué le chantier de la ligne à Grande Vitesse Lyon- Turin en Val Susa, entrant à l’intérieur et incendiant du matériel et des équipements. 
Un sabotage inscrit dans la lutte, qui avait été soutenu publiquement par le mouvement NoTav.
Le 9 décembre 2013, la police politique, sur ordre des parquets de Turin et Milan, a incarcéré quatre compagnon-nes, Chiara, Mattia, Niccolo et Claudio suspecté-es d’avoir pris part à l’action de Mai. 
Les chefs d’accusation sont « attentat à finalité de terrorisme », et d’avoir eu pour objectif de « contraindre les pouvoirs publics ou une organisation internationale à accomplir ou à s’abstenir d’accomplir un acte quelconque » (dans ce cas le financement et la réalisation de la ligne ferroviaire à grande vitesse Turin-Lyon), « causant ainsi un grave préjudice à l’Italie et à l’Union Européenne » (article 270sexies du code pénal italien reprenant la définition européenne). 

Le 8 janvier 2014, l’assemblée des comités NoTav a exprimé sa solidarité avec les inculpé-es et a déclaré que « cette attaque répressive ne vise pas tant une action spécifique, mais le mouvement dans son ensemble et toutes ces années d’expériences, de savoirs, de confrontations et d’actions ».
De plus, elle dénonce « que tout ce qui met en discussion un projet étatique est passible de terrorisme. Il reste seulement le désaccord platonique et être réduit à un mouvement d’opinion. La démocratie parle aujourd’hui un langage clair : Nos décisions ne te plaisent pas ? Tu es un terroriste ». 

Depuis Notre Dame des Landes et la lutte que nous menons contre l’aéroport et son monde, nous partageons l’analyse que l’utilisation de la catégorie de terrorisme contre le mouvement NoTav est l’application d’un dispositif pouvant frapper n’importe quelle lutte qui ne se résigne pas face aux expropriations, aux expulsions, aux matraques, aux gaz, aux arrestations, aux incarcérations. 
Nos luttes contre le saccage du territoire orchestré par les gouvernements et leurs alliés « bétonneurs » se font échos. 
Ici et là-bas, notre NON n’est pas négociable. 
Nos vies et nos espaces de vies ne sont pas aménageables. 

En Val Susa, la résistance au projet continue malgré le début du chantier. 
A Notre Dames des Landes, nous continuons à nous opposer à tous travaux de l’aéroport. 
Nous n’oublions pas que la répression frappant quelques personnes a été, est et sera utilisée pour tenter d’affaiblir les mouvements de lutte : cette vieille technique pour diviser et terroriser. 

Ainsi nous souhaitons envoyer un message de solidarité à Chiara, Niccolo, Claudio et Mattia, aux presque 400 NoTav poursuivis par la justice, et à la résistance No Tav. 
Les terroristes sont ceux qui saccagent et détruisent nos vies et les lieux que nous habitons. 

En Val Susa comme à Notre Dames des Landes, nous ne nous laisserons pas intimider par ces manœuvres répressives. 
Au contraire, cela renforcera nos solidarités et notre détermination. 

La lotta non si arresta. 
La lutte ne s’arrête pas. 

L’assemblée du mouvement contre l’aéroport réunie à Notre Dame des Landes, 21 Janvier 2014.

PAULINA-LA TUA MORTE HA MOLTI "MI PIACE"


