1 febbraio 2014

STORIE DI TRIBUNALI, INFRASTRUTTURE E RESISTENZE.


riceviamo e diffondiamo:
 Storie di tribunali, infrastrutture e resistenze.


 In tribunale non si avvera né giustizia né salvezza.



1.
Ogni lotta che conta funziona come una sorta di “catalizzatore chimico” che permette di portare alla luce le modalità attraverso cui il potere è in atto. La lotta contro la realizzazione del treno ad alta velocità in Val Susa non fa eccezione. Questo movimento, come d’altronde quelli No Mous in Sicilia o quello contro la costruzione dell’aeroporto di Notre-Dame-des-Landees in Francia, rende evidente che il potere è immanente alle infrastrutture. È infatti attraverso la perpetua espansione e ramificazione della rete infrastrutturale che il capitale si produce, si scambia e si accresce. Questo processo è iniziato tre secoli fa. Quindi, a prescindere dal TAV, la Val Susa è già un polo infrastrutturale della rete transeuropea di trasporto merci. È per questo che l’immagine di una lotta per la difesa di una valle incontaminata risulta essere fuorviante, in quanto è ormai da tempo che questo territorio è sventrato da un viadotto autostradale e sfigurato da enormi centrali idroelettriche.
Il no pronunciato contro il treno ad alta velocità non significa, dunque, conservazione di una pura comunità montana che abita un’idilliaca valle. In realtà, dietro quest’immagine mitologica c’è tutt’altra cosa, cioè: l’incrociarsi di un conflitto con la sperimentazione di una forma-di-vita che allude alla possibilità di abitare un mondo che non sia più quello altamente dispositivizzato imposto dalla civiltà del capitale. In questi vent’anni di lotta contro l’ambiente infernale imposto dall’infrastruttura, esperienze come la baita Clarea, il presidio di Venaus e la Libera Repubblica della Maddalena, hanno creato localmente un territorio autonomo, che in maniera fuggitiva e frammentaria ha fatto intravedere la desiderabilità di una forma di vita incentrata sull’uso e la condivisione dei mezzi. In fondo, se le barricate erette dai NO TAV sono risultate così temibili ed efficaci è perché si sa come vivere dietro di esse.  
In Val Susa, treno ad alta velocità è sinonimo di espropri, sgomberi, lacrimogeni, recinzioni, fogli di via e arresti. Tuttavia, in questi ultimi mesi, alla già cospicua serie di misure ordinarie e straordinarie, si viene ad aggiungere l’utilizzo strumentale di ingenti richieste di risarcimento nei procedimenti civili e le accuse di terrorismo.

2.
La contestazione dei reati di terrorismo a Chiara, Mattia, Claudia, Nicolò, così come quella del reato di devastazione e saccheggio per i fatti del 15 ottobre, hanno chiaramente lo scopo di reprimere duramente chi mette in campo pratiche conflittuali, ma rientrano anche in una più ampia strategia controinsurrezionale di prevenzione. Per molti mesi precedenti agli arresti il movimento no tav è stato oggetto di pesanti denunce che sempre più profilavano, anche attraverso accurate operazioni di propaganda mass mediatica ad opera di inquirenti,politici e giornalisti, la minaccia terroristica italiana del 2014. Infatti prima si è proceduto ad una profilazione quasi statistica del notav/terrorista, poi alla sua divulgazione mediatica ed infine all'applicazione di questo fantasmagorico teorema ad un caso concreto: i fatti del 13 maggio. Inoltre, ricorderanno in molti i titoli dei giornali nei giorni precedenti alla manifestazione nazionale del 19 ottobre a Roma in cui il movimento no tav composto da terroristi, black bloc e sfasciacarrozze avrebbe messo a ferro e fuoco la capitale. Per non parlare della favola mediatica sui legami tra il movimento no tav e le nuove BR che concludeva a regola d'arte questo disegno machiavellico.
I reati contestati dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, che hanno condotto agli arresti del 9 dicembre sono tra gli altri: «condotte con finalità di terrorismo» (art. 270-sexies); «attentato per finalità terroristiche di eversione» (art. 280);  «atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi» (art. 280-bis). E si riferiscono ai fatti avvenuti nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013 durante un’azione contro il cantiere del Tav a Chiomonte.
Ci sembra che l’impianto accusatorio si regga sulla norma contenuta nell’articolo 270-sexies, che recita: 

Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un'organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un'organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia.

La formulazione qui riportata è emblematica di una nuova e più ampia definizione del reato di terrorismo, che viene elaborata a livello globale ed europeo dopo gli attentati alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001 e in seguito alle stragi di Madrid del 2004 e di Londra del 2005. 
Introdotto in Italia nel luglio 2005 dal cosiddetto «Pacchetto Pisanu» in attuazione di una decisione-quadro europea, l’articolo 270-sexies norma per la prima volta nel «diritto interno» una nozione di «Condotte con finalità di terrorismo». Complessivamente, come già è stato sottolineato da compagni e avvocati, «tale normativa è finalizzata ad anticipare la soglia di punibilità, quali attività terroristiche, di condotte non direttamente e specificatamente riconducibili e qualificabili come associazione terroristica o eversiva». 
Come è facilmente intuibile, con l’introduzione del 270-sexies, la discrezionalità e generalità che costituisce la forza tecnica e giuridica dell’art. 270 si amplia maggiormente. Infatti oggi la condotta con finalità di terrorismo può essere contestata per molti dei comportamenti già definiti dal codice penale in altro modo: dalle lesioni personali alla fabbricazione o detenzione di esplosivi, dall’occupazione di luoghi pubblici o di mezzi pubblici di trasporto al danneggiamento di infrastrutture pubbliche o private. Tale nozione, «quale finalità richiesta per l’incriminazione, è tuttavia così ampia da includere non solo il sovvertimento di organi istituzionali dello stato […]», ma anche la contestazione e il rifiuto di tutte quelle relazioni economiche e mercantili che costituiscono il fondamento delle attuali società democratiche. In tal senso, l’azione contro il cantiere di Chiomonte è terroristica non per la specifica violenza degli atti di sabotaggio, ma perché si oppone a una decisione democratica tra paesi europei che ha per finalità lo sviluppo del mercato. Per le attuali democrazie neoliberali, le decisioni che riguardano l’economia sono incontestabili. Come è già stato sottolineato in alcuni comunicati seguiti agli arresti e che qui vale la pena di ricordare, qualsiasi lotta, compresa una normale vertenza sindacale, nella misura in cui vuole spingere la controparte a «compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto» - come recita l’art 270 sexies – può essere considerata antidemocratica e quindi terroristica. 
Le tutele sindacali, lo statuto dei lavoratori, i referendum, i diritti sicuri, il welfare-state, insomma, tutti quegli avanzamenti frutto del compromesso sociale keynesiano-fordista tra capitale e lavoro, devono ormai essere considerati come una storia del passato e, quindi, come un oggetto di studio. Indebolendosi, da essere strumento, pur discutibile, di pacificazione, la democrazia oggi è di guerra ed è attraverso questa vocazione che si infiltra lo stato d'eccezione con i suoi campi e nemici interni. Il cantiere di Chiomonte, con il filo spinato israeliano, i militari provenienti dall’Afganistan, costituisce la più cospicua riprova del processo di inclusione della guerra nel quotidiano. Ciò che la democrazia ci impone è una bizzarra forma di pace: la pace armata.




