Da Informa-azione.info
16 maggio 2014
TREVISO: SASSI CONTRO VEICOLI MILITARI
ANNULLATE LE ACCUSE DI TERRORISMO A CHIARA, MATTIA, NICCO E CLAUDIO
Annullata dalla Corte di Cassazione la sentenza del Tribunale della Libertà del 9 gennaio scorso, limitatamente al 280 e 280 bis. Non sussistono insomma, per la Cassazione, l’attentato con finalità di terrorismo e l’attentato terroristico con ordigni micidiali ed esplosivi. La palla torna ora nelle mani del Tribunale della Libertà che, tenendo conto del verdetto del Palazzaccio, dovrà pronunciarsi nuovamente sulla legittmità delle misure cautelari in carcere per Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò. La sentenza di oggi, è bene ricordarlo, non avrà un effetto diretto sul processo, in cui si continueranno a contestare ai compagni anche il 280 e 280bis, oltre agli altri reati, anche se evidentemente apre delle grosse crepe nell’inchiesta formulata dalla Procura di Torino.
macerie @ Maggio 16, 2014
12 maggio 2014
22 AL 26 MAGGIO: APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE CONTRO I PROCESSI IN VIDEOCONFERENZA
Contro la videoconferenza e
l'isolamento
Mobilitazione – dal 22 al 26 maggio
Nel suo attacco alle lotte, lo Stato sta sia allargando l'utilizzo della differenziazione che estendendo l'imposizione del processo in videoconferenza, inizialmente limitato a prigionieri in 41 bis.
Il 22 maggio inizierà il processo contro 4 compagni/e, Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio, accusati di un attacco al cantiere TAV di Chiomonte. Qualche giorno dopo, il 26 maggio, ci sarà anche l'apertura di un altro procedimento, a carico di Gianluca e Adriano, compagni accusati di alcune azioni dirette contro enti e strutture coinvolte nella devastazione della Terra. Tutti sono accusati di terrorismo e si trovano ora rinchiusi in sezioni di Alta Sorveglianza. Per loro il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) ha chiesto il processo in videoconferenza, uno strumento già imposto ad alcuni di loro in diversi procedimenti e ad altri prigionieri che in carcere non hanno chinato la testa (come Maurizio Alfieri e Valerio Crivello).
Lo strumento della videoconferenza mira anzitutto a impedire le uniche occasioni di uscire dal carcere e di incontrarsi in aula con compagni e solidali, impedisce il lavoro dell'avvocato difensore (che, di fatto, non può consultare in privato il proprio assistito) e rende impossibile agli imputati rivendicare in aula le ragioni della propria lotta. Inoltre, giudici o giurie popolari non saranno più chiamati a pronunciarsi su una persona in carne ed ossa, ma su una figura virtuale, distante e già marchiata come pericolosa, con tutto quello che ciò comporta.
Contro la videoconferenza, le sezioni speciali e l'isolamento, proponiamo, dal 22 al 26 maggio, delle giornate di lotta
diffuse nei vari territori.
Solidali e Compagni/e degli inquisiti
Nel suo attacco alle lotte, lo Stato sta sia allargando l'utilizzo della differenziazione che estendendo l'imposizione del processo in videoconferenza, inizialmente limitato a prigionieri in 41 bis.
Il 22 maggio inizierà il processo contro 4 compagni/e, Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio, accusati di un attacco al cantiere TAV di Chiomonte. Qualche giorno dopo, il 26 maggio, ci sarà anche l'apertura di un altro procedimento, a carico di Gianluca e Adriano, compagni accusati di alcune azioni dirette contro enti e strutture coinvolte nella devastazione della Terra. Tutti sono accusati di terrorismo e si trovano ora rinchiusi in sezioni di Alta Sorveglianza. Per loro il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) ha chiesto il processo in videoconferenza, uno strumento già imposto ad alcuni di loro in diversi procedimenti e ad altri prigionieri che in carcere non hanno chinato la testa (come Maurizio Alfieri e Valerio Crivello).
Lo strumento della videoconferenza mira anzitutto a impedire le uniche occasioni di uscire dal carcere e di incontrarsi in aula con compagni e solidali, impedisce il lavoro dell'avvocato difensore (che, di fatto, non può consultare in privato il proprio assistito) e rende impossibile agli imputati rivendicare in aula le ragioni della propria lotta. Inoltre, giudici o giurie popolari non saranno più chiamati a pronunciarsi su una persona in carne ed ossa, ma su una figura virtuale, distante e già marchiata come pericolosa, con tutto quello che ciò comporta.
Contro la videoconferenza, le sezioni speciali e l'isolamento, proponiamo, dal 22 al 26 maggio, delle giornate di lotta
diffuse nei vari territori.
Solidali e Compagni/e degli inquisiti
LETTERA DI GIANLUCA DAL CARCERE DI ALESSANDRIA
Riceviamo e diffondiamo un contributo di Gianluca Iacovacci dalla AS 2 di Alessandria:
La mia
volontà e le idee di cui si contorna sono certo più forti di tutte le angherie
che sfodera e mette in atto la democrazia, come ogni altra autorità, contro
quegli individui che non si adattano all'ordine delle masse.
L'autorità appunto è il perno che tiene ancora saldi tutti quei principi di sfruttamento, controllo e dominio; e risparmio tutti gli “ismi” del caso che non sono altro che derivati delle condizioni in cui le masse si sono subalternate e sottomesse ai loro simili.
Il carcere poi è certamente l'apice delle varie misure di addomesticamento a cui ricorrono gli Umani dominanti e lo Stato, né la morte né le peggiori condizioni di vita -se la si vuole chiamare così- in “povertà”, sono paragonabili all'abisso della reclusione.
A volte mi sento schiacciato nel dovermi controllare all'allegra normalità dei carcerieri che mi sequestrano. Le loro discussioni sul calcio, le loro letture massime dei dépliant del supermercato, le risate isteriche e la fastidiosa ricerca da parte loro del dialogo/saluto o del “buongiorno”, alle loro tristi esistenze.
Il denaro per me è una delle tante tossicità dell'Uomo, non ho mai voluto l'eguaglianza economica né ricerche di consensi popolari ma percependo l'apatia della società alienata, ci si sente come essere in trincea da una vita mentre fuori si balla allegramente la mazurca...
Sono sicuro che questa paradossale normalità che devo affrontare è giustificata dalla stessa di normalità che c'è fuori da queste mura, nel riconoscimento che la società rende alle prigioni e al rinchiudere i propri simili, allo Stato e a tutto quel “necessario” che occorre per mantenere l'ordine sociale, un potere o un governo di turno che per molti inevitabilmente ci deve essere.
Questi zoo per Umani o campi di concentramento -preferisco chiamarli così- sono funzionali al mantenimento di uno status politico sociale ed economico.
Veniamo nutriti due volte al giorno; quando passa il carrello con il cibo il suo traballante rumore è come una forchetta battuta sul piattino che di solito si usa per i cani o gatti domestici e poi ci portano al “passeggio” come i cani domestici che probabilmente hanno in casa.
Di sicuro questi posti ti segnano psicologicamente e fisicamente al di là del tempo che si vive internati.
Non potrò di certo mangiare quelle buone cose che coltivavo nell'orto e dovrò accontentarmi delle prelibate schifezze insipide senza nutrimento che mi offre la casa, ma cerco almeno sempre di tenermi allenato nel corpo e nella mente.
Oltre alla banca dati D.N.A sono partiti anche i lavori forzati fra i detenuti “comuni”: pulizie di strade e autostrade o ferrovie, così ci saranno maggiori motivazioni per l'allevamento degli Umani in cattività.
A qualcuno potrebbero sembrare anomali certe mie terminologie e modi di vedere ma è la brutale cruda realtà di ciò che paradossalmente ci rende uguali alle condizioni degli altri animali sfruttati e reclusi ad uso e consumo.
Affronteremo pure mille lotte ma dobbiamo liberarci da una sola gabbia, reale o sociale che sia. Chi si crede particolarmente superiore o prioritario rispetto ad altre forme viventi e di lotta,non fa altro che giustificare la sottomissione, la chiusura in gabbia e il controllo di qualcuno su altri ritenuti inferiori da sottomettere ad altrui volontà ideologiche.