O: Perché la disinformazione dovrebbe riguardarci tutti, visto il nostro tentativo di produrre controinformazione…
Alla fine, il 25 Gennaio 2014, l’infame fino ad ora “facebook.com/Bloque.Anarko.Oriente” ha rilasciato un comunicato dove dichiara che loro (ma chi sono realmente?) si scusano per l’errore di aver diffuso la notizia della brutale morte di Maria Paulina Inefavel Lorandi; si scusano di aver diffuso delle cavolate fin dall’inizio. Non faremo ulteriori riferimenti allo schifo di facebook; comunque, l’account pubblico di “Bloque Anarko Oriente” è stata la fonte originale del disgustoso nonsense riguardo alla morte di Maria Paulina, mai accaduta.
Tristemente, questa storia è stata diffusa dal 21 Gennaio (fino ad oggi) anche sui siti di controinformazione. Perché esattamente tali siti hanno diffuso questa notizia non verificata che, per quanto ne sapevano, arrivava direttamente da un account facebook (anche quelli che erano stati avvisati della sua probabile falsità, senza però oscurarla)? Perché si è ritenuto cosi necessario diffondere la notizia di un’anarchica stuprata e uccisa in Messico senza essere sicuri della realtà di questo atroce fatto, senza prendersi un momento per controllare la storia con gli anarchici degni di fiducia che sono attivi nel territorio controllato dallo stato messicano, al fine di evitare che la credibilità crolli a causa delle falsità su facebook? Perché le notizie su facebook si impongono sulla ampia diffusione di controinformazione? E cosa alcuni di questi siti, i vari media di sinistra, e ogni sorta di blogger pensavano quando hanno diffuso le false foto di “Paulina”? Fin dal primo momento della diffusione di questa notizia, alcuni utenti facebook(!) avevano espresso forti dubbi riguardo alla veridicità dei fatti. Il “Bloque Anarko Oriente” ha avuto ripetutamente segnalazioni riguardo al fatto che le foto messe sul loro account come foto “della compagna messicana Paulina” erano invece di un’altra donna cilena, che non ha un bambino di 7 mesi ma uno di 5 anni… Chiunque sia la donna nella foto, il “Bloque Anarko Oriente” non solo ha insistito senza sforzarsi di confermare la notizia, e senza ammettere che nessuno di loro avesse conosciuto di persona “Paulina”, ma hanno persino organizzato un corteo il 25 Gennaio a Città del Messico in ricordo della “loro compagna”, per poi annullare tutto e smentire l’intera notizia all’ultimo minuto.

Ovviamente gli errori capitano. Ma ad un livello più pratico, dobbiamo tutti cercare di nascondere ogni traccia di tutto ciò subito, e per la miseria togliere le foto di quella donna, che è stata super esposta su internet come presunta deceduta. La controinformazione è un’arma; non va trasformata in un cattivo scherzo.

da ContraInfo

24 gennaio 2014

BERGAMO: SABOTAREPERESISTERE - AZIONE SIMBOLICA IN SOLIDARIETA' AI/ALLA ARRESTAT* DEL 9 DICEMBRE

riceviamo e diffondiamo anonimamente:

AZIONE SIMBOLICA A BERGAMO
SABOTAREPERESISTERE

23 GENNAIO 2014

Le linee di autobus 2-7-8-9-10, che passano per il centro cittadino, si sono fatte portavoce della nostra rabbia e del nostro amore; della solidarietà che di cuore portiamo ai/alla no tav arrestat* il 9 dicembre con l'accusa di terrorismo.
CHIARA, NICCO, MATTIA, CLAUDIO LIBER*