3.
Dunque, dato che in venti anni non si è riuscito a fermare il movimento NO TAV, non resta che criminalizzarlo tacciandolo di terrorismo. Tuttavia, come già avvenuto in passato per altre operazione giudiziarie, a queste accuse di terrorismo il movimento NO TAV ha risposto compatto. Infatti, nell’assemblea popolare del 24 gennaio, indetta da sindaci e comitati, il movimento ha espresso solidarietà unanime sia ai tre condannati al maxi risarcimento che ai quattro arrestati con l’accusa di terrorismo. Per il movimento NO TAV, la solidarietà è un’arma, poiché prescinde e annulla le appartenenze di parrocchia. Nessuna sfumatura politica finora ha mai incrinato la solidarietà in relazione ad un gesto percepito come giusto. Si ricordi il ‘siamo tutti black bloc’ in seguito alla rivolta del 3 Luglio 2011. In questa lotta ciò che si condivide non sono posizioni politico-ideologiche ma un senso del mondo, un'idea di giustizia che non ha nulla a che vedere con quella dominante. Questo scontro tra mondi lo viviamo continuamente. Crediamo, infatti, che se ci fosse stata solidarietà vivente il 15 ottobre non avremmo evitato comunque la delazione ma avremmo avuto una forza da contrapporgli enormemente più intensa, così intensa da annichilirla. Ecco, quello che è importante segnalare è la mancanza di una forza che continui a pulsare oltre l'evento della manifestazione della forza. Questa forza è una solidarietà vivente, sempre all’opera, poiché è in essa che si prepara, si vive e si affronta la fine della battaglia.
In generale, pensiamo che l'articolazione di una “campagna di solidarietà” non può essere limitata ai benefit più la mobilitazione di militanti ma dovrebbe essere queste cose più l'attivazione di un linguaggio solidale che attraversi i territori e faccia emergere da questi l'esistenza di forme di vita giuste. Inoltre, con estrema umiltà segnaliamo che un altro limite delle campagne di solidarietà consista nel non riuscire a immaginare un ambito di confronto e di azione che non sia già dentro il recinto giuridico o che opera quantomeno sui suoi margini interni. Se la Val di Susa ci insegna che la giustizia non è affatto una questione di leggi e di giudici ma qualcosa di vivente, allora occorre agire e pensare al di fuori del diritto (fatto salvo certamente l'uso tattico del diritto). Infatti, se continuiamo a muoverci dentro la sfera giuridica è chiaro che non esiste nessuna possibilità di rivendicare un monopolio condiviso dell'uso della forza (condiviso, cioè, tra i movimenti e lo stato). La forza rivoluzionaria, come la giustizia, si pone al di fuori della sfera legale, e si legittima solo perchè è collettivamente sentita come giusta. La forza, la legittimità, la giustizia, la solidarietà stessa si pongono dunque fuori dal mondo del diritto. Non può esistere così un “diritto alla solidarietà”, ma una solidarietà che renda i territori indecifrabili e opachi agli occhi dell’autorità, perché essa stessa è per definizione incomprensibile ai non solidali.

Sosteniamo le resistenze. Liberi tutti.


Grazie di non sostenere la pace sociale

Fucina 62, Gennaio 2014 Roma

LETTERA DI CLAUDIO DAL CARCERE DI TORINO E NUOVO INDIRIZZO PER SCRIVERGLI (FERRARA)

riceviamo e diffondiamo:

Carcere delle Vallette Torino 20 gennaio 2014

Ciao a tutti,
dal 9 dicembre sono rinchiuso qua al blocco D delle Vallette insieme a Niccolò e Mattia mentre Chiara sta al blocco F, privati dei nostri affetti come delle lotte che portavamo avanti fuori, delle nostre montagne come dei nostri quartieri. 
I giudici in ossequio alla volontà della procura ci hanno appioppato l'appellativo di “terroristi”, così il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) ci ha classificato AS2. L'Alta Sicurezza è un'infamità dentro quell'infamità che è già il carcere, poiché ti impedisce di avere alcun contatto con i prigionieri “comuni”, oltre ad altre limitazioni che vanno dai colloqui ridotti, alla porta blindata della cella sempre chiusa o all'impossibilità di accedere alle attività alternative (biblioteca e palestra). Molto fastidiosa ci risulta la censura, tutta la nostra corrispondenza in entrata  e uscita è letta da un secondino che poi ne spedisce copia al giudice, questo fa sì che le nostre lettere abbiano un ritardo di almeno 20 giorni da quando sono state spedite. Le guardie giustificano tale ritardo lamentandosi della mancanza di personale per far fronte alla mole di posta che riceviamo, invece uomini per sorvegliarci ne hanno parecchi. Sia chiaro, ho voluto tratteggiare qual'è la nostra condizione non perchè ci sentiamo più perseguitati di altri prigionieri, penso sia però utile che chi non è avvezzo alle angherie della galera conosca cosa sia l'Alta Sicurezza. Il carcere comunque in ogni sua forma resterà sempre una merda.
Vedere i fuochi d'artificio di un presidio attorno alle Vallette e ascoltare le grida e gli slogan di tanti compagni con cui abbiamo lottato assieme è una boccata d'aria fresca.
Durante l'udienza del riesame il Pm si è lamentato della reazione seguita ai nostri arresti. Indignato ha elencato al giudice una lunga serie di azioni in nostra solidarietà che in parte non conoscevamo.
Una scena surreale. Costoro devono capire che non possono arrestare qualcuno pensando che il loro gesto non provochi alcuna risposta. Perchè bisognerebbe accettare di essere privati di una persona che fino a ieri ci stava a fianco? I No Tav in questi anni hanno avuto spesso a che fare con la giustizia, ormai quasi nessuno ci crede più. Del resto la lotta  e le pratiche sperimentate in Valle nella loro diversità dimostrano che esiste un abisso tra etica e legalità.
Il nostro caso è solo l'ultimo di una lunga serie, mi preme però soffermarmi sull'art. 270 sexies (finalità di terrorismo) che risulta il perno su cui ruota tutta l'inchiesta del 9 dicembre. Noi quattro siamo accusati del sabotaggio del 14 maggio scorso alla Maddalena, un fatto che secondo gli stessi Pm non si qualificherebbe come attentato terroristico se non si considerasse il contesto d'intimidazione  e violenza in cui è avvenuto. Il sabotaggio di maggio insieme ad una miriade di atti illegali avvenuti negli ultimi due anni deriverebbe dalla decisione di una parte di movimento (quale non è specificato) di impedire la costruzione del Tav. 
Se l'Italia dovesse abbandonare il progetto della Torino-Lione subirebbe un grave danno economico e di immagine in Europa, sostengono. Chiunque si opponga alla costruzione del Tav quindi compie un atto che danneggia in qualche modo il paese e secondo il 270 sexies le condotte che arrecano un grave danno al paese sono da considerare terroristiche. 
A rigor di logica, se durante una manifestazione qualcuno occupa una base militare, dove gli Stati Uniti vogliono installare delle antenne che propagano onde pericolose per la salute della popolazione che vive nelle vicinanze, persegue una finalità terroristica, poiché l'Italia subirebbe un grave danno d'immagine nei rapporti internazionali con gli Stati Uniti.
Gli episodi che si inseriscono in questo disegno terroristico degli ultimi due anni sarebbero 111 secondo i Pm si va dai sabotaggi ai mezzi delle ditte che lavorano nel cantiere di Chiomonte alle scritte nei bagni a Nichelino, dagli scontri di piazza a un pollo morto trovato sotto casa di Esposito, da uno striscione lasciato davanti all'abitazione del sindaco di Susa ai cassonetti bruciati durante una sagra paesana  a Sant'Antonino. Si sono dimenticati i furti in appartamento e magari gli incendi boschivi. I magistrati dimenticano che il ritardo nella costruzione del Tav non è dovuto solo alle azioni degli ultimi due anni. Se sono riusciti solo a fare un “pertus” a Chiomonte, è per la forza e la determinazione di una lotta popolare che dura da più di vent'anni. 
L'8 dicembre 2005, purtroppo non c'ero, decine di migliaia di persone sono scese nella piana di Venaus distruggendo i mezzi del cantiere, evidentemente tutti terroristi.
Le han provate tutte per spaccare il movimento. Hanno istituito tavoli, comprato amministratori, scritto ogni genere di porcheria sui giornali, poi i manganelli e i lacrimogeni. Hanno provato a criminalizzare alcuni dividendo tra buoni e cattivi ed ora rispolverano il terrorismo. Dopo un po' risultano scontati e patetici. 
Curioso è notare come alcuni che oggi ci accusano di “terrorismo” sono gli stessi che negli anni '70 usarono la stessa arma per annientare uno dei più straordinari e complessi movimenti rivoluzionari d'Europa, che aveva reso concreti i sogni e i desideri di tanti. La lotta No Tav, con le dovute proporzioni, ha rotto quella cappa di pace sociale che permaneva in questo paese da oltre trent'anni, dimostrando che non solo è possibile opporsi a chi pretende di devastare il territorio in cui viviamo, ma che lottare è molto più piacevole della vita che ci impongono di fare ogni giorno. Ricordo un pensionato di Bussoleno che raccontava che tutta la vita si era battuto per non fare gli straordinari e ora gli toccava star sveglio per 24 ore ad aspettare una trivella. 
Dopo aver vissuto la Libera Repubblica della Maddalena o dopo aver costruito una barricata al Vernetto non si può tornare alla vita “normale” come se nulla fosse. Queste rotture improvvise parlano ad altre lotte e  aprono nove possibilità. Non è certo chiudendo a chiave qualcuno che potranno prevenire il manifestarsi di nuove occasioni e di rivolte. 
Il momento è delicato, sanno che se vogliono aprire i cantieri a Susa il movimento dev'essere spezzato e ridimensionato. Per questo è importante continuare ad andare in Clarea e non lasciar dormire tranquille le truppe d'occupazione come è stato fatto. Il giorno o la notte che decideranno di aprire un altro cantiere in Valle lo faranno dispiegando un gran numero di uomini e mezzi, convinti di impressionarci ed annichilirci con la loro forza. Occorrerà essere vigili e tenere sempre gli scarponi ingrassati. Consapevoli che chi si ribella, per natura, avrà sempre un'idea in più di chi ha deciso di vivere sotto un superiore.
Nessun dispositivo è imbattibile, i posti di blocco si possono aggirare, le reti tagliare e i jersey ribaltare.
Ci sarà da divertirsi.
Un abbraccio forte  a tutte e tutti i no tav.
Se incontrate Giacu salutatemelo.
A SARA' DURA... ovviamente per loro