Le compagne e i compagni che mi sono vicin*, come tutt* le/gli altr* prigionier*, in tutte le sfumature del pensiero e dell'azione, non mi fanno sentire solo e, nonostante le condizioni di restrizione della libertà, mi incoraggiano a proseguire la lotta contro l'esistente che avvelena questa terra.
Questi metodi rieducativi e di reinserimento nella società civile lasciano il tempo che trovano. Non voglio saperne nulla di quali piccole o grandi opere stanno mettendo in atto le aziende e industrie per il progresso né di quello che hanno intenzione di fare i governi...ho già tutto ciò che mi serve per sabotarli.
Per l'azione di liberazione della terra e di tutti i viventi dal dominio tecno-industriale!
Gianluca
16.04.2014
per scrivergli:
Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)
L'autorità appunto è il perno che tiene ancora saldi tutti quei principi di sfruttamento, controllo e dominio; e risparmio tutti gli “ismi” del caso che non sono altro che derivati delle condizioni in cui le masse si sono subalternate e sottomesse ai loro simili.
Il carcere poi è certamente l'apice delle varie misure di addomesticamento a cui ricorrono gli Umani dominanti e lo Stato, né la morte né le peggiori condizioni di vita -se la si vuole chiamare così- in “povertà”, sono paragonabili all'abisso della reclusione.
A volte mi sento schiacciato nel dovermi controllare all'allegra normalità dei carcerieri che mi sequestrano. Le loro discussioni sul calcio, le loro letture massime dei dépliant del supermercato, le risate isteriche e la fastidiosa ricerca da parte loro del dialogo/saluto o del “buongiorno”, alle loro tristi esistenze.
Il denaro per me è una delle tante tossicità dell'Uomo, non ho mai voluto l'eguaglianza economica né ricerche di consensi popolari ma percependo l'apatia della società alienata, ci si sente come essere in trincea da una vita mentre fuori si balla allegramente la mazurca...
Sono sicuro che questa paradossale normalità che devo affrontare è giustificata dalla stessa di normalità che c'è fuori da queste mura, nel riconoscimento che la società rende alle prigioni e al rinchiudere i propri simili, allo Stato e a tutto quel “necessario” che occorre per mantenere l'ordine sociale, un potere o un governo di turno che per molti inevitabilmente ci deve essere.
Questi zoo per Umani o campi di concentramento -preferisco chiamarli così- sono funzionali al mantenimento di uno status politico sociale ed economico.
Veniamo nutriti due volte al giorno; quando passa il carrello con il cibo il suo traballante rumore è come una forchetta battuta sul piattino che di solito si usa per i cani o gatti domestici e poi ci portano al “passeggio” come i cani domestici che probabilmente hanno in casa.
Di sicuro questi posti ti segnano psicologicamente e fisicamente al di là del tempo che si vive internati.
Non potrò di certo mangiare quelle buone cose che coltivavo nell'orto e dovrò accontentarmi delle prelibate schifezze insipide senza nutrimento che mi offre la casa, ma cerco almeno sempre di tenermi allenato nel corpo e nella mente.
Oltre alla banca dati D.N.A sono partiti anche i lavori forzati fra i detenuti “comuni”: pulizie di strade e autostrade o ferrovie, così ci saranno maggiori motivazioni per l'allevamento degli Umani in cattività.
A qualcuno potrebbero sembrare anomali certe mie terminologie e modi di vedere ma è la brutale cruda realtà di ciò che paradossalmente ci rende uguali alle condizioni degli altri animali sfruttati e reclusi ad uso e consumo.
Affronteremo pure mille lotte ma dobbiamo liberarci da una sola gabbia, reale o sociale che sia. Chi si crede particolarmente superiore o prioritario rispetto ad altre forme viventi e di lotta,non fa altro che giustificare la sottomissione, la chiusura in gabbia e il controllo di qualcuno su altri ritenuti inferiori da sottomettere ad altrui volontà ideologiche.
Le compagne e i compagni che mi sono vicin*, come tutt* le/gli altr* prigionier*, in tutte le sfumature del pensiero e dell'azione, non mi fanno sentire solo e, nonostante le condizioni di restrizione della libertà, mi incoraggiano a proseguire la lotta contro l'esistente che avvelena questa terra.
Questi metodi rieducativi e di reinserimento nella società civile lasciano il tempo che trovano. Non voglio saperne nulla di quali piccole o grandi opere stanno mettendo in atto le aziende e industrie per il progresso né di quello che hanno intenzione di fare i governi...ho già tutto ciò che mi serve per sabotarli.
Per l'azione di liberazione della terra e di tutti i viventi dal dominio tecno-industriale!
Gianluca
16.04.2014
per scrivergli:
Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)
10 MAGGIO E DINTORNI
da macerie
È abbastanza facile intuire quali passaggi abbiano portato all’inchiesta per
cui oggi Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia si trovano in carcere. Che un’azione
di sabotaggio, come quella avvenuta nel cantiere di Chiomonte
nella notte del 13 maggio, sia pubblicamente fatta propria dal movimento No Tav
non deve aver fatto molto piacere alle autorità. E se anche altrove qualcuno
cogliesse il suggerimento che arriva dalla Valle? E magari non solo per
sostenere da lontano la lotta contro il treno veloce, ma anche per rafforzarne
altre? Questi devono essere stati più o meno i dubbi che hanno crucciato i
governanti, ben consapevoli dell’attenzione con cui molti guardano a ciò che
accade in Valsusa. Un fastidio che dev’essersi trasformato in un’emicrania
durante l’estate, quando i sabotaggi si sono diffusi un po’ in tutta la Valle,
ignorando il fortino di Chiomonte o più precisamente colpendolo da lontano,
attraverso alcune delle aziende che vi lavoravano. Insieme a ruspe ed escavatori
è stato duramente colpito anche l’orgoglio delle istituzioni che, nonostante
l’elefantiaco dispositivo di controllo approntato in due anni a difesa del
cantiere, sono state del tutto incapaci di far fronte a queste azioni.
Per correre in qualche modo ai ripari, alla Procura di Torino è stato dunque chiesto di tirar fuori dal cilindro il reato di terrorismo con le pesanti condanne e il cupo immaginario che porta con sé. Colpendo Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, si voleva dunque terrorizzare chi lotta contro il Tav e non solo, intimando, neanche troppo velatamente, di prendere le distanze dai terroristi e dalle pratiche di cui erano accusati se non si voleva fare la loro stessa fine. Niente di nuovo, come spesso accade lo Stato tenta di dividere chi lotta in buoni e in cattivi per poter poi più facilmente aver ragione degli uni e degli altri, stroncando di fatto la lotta. Una strategia che purtroppo molto spesso funziona alla perfezione.
In questo caso, invece, si può tranquillamente affermare che la strategia appaltata a Rinaudo e Padalino stia miseramente fallendo. L’etichetta di terroristi infatti non ha in alcun modo messo i compagni in un angolo. Non li ha isolati, nonostante il regime di Alta Sorveglianza in cui si trovano rinchiusi. Chi lotta contro il Tav, e non solo, si è subito esposto richiedendone l’immediata liberazione senza indulgere in piagnistei innocentisti. La differenza, evidentemente chiara a molti, tra ciò che è giusto e ciò che è legale ha stimolato una solidarietà molto ampia e non condizionata dalle categorie di innocenza e colpevolezza proprie dei tribunali.
«C’eravamo tutti la notte del 13 maggio ad assaltare il cantiere di Chiomonte». «Se i 4 compagni in carcere sono terroristi, allora lo siamo tutti». «Terrorista è chi devasta e militarizza i territori». Questi alcuni degli slogan che hanno scandito finora la solidarietà a partire dal 9 dicembre. Slogan che poi sono riusciti a concretizzarsi in diverse iniziative ed azioni che hanno continuato la lotta per cui Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono stati arrestati.