INTERROGATORI BLINDATI, BLOCCHI E SALUTI


da Macerie

portanuova.jpg
«Finalità investigative». Queste le ermetiche motivazioni, che tutto spiegano senza nulla spiegare, fornite dai PM Rinaudo e Padalino riguardo la decisione di bloccare i colloqui dei compagni e familiari con Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò. Del resto la procura, fino alla conclusione delle indagini preliminari, può fare e disfare a proprio piacimento riguardo la concessione dei colloqui, senza neanche fornire una precisa motivazione. Non si sa quindi oltre al perché neanche quanto durerà questa sospensione che di fatto isola completamente i quattro arrestati dal mondo esterno. Nel frattempo ieri, in un Palazzo di Giustizia blindato da celerini ed agenti in borghese - dentro come fuori, con particolare attenzione alle toilettes - i quattro sono stati nuovamente interrogati dai PM, e come già accaduto durante gli interrogatori di convalida si sono rifiutati di rispondere. Prima ancora che gli interrogatori terminassero, l’edizione online de La Stampa riportava la decisione della procura di richiedere il giudizio immediato, e saltare dunque a piè pari l’udienza preliminare, per tentare di iniziare il dibattimento già in tarda primavera o al limite agli inizi dell’estate.
Per tutto il pomeriggio anche la stazione di Porta Nuova è stata presidiata (come informava ancora La Stampa, mai così aggiornata in tempo reale) mobilitati per prevenire possibili iniziative in solidarietà con Chiara, Claudio, Mattia e Nico. A quanto raccontano alcuni passanti, un nutrito numero di agenti antisommossa affollava l’atrio della stazione insieme a molti uomini in borghese dall’aria più o meno distratta e con una radiotrasmittente nella tasca della giacca. Se in Tribunale le attenzioni erano rivolte ai cessi usati da giudici e pubblici ministeri, in stazione osservati speciali erano i binari da cui abitualmente partono iFrecciarossa e il FrecciaClub, la sala d’aspetto riservata ai facoltosi clienti abituali dei treni ad alta velocità.
La delusione per aver atteso invano un blitz in stazione si sarà trasformata in una lavata di capo a qualche investigatore alla notizia che qualcuno, ben lontano dal Palazzo di Giustizia e dai binari di Porta Nuova, si era affacciato con cassonetti, striscioni e cavi d’acciaio a bloccare la grande rotonda davanti alla Stazione Dora, dove si incrociano corso Principe Oddone, via Cecchi e corso Vigevano e via Stradella. Alcune scritte fatte sui pannelli attorno alla rotonda spiegavano come di fronte al blocco dei colloqui deciso dai PM qualcuno avesse deciso di iniziare a bloccare tutto, partendo proprio da questo importante snodo stradale.
In alcuni tratti il traffico sembrava ancora rallentato un paio d’ore dopo, quando alcuni solidali si sono diretti verso il carcere delle Vallette per salutare i quattro compagni prima di un ormai probabile ed imminente trasferimento. Come al solito i petardoni e le urla hanno rotto un po’ il silenzio della sera, prima nei pressi della sezione femminile dove si trova Chiara e poi davanti al blocco D, dove sono rinchiusi Claudio, Mattia e Nico. Dopo oltre mezz’ora, quando il gruppo stava ormai andando via, arrivano di gran corsa alcuni blindati e alcune auto della digos. I celerini scendono dai furgoni e inseguono i solidali lungo le vie del quartiere riuscendo a fermarli nei pressi di una fermata del tram. Dopo averli circondati bloccando le rotaie del tram con uomini e furgoni, le forze dell’ordine provvedono poi a identificare i fermati. Dopo un’ora e mezza il fermo finalmente finisce e termina così una giornata molto lunga in cui ai blocchi dei colloqui decisi dalla Procura qualcuno ha scelto di rispondere bloccando un piccolo pezzo di città.
Ascolta un racconto della giornata in una diretta trasmessa da Radio Onda Rossa, oppure scarica il file mp3.
macerie @ Gennaio 22, 2014

CILE: ARRESTATA COMPAGNA ACCUSATA DI AVER SPARATO A UNA GUARDIA GIURATA

da Informa-Azione.info

Riceviamo e diffondiamo la traduzione di comunicato tratto da pubblicacion refractario
:

Il 21 Gennaio 2014 una sagoma vestita di nero è entrata in mattinata nella filiale del BancoEstado in Alameda con las rejas. Ha sparato 4 colpi di revolver contro Ronaldo Vargas Fuentes, vigilantes che ha deciso di dedicare la propria vita a custodire le ricchezze dei potenti. La compagna ha urlato: "Vendetta!".

Dopo gli spari, la compagna ha lasciato l'arma, ha preso quella della guardia ed è fuggita in bicicletta.

Nel frattempo, il miserabile è stato assistito e si è salvato la vita.

Secondo la stampa e la polizia, la compagna Tamara Sol Farias Vergara è stata arrestata in seguito al suo andare in commissariato per sporgere denuncia per furto di bicicletta, poi gli agenti hanno deciso di ispezionare la borsa che aveva, lei si è rifiutata e ha impugnato la pistola, al che gli agenti l'hanno immobilizzata. In commissariato si è
rifiutata di dare la propria identità e di collaborare.

