24 aprile 2014

RADIOCANE: SUL CORTEO CONTRO LA MORTE NUCLEARE - 3 MAGGIO PISA

A Pisa sono stati sversati 750.000 litri di sostanze radioattive in mare, pochi ne sono a conoscenza, e tra quei pochi qualcuno si sta impegnando a diffondere la notizia che il nucleare non se ne è mai andato.
L’università di Ingegneria nucleare di Pisa, che fa parte del CIRTEN, un consorzio interuniversitario per la ricerca tecnologica nucleare formato da alcuni atenei quali quelli di Milano, Torino, Bologna, Padova, Palermo e Roma, studia e progetta quei reattori di quarta generazione che vengono sperimentati, per il momento, nei paesi dell’est Europa.

Con un occhio alle esperienze del passato in particolare verso le pratiche di sabotaggio che, in Italia e in tutto il mondo, hanno segnato non poco l’industria nucleare e i suoi profeti e in vista del corteo del prossimo 3 maggio, un compagno di Pisa ci racconta il perché di un’opposizione allo smantellamento di un reattore sperimentale.

ascolta :

http://www.radiocane.info/sul-corteo-contro-la-morte-nucleare-del-3-maggio-pisa/

22 aprile 2014

riceviamo e diffondiamo:


21 aprile 2014

ROMA 25 APRILE: PRESENTAZIONE EDITORIALE DI CROCE NERA ANARCHICA



riceviamo e diffondiamo:

segue dall'editoriale:

Fuochi di rivolta continuano a rischiarare le tenebre di un mondo altrimenti volto all’annientamento dell’individuo ed alla schiavitù omologata: queste pagine sono destinate ad attizzare questi fuochi e ad accenderne di nuovi.
Uno dei pochi vantaggi forniti dalla parossistica ricerca di informazione globale è lo scoprire che anche agli antipodi ci siano cuori che battono allo stesso ritmo dei nostri e che armano mani abili a fare molto più che battere su una tastiera. La corsa verso l’abisso della società tecnologica si fa sempre più forsennata, ma i combattenti di tutto il mondo tengono il passo e, pur a rischio di venir schiacciati da un mostro così gigantesco, provano ad ostacolarlo ed a farlo cadere a terra. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e fare sempre di più.
Con questa tensione abbiamo deciso di dar vita ad una nuova Croce Nera Anarchica. Iniziamo questo percorso con la consapevolezza di  vivere in tempi in cui è sempre più facile pagare un alto prezzo per la scelta di continuare a diffondere certe idee e pratiche, ma abbiamo sempre sostenuto che la rassegnazione sia complicità e - sebbene non siamo tra quelli che reputano che "la penna valga quanto il fucile" - risulta oramai evidente che anche all'interno del cosiddetto movimento anarchico si sia venuta a creare un’intollerabile omogeneità  di pensiero, che le pratiche collegate appaiano sempre più il risultato di un’asta al ribasso e che quindi sia imprescindibile  tornare a far sentire altre voci. Rompiamo il silenzio assordante di questi ultimi anni, consapevoli del fatto che certe voci, anche le nostre voci, troppo a lungo non si sono fatte sentire.
Questa nuova Croce Nera nasce con lo specifico obiettivo di diventare una palestra di idee con come minimo comun denominatore la centralità  della pratica distruttiva: non basta più usare la definizione "azione diretta", visto che sembra aver acquisito il significato di "tutto ed il contrario di tutto"... Ovviamente daremo il più ampio spazio possibile al contributo dei compagni finiti nelle maglie della repressione, senza ridurci  ad una sorta di croce rossa ridipinta, ma supportando in ogni modo la continuazione del loro percorso di lotta.
Lo scopo del progetto, che mai dovrà  assumere i toni o le forme dell'assistenzialismo, è quello di rilanciare certe idee e conseguentemente certe pratiche.
Speriamo che, partendo da questi presupposti, si crei un reale dibattito, che non scada mai nella misera partigianeria, ma che piuttosto sia vivo al punto da farsi acceso fino allo scontro, perché siamo stanchi del tiepido ed ipocrita "va bene tutto".
Abbiamo deciso di dare forma cartacea al bollettino, più tangibile e duraturo dello scorrimento veloce della rete, mantenendo comunque il corrispondente blog con  fondamentale funzione di volano e di strumento più rapido per la diffusione di notizie e comunicati su azione e repressione. Sentiamo la scelta della forma fisica del giornale non come sterile feticcio nostalgico, ma convinti che non ci si possa continuare a lamentare dei danni distruttivi della società  tecnologica e ignorare come anche noi anarchici ci si sia lasciati ridurre a semplici "utenti" di un mondo sempre più virtuale in cui anche le lotte rientrano nell'idiota meccanismo di essere maggiormente "di successo" in base a quanti più "mi piace" ricevono...
Inoltre desideriamo ricreare un luogo fisico in cui incontrarsi, confrontarsi e trovare nuovi complici. Ci aspettiamo di ricevere molti contributi, anche critici e faremo il possibile per creare occasioni per presentare il bollettino e finalmente tornare a guardarsi negli occhi mentre si parla di quello che continua ad  essere il nostro più ardente desiderio: la distruzione di quest'esistente che ci annichilisce e la gioia di contribuire a vederlo crollare in macerie.


3 MAGGIO: CONCERTO CONTRO LA MORTE NUCLEARE - PISA


riceviamo e diffondiamo:



CORTEO CONTRO LA MORTE NUCLEARE
No acqua radioattiva! No militarizzazione dei territori!
Solidarietà rivoluzionaria ai ribelli!