I danneggiamenti delle sedi del Partito Democratico, le azioni contro la Banca Intesa San Paolo, i blocchi dei Frecciarossa e i sabotaggi contro alcune ditte collaborazioniste hanno di fatto rilanciato l’idea delle campagne contro i responsabili, politici, economici e imprenditoriali del Tav. Campagne di cui si parla da anni, ma che di fatto non si erano mai realmente sviluppate. La repressione quindi, per una volta, non solo non ha diviso chi lotta ma ha anzi liberato molte energie che non trovavano modo di esprimersi, consentendo di percorrere altre strade contro il treno veloce finora non battute a sufficienza. In questo modo tanti hanno contribuito alla lotta senza recarsi in Valsusa e senza attendere le indicazioni di qualcuno o le giornate di mobilitazione nazionali, mostrando come si possa lottare contro il Tav ogni giorno, autonomamente e un po’ ovunque. Non che ci sia naturalmente alcuna contrapposizione tra queste azioni diffuse, e non annunciate, e gli appuntamenti nazionali del 22 febbraio scorso o di sabato 10 maggio. Le prime dovrebbero infatti servire, anche, a preparare il terreno alle grandi manifestazioni, evitando che queste si riducano a delle scadenze più o meno distanti, sfilacciate e poco incisive. A loro volta, manifestazioni come quella di sabato dovrebbero servire, anche, a dare risalto alle indicazioni fornite dalle iniziative “più piccole”.
Particolarmente significative a riguardo le iniziative contro le sedi del Pd che, contrariamente a quanto potrebbero pensare alcuni, non rischiano in alcun modo di isolare la lotta contro l’Alta Velocità, anzi. La loro diffusione sul territorio e la diversità dei modi e delle motivazioni di chi le ha realizzate – opposizione al Tav, ma anche agli sfratti o ai Cie e più in generale, come mostra ad esempio il Primo maggio torinese, alle politiche del Governo – mostrano piuttosto come le azioni contro il Partito Democratico possano essere un modo di intrecciare un filo tra lotte diverse senza far ricorso ad alcuna piattaforma politica. L’augurio è quindi che l’ostilità contro il Pd continui a generalizzarsi e che ognuno trovi le proprie modalità per manifestarla.
Come il sabotaggio, del resto, anche l’attacco alle sedi dove si incontra e organizza la controparte è sempre stato una parte importante delle lotte sociali. Quando lottavano per impedire che l’Italia entrasse in guerra, nel maggio del 1915, gli operai torinesi erano usi, per esempio, sfasciare le vetrine del Caffè Ligure di piazza Carlo Felice, dove si ritrovavano abitualmente gli studenti interventisti. La Stampa e il sindaco, e forse pure qualche pacifista più sincero di loro, si lamentavano come adesso, e urlavano ai barbari, ma quei fatti, piccoli, erano un pezzo integrante dell’opposizione alla guerra: insieme agli scioperi spontanei e alle battaglie di piazza, insieme ai comizi oceanici sotto i balconi della Camera del Lavoro e ai falsi manifesti che invitavano alla diserzione, insieme ai cortei selvaggi e ai depositi dell’esercito bruciati.
E se novantanove anni fa, attraverso questo ventaglio di pratiche chi lottava non raggiunse il proprio obiettivo, è bene sottolineare che allora ci si opponeva a una guerra. Oggi invece, tutto sommato, solo a un treno.
Per correre in qualche modo ai ripari, alla Procura di Torino è stato dunque chiesto di tirar fuori dal cilindro il reato di terrorismo con le pesanti condanne e il cupo immaginario che porta con sé. Colpendo Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, si voleva dunque terrorizzare chi lotta contro il Tav e non solo, intimando, neanche troppo velatamente, di prendere le distanze dai terroristi e dalle pratiche di cui erano accusati se non si voleva fare la loro stessa fine. Niente di nuovo, come spesso accade lo Stato tenta di dividere chi lotta in buoni e in cattivi per poter poi più facilmente aver ragione degli uni e degli altri, stroncando di fatto la lotta. Una strategia che purtroppo molto spesso funziona alla perfezione.
In questo caso, invece, si può tranquillamente affermare che la strategia appaltata a Rinaudo e Padalino stia miseramente fallendo. L’etichetta di terroristi infatti non ha in alcun modo messo i compagni in un angolo. Non li ha isolati, nonostante il regime di Alta Sorveglianza in cui si trovano rinchiusi. Chi lotta contro il Tav, e non solo, si è subito esposto richiedendone l’immediata liberazione senza indulgere in piagnistei innocentisti. La differenza, evidentemente chiara a molti, tra ciò che è giusto e ciò che è legale ha stimolato una solidarietà molto ampia e non condizionata dalle categorie di innocenza e colpevolezza proprie dei tribunali.
«C’eravamo tutti la notte del 13 maggio ad assaltare il cantiere di Chiomonte». «Se i 4 compagni in carcere sono terroristi, allora lo siamo tutti». «Terrorista è chi devasta e militarizza i territori». Questi alcuni degli slogan che hanno scandito finora la solidarietà a partire dal 9 dicembre. Slogan che poi sono riusciti a concretizzarsi in diverse iniziative ed azioni che hanno continuato la lotta per cui Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò sono stati arrestati.
I danneggiamenti delle sedi del Partito Democratico, le azioni contro la Banca Intesa San Paolo, i blocchi dei Frecciarossa e i sabotaggi contro alcune ditte collaborazioniste hanno di fatto rilanciato l’idea delle campagne contro i responsabili, politici, economici e imprenditoriali del Tav. Campagne di cui si parla da anni, ma che di fatto non si erano mai realmente sviluppate. La repressione quindi, per una volta, non solo non ha diviso chi lotta ma ha anzi liberato molte energie che non trovavano modo di esprimersi, consentendo di percorrere altre strade contro il treno veloce finora non battute a sufficienza. In questo modo tanti hanno contribuito alla lotta senza recarsi in Valsusa e senza attendere le indicazioni di qualcuno o le giornate di mobilitazione nazionali, mostrando come si possa lottare contro il Tav ogni giorno, autonomamente e un po’ ovunque. Non che ci sia naturalmente alcuna contrapposizione tra queste azioni diffuse, e non annunciate, e gli appuntamenti nazionali del 22 febbraio scorso o di sabato 10 maggio. Le prime dovrebbero infatti servire, anche, a preparare il terreno alle grandi manifestazioni, evitando che queste si riducano a delle scadenze più o meno distanti, sfilacciate e poco incisive. A loro volta, manifestazioni come quella di sabato dovrebbero servire, anche, a dare risalto alle indicazioni fornite dalle iniziative “più piccole”.
Particolarmente significative a riguardo le iniziative contro le sedi del Pd che, contrariamente a quanto potrebbero pensare alcuni, non rischiano in alcun modo di isolare la lotta contro l’Alta Velocità, anzi. La loro diffusione sul territorio e la diversità dei modi e delle motivazioni di chi le ha realizzate – opposizione al Tav, ma anche agli sfratti o ai Cie e più in generale, come mostra ad esempio il Primo maggio torinese, alle politiche del Governo – mostrano piuttosto come le azioni contro il Partito Democratico possano essere un modo di intrecciare un filo tra lotte diverse senza far ricorso ad alcuna piattaforma politica. L’augurio è quindi che l’ostilità contro il Pd continui a generalizzarsi e che ognuno trovi le proprie modalità per manifestarla.
Come il sabotaggio, del resto, anche l’attacco alle sedi dove si incontra e organizza la controparte è sempre stato una parte importante delle lotte sociali. Quando lottavano per impedire che l’Italia entrasse in guerra, nel maggio del 1915, gli operai torinesi erano usi, per esempio, sfasciare le vetrine del Caffè Ligure di piazza Carlo Felice, dove si ritrovavano abitualmente gli studenti interventisti. La Stampa e il sindaco, e forse pure qualche pacifista più sincero di loro, si lamentavano come adesso, e urlavano ai barbari, ma quei fatti, piccoli, erano un pezzo integrante dell’opposizione alla guerra: insieme agli scioperi spontanei e alle battaglie di piazza, insieme ai comizi oceanici sotto i balconi della Camera del Lavoro e ai falsi manifesti che invitavano alla diserzione, insieme ai cortei selvaggi e ai depositi dell’esercito bruciati.