Claudio


Claudio Alberto
Casa Circondariale
Via Arginone, 327
44122 Ferrara

LETTERA DI CHIARA DAL CARCERE DI TORINO E NUOVO INDIRIZZO PER SCRIVERLE (REBIBBIA)

riceviamo e diffondiamo:

Carcere delle Vallette 20 gennaio 2014

Se potessi scegliere mi troverei proprio dove sono.
Tra i sentieri della Valle, per le vie di Torino, con i miei compagni o specchiandomi negli occhi di donne e uomini sconosciuti, imparando ad ascoltare, scegliendo di aspettare, correndo più veloce.
Mi troverei dove si scopre il sapore dolce e intenso della lotta, qualcuno ti stringe la mano che trema e si getta il cuore oltre l'ostacolo. Lì dove il caldo, continuo e tenace abbraccio della solidarietà non permette a chi è isolato di sentirsi solo, libera la passione di chi è prigioniero e riempie la stanza di presenze amiche. 
Mi sono chiesta qualche volta perchè non accontentarmi del privilegio di cittadinanza, avere quasi di sicuro una casa, qualche figlio, qualche modo di mettere la pagnotta a tavola. Ma quando scopri che la libertà e l'umanità sono un'altra cosa, quando ti accorgi che gli unici motori della politica e dei gruppi di potere sono il privilegio e il saccheggio, è troppo tardi per tornare indietro. Sei entrato in un altro mondo, che è dove sono io adesso. 
In questo luogo non c'è spazio per coloro che misurano la propria misura morale su codici e leggi. Buttare in strada chi non paga l'affitto o in un lager chi non ha documenti, produrre scorie nucleari, salvare il capitale e distribuire miseria, militarizzare e devastare territori. Tutto a norma di legge, in democrazia. Anche il dissenso a condizione che non si metta davvero di traverso alla realizzazione dei piani inesorabili del progresso e del profitto.
Ma quando troppi zoccoli inceppano l'ingranaggio, se un uomo, una piazza o una popolazione diventano imprevedibili ed efficaci, è possibile sentire il rumore delle lame che si affilano. Il corpo delle leggi a difesa delle proprietà pubblica e privata, gonfia tutti i suoi muscoli. Se si scende in strada il giorno sbagliato (o giusto?), insieme ai sampietrini si può raccoglier il macigno della Devastazione e Saccheggio. Se si assume una pratica radicale contro il sistema sciale è pronta la scure dell'Associazione Sovversiva (o, con un salto in più di fantasia dell'Associazione a Delinquere). Per tutto il resto si prepara la gabbia del Terrorismo. Qualunque opposizione reale procura danni e rallenta l'avanzata dei progetti, alla fine ogni azione e lotta efficace potrebbero essere imbrigliate in questa categoria di repressione. Lo scopo è facile da individuare: una punizione esemplare per qualcuno, un monito lanciato a tutti gli altri.
Certo, l'idea di tutti gli anni di carcere evocati da tutte quelle parole stringe lo stomaco in una morsa. È molto più doloroso però immaginarsi inermi a guardare il mondo devastato per il vantaggio di pochi. Da tutti noi, che abbiamo imparato la differenza tra giusto e legale e assaporato il gusto di riprenderci le strade e i boschi, con la minaccia della galera non otterranno un granchè. E neanche ci inganneranno con il valore simbolico delle loro accuse, perchè sappiamo da dove nasce il terrore e ne conosciamo i manganelli, i gas, le reti. E gli eserciti,le armi, le sbarre.
Non dobbiamo avere paura. Lasciamola respirare a quelli che vivono blindati in un'esistenza spesa a difesa dei propri privilegi e delle proprie mire di saccheggio.
Io, in questa gabbia ho i polmoni pieni della libertà che ho imparato ad amare lottando, tra i sentieri e per le vie.
E come me molti altri. Voi. Solidali, complici e inarrestabili.
Chiara