Esprimere, attraverso un corteo a Pisa, opposizione al progetto in corso di smantellamento del reattore nucleare del CISAM, significa rifiutare l’incubo atomico, qui, dovunque e in qualsivoglia forma si manifesti.  Il decommissioning del reattore sperimentale pisano, primo esperimento del genere in Italia, farà evidentemente da apripista a quelli delle altre obsolete centrali nucleari dislocate sul territorio. “Esperimento riuscito!”, plaudiranno i suoi promotori, “l’opinione pubblica è lubrificata, il tessuto sociale pronto e connivente; fatta eccezione per il solito manipolo di eretici facinorosi, bastian contrari per definizione, ben pochi muovono obiezione”. Già perché non dimentichiamo che, dopo il referendum del 2011, fresco di shock per l’esplosione dell’impianto di Fukushima, lo stato italiano non ha potuto che abbandonare, esclusivamente nella propaganda politica di facciata, il rilancio del nucleare per la produzione di energia, ben consapevole di poterlo riciclare dalla finestra a tempo debito. La memoria storica, sappiamo, è una qualità scomoda alla civiltà moderna: “manipolare per concertare” è un virtuoso motto decisamente più al passo con i tempi. Di fatto, l’ipotesi nucleare, irrinunciabile tassello per un complesso socioeconomico fondato sulla sovrapproduzione energetica, non è mai stata accantonata. Ne è prova lampante il proliferare di ricerca scientifica, civile e militare, pubblica e privata, in questo settore. E Pisa, ancora una volta, si fa pioniera. L’università di Ingegneria nucleare di Pisa, ad esempio, parte del CIRTEN, un consorzio interuniversitario per la ricerca tecnologica nucleare formato da alcuni atenei quali quelli di Milano, Torino, Bologna, Padova, Palermo e Roma, studia e progetta quei reattori di quarta generazione che vengono sperimentati, per il momento, nei paesi dell’est Europa. Anche in questo la necessità di dare un segnale proprio a Pisa, una città dove tanti progetti vengono ideati e si sviluppano nel più totale silenzio, nella più ipocrita complicità. Non possiamo cadere nel tranello del “volevate uscire dal nucleare, noi lo stiamo facendo. Di cosa vi lamentate?!”. Vogliamo ribadire ancora una volta che quello dell’energia atomica è stato e continuerà ad essere il sogno e il motore di una civiltà energivora e deva-stante per l’ambiente, che rincorre unicamente il profitto di pochi a discapito del pianeta e di chi lo abita. Non si tratta certamente di trovare soluzioni alternative, non siamo noi a dover trovare soluzioni ai danni creati da questi specialisti del terrore, saranno loro a trovarle quando saranno messi alle strette dalla determinazione di una lotta senza compromessi.

IL NUCLEARE E IL MONDO CHE LO GENERA  
L’attacco atomico alla città giapponese di Hiroshima, il sei agosto del 1945, insieme a quello su Nagasaki, avvenuto qualche giorno dopo, sono le tragedie che hanno decretato l'alba dell'era nucleare e, con essa, il tramonto della vita sul pianeta. Da allora, nera, cupa, incombente, l'ombra del nucleare minaccia ogni possibilità di un futuro diverso, un futuro libero da questo sistema politico-economico, da questo sistema di relazioni gerarchiche e finanziarie, libero dalle nocività, dallo sfruttamento, dall'oppressione. La sua nascita, infatti, contiene in sé la morte preannunciata del pianeta, sia da un punto di vista di prospettive altre, limitate dall'impossibilità di sbarazzarsene definitivamente (l'eredità instabile che ci lascia per milioni di anni è una realtà consolidata), sia per la sua espressione contemporanea che non smette di causa-re disastri irreversibili: dai più noti (Kyshtym, Three Mile Island ,Chernobyl, Fukushima) a quelli meno conosciuti, dai test francesi nell'atollo di Mururoa, a quelli in India e in Nevada. Il nucleare è ciò che rappresenta meglio la via del “non ritorno”, una volta intra-presa questa strada non si può che giungere ad un vicolo cieco. L’ideologia nuclearista è parte integrante e strumento del sistema capitalista; in qualche modo lo perfeziona, rafforzandolo nella sua irreversibilità. Il sistema tecno-industriale, declinato nelle odierne democrazie occidentali capitaliste, ha utilizzato l'atomo per imporsi, per rafforzarsi, per rendere ineluttabile il suo dominio sul pianeta. Il dominio di una società protetta e generata dalla e sulla paura. Il nucleare richiama la paura più atavica: la paura della morte. E ancora, la paura della “guerra fredda”, la paura che venga a mancare uno stile di vita privilegiato, la paura che delega agli esperti il nostro futuro. L'energia atomica significa morte in ogni momento della sua produzione. Tutta la filiera industriale dell'atomo, di cui non ci sentiamo complici perché incoscienti e irresponsabili fruitori del prodotto finito, implica gravose conseguenze sociali ed ecologiche. Dall'estrazione nelle miniere di uranio, al trasporto-stoccaggio delle scorie, alla costruzione delle stesse centrali, non esiste un passaggio che non comporti una tragedia, una violenza, uno sfruttamento. Il nucleare porta sempre con sé nuove guerre e nuovi massacri, una ulteriore avanzata del dominio su popoli e territori, almeno all’apparenza, facilmente depredabili.  La bulimia energetica, propria di questo mondo tecno-industriale, è l'elisir da cui dipende la sopravvivenza stessa di questa società. L'energia è il cordone ombelicale che deve alimentarla, costi quel che costi. Il nucleare ne è parte integrante e strategica, le sue nefaste conseguenze non sono che “effetti collaterali” propri e inevitabili di una organizzazione sociale-economica-politica basata sul dominio, dominio sull'umano, sulla natura, su tutti gli esseri viventi. L' energia, la produzione a filiera inversa (la domanda è imposta dal capitale anziché dal bisogno), il consumo e la circolazione delle merci (globalizzazione), sono elementi inscindibili, costitutivi di questa civiltà. L'incremento della produzione, a discapito di tutti gli esseri viventi, non può che condurre all'incremento dell'alienazione, della freddezza, dell’isolamento e dell’ostilità. Di fronte all'imminente collasso della biosfera, di fronte al presunto esaurimento delle riserve energetiche, il sistema cerca di correre ai ripari, rilanciando una proliferazione nucleare spacciata, dalla propaganda di regime, come ecologica e a poco prezzo. La ricerca scientifica si fa complice di tale paradosso. Battaglioni di esperti, tecnofili, opinionisti, forti del loro gergo incomprensibile e al tempo stesso rassicurante, portano avanti, da buoni soldati del sistema, la crociata delle multinazionali dell'atomo. Non fosse stato per il disastro di Fukushima, forse, saremmo tornati, anche nei nostri territori, dentro un nuovo incubo radioattivo. “Scongiurato”, per il momento, questo pericolo, assistiamo allo show dei soliti esperti che, cercando di rifarsi la faccia, solleticano la coscienza etica-ambientalista dei sinceri democratici con la green-economy. Un paradosso che ne segue un altro. Declinare di verde lo sviluppo capitalistico, oltre ad esse-re un imbroglio, una contraddizione in termini, vorrebbe essere una accattivante giustificazione per chi, in buona o cattiva fede, questo sistema si illude di poter riformare.  