E se novantanove anni fa, attraverso questo ventaglio di pratiche chi lottava non raggiunse il proprio obiettivo, è bene sottolineare che allora ci si opponeva a una guerra. Oggi invece, tutto sommato, solo a un treno.
macerie @ Maggio 9, 2014
VERSO IL PROCESSO PER I COMPAGNI GIANLUCA E ADRIANO
riceviamo e diffondiamo:
Si muove la solidarietà nei confronti di Gianluca ed Adriano, in vista della prima udienza del 26 Maggio a Roma.
Di sotto il volantino che lancia l'appuntamento dinanzi la Corte d'Assise ed in allegato le cartoline che ha disegnato Gianluca in carcere.
Per riceverne copie si può scrivere a evasioni@canaglie.org, indicando nell'oggetto "Cartoline per Gianluca ed Adriano".
Per scrivere ai compagni:
Adriano Antonacci
CC di Ferrara
Via Arginone 327
44122
Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)
Verso il processo del 26 Maggio a Roma contro Gianluca ed Adriano
Gianluca ed Adriano, ragazzi dei Castelli Romani, anarchici, vengono arrestati il 19 Settembre dell’anno scorso.
Un’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo del pool antiterrorismo e dal generale Mario Parente comandante dei Ros, li ha ritenuti gli artefici di una serie di danneggiamenti di varia natura avvenuti nella provincia di Roma: si tratta di tredici sabotaggi compiuti nei confronti di alcune banche, di una pellicceria, di sedi distaccate di Eni ed Enel e della discarica di Roncigliano.
Vengono fatte pesare su di loro le accuse di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, oltre quelle di incendio, furto aggravato in concorso, deturpamento e imbrattamento di cose altrui.
Dal giorno del loro arresto, per Gianluca ed Adriano, c’è stato solo il carcere in regime di isolamento: il primo ad Alessandria ed il secondo a Ferrara, all’interno di quelle sezioni speciali dove vengono reclusi uomini e donne la cui prima colpa a loro attribuita è il pensiero di cui sono portatori.
Nell’udienza preliminare che si è svolta il 26 Marzo scorso Gianluca ed Adriano sono stati rinviati a giudizio; in quella stessa sede il GUP D’Alessandro si è assunta la responsabilità di disporre che gli imputati debbano partecipare alle udienze tramite videoconferenza: la decisione sarebbe motivata da una circolare del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria che prevede l’utilizzo di questo strumento come misura di contenzione dei detenuti “più pericolosi”, adottata in seguito all’evasione di Domenico Cutrì, avvenuta nel corso di un trasferimento giudiziario. Nella realtà l'attuazione dei processi per video conferenza accresce la condizione di isolamento, demonizzando e disumanizzando ancor di più i prigionieri a cui si sta cominciando ad applicare.
Il 26 Maggio presso la Corte d’Assise di Roma si svolgerà la prima udienza con rito abbreviato ed il Pm presenterà la richiesta di condanna.
Esprimiamo con forza la nostra solidarietà e vicinanza a Gianluca ed Adriano, consapevoli che la vicenda che li riguarda è parte di tutte/i coloro che mettono in gioco sé stessi, per esprimere e praticare le proprie idee di libertà ed uguaglianza, senza distinzioni, nel rispetto delle diversità di ogni vita.
Anche quel giorno Gianluca ed Adriano non saranno soli.
26 Maggio, Corte d’Assise di Roma, a fianco di Gianluca ed Adriano.
Compagni e compagne di Roma
Si muove la solidarietà nei confronti di Gianluca ed Adriano, in vista della prima udienza del 26 Maggio a Roma.
Di sotto il volantino che lancia l'appuntamento dinanzi la Corte d'Assise ed in allegato le cartoline che ha disegnato Gianluca in carcere.
Per riceverne copie si può scrivere a evasioni@canaglie.org, indicando nell'oggetto "Cartoline per Gianluca ed Adriano".
Per scrivere ai compagni:
Adriano Antonacci
CC di Ferrara
Via Arginone 327
44122
Gianluca Iacovacci
Via Casale 50/A
15122 San Michele (AL)

Verso il processo del 26 Maggio a Roma contro Gianluca ed Adriano
Gianluca ed Adriano, ragazzi dei Castelli Romani, anarchici, vengono arrestati il 19 Settembre dell’anno scorso.
Un’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo del pool antiterrorismo e dal generale Mario Parente comandante dei Ros, li ha ritenuti gli artefici di una serie di danneggiamenti di varia natura avvenuti nella provincia di Roma: si tratta di tredici sabotaggi compiuti nei confronti di alcune banche, di una pellicceria, di sedi distaccate di Eni ed Enel e della discarica di Roncigliano.
Vengono fatte pesare su di loro le accuse di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, oltre quelle di incendio, furto aggravato in concorso, deturpamento e imbrattamento di cose altrui.
Dal giorno del loro arresto, per Gianluca ed Adriano, c’è stato solo il carcere in regime di isolamento: il primo ad Alessandria ed il secondo a Ferrara, all’interno di quelle sezioni speciali dove vengono reclusi uomini e donne la cui prima colpa a loro attribuita è il pensiero di cui sono portatori.
Nell’udienza preliminare che si è svolta il 26 Marzo scorso Gianluca ed Adriano sono stati rinviati a giudizio; in quella stessa sede il GUP D’Alessandro si è assunta la responsabilità di disporre che gli imputati debbano partecipare alle udienze tramite videoconferenza: la decisione sarebbe motivata da una circolare del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria che prevede l’utilizzo di questo strumento come misura di contenzione dei detenuti “più pericolosi”, adottata in seguito all’evasione di Domenico Cutrì, avvenuta nel corso di un trasferimento giudiziario. Nella realtà l'attuazione dei processi per video conferenza accresce la condizione di isolamento, demonizzando e disumanizzando ancor di più i prigionieri a cui si sta cominciando ad applicare.
Il 26 Maggio presso la Corte d’Assise di Roma si svolgerà la prima udienza con rito abbreviato ed il Pm presenterà la richiesta di condanna.
Esprimiamo con forza la nostra solidarietà e vicinanza a Gianluca ed Adriano, consapevoli che la vicenda che li riguarda è parte di tutte/i coloro che mettono in gioco sé stessi, per esprimere e praticare le proprie idee di libertà ed uguaglianza, senza distinzioni, nel rispetto delle diversità di ogni vita.
Anche quel giorno Gianluca ed Adriano non saranno soli.
26 Maggio, Corte d’Assise di Roma, a fianco di Gianluca ed Adriano.
Compagni e compagne di Roma
7 maggio 2014
FRATELLO, AIUTATI! AGISCI! SIA VOLONTA'! SIA AZIONE! Lasciate d'un cuore placato e spensierato crollare la vita economica
er B.Traven (21 dicembre 1921)
Pensate ! Ma non potete pensare, perché vi occorono degli statuti, perché
avete degli amministratori da eleggere, perché avete dei ministri da
intronizzare, perché non potete vivere senza governo, perché non potete
vivere senza capo.
Voi cedete le vostre voci per perderle, e quando volete usarle voi stessi,
non ce le avete più, vi mancano perché le avete cedute.
Pensate ! Non avete bisogno di nient’altro. Prendete coscienza della
serena passività che esiste dentro di voi, nella quale si radica il vostro
invincibile potere. Lasciate d’un cuore placato e spensierato crollare la
vita economica ; non mi ha portato la felicità e nemeno ve la porterà.
Lasciate coscientemente marcire l’industria, oppure essa vi marcirà.
Voi fate sciopero. Bravi, banda di servi ! L’industria si ingrassa dai
vostri scioperi e vi affama.Voi fate sciopero e avete vinto. O vincitori !
quello che avete vinto, è un magro pezzo di pane : mentre festeggiavate,
il vinto ha acquisto due domini. O voi che vincete ! Voi che convincete !
Il vostro capo è diventato ministro, fieri vincitori !