Ricordiamo che il compagno anarchico Sebastian Oversluij è stato abbattuto circa un mese fa da un miserabile in uniforme del BancoEstado, a Pudahuel dopo una tentata rapina.

Oggi, 22 Gennaio, la compagna sarà in tribunale alle ore 11 per le accuse di "rapina aggravata" (la pistola dell'agente) e "tentato omicidio". Tutto il nostro affetto anarchico per lei e la sua famiglia, sempre caratterizzata da una meravigliosa dignità ribelle: Siamo con lei, siamo con voi!

Solidarietà immediata e indomita con la compagna Sol!!!

Non daremo spazio al circo mediatico, agli avvoltoi, alle campagne di terrore dei potenti e alle fantasie dei giudici: Solidarietà! Adesso!

RADIOCANE: SUGLI SGOMBERI DI MILANO E SARONNO


Milano e Saronno. In una mattina vengono sgomberate due occupazioni
divenute negli ultimi mesi importante punto di riferimento aggregativo
e abitativo.

Lo sgombero del Circolo di via del Fusaro a Milano e della casa
occupata di Via Don Monza a Saronno vengono attuati in contemporanea,
così da impedire ogni forma di reciproca solidarietà, e soprattutto
per cercare di stroncare con modalità ritorsive le attività di
disturbo al quieto fluire del quotidiano supportate da chi faceva di
questi spazi un punto di riferimento attivo.

Due compagni ci raccontano i fatti di oggi e introducono alcuni
elementi di analisi di quanto accade tra Milano e Saronno.

ascolta il contributo:

http://www.radiocane.info/sugli-sgomberi-di-milano-saronno/


SARONNO: SULLO SGOMBERO DELLA CASA OCCUPATA IN VIA DON MONZA

riceviamo e diffondiamo:



L'IMBARAZZO DELLA SCELTA.
Sullo sgombero della casa occupata di via Don Monza a Saronno. 


Poco dopo le 6 di questa mattina (22 gennaio 2014) la legalità si è presentata, manganello in mano, alle porte della casa occupata in via Don Monza a Saronno, paralizzando il quartiere circostante.

Le operazioni di sgombero si sono prolungate per diverse ore: dapprima le forze dell’ordine si sono trovate di fronte una serie di barricate che gli impedivano l’accesso alla casa e poi una volta riusciti a entrare a forza nell’abitazione si sono ritrovati due abitanti sul tetto, o meglio, uno sul tetto e uno sull’antenna. I goffi e impacciati tutori dell’ordine paralizzavano l’intero quartiere, mandando in bestia diversi abitanti e passanti. Intanto un corteo attraversava il centro città per spiegare quanto stava accadendo, non mancando di passare davanti al Comune, in cui guarda caso proprio questa mattina c’era la chiusura della seconda gara per la vendita di due appartamenti di proprietà del Comune in via Roma. Bando-fasullo e sgombero della casa nello stesso giorno: fatale coincidenza o imbecille strategia?

Per spiegare come mai questo fatto è per noi interessante, facciamo qualche passo indietro.

In vista delle prossime elezioni della primavera 2015 e in ormai piena campagna elettorale la giunta demotrista marchiata PD ha pensato bene di sorpassare a destra i farneticanti esponenti dell’opposizione. Per sgomberare la casa occupata e averne un ritorno dal punto di vista elettorale ha dovuto recuperare i fondi per ristrutturare l’ex macello (possiamo dire con sicurezza che senza l’occupazione, l’ex macello sarebbe rimasto in disuso fino alla fine del mandato della giunta) attraverso la vendita degli appartamenti di via Roma, in cui avevano sede due associazioni cittadine, per poi, con i soldi recuperati, ristrutturare l’ex macello e metterci dentro le due associazioni, in modo tale da darsi anche la parvenza di giunta interessata al sociale. Il primo bando per la vendita degli appartamenti è andato deserto, e allora ecco il colpo di magia, trovato il compratore: Saronno Servizi, SPA gestita in maggior quota proprio dal Comune di Saronno.