NUCLEARE CIVILE E MILITARE 
Non esiste distinzione fra nucleare civile e nucleare militare. Esiste invece un continuo scambio di conoscenze e di finanziamenti fra i due settori e, così, anche tutta la macchina di propaganda e diffusione nuclearista si sposta a seconda dei finanziamenti disponibili e del vento politico, a favore di uno o dell’altro, senza colpo ferire. Il nucleare civile nasce da quello militare, di cui ha utilizzato e continua ad utilizzare il know-how. E, contemporaneamente, il nucleare civile serve a quello militare, non solo per il rifornimento e la produzione di materiali come ad esempio il plutonio, materiale di scarto della produzione di energia nucleare civile, ma anche per giustificare e sviluppare, senza troppi intoppi o problemi, la ricerca nucleare che poi si riverserà nel settore militare. Ma oltre a tutto questo, il nucleare civile assolve ad un compito molto importante: quello di abituare le persone a vivere a contatto con il nucleare, senza averne più paura ma anzi trovandolo indispensabile per la propria sopravvivenza e per il “progresso”, virtuosa bandiera della civiltà, che giustifica e promuove ogni progetto di ricerca. Anche se è ormai evidente che progresso, in questa società, non significa benessere, o reale miglioramento delle condizioni di vita, ma sfruttamento, distruzione, avvelenamento e morte; non solo lontano dagli occhi e dalle coscienze occidentali ma anche nelle nostre belle città vetrina, democrati-che e all’avanguardia. La logica che si annida dietro al sistema nucleare civile e a quello militare è la medesima: imporre ordine e disciplina, e insieme cercare di dare ossigeno, ad una società ormai al collasso. Il nucleare, civile o militare che sia, rappresenta in pieno i paradigmi del mondo capitalista: centralizzare il potere e i suoi meccanismi di decisione, imporre una cultura di sicurezza, costringere ad una dovuta, e apparentemente inevitabile, subordinazione.  

MILITARIZZAZIONE 
Il sistema complesso delle società capitaliste occidentali, costitutivamente gerarchico ed autoritario, non può che fondare la sua prosperità su un apparato militare e repressivo. Da un lato le guerre imperialiste di conquista e colonizza-zione, per assimilare e annichilire ogni comunità umana non conforme ai paradigmi dominanti, per omologare e depredare, nella devastazione del saccheggio di quelle che considera mere risorse reificate, che siano naturali o sociali. Dall'altro, l'apparato di pacificazione civile, sempre più palesemente coeso con quello militare. Soldati a presidiare le piazze delle città e droni che volano sulle nostre teste, dovrebbero ricordarci che non solo Palestina, Iraq, Afghanistan so-no territori di guerra ma che lo è anche il pacificato occidente. Siamo in guerra, sebbene fatichiamo a rendercene conto, per il fatto che, qui, viene combattuta solo da una parte. Quando non è così, quando si oppone resistenza all'incedere indisturbato del capitale, calano definitivamente le maschere e il processo di pacificazione rivela appieno la sua natura coercitiva e repressiva. E' oramai prassi che per siti, cosiddetti di interesse strategico, vengano attuati protocolli di intervento e sorveglianza simili a quelli riconosciuti per i siti mili-tari. Come è accaduto e continua ad accadere, ad esempio, in Val di Susa, dove a presidiare i cantieri sono presenti anche militari rientrati dall'Afghanistan. Sotto la sporca bandiera della democrazia e dell'ordine pubblico, chi resiste diviene automaticamente terrorista. Ed il processo, per attentato con finalità di terrorismo, che si terrà a breve a Torino, contro tre compagni e una compagna accusati di un sabotaggio avvenuto al cantiere di Chiomonte, svela la volontà di sopprimere qualsivoglia anelito di libertà senza mezzi termini.  La guerra, nell’occidente pacificato, si manifesta anche nella continua e progressiva militarizzazione dei territori e nella costruzione di basi militari, come il MOUS (base della marina USA per coordinare i bombardamenti dei droni) in Sicilia o come il costruendo HUB militare (centro strategico) a Pisa. Quest'ultimo, unito alle già numerose strutture militari, fra caserme, il già esistente aero-porto militare e la base USA di Camp Darby, rendono il territorio fra Pisa e Livorno fra i più militarizzati. Non è finita, tutto ciò non si ferma alla repressione diretta o alla privatizzazione dei territori, la guerra ha bisogno di uomini affidabili e mezzi altamente tecnologici ed avanzati. Ha bisogno di propaganda che la giustifichi e di tecnologia che la renda altamente efficace. Sappiamo bene come le Università e i Centri di Ricerca, cosiddetti civili, abbiano da sempre contribuito al rafforzamento e all’evoluzione dell’apparato militare, abbracciando in maniera effettiva (e sola-mente di facciata in modo neutrale) la volontà di mantenimento e consolidamento di controllo e di dominio sull'esistente. La Scuola Superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna, considerata uno dei fiori all'occhiello di Pisa, è un ottimo esempio della collaborazione fra militare e ricerca. Basti citare il corso di peacekeeping che, in collaborazione con il Centro militare di studi strategici, prepara la futura classe dirigente a lavo-rare a stretto contatto con i militari e a trasformare la guerra imperialista in guerra (ops missione) umanitaria, formando i futuri osservatori marchiati UE, ONU. O ancora “il corso di aggiornamento sull'Afghanistan” destinato agli ufficiali della brigata della Folgore. E che dire dell'accordo tra il Centro di Ricerca sulle Tecnologie per il Mare e la Robotica (spin-off del S. Anna) con l'azienda livornese WASS, del gruppo Fin-meccanica, leader nella costruzioni di siluri di ultima generazione, come il Black shark che vende in tutto il mondo; o della collaborazione con l'istituto Weizmann di Tel Aviv, un centro di ricerca che, tra le altre cose, si occupa dello sviluppo dell'arsenale nucleare israeliano. 
Pisa, città universitaria, con i suoi 50.000 iscritti, considerata un fiore all’occhiello nel campo della ricerca scientifica, è una città dove la presenza mi-litare in incremento conferma la complicità storica da parte delle istituzioni cittadine, università ed istituti di ricerca in testa, a questa ingombrante occupazione. Ebbene, a poca distanza dalla base USA di Camp Darby, nella pineta di Tombolo a S. Piero a Grado, sorge il CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari), un centro di ricerca delle tre forze armate alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa. Un esempio di come la ricerca militare e civile sul nucleare si confondano e si fondano l’una nell’altra.  