Perché avete bisogno di un divano felpato ! E’ il segno della vostra
servitù. Finché terrete al vostro divano felpato rimarrete schiavi. …
Distruggi pure la vita economica, non solo dall’interno, ma anche
dall’esterno. E’ sui ruderi dell’industria che fiorisce la tua libertà.
Non sulle sue fortezze ed i suoi castelli.
Lascia il tuo denaro farsi divorare dai vermi e le larve, estorci uno
stipendio venti volte superiore e riduci il tuo lavoro al centesimo di
quello che puoi fornire, e la tua felicità ti sarà resa al centuplio.
L’incenso in chiesa o le chiacchiere nei meeting sono la stessa cosa.
Leggere oppure comprare un giornale equivale a imparare dei cantici a
memoria.
Nessun dio ti aiuterà, nessun programma, nessun partito, nessuna scheda
elettorale, nessuna massa, nessuna unità. Sono l’unico capace di aiutarmi.
Ed è in me stesso che aiuterò tutti gli uomini le cui lacrime traboccano.
Mi aiuto me stesso. Fratello, aiutati ! Agisci ! Sia volontà ! Sia azione !
Gridi : Viva la rivoluzione mondiale ! E suona molto bene. Ma i cavi
telegrafici sono già tra le tue mani ? Hai già fatto saltare una rotativa
? Gridi : Viva la rivoluzione mondiale ! Ma il tuo fratello, che tieni
abbracciato, già non sente più il tuo grido. Come l’universo ti potrebbe
sentire ?
Non comprarti il vestito della domenica e non avere vergogna, in casa tua,
di dormire su una cassa, e di andare ridendo per le strade altolocate
senza calzoni ; fa più per la rivoluzione che di cantare l’internazionale
e studiare i tiri mancini che hanno da vendere i papi di Berlino e di
Mosca.
Ret Marut, ditirambi usciti in Der Ziegelbrenner, n°35/40, 21 dicembre 1921.
Pensate ! Ma non potete pensare, perché vi occorono degli statuti, perché
avete degli amministratori da eleggere, perché avete dei ministri da
intronizzare, perché non potete vivere senza governo, perché non potete
vivere senza capo.
Voi cedete le vostre voci per perderle, e quando volete usarle voi stessi,
non ce le avete più, vi mancano perché le avete cedute.
Pensate ! Non avete bisogno di nient’altro. Prendete coscienza della
serena passività che esiste dentro di voi, nella quale si radica il vostro
invincibile potere. Lasciate d’un cuore placato e spensierato crollare la
vita economica ; non mi ha portato la felicità e nemeno ve la porterà.
Lasciate coscientemente marcire l’industria, oppure essa vi marcirà.
Voi fate sciopero. Bravi, banda di servi ! L’industria si ingrassa dai
vostri scioperi e vi affama.Voi fate sciopero e avete vinto. O vincitori !
quello che avete vinto, è un magro pezzo di pane : mentre festeggiavate,
il vinto ha acquisto due domini. O voi che vincete ! Voi che convincete !
Il vostro capo è diventato ministro, fieri vincitori !
Perché avete bisogno di un divano felpato ! E’ il segno della vostra
servitù. Finché terrete al vostro divano felpato rimarrete schiavi. …
Distruggi pure la vita economica, non solo dall’interno, ma anche
dall’esterno. E’ sui ruderi dell’industria che fiorisce la tua libertà.
Non sulle sue fortezze ed i suoi castelli.
Lascia il tuo denaro farsi divorare dai vermi e le larve, estorci uno
stipendio venti volte superiore e riduci il tuo lavoro al centesimo di
quello che puoi fornire, e la tua felicità ti sarà resa al centuplio.
L’incenso in chiesa o le chiacchiere nei meeting sono la stessa cosa.
Leggere oppure comprare un giornale equivale a imparare dei cantici a
memoria.
Nessun dio ti aiuterà, nessun programma, nessun partito, nessuna scheda
elettorale, nessuna massa, nessuna unità. Sono l’unico capace di aiutarmi.
Ed è in me stesso che aiuterò tutti gli uomini le cui lacrime traboccano.
Mi aiuto me stesso. Fratello, aiutati ! Agisci ! Sia volontà ! Sia azione !
Gridi : Viva la rivoluzione mondiale ! E suona molto bene. Ma i cavi
telegrafici sono già tra le tue mani ? Hai già fatto saltare una rotativa
? Gridi : Viva la rivoluzione mondiale ! Ma il tuo fratello, che tieni
abbracciato, già non sente più il tuo grido. Come l’universo ti potrebbe
sentire ?
Non comprarti il vestito della domenica e non avere vergogna, in casa tua,
di dormire su una cassa, e di andare ridendo per le strade altolocate
senza calzoni ; fa più per la rivoluzione che di cantare l’internazionale
e studiare i tiri mancini che hanno da vendere i papi di Berlino e di
Mosca.
Ret Marut, ditirambi usciti in Der Ziegelbrenner, n°35/40, 21 dicembre 1921.
COMUNICATO E RIVENDICAZIONE DEL COMPAGNO GIANLUCA IACOVACCI
La determinazione nella lotta e la nostra solidarietà sono le uniche “armi micidiali”
Cari
compagni e coraggiosi resistenti, mi trovo prigioniero come tanti,
colpito dalla repressione dello stato che ci vuole annientare.
Non per quello che si fa ma per ciò che ci siamo “azzardati” ad essere, a dire o pensare.
Mi trovo con Adriano e tanti altri sulla giostra inquisitoria della gogna mediatica antiterroristica della democrazia.
Voglio prima di tutto ringraziare tutte le
compagne e i compagni che mi hanno portato Solidarietà anche oltre
confine, direttamente e non, perché sono convinto che ci si sostiene
anche solo con le proprie esistenze di lotta.
Abbiamo
la stessa rabbia contro questo esistente grigio e misero che ci
schiaccia e ne sentiamo le stesse ferite, ma proveremo la stessa gioia
con la meravigliosa realtà dei nostri sogni e desideri.
La mia è una condizione di individuo ostile catturato e messo in cattività.
La prigionia ed i patimenti a cui vengo
sottoposto sono stati escogitati premeditatamente da altri esseri umani,
e dipendono dalla permanenza al potere del sistema che me li ha
inflitti.
Sarò certo rinchiuso, ma lo Spirito e le
idee continuano; non si possono tenere sotto chiave né addomesticare e
questo non può che continuare a darmi la forza di resistere.
Con
gioia e nelle mie piene volontà ho scelto l’anarchia e continuerò a
farlo, amando la terra per ciò che è, alla continua ricerca di
selvatichezza e dell’emancipazione dalle comodità, denaro compreso.
Vedo nell’Anarchia la pulsione selvaggia e
primordiale ormai assopita, se non del tutto morta, nell’uomo
civilizzato del progresso.
Non ho mai adoperato mezzi termini e
maniere, accetto il rischio di dovermi procurare il cibo, coltivare e
raccogliere quanto basta a nutrirmi.
Per arrivare a questo userò ogni mezzo
necessario per convincere altri individui, dopodiché potrò anche
rinunciare alla penna e all’inchiostro con cui scrivo la mia rabbia.
Sono
da sempre al fianco della resistenza indigena, degli antiautoritari e
nativi che lottano contro le prove di forza dello Stato delle
Multinazionali, mettendo in pratica la resistenza attiva, il sabotaggio e
l’azione diretta.
Supporto tutti/e i/le compagni e compagne
che vogliono liberarsi dall’autorità e partecipano con determinazione
alla Lotta internazionale anticapitalista e antimperialista.
Tralasciando
il bene e il male o il giusto e sbagliato, che vanno bene per le suore e
i preti, la mia posizione e di altri individui è spinta dai propri
istinti, nelle possibilità dei propri mezzi e con le probabili
conseguenze di rischio.
Ho
sempre messo in una visione unica la Liberazione dell’Uomo da ogni
padrone e dalle sue gabbie mentali e reali, con la Liberazione degli
animali dalle strutture di tortura e morte, e ogni altro luogo che
trasforma un vivente in prodotto, oggetto o svago.