Se a questa bassa strategia elettorale ci aggiungiamo il taglio dell’acqua, il pestaggio da parte della Polizia Locale, la pioggia di assurde denunce e le conseguenti infamità a mezzo stampa, la vicenda assume caratteri quanto meno grotteschi.

Il partito della legalità da sempre cammina sulla teste delle persone, da sempre distorce la realtà a suo uso e consumo. E’ così che chi occupa case vuote da anni diventa il pericolo numero uno in città, è così che lo straniero diventa carne da macello all’interno di calcoli politici che cavalcano la paura e lo scontento generali e diffusi cercando di convogliarli contro una preda appetibile, sia mai che ci si accorga per davvero di chi ci tiene al guinzaglio, non sia mai che qualcuno osi alzare la testa e puntare un dito contro chi ci governa, chi ci manganella, chi ci sfratta, chi ci sfrutta sul lavoro, chi ci vuole muti e sopiti.

A Saronno negli ultimi anni sono numerose ormai le occupazioni abitative, numerose le richieste di alloggi popolari (almeno 500), per non parlare poi di chi ogni notte è costretto a trovare un riparo di fortuna da chiamare casa. A fronte di una situazione del genere ci sono numerose agenzie immobiliari che speculano su un bisogno primario, quello di un tetto sopra la testa; c’è una giunta comunale che predica equità e aiuti ma nei fatti non perde tempo a bastonare e sbattere fuori chiunque osi infrangere il sacro dogma della proprietà privata.

Oggi hanno sgomberato una casa vissuta in questi quattordici mesi di occupazione da moltissime persone,alcune per poco tempo altre più a lungo, una casa comune con cui rivendicare a testa alta la libertà di esistere, contro il tempo imposto dal denaro e dalla merce.

Ci sarebbe da scrivere un poema sulla faccia tosta con cui questi fantocci riescono a fare il buono e il cattivo tempo senza che quasi nessuno sembri accorgersi dei loro giochi.

Nei prossimi giorni alcune persone saranno senza casa, ma non ci rimarranno a lungo, le case sfitte a Saronno sono circa 1500, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Comitato Autorganizzato Saronnesi Senza Casa

22 gennaio 2014

ARRESTATO MARIO LOPEZ "TRIPA" - CNA MESSICO


riceviamo e diffondiamo:

Oggi 20 Gennaio, è stato arrestato il compagno Mario Lopez "Tripa" dopo
essersi recato in tribunale per firmare, come ogni settimana, restrizione
imposta per la sua libertà su cauzione .
Prima gli è stato detto, tramite invito, di essere richiesto dalla Procura Generale della
Repubblica a presentarsi per rispondere ad alcune domande su un'indagine in corso.
Dopo averlo interrogato gli è stato notificato l'arresto per possesso di
armi e esplosivi in relazione a quanto accaduto il 27 Giugno 2012. (Giorno del suo precedente arresto Ndt)
E' stato portato al Reclusorio Oriente di Citta' del Messico, per il
momento non si hanno altre informazioni.

La detenzione di Mario avviene in un contesto di caccia all'anarchico
da parte del governo messicano.
Non abbiamo dubbi che adesso che Mario si trova in carcere, tenteranno di
montare piu capi d'accusa.
La persecuzione contro gli anarchici continua, per questo è fondamentale
rafforzare la solidarietà.

Libertà per Mario Lopez!
Libertà per tutti gli anarchici incarcerati!
Ne' colpevoli ne' innocenti, solidarietà!