IL CISAM 
Il Centro nasce nel 1956 con il nome di C.A.M.E.N. (Centro per le Applica-zioni Militari dell'Energia Nucleare) all'interno del comprensorio dell'Accade-mia Navale di Livorno. La Marina, in quel periodo, stava infatti pensando di progettare un motore a propulsione nucleare per sommergibili e le limitate conoscenze nel settore la indussero a costituire un centro di studio e di sperimenta-zione, avvalendosi anche dell'esperienza e della capacità dei docenti universitari pisani. Dalla collaborazione fra Difesa e Università di Pisa nasce fin dai primi momenti l'idea di dotare il centro di un reattore nucleare sperimentale, costruito poi a San Piero a Grado, dove nel 1961 si trasferisce il Centro. Nella nuova sede, il CA-MEN viene dotato di laboratori e di attrezzature sperimentali d’avanguardia, quali appunto il Reattore Nucleare di Ricerca RTS-1 “Galileo Galilei”. Così attrezzato e dotato di personale militare e civile, il Centro fece in breve tempo di Pisa una città all’avanguardia per lo studio dell’energia nucleare finalizzato alle applicazioni sia militari che civili, sviluppando numerosi programmi e collaborando proficuamente con Università, Centri di Ricerca (grandi enti nazionali come ENI vi insediarono loro gruppi di ricerca) ed Industrie Nazionali. Divenuto poi CRESAM, con lo spegnimento del reattore nel 1985, ha preso poi il nome di CISAM. L'attività sperimentale del reattore aveva reso necessario, fin dall'inizio, un impianto di trattazione dei rifiuti radioattivi e di un deposito temporaneo, così è avvenuto che per le conoscenze sviluppate, il CISAM, divenisse il punto di raccolta di tutti i rifiuti militari prodotti nel nostro Paese. 
Dopo più di mezzo secolo di vita, il Centro, ignorato dai più, come ignorata è la sua storia, si trova adesso nella fase cruciale di decommissioning, ovvero di smantellamento del reattore, ed è ormai da mesi che le acque radioattive della piscina di raffreddamento vengono riversate nel canale dei Navicelli, il canale artificiale che collega la darsena pisana al canale scolmatore dell’Arno e quindi al mare del porto di Livorno. Le prime fasi del decommissioning hanno riguardato il trasferimento del combustibile all’impianto di Saluggia a metà degli anni ottanta, e quello del combustibile mai utilizzato in Francia, all’inizio degli anni duemila. Successivamente, nel 2007, è stata smantellata una piccola parte secondaria dell’impianto e, in seguito, avviate le procedure di reperimento dei fondi per lo smantellamento completo dell’impianto e la messa in sicurezza del sito. I 750.000 litri di acqua radioattiva che ancora per alcuni mesi, verranno trattati all’interno dell’area del Cisam per essere successivamente smaltiti a valle del depuratore di Pisa Sud, fino a confluire nel Canale, sono così l’ennesima beffa ad una città complice e china. Di fronte alla manifestazione di qualche flebile ma determinato gesto di opposi-zione ad un progetto così emblematico e paradossale, ogni organo preposto (Arpat, Enea, Ispra, Comune e compagnia bella) si è rincorso nelle pietose rassicurazioni circa l’innocuità della procedura, ma si è trattato di una inutile quanto affannosa ricerca di una cura indolore per tutti quei corpi cittadini ormai insensibili ad ogni male. Così un’intera popolazione si trova, ancora una volta, totalmente indifferente e connivente nei confronti di un progetto di morte.  