Sono
anarchico, non appartengo a questo tempo di non-vita meccanizzata ad
uso e consumo dei governi. Non riconosco nessuno Stato, tribunale o
qualsiasi altra istituzione e autorità, né i sistemi giuridici,
militari, civili e religiosi.
Per
i giudici e magistrati in vestaglia dell’inquisizione non sono altro
che una pratica burocratica a giustificare i loro stipendi. Giudizi non
ne voglio, soprattutto da chi non sa amare la terra, lottare e sognare,
ma sa far solo il suo mestiere ed eseguire ordini; non ne voglio
tantomeno dal popolo, coccolato da sempre nel ventre putrido dello Stato
e legato ad ogni costo alla democrazia che come parola ha ancora un
buon effetto soporifero.
Questi
Uomini di legge giocano con le loro leggi fasciste-democratiche per
vomitare sentenza, e nel mio caso “l’appartenenza” a un’associazione
terroristica organizzata, come lo sono in realtà lo Stato, gli eserciti e
le Multinazionali.
Entrando
nella fastidiosissima e paranoica caccia alle streghe, detta anche
questione giudiziaria, anche una scritta su un muro viene catalogata
dalla polizia Politica come “azione/atto terroristico in esecuzione del
programma (?) eversivo F.A.I….”, in casi differenti individualmente o
insieme al compagno e fratello Adriano, a cui non trovo altro modo per
esprimergli il mio affetto e la mia Solidarietà se non con la mia
determinazione, già contraccambiata con il suo coraggio e forza di
Spirito.
Questi
giochetti se li possono tenere da parte. Mi sarei risparmiato parecchie
rogne “formali” visto che l’informalità è la mia realtà, ma non sono da
solo (nel caso) in mani nemiche.
Le
azioni a cui si riferiscono nello specifico, che non eseguono nessun
“programma”, sono state messe in pratica da me e dichiarate con
comunicati FRONTE RIVOLUZIONARIO INTERNAZIONALE – FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE/ Individualità Sovversive Anticivilizzazione e
sanno bene, grazie alle loro amate telecamere, che sono state eseguite
da una sola persona, cioè io, in risposta alla devastazione, per logiche
di profitto, del Pianeta e delle terre in cui vivo e in Solidarietà con
i ribelli in conflitto con l’esistente.
Il
GPS, e altre diavolerie, che gentilmente i militari hanno installato su
un auto da me in uso da un paio d’anni, mi collegherebbero, in modo
indiziario o più, ad altre azioni dirette e sabotaggi. In certi casi
viene da pensare alle amate biciclette, ma bisogna capire che stiamo
combattendo un sistema che probabilmente vorrà installare rilevatori
satellitari direttamente nelle teste delle persone.
Mentre
qualcuno teneva in caldo le mogli di questi pedinatori, ho notato come
hanno catalogato il materiale sequestrato e come hanno svolto i loro
compitii di polizia politica nell’aver impaginato, anche in grassetto e
copia-incolla, minuziosamente nei loro fogli, diverse azioni contro
Entri energetici/industriali e commerciali, compreso un fantasioso furto
di denaro, e altre inutilità, da un distributore incendiato. Per non
intaccare la mia integrità, il coraggio e il sacrificio non mi piego al
“colpevole-innocente”, è veramente troppo.
Che siano trenta o cento azioni non importa, vorrà dire che in Italia sono mille e nel mondo diecimila!
Comunque
è ridicolo e banalmente sminuitivo discuterne dei fatti, sarebbe come
annullare la visione reale di conflitto e Resistenza, e riconoscere la
logica democratica del “gioco finito male” o dei buoni contro cattivi.
Ora
gioiscano pure dei loro trofei di caccia questi giudici, sulla vita e
sulla morte dei loro simili, mentre il pianeta muore e l’uomo decade. Ma
tutto ha u inizio e una fine, come i loro organi e le ossa, la legge e
l’ordine cadranno e ne resterà solo cenere e macerie.
La
società è oramai una forzatura dei valori rabberciati e rattoppati qua
elà, con sforzi coercitivi a tenerli insieme e allo stesso tempo usati
per annientare individui ostili ad essi.
Da
secoli in nome di Dio e Potere l’autorità impone la civilizzazione,
l’ordine e la dottrina. Trasforma l’Uomo in macchina da forza lavoro, in
contribuente e cavia per la scienza; quei pochi conservano nativa
selvatichezza e un pensiero conflittuale li schiaccia con la violenza,
il terrore e li rinchiude nelle galere o nei manicomi per “rieducarli”,
fino a che non ne avrà il totale controllo.
In caso contrario agirà per il loro annientamento.
I
pilastri della Civiltà stanno crolando sotto i colpi dei suoi stessi
fallimenti. Sempre meno spazi restano vivibili e incontaminati, le
guerre dilagano ovunque con tutte le conseguenze, e sono sempre più
efferate a minacciare lo sterminio con armi tecnologiche e il dominio
dei vinti.
Queste violente e gratuite capacità di
dominio e tirannia dell’uomo civilizzato, sono tanto più efferate quanto
la società è “avanzata” tecnologicamente.
La
Resistenza della Macchina Tecnologica-industriale vive soltanto in un
percorso di liberazione da ogni autorità e ordine, corre verso
un’orizzonte degli eventi, un nulla non scritto. E la nuova resistenza
selvaggia e informale che risponde, e prende iniziativa, contro la
violenza dei governi sempre più blindati e spietati a reprimere gli
oppositori, come le compagne e i compagni colpiti e rastrellati nelle
“operazioni” persecutorie/repressive antianarchiche e
controinsurrezionali.
Compagni che non si sono piegati alle
torture e all’isolamento nelle sezioni speciali delle carceri e nemmeno
alle ferite negli attacchi, persino alla morte.
Sono
orgoglioso di essere forte della mia integrità di Spirito e di correre
in questi sentieri difficili che ci aspettano, al fianco dei
non-sottomessi e dei senza legge, gli ANARCHICI.
Eterni cospiratori, sognatrici e sognatori
forgiati dal coraggio, che affrontano titaniche e TIRANNICHE forze e
l’esistenza in una Vita non scritta. Con elementari e limitatissimi
mezzi, eppure posseggono un irriducibile determinazione.
Per concludere vorrei incoraggiare tutti
con una metafora di quello che sento in tutti voi: vedo lo Stato e
l’ordine come un solitario Uomo civile sperduto nella Foresta, in balia
di animali feroci. Allo scorgere dell’arrivo di una tempesta nella
notte, quell’Uomo non teme più di diventare pasto delle belve ma trema
all’arrivo della tempesta.
Dalle
valli ai monti, dalle campagne alle Foreste, per la Liberazione del
Pianeta e i suoi viventi. Perchè la terra vale più dello sporco denaro!
MORTE ALLA CIVILTA’!
LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!
Gianluca Iacovacci
Prigioniero anarchico
C.R. San Michele, 14 gennaio 2014
Quando parlano le azioni, il
potere decisionale che i leader anarchici detengono attraverso il loro carisma
all’interno delle assemblee andrà a disfarsi, e il gruppo di affinità,
l’individuo d’azione riacquisterà forza. Ai “realisti” dell’anarchia, non
rimane che contrastare il nuovo spingendo sempre più alle “lotte sociali”, alla
ricerca di un “consenso popolare” ottenibile solo col rinnegamento progressivo
di tutto ciò che è anarchico e genuinamente insurrezionalista.
GERMANIA-SVIZZERA: AZIONI DIRETTE E SABOTAGGI CONTRO LA SORVEGLIANZA E REPRESSIONE
FONTE
Riceviamo alcune traduzioni realizzate da Marco Camenisch riguardanti comunicati e rivendicazioni di azioni e sabotaggi, alcuni dei quali non proprio recenti, ma precedentemente non diffusi in lingua italiana.