Croce Nera Anarchica Messico

http://www.abajolosmuros.org/index.php/noticias-anticarcelarias/251-detienen-a-mario-lopez-tripa

20 gennaio 2014

OPERAZIONE ARDIRE: CROLLA IL 270BIS - ALCUNE NOTE SULL'UDIENZA PRELIMINARE

riceviamo e diffondiamo:

Ieri, 17 gennaio, si è svolta l'udienza preliminare dell'operazione Ardire. Contro ogni aspettativa la Pm Comodi ha richiesto il "non luogo a procedere" per l'accusa del 270 bis. Il Gup ha accettato la richiesta ed è rimasto solo il capo di imputazione per il reato specifico (danneggiamento) per tre degli accusati.
Al di là dell'ovvio sospiro di sollievo di tutte e tutti al pensiero di essersi tolti dalle spalle lunghi anni di processi con tutto quello che ciò avrebbe comportato, rimane addosso oggi - dopo i festeggiamenti della serata - tanta amarezza, rabbia e un profondo senso di frustrazione nel vedere come le vite delle persone possano essere stravolte, manipolate, rinchiuse, buttate in pasto alla pochezza di chi vive alle spalle degli altri senza pagare mai, senza dover mai trovarsi di fronte alla responsabilità delle proprie azioni.
La "signora" Pm ieri ha detto che lei proprio non se la sentiva di far spendere i soldi dei contribuenti per mettere su un altro "baraccone" (sue testuali parole) che poi altri giudici - nonostante i suoi sforzi- le avrebbero buttato giù.
Baraccone. Un baraccone che è costato un anno di vita per alcune, anche di più per altri. Sì, proprio un baraccone, un circo, un teatro del grottesco, della miseria, della pochezza, del lato più infido, malvagio, sporco, mediocre, basso di una donna che si è prestata a qualsiasi richiesta, desiderio, capriccio dei suoi "ros" - veri burattinai di tutta la vicenda - senza avere la più pallida idea, spesso, di cosa stesse facendo.
E' difficile sorridere oggi. Molto difficile scrollarsi di dosso la brutta sensazione che in qualsiasi momento possano fare della tua vita quello che ritengono più opportuno per i loro programmi politici, per la loro gestione dell'ordine, per le loro carriere, per indirizzare l'attenzione delle teste, poco pensanti, dei più.
Così ti chiamano terrorista.
Ti rinchiudono come peggior nemico e pericolo per la società.
Ti imputano un ruolo e un modo di agire che in realtà è sempre stato di chi ha nelle mani il potere delle armi, della polizia, degli eserciti, del voto, del governo, della stampa, della magistratura.
Di chi ha il Potere di disporre delle vite delle persone, di decidere che in una terra non si debba più vivere come lo si è sempre fatto, ma si debba far passare un mostro di binari e alta velocità.

Di chi ha il potere di stravolgere il senso delle parole e il senso della giustizia (quella vera, quella che crea il discrimine tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, non quella scritta sui codici), quel potere che, con le sue mille mani, con una devasta, con un’altra punisce e rinchiude e con un’altra ancora diffama e stravolge il senso della realtà. Quel potere che permette di dare più valore ad una vetrina sfasciata che alla vita di un uomo, che protegge chi ammazza le persone rinchiuse in galera, che ti spia la vita fin dentro le mutande, che impunemente cambia, stravolge, lacera le vite delle persone, che nella guerra costante che porta contro chi è sotto il suo controllo non ammette nessuna replica, nessuna opposizione.
Così oggi i terroristi dell'ultima ora sono la compagna e i compagni arrestati a Torino. Oggi l'etichetta è per loro. Scomodi, fastidiosi, ingestibili, cocciuti come tutti quelli che si ostinano a non cedere alla Tav e che lo fanno con tutti i mezzi che ritengono necessari alla lotta, alla difesa della loro terra e delle loro vite.
Oggi alcuni si sono scrollati di dosso, perché così è stato deciso, la parola terrorista. Altri ce l'hanno sulle spalle. A questi tutta la solidarietà e la vicinanza.
In merito alle vicende perugine, nella speranza che si siano concluse una volta per tutte e che siano finiti i deliri di Ros e pm, non può che scendervi sopra un velo pietoso, sperando che copra la puzza di marcio che ancora esalano e che ancora esaleranno per molto.



COME FAR DIVENTARE UNA PRIGIONE UNA COLONIA DI VACANZA


Rinchiudere umanamente non è possibile!