LOTTA E' SOLIDARIETA' 
Lottare contro il nucleare significa lottare contro questo esistente, contro una delle sue più rappresentative e nocive espressioni. C'è chi, di fronte alla prospettiva imposta di una esistenza da ingranaggio, in qualunque momento sostituibile, di una megamacchina che macina individui ed ecosistemi in nome del profit-to, non rifiuta le lusinghe di una vita conforme. C'è chi, invece, non ne ha lo stomaco e ha troppa dignità per accettare un ruolo, un “posto al sole” all'interno di questa società assassina. Noi, siamo dalla parte dei ribelli di ogni tempo, riconosciamo in loro, aldilà del percorso di lotta intrapreso, una valenza rivoluzionaria, un patrimonio che cerchiamo di “ereditare”. Ereditare da chi è caduto nella lotta, da chi è prigioniero, da chi ci sta a fianco nei percorsi di resistenza. Il nucleare, a partire dalla metà degli anni settanta fino ad oggi, ha trovato sulla sua strada moltissima resistenza, che si è sviluppata in molteplici pratiche e altrettante rivendicazioni. Non è più il tempo, se mai lo fosse stato, della delega, della passività, della paura e della ragionevolezza. La lotta in prima persona, auto-organizzata, senza compromessi, è l'unica strada che apre infinite possibilità di attrito contro lo sviluppo e il rafforzamento di questo esistente preconfezionato, alienante, biocida, e quant'altro. Ma aldilà delle parole, degli slogan, del rischio di “caricaturizzare”, nella spettacolarizzazione imperante, anche il conflitto, ben pochi, sempre meno, mettono in gioco qualcosa per cercare di fermare i progetti di dominio, oppressione e sfruttamento. Eppure esempi non mancano, pensiamo a Marco Camenisch che, sul finire degli anni '70, ha cercato, con la dinamite, di fermare la costruzioni di centrali nucleari in Svizzera. Per questi atti di libertà ha pagato e sta pagando con 30 anni di carcere, con la volontà del vendicativo stato elvetico di non lasciarlo uscire di galera nemmeno dopo il fine pena. Pensiamo a Nicola e Alfredo che hanno saputo restituire un po' di terrore a chi terrorizza per mestiere e con il sorriso democratico sulla faccia. Esempi scomodi per molti ma non per chi ha deciso da che parte stare, con la consapevolezza che un mondo diverso non ci verrà regalato da nessuno, ma che ce lo dovremo conquistare, passo dopo passo, con tutto ciò che questo comporta e necessita. L'opposizione contro il nucleare non è in decommissioning, dagli anni ottanta ad oggi, da sabotaggi, scioperi, cortei, occupazioni, blocchi dei treni trasportanti scorie, etc, è un filo rosso che segna la continuità di una resistenza all'infame mondo capitalista che lo produce.  

Villa Panico 
Garage anarchico 
Il Silvestre


CORTEO
PISA – PIAZZA SANT’ANTONIO
SABATO 3 MAGGIO ORE 15

PROSSIME INIZIATIVE AL MAINASSO - GENOVA


Martedì 22/04 alle 21 : "Elio Petri appunti su un attore" -Documentario  del 2005 ; Regia di Federico Bacci, Nicola Guarnieri, Stefano Leone. 
La carriera cinematografica di Elio Petri, narrata attraverso interviste ad attori, registi e altri suoi collaboratori o dal repertorio di quelle fatte al regista stesso.

Martedì 29/04 alle 21: "Un attore contro. Gian Maria Volontè." -Documentario del 2005; Regia di Ferruccio Marotti.
Le testimonianze di registi, attori, sceneggiatori, direttori della fotografia, produttori e amici che ricostruiscono il fascino di un attore e di un uomo che ha influenzato profondamente la sua generazione.

Martedì 6/04 alle 21: "Documenti su Giuseppe Pinelli" o "Dedicato a Pinelli"  - Documentario del 1970; Regia di Elio Petri e Nelo Risi, con Gian Maria Volontè, Luigi Diberti e Renzo Montagnani.
Ideato dal "comitato cineasti contro la repressione" il film fu realizzato in reazione alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli.

CONCLUSIONI DEL MEETING ANTIFASCISTA EUROPEO

riceviamo e diffondiamo:

Settanta anni dopo la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta del fascismo, l’Europa sta affrontando la sfida della crescita della destra nazista e razzista.

Razzisti e nazisti hanno però un avversario che continua a diventare più forte: i movimenti di massa e plurali che combattono nelle strade in tutta Europa, non soltanto contro il terrorismo fascista ma anche contro coloro che lo sostengono e lo proteggono: politiche anti-popolari, comportamenti arbitrari della polizia, lo stesso totalitarismo neoliberale e il sistema che sta provando a imporlo. L’11, il 12 e il 13 aprile 2014 le resistenze si sono incontrate ad Atene e, attraverso assemblee, eventi politici, workshop e discussioni, hanno condiviso esperienze e hanno fatto un significativo passo in avanti per organizzare la solidarietà transnazionale e una lotta organizzata contro il fascismo in tutta Europa.

Abbiamo inviato un messaggio forte contro il fascismo, il sessismo, il razzismo, il totalitarismo statale e la fase di stallo del capitalismo.

L’assemblea ha concluso quanto segue:

- Di designare sabato 8 novembre 2014 come una giornata comune di azioni in Europa, considerando che domenica 9 novembre è l’anniversario nero della “notte dei cristalli”;

- Di convocare giornate internazionali di commemorazione e solidarietà nelle date degli omicidi di antifascisti da parte di fascisti attraverso l’organizzazione di mobilitazioni simboliche nelle città o davanti alle ambasciate: Grecia, 1 anno dopo l’assassinio di Pavlos Fyssas, giovedì 18 settembre 2014; Francia, 1 anno dopo l’assassinio di Clement Méric, giovedì 5 giugno 2014.

- Di creare una comune piattaforma internet di contro-informazione, condivisione reciproca di notizie e punti di vista per coordinare l’iniziativa internazionale e la solidarietà più efficacemente.
L’assemblea del meeting antifascista europeo

Fonte: antifasistikossyntonismos
Traduzione di AteneCalling.org

LECCO: PROPOSTA DI DISCUSSIONE SU AZIONE ED ANARCHIA

riceviamo e diffondiamo:

PROPOSTA DI DISCUSSIONE SU AZIONE E ANARCHIA
SABATO 26 APRILE ALLE 17 A LECCO


Quest’anno a Lecco al 25 aprile si è deciso di organizzare una tre giorni per mettere sul piatto una varietà  di contributi di lotta utilizzando un metodo, quello dell’occupazione, privo di qualsivoglia contrattazione col dominio.
In questi giorni si tratterà una buona fetta di discorsi e pratiche che vengono portati avanti da parecchi compagni.
Per inquadrare brevemente la “storia” del 25 aprile a Lecco, per diversi anni è stato organizzato in città un corteo di lotta alternativo alle commemorazioni istituzionali, riprendendo come parole d’ordine “un tradimento chiamato democrazia”, ribadendo la valenza insurrezionale che la resistenza ha avuto. Quest’anno sentiamo l’esigenza di intraprendere un percorso più ampio, un’iniziativa che porti ad incontrarsi, discutere, pensare, più intensa della solita “ calata” in città.
Anche per questo abbiamo voluto inserire un momento di discussione sull’agire anarchico e sulle varie sfaccettature dell’ incontro tra teoria e pratica.
Negli ultimi anni si è discusso parzialmente in merito alle varie pratiche e alla loro effettiva incisività nelle lotte in corso; ora riteniamo fondamentale approfondire meglio la questione, a partire dalla TAZ. Giusto per chiarire, questo appello si rivolge a tutti coloro i quali intendono discutere di teorie e pratiche non certo rivendicative o riformiste, ma che abbiano come fine la distruzione di questo sistema.
Anche all’interno della tre giorni ci saranno svariati contributi che proporranno approcci alle lotte ben diversi fra loro, ma che in comune hanno una tensione rivoluzionaria e/o insurrezionale. A proposito di ciò, riteniamo che proprio la simbiosi delle varie pratiche dell’agire anarchico sia l’unico modus operandi che possa conciliare una reale efficacia rivoluzionaria con un imprescindibile sviluppo individuale, oltre che collettivo. È indispensabile secondo noi che ogni gruppo di affini porti avanti le scelte di metodo che ritiene, di volta in volta, più idonee alla distruzione dell’esistente ed alla costruzione di una società liberata. Non può esistere un mezzo esclusivo, una pratica illuminata, che trovi tutti i compagni d’accordo; questo è un punto chiave dell’anarchismo! Proprio per questo non possiamo che gioire davanti alla molteplicità dell’agire rivoluzionario, pur tenendo presente che ogni compagno può condividere di più alcuni mezzi piuttosto che altri o essere fortemente critico verso determinate scelte.
Vogliamo quindi proporre un momento di discussione su ciò che sono state e sono le metodologie di lotta rivoluzionarie e anarchiche, non per trovare una via comune da seguire, bensì per creare un punto di incontro dove confrontarsi, darsi stimoli o idee e, perché no, mettersi in dubbio.
Invitiamo quindi tutti i singoli compagni a portare e proporre contributi sabato 26 aprile alle 17 presso lo spazio che verrà occupato per la TAZ.

Per info e contatti:
anarchicilecchesi@autistici.org    
https://leccoriot.noblogs.org    
389 4462985

RADIOCANE: SENZA CORPO - SUI PROCESSI IN VIDEOCONFERENZA


Una ne fanno e dieci ne pensano. L’ultima trovata del Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria, e del ministero della Giustizia, in materia di annichilimento dei detenuti, riguarda una estensione dell’utilizzo della videoconferenza in sede processuale. Un dispositivo già sperimentato da anni per i reati di mafia e che ora vorrebbero applicare a uno spettro sempre più ampio di imputati. Sono già diverse le richieste avanzate in questa direzione nei confronti di alcuni compagni (Chiara, Claudio, Adriano e Gianluca), già sottoposti a regimi speciali di detenzione quali l’Alta Sorveglianza (AS2). Un ulteriore ingranaggio nel meccanismo, consustanziale al sistema penale, teso ad annullare l’individuo; un tentativo d’indebolire gli anelli della solidarietà; uno strumento in più per facilitare l’emissione di una condanna, una patente violazione del diritto di difesa.

Su tutto ciò abbiamo chiesto alcune delucidazioni a un avvocato che difende i due compagni Adriano e Gianluca.


ascolta:

http://www.radiocane.info/videoconferenza/ [1] 

17 aprile 2014

CHI C'E' DIETRO?

da Macerie 
 
E se fosse vero che qualcuno, nella serata di venerdì 11 aprile, ha aspettato sotto casa e aggredito l’autista di Antonio Rinaudo? Non lo sappiamo e nessuno può affermare seriamente di saperlo, a parte gli autori stessi. E allora chi c’è dietro l’aggressione? Potenzialmente «tante, tantissime persone» risponderebbe chi conosce un po’ la storia recente di questa città, e non vuole unirsi a tutti i costi alla risma di pifferai che amano cercar rifugio all’ombra del complottismo. Perché, parafrasando una scritta apparsa alcune settimane fa sulla sede del Pd di via Oropa,  «Rinaudo e Padalino fanno schifo a tutti, non solo ai No Tav». Chi c’è infatti dietro le inchieste contro i partecipanti ai blocchi di dicembre? Chi c’è dietro le inchieste contro gli ultras? Chi c’è dietro le inchieste contro le resistenze spontanee contro arresti e retate? Insomma sono tanti gli inquisiti e i detenuti delle Vallette che, pur non frequentando la Val di Susa né centri sociali o case occupate torinesi, per la loro sorte devono ringraziare i due novelli boia di Torino, quelli che negli anni si sono ricavati all’interno della Procura torinese la preziosa funzione di reprimere tutto ciò che in qualche modo odori di conflitto sociale, a trecentosessanta gradi. E non diciamo questo, beninteso, per dire a inquirenti e paranoici «guardate altrove, noi non c’entriamo!» Perché non è il nostro stile e perché, al contrario, noi c’entriamo eccome.
Noi c’entriamo per due motivi ben precisi. Primo, perché ci sentiamo una parte – una parte tra le tante – di quel conflitto sociale che si estende ben al di là della logica, dei metodi, delle scadenze e delle benedizioni dei vari circuiti militanti ufficiali. Secondo, perché questo agguato è stato immediatamente associato al processo per «terrorismo» contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. Come si è giustamente detto, questa grave accusa ha sicuramente l’obiettivo di attaccare un intero movimento che negli anni ha affrontato il problema di dare concretezza al suo «no» all’Alta Velocità. Ma questa inchiesta, trovando nell’isteria complottista un valido alleato, mira anche a rendere impraticabile ed impensabile un’idea già di per sé poco diffusa di questi tempi: l’idea che sia possibile coordinarsi liberamente con chi si desidera, per fare ciò che in coscienza si ritiene più opportuno, nei modi che si ritengono più efficaci. Perché, in fondo, è anche e soprattutto di questo che Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono accusati.

