23 settembre 2013

BUENOS AIRES: RIVENDICATO ATTACCO INCENDIARIO CONTRO ACCADEMIA GIUDIZIARIA


LA CONVINZIONE È NOSTRA!
L’ambiente che ci circonda è soffocante, e chi ha il sangue dignitoso nelle vene al posto dell’acqua torbida non può affermare il contrario.
La democrazia gestita dall’infame Cristina Kirchner, travestita da progressista e paladina dei diritti umani, comincia a mostrare l’altra faccia della stessa moneta.
Così, la nomina del nuovo ministro della sicurezza, Alejandro Granados, sostenuto dal narcotrafficante Daniel Scioli, ha reso solo più evidente ciò che molti/e sanno già, la democrazia arresta, tortura, accusa e uccide, e in questo non ha nulla da invidiare a nessun altro regime politico.
Condivdiamo le parole di Granado, riguardo al fatto che siamo in guerra e si tratta di loro o noi… non ci allarmiamo per queste dichiarazioni, ma aumentiamo la lotta che conduciamo contro ogni tipo di oppressione a danno dell’individuo o delle comunità libere.
I milioni investiti in tema di sicurezza tramite il Sistema di Identificazione Biometrica, o come le migliaia di telecamere di sorveglianza, o i/le gendarmi che controllano e attaccano i quartieri periferici, non ci fermano e non ci distraggono.
Dentro la rete complessa che forma il nemico che affrontiamo, consideriamo la giustizia un pilastro fondamentale, sostenitore irrinunciabile della gestione della miseria.
Visto che uomini d’affari e politici sollecitano e creano le leggi, e poi giudici, avvocati e poliziotti che le applicano, con gran parte della società che incoraggia tali misure, o che con indifferenza rivoltante ne è complice.
Oggi, si rende mediatico il dibattito sull’abbassare l’età per l’imputabilità dei minori, cercando di legalizzare e legittimare ciò che già accade: ragazzini/e condannati/e al confino, allo stupro, alle molestie e alla morte nei campi di concentramento della democrazia denominati carceri.
Senza dubbio, in un futuro prossimo vedremo sempre più giudici sentenziare anni e anni di condanna a migliaia di persone, molte delle quali, anche se lontane dai nostri valori e principi, o senza poter o voler sfuggire alla ruota del consumismo idiota, almeno non scelgono di offrirsi passivamente alla frusta del padrone.
In questo contesto, considerando esso come un apporto ulteriore alla guerra che conduciamo contro ogni autorità imposta, lunedi 16 Settembre, intorno alle due di notte, abbiamo attaccato l’Accademia Giudiziaria del Consiglio della Magistratura del Potere Giudiziario della Nazione, in Parana 386, Avenida Corrientes, dove gli acefali abitanti vagano tra bar e teatri, tra cinema e postriboli, rassegnati e codardi, posti dove i/le turisti/e fotografano l’obelisco sullo sfondo e prendono belle cartoline dell’europa sudamericana…
Per essere più precisi/e, abbiamo collocato davanti l’ingresso dell’obiettivo un artefatto auto costruito composto da una bottiglia di plastica piena di 1 litro e mezzo di benzina, su un lato 6 tubi ben chiusi di circa 10 cm l’uno pieni di polvere nera. Il meccanismo d’accensione era costituito da due bastoncini di incenso, i quali con l’accendersi della fiamma funzionano come stoppini, innescando poi tutta la striscia di fosforo che abbiamo fatto intorno all’esterno della bottiglia, provocando prima il fuoco e poi lo scoppio.
I risultati, taciuti dalla stampa, sono evidenti per chiunque voglia passare di li.
Se abbiamo detto come abbiamo costruito l’ordigno, è per chiarire che non c’è bisogno di strani materiali o complesse tecniche per realizzare questo tipo di attacchi.
Naturalmente non si deve mai trascurare il perfezionamento e la necessaria conoscenza per manipolare e confezionare diversi esplosivi e materiali incendiari, ma l’informazione c’è per chi la cerca, e l’ingegno fa il resto. È per questo che condividiamo il come fare un artefatto esplosivo/incendiario, vogliamo stuzzicare chi si pone in modo conflittuale, ma che nella pratica non fa molto di più rispetto a un ragazzo qualsiasi.
L’informazione c’è, se non si fa niente è perché lo si decide, punto.
Inoltre, il fatto di rendere noto questo attacco, non lo vediamo come una parte separata del nostro agire e sentire anarchico, ma piuttosto come una sfumatura dello stesso, come azioni anarchiche quotidiane (illegaliste, gioco di parole) che non vengono dette per vari motivi, cosi che ogni gruppo o individualità possa analizzare e trarre le proprie conclusioni. Cosi come è stato detto più volte, il silenzio non significa inazione, è solo che viste le nostre considerazioni riteniamo necessario comunicare questa azione diretta.