Come far diventare una prigione una colonia di vacanza

La "Régie des Bâtiments" [azienda statale per l'edilizia], che gestisce il settore immobiliare dello Stato e finanzia opere d'interesse pubblico, ha fatto scalpore presentando i primi disegni della futura maxi-prigione di Bruxelles. Su quelle immagini: allettanti alberghi in carcere, nessun secondino visibile, mura «integrate in un ambiente adatto», verde naturale, edifici tipici di un villaggio. La si direbbe una colonia di vacanza. Il comunicato ufficiale vanta «l'umanità» di questo nuovo progetto, un nuovo modo di «vivere in un ambiente carcerario»...
Chi controlla il senso delle parole garantisce una capacità considerevole di controllo delle menti. Il potere ha sempre cercato di dare alle parole il significato più opportuno. Le guerre condotte dall'Occidente non si chiamano più «guerre», ma «interventi umanitari». I Centri d'Identificazione ed Espulsione non sono prigioni per senza documenti, ma «centri di accoglienza per rifugiati». La giustizia sociale non è da nessun punto di vista «giusta», ma La Giustizia con le sue leggi e i suoi giudici. Si potrebbe fare un intero vocabolario con le parole del potere che esercitano una profonda influenza sulle nostre capacità di riflettere e discutere.
Ma è a contatto con la realtà e col vigore delle idee che le parole tendono a riacquistare il loro vero significato. L'aberrazione che consiste nel rinchiudere un essere umano in una gabbia e a sottometterlo a un totale controllo, potrà anche trincerarsi dietro grandi parole come «protezione della società», «punizione dei delinquenti» o tentare di giustificarsi con «un aiuto per il reinserimento» e «un ambiente umano e verde», ma non resta pur sempre un'aberrazione? La politica "umana" di detenzione che lo Stato brandisce come uno stendardo, assomiglia ad una guida per ridipingere le celle di rosa.
È evidente che le gabbie sono solo fisiche. Una cella ha quattro pareti, ma nella testa i muri, le grate e il filo spinato sono centinaia. Il carcere può diventare accettabile solo se si accetta la società attuale come ineluttabile. La reclusione di qualcuno può costituire un obiettivo solo per chi crede che la libertà sia situata nel codice penale. Condannare la delinquenza non è possibile se non separando dalla definizione di tale termine tutti i misfatti e i crimini, ben più importanti, dello Stato e dei capitalisti. Minacciare un impiegato di banca per costringerlo ad aprire una cassaforte è un grave crimine punito dalla legge, sfruttare migliaia di lavoratori e avvelenare la terra è «libero mercato». Come riassumeva Stirner nel 1844: «Nelle mani dello Stato la forza si chiama diritto, nelle mani dell'individuo si chiama delitto».
Ma tornando al nostro «pacifico villaggio penitenziario», come il potere definisce la futura più grande prigione di Bruxelles, osserviamo (in via del tutto eccezionale) un po' più da vicino il ritornello del più realista dei realisti, la nenia noiosa di chi ha perso ogni capacità di sognare e di lottare con tutto se stesso per le proprie idee di emancipazione. Ammettiamo pure che le celle di questa nuova prigione saranno meno grigie, che i detenuti avranno più accesso alle cure e alle attività, che invece di contare i giorni all'ombra di un grande muro sconfortante, si potrà vedere qualche raggio di sole e qualche cima d'albero. Tutto ciò sarà possibile solo a prezzo di un controllo più profondo, onnipresente, e di una sterilizzazione dei rapporti umani. Lo scopo dichiarato di qualsiasi detenzione è di stroncare la personalità della persona giudicata «criminogena». Vista la resistenza che alcuni individui oppongono a questo lavaggio del cervello, il potere conduce continuamente nuove sperimentazioni. Dal totale isolamento alla privazione sensoriale, come nei moduli di Bruges e di Lantin, passando per il trattamento medico e il doping generalizzato, fino alle carceri "umane" di domani. Noi non abbiamo affatto dimenticato come anche il nuovo centro per clandestini di Steenokkerzeel fosse stato presentato come «un centro umano». La dura realtà della detenzione col suo carico di pestaggi, di disperazione, di «suicidi», non ha tardato a strappare quella maschera, facendo apparire quel centro per quello che è veramente: un campo di concentramento per stranieri. Chi si fa turlupinare dalla forma, dimenticherà la sostanza. La nuova politica penitenziaria sbandierata dallo Stato non ha altro fine.
Con le sue pretese umanitarie, tenta di smorzare ogni critica radicale alla prigione, radicale nel senso che essa va proprio alla radicedel problema. Avranno un bel camuffare le loro reti anti-elicottero che fanno intravedere il cielo solo attraverso le maglie, a mo' di parasole, potranno anche dipingere i muri di verde o attaccare dei peluche al filo spinato, ma ciò non cambierà nulla al fatto che questo mondo non potrebbe difendere i privilegi dei ricchi e dei potenti se non praticando la detenzione di massa. D'altronde vediamo bene come la reclusione giudiziaria venga diffusa attraverso tutta la società, bel al di là delle mura di una prigione: braccialetti elettronici, pene di lavoro, percorsi psicologici obbligatori,... Criticare radicalmente la prigione, significa attaccare la sua ragione d'essere, che non ha nulla di umanitario o di originale, riducendosi alla necessità per lo Stato di gestire le contraddizioni sociali generate dal sistema, e di domare le rivolte che lo mettono in discussione. Punto e basta.
Da parecchi anni si stanno scatenando ammutinamenti e rivolte nelle galere, dove individui recalcitranti si battono per preservare la propria dignità e resistere al mostro carcerario. I disegni abbelliti della futura prigione di Bruxelles non riescono a far dimenticare tutta la gamma repressiva d'isolamento, punizioni, segregazione, divieti di ricevere visite, pestaggi e doping messi in atto nelle carceri per annientare le velleità di rivolta e per affievolire le grida di libertà.
Per impedire la costruzione di questa maxi-prigione è in corso una lotta. Ora, è anche diventata una battaglia per il significato delle parole. E sia! Ci batteremo per continuare a gridare che la libertà non risiede nella legge, che il carcere non è una colonia di vacanza. Di fronte agli argomenti della macchina della propaganda statale, meglio tacere e trovare altrove spazi autonomi e liberi, in cui il senso delle parole sia forgiato dalla battaglia quotidiana contro ogni sfruttamento e ogni oppressione. Lontano dalle luci dello spettacolo politico e dal suo discorso doppio, la lotta tenta di aprirsi un varco nella strada e di distruggere ciò che ci distrugge.
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Elenco di imprese coinvolte nella costruzione della nuova prigione ad Haren
DENYS – Impresa belga di costruzioni con sede a Wondelgem