Chiara Zenobi
Casa Circondariale Rebibbia
via Bartolo Longo, 92
00156 Roma

GRECIA: ATTACCO FASCISTA ALLO SPAZIO SOCIALE ANARCHICO "RESALTO"


da Contra Info

Abbattere il fascismo della vita quotidiana
Abbattere il fascismo della vita quotidiana
Sabato mattina, 25 Gennaio, nel quartiere di Keratsini a Pireo (porto di Atene), una numerosa milizia d’assalto di neonazisti ha profanato l’intera zona dovePavlos Fyssas è stato assassinato da un membro dell’Alba Dorata nel mese di Settembre 2013. Subito dopo, circa 80 membri dell’Alba Dorata hanno attaccato lo spazio auto-organizzato “Resalto”. I neo -nazisti sono stati respinti da 15 compagni che si trovavano all’interno di Resalto. Secondo le prime stime, i fascisti si sono presentati presso il quartiere in gruppi di tre ed hanno attaccato l’esterno di Resalto con pietre, mattoni e vernici sotto la supervisione di agenti di polizia. Tutto questo è durato pochi minuti. I teppisti nazionalisti sono andati via non appena un poliziotto della squadra motorizzata “DIAS” è stato sentito dire a loro: “avete finito da qui”… Di seguito la polizia ha aiutato i fascisti di fuggire dalla scena dell’attacco attraverso la Via Lambraki. Durante l’attacco fascista sul Resalto, le finestre della porta di casa accanto sono state distrutte, ed inoltre dei mattoni sono stati gettati in camera da letto di un bambino. Alcuni dei fascisti sono stati riconosciuti; le loro squadre sono state arrivate dalle zone di Pireo, Perama, Nikaia e Atene. La maggior parte di loro erano giovani, ed alcuni portavano dei caschi con loro. Tutti i compagni sono in buona salute, mentre molti fascisti sono stati probabilmente colpiti alla testa con vari oggetti. L’incidente è durato per dieci minuti al massimo, in presenza dei poliziotti della DIAS che hanno offerto protezione ai neonazisti dell’Alba Dorata per tutto il tempo. Nel frattempo, gruppi di compagni anarchici ed altri antifascisti dal Pireo ed Atene sono stati informati di quanto accaduto e sono arrivati a Keratsini infuriati e pronti a scacciare via i neo- nazisti, ma i teppisti erano già spariti dalla zona. Mezz’ora dopo che i fascisti fossero andati, ulteriori unità motorizzate della DIAS così come dei squadroni anti- sommossa “MAT” sono stati dispiegati nel quartiere. Il collettivo di Resalto ha richiamato ad una manifestazione locale spontanea in Piazza Laou, in risposta all’attacco. Il corteo, con più di 400 manifestanti, è iniziato dopo 14:00 ed abbia attraversato le strade di Keratsini, passando anche dal luogo dove l’antifascista Pavlos Fyssas è stato accoltellato a morte.
Fascisti assassini vi schiacceremo
Fascisti assassini vi schiacceremo
Di seguito è riportato un testo (presente nel video seguente) circa le provocazioni fasciste a Keratsini:
Quattro mesi dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas ad Amfiali da un battaglione d’assalto del partito dell’Alba Dorata, circa 100 squadristi fascisti hanno fatto la loro comparsa ancora una volta a Keratsini, presso i quartieri di Amfiali e di Tabouria. Marciando per la Via Tsaldari, i fascisti hanno profanato il luogo dove Pavlos Fyssas è stato accoltellato a morte -un omicidio che essi stessi hanno commesso- hanno cancellano gli slogan dipinti, le poesie e le dediche di decine di persone in suo ricordo abbassando lo striscione dell’associazione locale “Ploumpidis” degli insegnanti della scuola. Questa è stata una chiara rivendicazione di responsabilità dell’omicidio da parte loro, un assassinio che non avevano confessato pubblicamente prima, “scaricando” il loro assassino Roupakias.
Nella loro cammino, hanno abbassato molti altri striscioni degli insegnanti dell’associazione locale, hanno coperto graffiti antifascisti e dipinto le mura con abominevoli slogan fascisti-nazionalisti, e quando hanno raggiunto la piazza Laou (Piazza del Popolo) a Tabouria si sono mossi in modo aggressivo verso lo spazio auto-organizzato di solidarietà e di lotta “Resalto” (situato a 100m da quella piazza). A quanto pare, nel tentativo di riemergere nei quartieri del Pireo nel corso delle ultime settimane e riaprire i loro uffici a Nikaia, sono stati profondamente infastiditi dalla forte resistenza che hanno incontrato da parte delle persone in lotta (ecco perché hanno lanciato le loro provocazioni già dalla settimana precedente, dipingendo uno slogan sul ​​muro dello spazio sociale autogestito “Pasamontaña” a Koridallos, mostrando i loro volti ancora nelle aree di Nikaia e Koridallos durante una delle loro solite sfilate patetiche).
Quasi la metà dei fascisti sono saliti dalla Via Ermou ed hanno attaccato lo spazio sociale, causando allo stesso tempo danni alle case, alle auto e alle moto degli abitanti, mentre il resto di loro aveva bloccato la Via Konstantinoupoleos, impedendo ai veicoli il passaggio e coprendo così il loro gruppo d’assalto. I 15 compagni, uomini e donne che erano dentro il Resalto in quel momento hanno difeso se stessi e il progetto e dopo cinque minuti di scontro sono riusciti a respingere i fascisti. Hanno dimostrato che la lotta collettiva tra compagni, senza le classificazioni della propria “capacità di combattimento” o del sesso è in grado di affrontare i battaglioni d’assalto nazisti quando le forze della repressione non li danno attivamente una mano. Inutile dire che le molte motociclette della polizia DIAS, che scortavano i fascisti dopo il loro attacco fino al loro ritiro da Keratsini, non fecero alcuna detenzione nonostante il fatto che le prime forze di polizia sono arrivate ​​al posto mentre l’assalto-scontro era in corso ed anche anche se molti fascisti (quelli che sono stati in prima linea) si sono ritirati con vernice sui loro vestiti. È importante notare che il fatto principale che conferma la natura antisociale, pezzente e omicida degli fascisti fu la distruzione delle finestre e della facciata della casa accanto con delle pietre, anche se il proprietario stava urlando che si tratta di una casa e c’è un piccolo bambino dentro. La maggior parte delle decine di pietre che sono state gettate in questa casa sono cadute nella stanza del bambino e se la bambina non fosse stata subito spostata dai suoi genitori sarebbe stata gravemente o mortalmente ferita.
Un raduno antifascista fu subito chiamato in piazza Laou, e più di 400 antifascisti hanno effettuato una manifestazione spontanea a Tabouria e Amfiali (passando per le strade dove i fascisti avevano fatto la loro comparsa in precedenza), spazzando via anche gli slogan fascisti dalle mura. Molte persone della zona hanno partecipato al corteo, che è stato sostenuto anche da persone di solidarietà e di lotta dai quartieri circostanti del Pireo e di diversi quartieri di Atene.
I fascisti sono i cani fedeli dello Stato e del Capitale -non importa se continuano a presentarsi come “anti-sistemici”- che sono caduti in disgrazia insieme ai loro padroni (probabile una fase temporanea) a causa di tendenze autonomistiche e una serie di proprie scelte-mosse incontrollabili, come ad esempio il tentativo di omicidio dei sindacalisti del PAME [organo sindacale stalinista] a Perama e l’omicidio di Pavlos Fyssas a Keratsini. Diremo ancora una volta: nelle zone dei profughi, della resistenza, della dignità e della solidarietà, i fascisti, i loro battaglioni d’assalto e i loro sostenitori non sono solo indesiderati ma nemici. Assassini fascisti, non c’è posto per voi nelle nostre zone. Lo confermeremo ogni istante, in ogni modo.
Sabato 25/01/2014
Spazio auto-organizzato di solidarietà e di Lotta “Resalto”
Assemblea antifascista autonoma di Keratsini
Assemblea di piazza di Keratsini-Drapetsona
Di seguito è riportato una ripresa da un vicino di casa (i neo- nazisti gridano “sangue-onore-Alba Dorata” e “anarchici figli di puttana”), riprese dall’interno di Resalto , e momenti dalla manifestazione spontanea a Keratsini:
Link video: dai.ly/x1abj6v. Ulteriori foto, che mostrano i manifestanti dall’ambiente anarchico/antiautoritario ma anche dallo spettro della sinistra, a fianco con alcuni vicini del quartiere: Social-Revolution
PROSSIMA AZIONE:
Corteo antifascista a Keratsini – Venerdì, 31 Gennaio 2014, alle 18:00
Raduno a piazza Nikis, in via Tsaldari, Amfiali
tradotto dall’inglese