macerie @ Aprile 16, 2014

OPUSCOLO NATURA RIBELLE-RUDIMENTI DI AZIONI BOSCHIVA

Natura Ribelle – Rudimenti di azione boschiva è un piccolo opuscolo che da qualche consiglio a chi volesse organizzare o partecipare a qualche azione diretta in ambiente naturale. Speriamo possa essere utile. Per l’Internazionale Nera, Viva l’Anarchia!



ATENE: ESPROPRIATO SUPERMARKET COME MINIMO ATTO DI RESISTENZA


Tutto è rubato; tutto ci appartiene!
Prendiamo indietro alcune delle cose che abbiamo prodotto con duro lavoro e i nostri padroni hanno rubato da noi…
La creazione di uno stato di emergenza, in concomitanza con le incursioni predatorie dei padroni sul lavoro e sulla nostra vita, impone la paura della repressione e della miseria sulla società. Le disparità nella vita quotidiana assumono una dimensione tragica, quando le mani si protendono per mendicare o per rovesciare i bidoni della spazzatura nella speranza di trovare cibo. La disoccupazione e i costanti aumenti dei prezzi dei prodotti sugli scaffali dei supermercati ci fanno dubitare sulla possibilità di soddisfare i nostri bisogni basilari.
Non possiamo tollerarlo; resisteremo.
Oggi (11 Aprile 2014), abbiamo coperto i nostri volti ed abbiamo espropriato uno di questi grandi supermercati. Il nostro volto è la nostra azione, e perché disturba soprattutto la loro quiete e di seguito la loro redditività, cercheranno di rintracciarci. Non li regaliamo nulla, sfidiamo il loro terrorismo, organizziamo i nostri metodi, e rispondiamo collettivamente per strada. Collettivizziamo le nostre resistenze e ci ribelliamo contro i nostri oppressori.
Oggi, abbiamo fatto anche una sosta presso l’organizzazione del lavoro di manodopera (OAED).
Abbiamo lasciato alcuni dei prodotti che abbiamo preso dal supermercato presso l’ ufficio locale per la disoccupazione come un gesto di solidarietà di classe nei confronti degli altri lavoratori e disoccupati; un atto giusto che noi, quelli dal basso, facciamo per noi stessi, ridistribuendo la torta. In questo moderno sistema di schiavitù, in questa galera contemporanea, i lavoratori nei progetti di pubblica utilità che promuove l’organizzazione del lavoro per la manodopera greca, sono costretti a vivere come schiavi per cinque mesi. Non hanno diritto a ferie o giorni di malattia; ottenendo delle briciole come stipendio, e di fronte alla minaccia della rimozione dal registro dei disoccupati nel caso in cui rifiutano la posizione a loro assegnata. Ognuno di noi deve sapere che siamo di più, e se vogliamo organizzarci, possiamo rovesciare gli sfruttatori della nostra vita.
DA CONTRAINFO.ESPIV.NET

BERGAMO: 25 APRILE ANTI-ISTITUZIONALE

25 APRILE 014
CORTEO ANTI-ISTITUZIONALE E AUTOGESTITO
ritrovo ore 10.00 piazzale Marconi (ffss)

Il fascismo non se n'è rimasto appeso a Piazzale Loreto ma è uscito...
dalle fogne in cui i compagni e le compagne partigian* lo avevano relegato per minacciare,
ancora una volta, le nostre esistenze: nella forma di un controllo securitario xenofobo, nella
forma di qualsiasi politico che cerca di riportare la legalità in quegli spazi che la rifiutano e si
autorganizzano/autogestiscono, nella forma, più concreta ed evidente, dei fascisti marionette che ci
aggrediscono nelle strade.
L'antifascismo non è più un privilegio, in verità non lo è mai stato, ora è una questione di sopravvivenza.
IL 25 APRILE, NON UNA RICORRENZA, MA UNA DATA IN CUI RICOMINCIARE E RILANCIARE LA LOTTA AI FASCISMI.

a seguire:
PRANZO POPOLARE @ Piazza Dante
& più tardi: JAM SESSION - open mic


Laboratorio Anarchico LA*ZONA
la.zona@live.it - segui il Jolly Roger

SENZA NESSUNA RAZZA NE' NAZIONALITA', FUORI I FASCISTI DA TUTTE LE CITTA'! 

FERRARA: BLOCCATO FRECCIA BIANCA IN SOLIDARIETA' CON I/LE DETENUT* IN LOTTA E IN AS2


riceviamo e diffondiamo:

Domenica 13 aprile una quindicina di solidali ha ritardato di diversi minuti la partenza del Freccia Bianca per Venezia in partenza da Ferrara, in solidarietà con i detenuti in lotta e nello specifico con Claudio ed i compagni in isolamento nella sezione di AS2. I binari sono stati bloccati con fumogeni ed uno striscione con scritto : "A fianco dei detenuti in lotta. AS2=tortura. Libertà per tutti". Nel frattempo venivano scanditi interventi al megafono e distribuiti volantini e flyer.
Al termine del blocco goffo e vano tentativo da parte della polfer di acchiappare qualcuno per, a loro dire, "chiarimenti".