Inoltre crediamo nella qualità e non nella quantità, perché un ritmo frenetico di attacchi non lascia tempo alle riflessioni, agli approfondimenti del progetto o al dialogo, e su quest’ultimo punto abbiamo una critica da condividere riguardo al progetto della Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI/FRI). Noi cerchiamo con le nostre opinioni di combattere la paralisi e la ripetizione dei luoghi comuni, promuovendo una dialettica seria tra chi lo ritiene opportuno.
Attualmente ci sono decine di cellule e gruppi che danno forma alla FAI/FRI in tutto il mondo che, dopo questa proposta nata in Italia dieci anni fa, come risposta alle ingiurie della Federazione Anarchica Italiana, hanno avuto un nuovo impulso grazie ai/lle compagni/e della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.
Oltre alle questioni etimologiche dei termini che ci risultano un po’ discutibili (federazione, fronte), e considerando questo punto non tanto importante, perché come hanno detto proprio i/le compagni/e della CCF “non abbiamo il minimo attaccamento per le parole. La comunicazione internazionale crea nuovi modi e possibilità di lotta che, ogni volta, richiedono nuove parole per esprimersi”, vorremmo sottolineare quanto sia grezzo l’approccio rispetto al cordinamento che la FAI/FRI dovrebbe essere.
Escluse poche eccezioni non ci sono stati molti interventi che hanno portato al dibattito, e anche meno hanno ottenuto risposta, per quanto ci risulta. Poco è stato fatto nelle campagne d’attacco contro un solo obiettivo in varie zone, e purtroppo la maggioranza delle rivendicazioni sfocia nella spavalderia e nell’autoreferenzialità, e non sembra se si considera genuino firmarsi o no con una determinata sigla.
Gli anarchici non devono mettere da parte la strategia, l’audacia, la prudenza, il potere è un passo avanti al nemico, storicamente la mancanza di una sigla in comune non ha reso impossibile il coordinamento e il dibattito tra anarchici di varie parti, in merito al pensare un immaginario Fronte internazionale, ci chiediamo se non stiamo ancora una volta andando verso la spettacolarizzazione al posto della serietà e della forza.
Ciò mette in evidenza ciò che significa chiamare le cose col loro nome e non fantasticare, sicuramente ci sono gruppi che coordinano e realizzano i propri attacchi particolari, ma troppo spesso ci sembra che l’unica cosa che li unisce è la firma FAI/FRI.
Sempre attenti/e su tali questioni, cercando il modo di continuare la nostra guerra, non per paura o rimpianto, ma con lucidità ed evoluzione… forse il destino di ogni anarchico/a è il carcere o il cimitero, non lo sappiamo, ma rimandiamo questo momento il più possibile, non per una visione vitalista o accomodante, ma perché siamo felici di colpire, attaccare, cospirare, incendiare, non vogliamo altri martiri o carogne da mangiare, vogliamo, come hanno detto alcuni/e compagni/e di un’altra tendenza i quali ammiriamo per il loro coraggio e forza, la realizzazione dell’orgia dei sogni, qui e ora.
Non pensiamo di aggregare per ora, vedremo cosa accadrà a partire da questa dichiarazione che si basa sul rispetto e sul riconoscimento verso chi lotta contro il nemico e non resta nella sicurezza meramente teorica.
Cogliamo l’occasione per inviare il nostro affetto ai/lle compagni/e repressi/e e torturati/e in Uruguay, adesso liberi ma sottoposti a molte restrizioni.
Solidarietà attiva con Gabriel Pombo da Silva prigioniero in Spagna, Marco Camenisch in Svizzera, Nicola Gai e Alfredo Cospito in Italia, solidarietà attiva con Hans Niemeyer, Alberto Olivares, Freddy Fuentevilla, Marcelo Villarroel, Juan Aliste, prigionieri in Cile, ai fratelli e alle sorelle prigionieri/e in Grecia, e a tutti i prigionieri e le prigioniere dignitosi/e in Argentina.
Tanta forza e amore per Felicity Ryder e Diego Rios, la cui situazione non immaginiamo neanche quanto possa essere difficile, sperando vi arrivino queste parole e che sappiate che non siete soli.
Salutiamo gli scontri in Brasile, Colombia e Messico!
La cospirazione per la vendetta non si arresta!
VIVA L’ANARCHIA!

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