30 gennaio 2014

DI RESPIRARE LA STESSA ARIA: A PROPOSITO DELL'ATTACCO AL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA A TRENTO

riceviamo e diffondiamo:

Di respirare la stessa aria
a proposito dell'attacco al tribunale di sorveglianza di Trento


Questa mattina all'alba, nei locali del tribunale di sorveglianza di Trento, circolava l'aria.

Qualche anonimo, verso le 5,00 (orario in cui nessun passante poteva venir coinvolto), aveva fatto esplodere una pentola a pressione con dentro una bomboletta di gas, distruggendo lamiere e vetrate.

Questa volta non abbiamo letto la notizia sui giornali, ma sul verbale di perquisizione della Digos. A metà mattina, infatti, la polizia politica si è presentata in quattro appartamenti di compagne e compagni, perquisendo poi anche gli spazi anarchici El Tavan di Trento e La nave dei folli di Rovereto. Con il solito articolo 41 Tulps: “ricerca di armi ed esplosivi”.

La notizia delle perquisizioni è uscita in “tempo reale” sui quotidiani in rete, ma non da sola. In una manciata di ore, Cgil, Cisl e Uil avevano già steso un comunicato di condanna dell'attentato e di solidarietà ai magistrati. E poi, nell'ordine, videointerviste e comunicati del presidente della Provincia, del presidente del Consiglio provinciale, del Procuratore capo della Repubblica, del presidente del tribunale di sorveglianza e di svariati politici. Persino il Consiglio provinciale si era aperto in mattinata con un discorso di condanna del gesto e di solidarietà ai magistrati (e già che c'erano, anche alla Lega Nord, di cui qualche notte fa sono andati in frantumi i vetri della sede). Insomma un coro di unanime, immediato e solerte servilismo.

Non ci interessa sapere chi ha compiuto l'azione contro gli uffici giudiziaria. Ciò che sappiamo per esperienza è che il tribunale di sorveglianza e i suoi magistrati sono l'istituzione e le figure più odiate dai detenuti e dai loro familiari. Questi funzionari hanno trasformato in premio ciò che dovrebbe essere automatico per migliaia di prigionieri: la concessione dei giorni di liberazione anticipata e di misure cosiddette alternative al carcere. Dietro gli atti di autolesionismo o i suicidi in prigione c'è spesso proprio una decisione forcaiola di un magistrato di sorveglianza. Dietro le botte delle guardie c'è la sua protezione togata. Non ci risulta che politici e sindacalisti siano così solerti a condannare i pestaggi dei secondini o i provvedimenti staccacollo ai danni dei poveri in cui consiste il “lavoro” dei magistrati.

Questa mattina all'alba, nei locali del tribunale di sorveglianza, circolava l'aria.

Scommettiamo che in carcere, quando è arrivata la notizia, si è festeggiato.

Lo abbiamo fatto anche noi, a dispetto di Digos, magistrati, politici e sindacalisti.


28 gennaio 2014
anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto

RADIOCANE: LA FACCIA GENTILE DELLA REPRESSIONE LA LEY DE SEGUREDAD SPAGNOLA

Il parlamento spagnolo si appresta a varare un nuovo pacchetto di misure anti-protesta studiate per distruggere qualunque forma di dissenso nel modo più “soave” possibile.
Dopo gli scontri della “primavera valenciana”, del 29 marzo a Barcellona, di Madrid, in Euskal Herria e nelle Asturie il governo spagnolo vuole allinearsi ad una forma di repressione molto più in linea con l’Europa e che potrebbe far scuola anche in Italia.
Un significativo cambio di rotta nelle strategie della repressione poste in essere dagli stati dell’Europa Unita, un cambio da comprendere e analizzare per non farsi trovare impreparati…
Da un’intervista ad un compagno avvocato fatta da radio Cabeza de Tormenta

ascolta il contributo:

TRASFERITI/A CHIARA, CLAUDIO, MATTIA E NICCO

Apprendiamo che Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò arrestati/a il 9 dicembre con l'accusa di terrorismo,
sono stati trasferiti oggi in tre diverse carceri.
Questo l'ennesimo tentativo di disperdere la possibilità di rispondere e reagire a questa manovra repressiva, disperdendo la solidarietà e il contatto, dopo il blocco dei colloqui e l'isolamento dei compagni/a.
La nostra massima solidarietà va ai/alla compagn*, scriviamogli con assiduità e manteniamo vivo il cuore, la mente e soprattutto le mani. Facciamoli sentire che non sono soli/a: piena complicità ai nostri compagni e piena rabbia ai mandanti.

Questi i nuovi indirizzi:

Claudio Alberto Casa Cincondariale
Via Arginone, 327
44122 Ferrara

Chiara Zenobi
Casa Circondariale Rebibbia
via Bartolo Longo, 92
00156 Roma

Mattia Zanotti
Niccolò Blasi

Casa di Reclusione
Via Casale San Michele, 50
15100 Alessandria

29 gennaio 2014

SULLA PRATICA RIVOLUZIONARIA DEL SABOTAGGIO IN MERITO AL PROGETTO "GREEN NEMESIS"