Testo del volantino distribuito in aggiunta all'appello del coordinamento dei detenuti  :


PERCHE' SIAMO A FERRARA


Cogliamo l'occasione della mobilitazione anticarceraria lanciata dal coordinamento dei detenuti dal 5 al 20 aprile per ribadire la nostra solidarietà con tutti i prigionieri.
Nel carcere di Ferrara in particolare si trova una sezione di Alta Sicurezza specifica per detenuti "politici", con l'obiettivo di tenerli separati dai "comuni". All'interno vi sono quattro compagni anarchici: Adriano, Alfredo, Claudio e Nicola.
Claudio, arrestato il 9 dicembre scorso accusato insieme ad altri di aver attaccato il cantiere dell'alta velocità in Val di Susa, in particolare si trova in una condizione di isolato tra gli isolati. Per lui vige il divieto di incontro con due degli altri tre priionieri della sezione. Sia per lui che per Adriano inoltre è stato disposto che i processi si svolgeranno tramite videoconferenza, strumento che non permette all'imputato di presenziare fisicamente alle udienze e quindi di poter parlare direttamente con il proprio avvocato o di vedere amici e parenti presenti in aula.
Il carcere è un ingranaggio infame del sistema in cui viviamo. Questa situazione lo rende ancora più palese, non soltanto si rinchiudono degli individui, ma li si priva anche della possibilità di vedersi e comunicare tra loro.
Chi detiene le redini del potere spera così di minare la resistenza dei singoli e impedire lo sviluppo di rapporti di solidarietà. Non deve riuscirci.

LIBERTA' PER CLAUDIO, PER I NO TAV, PER I COMPAGNI PRIGIONIERI E TUTTI I DETENUTI!
BASTA GALERE!


                                                                                                                   Anarchiche e anarchiche


da Informa-azione.info

FRANCISCO SOLAR TRASFERITO NEL CARCERE DI ASTURIAS

Dopo essere stato trasferito per tutta la settimana in carceri diverse (Madrid, Burgos, Cantabria), sabato 12 aprile Francisco è stato portato nella galera di Asturias.
Sia lui sia Monica si trovano in regime FIES 3, con possibilità di effetture massimo 8 telefonate settimanali di 5 minuti ciascuna, restrizioni nella corrispondenza in uscita (massimo 2 lettere a settimana), una visita settimanale di 40 minuti e la dispersione in galere lontane dai propri affetti.

Per scrivere loro:

Mónica Andrea Caballero Sepúlveda

Ávila-Prisión Provincial
Ctra. de Vicolozano s/n
Apdo. 206
05194 Brieva (Ávila)

Francisco Javier Solar Domínguez
C.P. de Villabona
Finca Tabladiello
33480 Villabona-Llanera (Asturias)

per qualunque info: solidaridadylucha@riseup.net



segue comunicato in castillano:

Francisco Solar (cariñoso) trasladado a la prisión de Villabona (Asturias)
[Actualización sobre la situación de las compañeras Mónica y Francisco]



Hoy sábado 12 de abril nuestro compañero llegó, luego de pasar durante toda la semana por diferentes cárceles (Madrid, Burgos, Cantabria) a Asturias, adonde repentinamente decidieron trasladarlo.
Hace algunas semanas comunicamos por diferentes medios que Francisco se encontraba en una situación bastante mala debido al aislamiento. Pese a que la situación cambió, seguramente por la presión de fuera, continuó en un módulo de castigo y separado del resto de los presos “políticos”, aunque en una situación relativamente mejor y le han autorizado, luego de muchos meses, las llamadas telefónicas a amigos, ya que el director de la cárcel sólo autorizó las llamadas a sus familiares.
Sabemos que se encuentra bien y con fuerzas, y esperamos pronto poder visitarlo.
Mónica sigue en la misma situación de los últimos meses y también se encuentra bien de ánimo y fuerte.

Ambos compañeros siguen en prisión preventiva y de momento nada nos hace pensar en que esta situación cambie. Tampoco hay muchas novedades en el caso o en las acusaciones. Siguen en FIES 3, con ocho llamadas de 5 minutos semanales, restricción de envío de correspondencia (sólo 2 cartas semanales) y que sepamos siguen sin límite de cartas a recibir, una visita semanal de 40 minutos y dispersos en los penales de Brieva (Ávila) y ahora Francisco en Asturias, ambos lejos de sus amigas y compañeras, como la forma de castigo a los presos y presas políticas o rebeldes llamada “dispersión”, que busca agotar las fuerzas de quienes van a visitarlos.

¡Pero la solidaridad es más fuerte que sus distancias, que sus límites, que sus restricciones y que sus barrotes!

Para escribirles:

Mónica Andrea Caballero Sepúlveda
Ávila-Prisión Provincial
Ctra. de Vicolozano s/n
Apdo. 206
05194 Brieva (Ávila)

Francisco Javier Solar Domínguez
C.P. de Villabona
Finca Tabladiello
33480 Villabona-Llanera (Asturias)

Para cualquier duda, información o comentario: solidaridadylucha@riseup.net

11 aprile 2014

BERGAMO: AZIONE A PORTA S.GIACOMO - CITTA' ALTA


Riceviamo e diffondiamo:

L'8 tutto l'anno! Oggi 10 aprile 2014 Bergamo è più rosa e meno grigia. Abbiamo colorato le luminarie delle mura di città Alta in solidarietà e complicità a tutte le donne e a tutti i movimenti femministi e antisessisti che lottano per le liberazioni delle donne e di tutti/e, e perchè l'8 marzo non sia solo una ricorrenza, ma una pratica quotidiana di lotta! Siamo stanchi e stanche delle note dinamiche che mettono in ombra il valore aggiunto delle donne. Siamo stanchi e stanche delle fasulle comparse nelle istituzioni di donne che proclamano il femminismo senza alcun seguito. Siamo fermamente sempre stati/e contro ogni forma meschina di sottomissione delle fasce cosidette "più deboli" della società, che per potersi esprimere devono aspettare un solo giorno all'anno o devono indossare gli abiti delle serve dei poteri. 

Contro ogni intento disegualitario ed eterosessista l'azione diretta è la nostra risposta. Oggi Bergamo è una città più rosa. 

Bergamo antifascista / antisessista