INTERRUZIONE DELLA SORVEGLIANZA: SABOTATO TRALICCIO RADIO VODAFONE
Nella notte di mercoledì/giovedì (27/28.11.2013) abbiamo sabotato un nodo nella rete della comunicazione elettronica. All’altezza di 7 m abbiamo bruciato due maggiori fasci di cavi di un impianto di trasmissione-ricezione del gruppo Vodafone a Adlershof (Berlino). Inoltre abbiamo piazzato vari ordigni incendiari a tempo in due canali di collegamento tra l’annesso edificio ed il traliccio radiomobile/radiofaro. Abbiamo escluso ogni danno alle persone. Si sono prodotti dei gravi danni al radio traliccio. A suo dire la compagnia reagì al nostro danneggiamento di un loro importante punto/nodo infrastrutturale deviando i flussi dei dati. Ma due settimane fa, solo la recisione di un cavo di fibre ottiche a Adlershof (Berlino) provocò un black out della rete per varie ore, coinvolgendo potenzialmente 50.000 clienti.
Vodafone connecting people
Connessx con tuttx-alleatx con nessuno
300 amicx e nessun amicx.
Però un grande fratello.
Ti tiene d’occhio.
Salvo quando gli distruggiamo l’infrastruttura.
E’ ora di allearci!
Like or dislike?
Il nostro sabotaggio è diretto contro la sorveglianza totale da parte dei governi, servizi segreti ed aziende e anche contro il buon funzionare della metropoli.
Da quando grazie ad Edward Snowden diventò di pubblico dominio in quali dimensioni i servizi segreti spiano la gente -tutta la gente- capiamo che stiamo vivendo un cambio epocale. Si tratta del tentativo totale di controllare ogni persona ed ogni società, per renderle manovrabili; di appropriarsi ogni singolo giorno, ogni minuto, ogni millisecondo di ogni esternazione umana, di ogni opinione, sentimento, racconto, di ogni vissuto, lutto, di ogni gioia. Hanno nel loro collimatore addirittura il grado di rifornimento del nostro frigo. Mai finora una dittatura poteva penetrare così profondamente e totalmente nella vita di tuttx, come oggi è possibile farlo con il controllo “democratico” delle vie di comunicazione digitale.
La tendenza, che si sta apertamente palesando, verso una realtà di sorveglianza totale nasce dalla fantasia, caratterizzata dal disprezzo dell’umanità, di una manovrabilità totale della società.
Osserviamo un mutamento epocale dove i servizi segreti, nella loro paranoia, preveggente d’insurrezioni globali imminenti, di fiumi di profugx e rivolte della fame, vogliono ottenere il controllo di ogni comunicazione e movimento. Sono già all’attacco: i servizi esteri tedeschi (BND) forniscono i dati che aiutano gli U.S.A. a macellare della gente con i loro droni, e le postazioni d’intercettazione U.S.A. presso Wiesbaden e Bad Aibling continuano a funzionare benissimo malgrado ogni crisi diplomatica. Da lì e da altrove sorvegliano, insieme, le conseguenze sociali della loro politica; miseria, guerra, lotte per l’acqua e per le risorse in dimensioni mai viste. Analizzando l’intero traffico in rete e delle telecomunicazioni vogliono rendere conoscibile tutto ciò che ritengono pericoloso prima che si realizzi. Pericoloso, detto per inciso, per il loro dominio, poiché, per esempio, contro la scarsità dell’acqua la sorveglianza totale serve a ben poco.
I sevizi calcolano dei campioni della normalità per poi paragonarli alle attitudini concrete quando vogliono scoprire se potresti avere intenzioni fuorviate, prima che lo sai tu stessx. Vogliono intercettare preventivamente le minacce per il dominio e lo sfruttamento per poter contrastare anzitempo e con i mezzi adatti i movimenti politici e le attività resistenziali. Tra integrazione e smantellamento militare, all’uopo ci sono centinaia di variazioni per mettere in sicurezza il dominio. Quale sia la più promettente, si vuole poter dedurre dalla relativa situazione dei dati!
La sorveglianza totale neanche ce la impongono. Poiché tuttx partecipiamo, che sia per un soggettivo senso di necessità quotidiana o anche per comodità, noia oppure divertimento. Tuttx telefoniamo, usiamo internet, mandiamo mail, chattiamo, mandiamo dei post, like, cinguettiamo o scriviamo lettere, paghiamo con la carta, passeggiamo in mezzo a una giungla si videocamere… e ci mancherebbe se senza smart-phone, che diventa la pulce onnipresente, il congegno per farsi tracciare apposta, la camera di sorveglianza dal basso. Ogni espressione vitale confluisce in digitale nel grembo del potere occulto. Sostituiamo le nostre strutture sociali con l’associazione in rete, reti che meritano nulla di meno se non l’attributo “sociale”: dove con un click “l’amicx” te lx fai… o lx mandi in quel paese.
Ci si può, oggi, sottrarre alla rete, a far parte della perversa Realtà-Big Brother, è possibile difendersi? La comunicazione è umana. Ma per farlo non dobbiamo affatto partecipare ad ogni cagata che ci rende ancora più controllabili, prevedibili e mansuetx, dove l’autocensura diventa premessa e condizione se si vuole evitare che qualcunx cominci a sospettare di te, ossia dove la macchina nota ed annota automaticamente “l’anomalia”. Per comunicare tra di noi, non solo non abbiamo bisogno dello Stato, non ci servono nemmeno le multinazionali delle telecomunicazioni e d’internet. Poiché queste ci organizzano la comunicazione solo ed esclusivamente per sfruttare e vendere le informazioni, le abitudini ed i profili così ottenuti. Vogliono diventare più utili ai loro clienti pubblicitari, che poi tentano di appiopparci ancora di più di tutta quella merda che già prima non ci serviva affatto. Il controllo totale funziona così bene solo perché partecipano le imprese come Vodafone.
Abbiamo scelto Vodafone per la sua collaborazione particolarmente zelante con il servizio britannico GCHQ. E questi, a sua volta, con la NSA. E questa, a sua volta, con il BND. Tuttavia, la collaborazione delle imprese con i governi ed i servizi è inevitabile, poiché hanno un interesse comune: la multinazionale dei servizi ed i servizi delle multinazionali s’assicurano a vicenda le proprie condizioni per dominare e per massimizzare i profitti. Tutti ci stanno. Poiché, cosa succede se le ditte rifiutano una collaborazione dettata dai servizi segreti si è visto già dopo le prime rivelazioni fatte da Snowden: due ditte minori del settore servizi pubblici su internet hanno dovuto chiudere perché rifiutavano l’accesso della NSA ai propri dati.
Ora, non è che con la distruzione di un punto centrale dell’infrastruttura tutto sarebbe risolto e fatto: una tecnologia con l’obiettivo dell’onniscienza con la premessa del segreto e dell’incontrollabilità degli onniscienti è un problema fondamentale. Perciò serve una critica fondamentale. Nelle condizioni dominanti, i media elettronici ormai non possono che offrire un potenziale emancipatorio oltremodo scarso. Il controllo dei media e della comunicazione impedisce l’utilizzo dei media elettronici per una resistenza efficace contro le condizioni dominanti.
Che diffondiamo questo testo anche per via elettronica, è una contraddizione solo apparente, poiché per farlo dobbiamo trovare le lacune appropriate nel sistema di sorveglianza. La contraddizione tra, da un lato, la comunicazione scollegata dallo spazio e dal tempo e, dall’altro lato, tra la restrizione di una comunicazione davvero libera attuata dal sistema di sorveglianza, non è risolvibile all’interno del sistema. L’utilizzo massiccio di internet, i miliardi di smart-phones e la computerizzazione totale sono, nel momento, fattibili solo nelle condizioni di sfruttamento e di rapina. Se in altre condizione sociali potrebbero esistere le prospettive di una disponibilità e dell’utilizzo di reti di comunicazione elettronica libere dal dominio e dalla massimizzazione del profitto, non lo sappiamo. Per ora questo può essere al massimo oggetto di dibattiti utopici.