coca-cola-brazil
da ContraInfo
Mentre la rivendicazione della Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale (Cellula Nicola e Alfredo) riguardo al sabotaggio contro i prodotti Coca-Cola e Nestle non è ancora stata ampiamente diffusa, e nonostante il fatto che i membri abbiano totalmente raggiunto il loro obiettivo in poche ore, visto che la Coca-Cola ha annunciato il ritiro cautelativo di “ogni bottiglia di plastica di 500ml PET di CocaCola Light e Nestea (tutti i gusti)”, è iniziato un assillante chiacchiericcio da ogni parte – anche da chi dice di opporsi al capitalismo e di volere che non solo loro stessi ma anche i loro amici pensino (di loro) che “appartengono al movimento” – riguardo alla correttezza politica dell’azione, le sue dimensioni morali, la sua efficacia dalla prospettiva del movimento/rivoluzione, ecc..
Gli oggetti del (consumo) pubblico
Sembra che ogni persona che non riesce a sbarazzarsi dalla sua dimensione di consumatore, che appare essere una delle più grandi, sarà sempre capace di fare migliaia di obiezioni, plausibili o anche ragionevoli se viste da un punto di vista “capitalista”, nel tentativo di respingere qualunque azione che va oltre i confini della legalità dentro un sistema che si suppone dovrebbe combattere. Come risultato, un amministratore capo della CocaCola in Grecia non deve pagare per una nuova campagna di comunicazione: gliela generano i clienti che gli danno ragione, e anche a gratis.
Quindi, il chiacchiericcio su quanto sia pericoloso sabotare due marchi di largo consumo: “e se un bambino beve una bottiglia adulterata? E se un vostro amico resta avvelenato? Un vostro caro? Il prete della parrocchia? Innocenti pagheranno le conseguenze ancora una volta e nulla cambierà…”
Altri si concentrano sul fatto che due colossi multinazionali come CocaCola e Nestle non sentiranno neanche il colpo, che un tale danno non gli causa nulla, che anche un sabotaggio a livello globale, “troverebbero il modo di superarlo, cambiando le confezioni in modo da non farle sabotare, cambiando il prezzo a danno del consumatore”, o “il consumatore potrebbe facilmente comprare, per qualche giorno, un altro marchio di coca cola o te freddo, e non ci sarebbe alcun danno al sistema stesso”.
Ovviamente, ogni movimentismo sterile termina con la solita conclusione che questa particolare azione “può solo danneggiare il movimento, diffamarlo, far aumentare la repressione contro di esso, e che questi attivisti non sono altro che un branco di idioti che agisce dannosamente”, e quant’altro.
Non si sforzano neanche di pensare, neanche a livello logico, la contro argomentazione.
a) Questa specifica azione di fatti non mette in pericolo il protetto bene giuridico di nessuno, eccetto i grandi interessi economici di due multinazionali. Non mette in pericolo alcun cittadino innocente, bambino, o altro consumatore insospettabile o irrilevante. L’avvertimento è stato dato, efficace ed enfatico (sia col comunicato e col video, e con l’intera strategia), mentre una scadenza di 4 giorni non è mai stata data prima in circostanze paragonabili (simili fatti non sono esistiti, almeno in Grecia). Era piuttosto sicuro che i prodotti sabotati sarebbero stati ritirati subito dal mercato, e questo è stato ottenuto facilmente; non per motivi umanitari ma perché le due multinazionali non rischiano la loro reputazione commerciale, e un enorme danno economico. Quando qualcuno minaccia il re negli scacchi, l’avversario semplicemente lo muove finché può farlo, e in questo caso è andata cosi. Il sacro profitto non è mai stato compromesso. Meglio perdere alcune (o molte) migliaia di euro che perdere tutto. Gli attivisti e i loro avversari erano ben consapevoli di ciò. Qualcuno dirà, “e se il comunicato non fosse stato diffuso?” In questo caso, le multinazionali, i giornalisti che l’hanno ricevuto, la polizia ecc sarebbero stati gli unici responsabili per ciò che sarebbe potuto succedere. Tutti (o quelli) che avrebbero potuto decidere di lasciare i prodotti potenzialmente adulterati, al fine di evitare danni a breve termine di una o dell’altra multinazionale.
b) Il fatto che il nemico possibilmente cercherà di trovare modi di risolvere è totalmente ragionevole e previsto. Ciò non significa che il sabotaggio non funzioni; al contrario, funziona cosi tanto che costringe il nemico ad affrontare costi e problemi. Per i consumatori: se un prodotto non è vantaggioso e costa troppo rispetto a quanto vale, semplicemente non lo compreranno… Non è questo che i capitalisti ci raccontano con le loro storielle sul libero mercato, ecc? Perché dovrebbero preoccuparsi se il loro termine diventa vero per la prima volta? Se, nel futuro, le autorità decideranno di non intervenire in casi simili, saranno gli unici responsabili delle conseguenze. Potrebbero mette il profitto sopra ad ogni altro valore; potrebbero nascondere un pericolo, anche dicendo cavolate riguardo alla libertà di espressione e al flusso dell’informazione.
c) Lo stato non cerca pretesti per implementare anche la sua politica più repressiva contro chi gli è nemico. Lo sgombero di squat, la violenza generalizzata contro i dimostranti, le torture nelle caserme di Atene, le dichiarazioni provocatoriamente razziste di ufficiali anziani della polizia greca dovrebbero aver già fatto capire a chiunque che la violenza di stato non ha bisogno di giustificazioni, almeno non in questo periodo. Inoltre, a dire il vero, un “Movimento” non esiste. Al contrario, la sfida è cercare modi di creare un Movimento.
d) Le forme tradizionali di lotta antigovernativa/statale hanno causato al movimento percettibile il raggiungimento del punto di saturazione. I cortei fatti negli ultimi anni, anche se di massa, rendono solo in termini di spettacolo, senza alcun esito. Anche il contesto politico più aggressivo, quello anarchico, si ritrova in un costante stato difensivo, con brevi sortite, costantemente in risposta alle aggressioni dello stato, e auto intrappolato in una continua lotta antifascista a senso unico. La fantasia rivoluzionaria da frutti quando viene espressa sui muri, sui blog e sui testi; anche meglio quando va all’attacco contro i capitalisti, privandoli anche di un sorso di champagne, dando piccole o grandi vittorie al movimento.
Cosa abbia veramente ottenuto questa azione:
Oltre al danno fatto alle due multinazionali, ci sono alcuni nuovi elementi che curiosamente non sono stati considerati da nessun movimentista…
- L’immediato e completo successo dell’azione (ritiro dei prodotti).
- L’ampia e veloce diffusione del comunicato; ovvero il messaggio politico dietro all’azione ha raggiunto ogni angolo della società, ogni casa, ogni consumatore.
- La strategia assolutamente non violenta (per chi condanna la violenza in ogni caso; tranne che si consideri come violenza l’attacco economico ai colossi multinazionali, anche quando l’azione non va contro le persone).
- Il fatto che solo le multinazionali sono state bersaglio e hanno subito perdite, e nessun altro, ma anche il fato che il capitalismo, piuttosto che persone-rappresentanti particolari del capitalismo, è chiaramente e senza dubbio l’avversario, perché rappresenta un sistema economico/di valori. Questa azione non personifica l’obiettivo ma, piuttosto, si concentra su un sistema senza rinviare ad alcuna persona-nemico particolare.
- La sicurezza dell’azione per gli attivisti stessi. È ovvio che, dopo il ritiro dei prodotti, non c’è motivo per loro di rischiare lasciando prodotti adulterati sugli scaffali dove non ce ne sono di similari (proprio a causa del ritiro)… I prodotti adulterati non saranno mai collocati su alcun scaffale perché il fine dell’azione è stato totalmente ottenuto. Qualsiasi altra cosa sarebbe una contraddizione logica.
- Il fatto che i significati del nemico sono stati usati: L’intero gioco è stato giocato attraverso la minaccia di mettere a repentaglio la reputazione e la clientela di due multinazionali. Era in palio (come hanno detto i giornalisti) il profitto e come le multinazionali gestiscono tali situazioni, quale reazione può danneggiarle di meno. Qui ci sono nuove strategie per chi è stanco di cortei e scontri con poliziotti pienamente armati, per chi respinge la lotta armata, per chi da peso all’appellarsi alla società. E’ una grande scommessa per sfruttare il nucleo della “civilizzazione” del nemico al fine di rovesciarlo. E’ stato un colpo (simbolico e reale) al cuore del capitalismo, l’unico “valore” veramente tenuto in conto: il profitto. Il profitto ad ogni costo, contro le persone, la natura e la ragione.
- L’educazione/consapevolezza rivoluzionaria/anticonsumista (dentro o fuori i marchi quotati) per chi pensa spassionatamente al sabotaggio specifico; e c’è qualcuno di questi. In verità, quanti sono intristiti che la loro favorita compagnia di bevande ha avuto anche il più piccolo danno? Quanti si identificano con i loro interessi economici, e infine, quelli che lo fanno, che razza di movimentisti sono davvero?
Sull’attivismo e sulle “inibizioni morali”
Incuranti di come qualcuno immagini i mezzi coi quali raggiungere la rivoluzione, la sovversione di questo momento, la ribellione (chiamatela come volete), una discussione su queste pratiche è inevitabile. Sfortunatamente, le elite non si arrenderanno facilmente sui loro privilegi e sul potere che direttamente o no esercitano.
La posizione di chi non vuole causare una rottura è accettabile. Possono non volerla perché solamente non vogliono, perché sono spaventati, perché non sanno come, e quant’altro. Tutto ciò è accettabile. Comunque, una volta discusso di tutto questo, devono necessariamente considerare come; ovvero, se hanno autostima.
E se non sono d’accordo col sabotaggio come questo in particolare (un punto di vista accettabile), dovrebbero suggerire il proprio “come fare”, non ad altri, ma a se stessi. Hanno bisogno di ripensare l’efficacia di tutti i metodi precedentemente citati qui, o no, e devono metterli alla prova nel corso della storia, dovrebbero onestamente dirsi cosa esattamente li disturba riguardo al sabotaggio, dovrebbero vedere il punto che intendono ottenere prima di condannare chi agisce in tale modo, evitando tutte le obiezioni fatte in passato.
Criticare è semplice. Lottare è difficile. Biasimevole non è (in principio) il fatto che uno non lotti, né il fatto che uno lotti facendo errori. Lo è criticare da una prospettiva d’attacco chi lotta (con i propri giusti e sbagliati), quando di fatti ci si preoccupa sena motivo di ovvietà riguardo ad ogni atto di lotta senza combattere in prima persona. La rivoluzione dovrebbe e deve avere moralità, ma quando le inibizioni morali (indirette) non si dispiegano, il problema lo ha chi le ha, non la rivoluzione.
tradotto dall’inglese