FFC CONTRUCCION – Impresa spagnola di costruzione con uffici in diverse città europee

Buro II & ARCHI+I – Uffici di architetti belgi a Bruxelles, Roeselare e Gand

EGM ARCHITECTEN – Ufficio di architetti olandesi con sede a Dordrecht

AAFM FACILITY MANAGEMENT – Impresa olandese di servizi con uffici ad Anversa e nei Paesi Bassi

M.O.O.CON – Impresa austriaca di servizi con uffici in Austria e in Germania

G. DERVEAUX – Ufficio d’ingegneri belgi con sede a Gand

MARCQ & ROBA – Società di consiglio belga con sede a Bruxelles

ADVISERS – Società di consiglio belga con uffici a Bruxelles e ad Anversa
TYPSA – Società di consiglio spagnola con sede a Madrid, e filiali a Bruxelles e in altre città europee
VIALIA SOCIEDAD GESTORA DE CONCESIONES DE INFRAESTRUCTURAS – Società spagnola di mediazione immobiliare con sede a Madrid

MACQUARIE CAPITAL GROUP – Banca di investimento australiana con uffici ovunque nel mondo, che fa parte del Macquarie Group
Dr. ANDREA SEELICH – Architetto specializzato in architettura carceraria

REGIE DES BATIMENTS – Azienda immobiliare dello Stato belga, responsabile di tutti i progetti di nuove carceri in Belgio
da FINIMONDO.ORG
[trad. da Hors Service]