28 gennaio 2014

AGGIORNAMENTI DALL'AS2 DI FERRARA - CENSURA E SEQUESTRO CORRISPONDENZA ALFREDO E NICOLA

 riceviamo e diffondiamo:

28 gennaio- Continuano la censura ed il sequestro arbitrario di corrispondenza e stampa anarchica , in entrata ed in uscita, dalla sezione di Alta Sorveglianza di Ferrara: lettere e  aggiornamenti informativi stampati dai siti e blog di movimento consegnati con settimane di ritardo, stampa anarchica di lingua inglese trattenuta e sequestrata  da due mesi , corrispondenza con alcuni compagni in carcere all'estero bloccata e sequestrata dalla censura.Va ricordato che  nella sezione AS2 ferrarese sono rinchiusi unicamente tre anarchici e che non hanno alcuna possibilità di contatto con il resto dei prigionieri,tutto questo concorre ad ostacolare se non  impedire di fatto qualsiasi intervento attivo  nelle discussioni fuori, visto che le notizie arrivano tardi e con il contagocce. Alfredo in particolare chiede di far presente la situazione (l' ultimo episodio- di cui ha ricevuto notizia la scorsa settimana dall' amministrazione penitenziaria- è il sequestro di una sua lettera /intervista indirizzata ai compagni in carcere in Grecia delle CCF,bloccata due mesi fa e mai uscita dalle mura del carcere) e ribadisce solidarietà e vicinanza ai  quanti continuano ad agire , in Italia ed all'estero,ai compagni prigionieri ed in particolare alla compagna Tamara Sol Vergara, sequestrata dallo stato cileno per aver attaccato un guardiano del Banco de Estado ,in solidarietà a Sebastian Oversluij, anarchico ucciso durante un esproprio .
                  nidieunimaitres@gmail.com

.........per scrivere ai compagni......

Alfredo Cospito
Nicola Gai
C.C.Ferrara
Via Arginone 327 
44122 Ferrara

S-QUEER-TIAMO ADDOSSO ALLE VOSTRE DENUNCE - NOTE SUL 7 DICEMBRE A BERGAMO

 riceviamo e diffondiamo un comunicato riguardante la protesta antifascista e antiomofoba svoltasi il 7 dicembre a Bergamo, alla quale sono susseguite numerose denunce a diversi/e esponenti di tutte le realtà antifasciste bergamasche.


S-QUEER-TIAMO ADDOSSO ALLE VOSTRE DENUNCE
In quest'ultimo mese Bergamo è stata teatro di una nuova manovra repressiva in seguito alla
risposta che la città ha dato alla presenza inquietante e, come si vedrà, fascista delle sentinelle in piedi. Di fatto, sono arrivate dalla procura decine di denunce con disparati capi d'accusa, alcuni dei quali a dir poco ridicoli, a diversi esponenti di tutte le realtà antifasciste che lavorano sul territorio. Il 7 dicembre si era in piazza per contrastare le sentinelle in piedi, formazione ultracattolica e con legami fascisti (fino a poco fa era sponsorizzata e promossa da Forza Nuova) che si propone come presenza legalitaria e costituzionale per difendere il diritto alla parola e la necessità della famiglia patriarcale, di fatto quella composta da uomo, donna e necessari bambini (per portare avanti la fede e la razza), ovviamente con la benedizione del santissimo padre o di chi per lui. Le sentinelle in piedi non nascondono infatti la loro omofobia, il loro disprezzo e il loro odio verso le persone queer (non etero: trans*, omosessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, genderqueer...) e difendono e diffondono le loro posizioni appellandosi alla costituzione per l'abolizione della legge contro l'omofobia.
Ora, della legge non ce ne frega un cazzo e di sicuro non ci ergeremo a suoi difensori, ma il fatto che in città certi personaggi abbiano agibilità politica tanto da poter fare un presidio nelle vie della città per bene, protetti e scortati da sbirri e polizia, questo pensiamo proprio che sia un campanello d'allarme e un fatto pericolosissimo. Un presidio, tra l'altro, a dir poco scandaloso: a un certo punto le sentinelle hanno leggermente modificato le loro posizioni militari (erano infatti schierati rigidamente) per far spazio al loro interno a dei bambini, accerchiati e "protetti" da altri di loro, quasi a scudo e difesa dall'attacco queer ed omosessuale. Ma c'è di più.
Ripetiamo da molto che sessismo e omofobia sono fascismo, e le sentinelle in piedi ne sono
l'esempio più lampante, vista la presenza nelle loro fila di personaggi fascistissimi, militanti in
Forza Nuova. Non ci stupisce che i fasci abbiano interesse a cavalcare la questione dell'omofobia. La difesa della famiglia patriarcale (che sfrutta e tiene oppressa la donna) è storicamente uno dei loro cavalli di battaglia (di fatto la maternità fu semplicemente un contentino dato alle donne, in modo da ribadire con la nascita di un nuovo individuo l'importanza al contempo del lavoro e della famiglia patriarcale).
Inoltre, e questo è ancora più significativo, è chiaro a tutt* che questo è tempo di crisi, è il tempo della scelta: o con il sistema capitalista e tecnocrate, o contro. La rivolta e l'insurrezione ribollono in tutte le strade del mondo, ed è ovvio che i poteri cerchino di difendersi. E qua lo fanno evidentemente fomentando la paura del "diverso"; a 'sto giro, come a quello precedente (ricordiamo per chi se lo fosse dimenticato che migliaia di gay e lesbiche vennero uccisi, castrati ed internati dai regimi fascista e nazista) il diverso sono le persone non eterosessuali.
La scelta di questo obiettivo contro cui far sfogare la rabbia della gente è facile: si inscrive nell'odio per chi ha il coraggio di essere sè stesso e di esprimere i propri bisogni e soprattutto desideri, chi insomma ha il coraggio di alzar la testa e riprendersi ciò che è suo. E' l'ennesimo tentativo di annullamento della libertà/ possibilità individuale, verso un mondo e un regime dove tutto è prescritto e preordinato dal partito, dallo stato, dalla chiesa, dalla scienza; dove tutto è preimpostato e uguale, soprattutto la sessualità: uomo e donna, maschio e femmina. Tutto deve iniziare e finire qua, dentro ad un cerchio perfetto e soffocante che si riproduce, letteralmente, all'infinito. E che insieme a sè continua ogni giorno a dar vita a partito, stato, chiesa, scienza, capitale. Insomma che produce e riproduce incessantemente i poteri che ci opprimono. E questi poteri hanno nome, cognome, volto e divisa. Sono quei bastardi che seguono e filmano, importunano, manganellano, uccidono e denunciano chi col proprio corpo, le proprie azioni e le proprie idee si oppone agli insulti gerarchici e totalitari fatti alla vita e ai desideri, omosessuali o eterosessuali non importa.
La città di Bergamo non ha fatto un passo indietro di fronte alle minacce di questi loschi individui, ha resistito a testa alta ai loro insulti.
Auspichiamo allora una ventura insurrezione queer antifascista!
Con le vostre denunce ci puliamo il culo. Non preoccupatevi, continueremo a godere come prima, se non di più. I frustrati siete voi!




TRENTINO: PERQUISIZIONI IN ABITAZIONI DI COMPAGNI E COMPAGNE ANARCHICHE/I

Da Informa-azione.info

 28 gennaio 2014 - In attesa di aggiornamenti e comunicati apprendiamo delle perquisizioni, effettuate in mattinata con mandato per 41TULPS, di alcune abitazioni di compagne e compagni anarchici nelle provincie di Trento e Rovereto, nonché degli spazi di documentazione El Tavan e La Nave dei Folli. Le perquisizioni ancora in corso sono in relazione all'esplosione di una bombola del gas, ad ora non rivendicata, fatta detonare nella notte davanti al tribunale di sorveglianza di Trento, danneggiando diversi uffici di magistrati, banche e altri enti. In alcune abitazioni sono state sequestrate bandiere, bastoni, nastro adesivo e bombole di gas da campeggio.

Seguiranno aggiornamenti.

RADIOCANE: AMBURGO ZONA ROSSA


Amburgo. Inizio 2014. Stato d’eccezione dichiarato in città, alcuni
quartieri dichiarati “zone di pericolo” a tempo indeterminato.

Un passo indietro. Amburgo. 21 dicembre 2013. Un enorme corteo a
difesa di uno storico spazio del movimento cerca di partire dal punto
di concentramento e dispiegarsi per la città . La polizia si schiera
subito con mezzi corazzati e impedisce di fatto alla manifestazione di
prendere il via. Da qui seguono ore e ore di scontri diffusi per le
strade. Una stazione di polizia non dimenticherà presto questa
giornata. Un corteo partecipato e determinato, come non se ne vedeva
da parecchio tempo nella Germania democratica e pacificata che
risponde con l’armamentario della pacificazione democratica: zone
rosse, perquisizioni a tappeto, polizia ovunque. Per scovare la trama
dei quelle giornate, le istanze di rivolta che le hanno animate, i
pezzi di mondo che vi si sono incrociati, ci siamo affidati al
racconto di un compagno di Amburgo

ascolta il contributo:

http://www.radiocane.info/amburgo-zona-rossa/

LETTERA DI DAVIDE ROSCI DAL CARCERE DI VITERBO


riceviamo e diffondiamo:

Lettera Davide Rosci
Carissimi compagni e fratelli detenuti, sono stato nuovamente trasferito qui nel carcere - lager di Viterbo e dirvi che mi sono rotto il cazzo è poco. Ormai è una continua deportazione da un penitenziario ad un altro; sono 7 trasferimenti in soli 11mesi, e mantenere la calma non è una cosa semplice. Non mi stabilizzo da una parte che già sono in partenza e questo in barba alla situazione di salute di mio padre che è invalido al 100% e quindi non può venirmi a trovare. È un modo di fare da infami vero e proprio e tale trattamento accresce, giorno dopo giorno, il mio odio verso questo stato fascista e di chi lo governa.
Pensano che chiuderci in una cella può fermarci e zittirci; non ci hanno proprio capito un cazzo! ogni loro azione mi porta a lottare con più forza e il sostegno di chi dall’esterno si mobilita al nostro fianco mi fa capire che stiamo creando a loro più di una grana. Non possiamo ora fermarci o tirare i remi in barca, dobbiamo alzare il tiro e puntare sempre più in alto. La futura mobilitazione del mese d’aprile (in riferimento alla mobilitazione indetta dal coordinamento dei detenuti dal giorno 5 al giorno 20 dello stesso mese ndr) sarà il banco di prova per noi tutti. Il coordinamento con coraggio ha indetto questa nuova mobilitazione, ma sta a noi tutti far sì che essa riesca: noi che siamo reclusi e voi che dall’esterno fate vostre le nostre battaglie, dobbiamo essere un tutt’uno. Il timore di essere puniti mettiamolo da parte, loro giocano proprio su questo. Immaginate ciò che può significare una mobilitazione in tutte le carceri italiane. Quella di settembre ha acceso la miccia e questa di aprile 2014 può rappresentare l’incendio che distruggerà un sistema barbaro che tutti noi conosciamo e subiamo.
Il carcere così come concepito significa sofferenza per noi e per i nostri familiari, e restare in silenzio dinanzi a tutti i loro abusi vuol dire legittimare il loro modus operandi e visto che noi tutti ci lamentiamo per le condizioni in cui ci troviamo a vivere, vale la pena adoperarsi per cercare di cambiare l’esistente; se negli anni 70 e 80 i detenuti non si fossero sollevati, ora quei pochi “benefici” di cui godiamo neanche li avremmo. Lo sapete che per avere il fornello in cella sono morti diversi reclusi? Ogni conquista necessita di una lotta, quindi, non tiriamoci indietro, proviamo a coinvolgere tutti i detenuti nella mobilitazione del prossimo aprile, parlando con i più titubanti e facendogli capire che ne vale della nostra libertà. Fare una battitura, rifiutare il vitto, redigere un comunicato, raccogliere firme, è un modo per sentirsi vivi e per dimostrare a chi ci vorrebbe vedere in ginocchio che noi resistiamo.
Sarà difficile coinvolgere tutto il carcere, questo lo sappiamo, quindi partiamo dalla nostra sezione e proviamo a far uscire la nostra voce fuori, tramite comunicati. Vedrete che i solidali non tarderanno a sostenerci.
C’è una bellissima frase del “Che”, e dovremmo tenerla a mente, essa recita: “chi lotta può perdere chi non lotta ha già perso”. Avanti carcerati!
Davide Rosci, Viterbo  gennaio 2014

Davide Rosci, strada s. salvatore 14/b – 01100 Viterbo