Ma conosciamo le discussioni attuali: sarebbe, con la socializzazione delle imprese Telecom ed internet, con la decentralizzazione radicale delle infrastrutture della rete e l’utilizzo di tecnologie open source, forse possibile l’instaurazione di condizioni di comunicazione non gerarchiche e più difficile da sorvegliare –già nell’esistente attuale? Potrebbe diventare una rete globale delle reti, dove i punti centrali non sono gestiti e controllati dalle multinazionali del capitale oppure dalle istituzioni dello Stato borghese, bensì da tuttx coloro che vogliono semplicemente comunicare –a condizioni e con intenzioni libere dal dominio? Ancora esistono tracce di tali strutture di tempi d’internet meno popolari e commercializzati. Non ne siamo molto convintx.
Una critica fondamentale della tecnica e la critica dell’esistente sono indissolubilmente collegate l’una all’altra. La tecnica plasma la realtà ed è a sua volta plasmata da quest’ultima. Gli scopi sociali disumani fatti dagli uomini s’iscrivono nel progresso tecnologico. Non esiste tecnica che si sviluppa indipendentemente dall’influenza della società circostante e che rimane senza effetti sociali. In breve: non c’è tecnica neutrale. Non sappiamo come sarebbe il progresso della comunicazione tecnologica in condizioni emancipatrici. Ma siamo convinti che una comunicazione liberata sarebbe, quale che sarebbe, tutt’altra cosa.
Così siamo alla ricerca di nuove vie per parlare, vedere, per incontrarci –senza NSA, BND, protezione della costituzione, GCHQ, Vodafone, Telecom, Microsoft, Apple, Google… E siamo certx che non siamo solx. Ed anche se la nostra forza non basta per eliminare i servizi segreti interni che assistettero tranquillamente ad una serie d’omicidi razzisti e che finanziano dei nazi, non basta per smantellare i servizi esteri ed i militari, per mandare a picco “Frontex” nel mare di Lampedusa, per dissolvere le multinazionali della comunicazione..: possiamo però iniziare a colpire nei punti deboli sensibili, sabotando la rete! Poiché è per questa che passa la cattura totale, che organizzano la rapina delle nostre vite.
Alcune persone sono capaci di mettere fuori uso temporaneamente l’infrastruttura e gli impianti tecnici. Altrx sanno hackeare, attaccando i loro impianti tecnici dall’interno. Altre persone ancora disertano le loro funzioni prescritte e possono mettere in imbarazzo gli onniscienti con il loro pallino della segretezza. Altrx ancora possono sostenere le “gole profonde” e chi ha disertato. Poi ci sono quellx che si sottraggono alle tecnologie dello sfruttamento, del controllo e dell’autosfruttamento o che le ostacolano nel quotidiano. Esistono tanti modi per buttare sabbia negli ingranaggi della dittatura globale emergente. E più sapientemente focalizzeremo i nostri più variegati interventi, più ci connettiamo all’insegna della solidarietà, più forte striderà.
Sollecitiamo il blocco e, alla fine, l’arresto definitivo degli impianti infrastrutturali mediante il sabotaggio –contro il fiume quotidiano dello sfruttamento, della valorizzazione e della sorveglianza. La nostra azione riusciva solo a bruciare un punto della rete, ma tante azioni possono farla a pezzi. Tutto sommato si tratta di agire contro la continuità di una società improntata alla distruttività ed a un modo di vita caratterizzato dallo sfruttamento. Si tratta di agire in modo mirato, permanente, ubiquo, con i mezzi e i modi più vari. Abbiamo agito in sintonia con altre azioni precedenti e, con i loro obiettivi: i gruppi “Il ruggito dell’Eyiafiallajokull”, “Hekla comitato d’accoglienza” e “Grims Voten” avevano come obiettivo l’infrastruttura della metropoli Berlino-baricentro mobilità. Il gruppo “Eyiafiallajokull” riuscì inoltre a provocare anche un black out temporaneo dei collegamenti della rete Vodafone.
Riteniamo sia l’infrastruttura della mobilità
sia quella delle comunicazioni come condizioni centrali
per il funzionamento dello sfruttamento e del dominio
nella ed attraverso la metropoli.
Per un sabotaggio delle infrastrutture
di sorveglianza, sfruttamento e valorizzazione!
Accecare i servizi segreti!
Libere possibilità di spostamento ed asilo
per Edward Snowden e tutta l’umanità in ogni dove.
Confini aperti a tuttx!
Libertà per Chelsca Manning!
Tanti vulcani!
ANONYMOUS/GRUPPO VULCANICO Katla!
SABOTAGGIO VODAFONE RIUSCITO E SILENZIO STAMPA
Scritto il: 19.12.2013
Fine Novembre 2013, la ditta Vodafone è scampata solo per un pelo a degli effetti maggiori quando fu sabotato un suo punto centrale della telefonia mobile. Abbiamo motivi per un’affermazione forte: anche se all’inizio i quotidiani di Berlino ne passavano notizia addirittura esaustiva, appena pubblicata la nostra dichiarazione fu imposto il silenzio stampa.
Inviato a de.indymedia.org; linksunten.indymedia.org; Berliner Zeitung (BZ)
Sui fatti: Venerdì 29 Novembre, nella BZ appare un articolo in posizione ben esposta con il titolo: “Attentato contro punto centrale della telefonia mobile”: l’allarme incendi dell’antenna-traliccio aveva dato l’allarme giovedì verso le h. 14:00. A sei metri d’altezza bruciavano vari fasci di cavi. Per le opere di spegnimento hanno dovuto staccare la corrente al traliccio. La protezione di Stato politica: “Non è stato un piccolo incendio doloso, qui qualcuno ha tentato un attacco davvero grande”. Il traliccio-antenna, e l’edificio confinante, è un punto di trasmissione della telefonia mobile. Concentra le cellule radio circostanti e le ritrasmette (tra l’altro ai servizi).
Ecco la dichiarazione del portavoce Vodafone Volker Petendorf: “Per fortuna il fatto è successo in un orario con poche telefonate. L’intera comunicazione è stata deviata su un altro punto centrale”. L’attentato in quell’orario non avrebbe avuto effetti sui clienti, ma il danno non era simbolico.
Il gruppo Vodafone è scampato solo per un pelo ad un effetto maggiore causa il sabotaggio al punto centrale della telefonia mobile. Il danno materiale fu più grande e duraturo di quel che hanno pubblicato – anche se un ordigno incendiario attaccato ad un secondo ponte cavi fu reperito inesploso. L’ordigno era composto da bottiglie PET (2 parti di benzina/1 parte di olio), sacchetti di Patex, 2 spirali antizanzara, accendi fuoco (legno compresso, imbevuto di cera), fiammiferi antivento. Il collegamento con l’altro ordigno, quello funzionante, era coperto con una pasta incendiaria. Non sappiamo se è stato il mancato funzionamento dell’innesco oppure le opere di spegnimento a rendere inoffensivo il secondo ordigno. Il contenitore con l’innesco era protetto dalla pioggia con un ombrello.
L’apparato della polizia sospettò un retroscena politico ed immediatamente si surriscaldò. Fecero dei paragoni con azioni precedenti, così anche con gli attacchi incendiari in Ottobre 2011, che avevano fatto danni milionari all’impresa Ferrovie Tedesche. Allora l’impresa promise una taglia di 100.000 Euro per la cattura della Vulkangruppe Hekla, il parlamento federale (Bundestag) in una seduta discusse dell’attacco, alcuni politici scodinzolarono con il bastone del terrorismo ed alla fine l’ufficio criminale federale (BKA) s’assunse le investigazioni per “sabotaggio ostile alla costituzione “ fino ad oggi.
Davanti a questo retroscena, la polizia immediatamente dispiegò delle forze massicce. Verso mezzogiorno arrivarono via aerea i cani da fiuto da un’altra regione per seguire le presunte tracce in loco. Che si persero tutte nel nulla.
SILENZIO STAMPA? ROTTO!
Venerdì -più o meno 36 ore dopo l’incendio- abbiamo pubblicato una rivendicazione che inviammo a vari giornali e media presso i quali, che sulle proprie pagine web offrono un formulario per il contatto, noi ne abbiamo fatto uso. Le pubblicazioni funzionarono con i due portali Indymedia in Germania, dove la dichiarazione fu pubblicata. Anche su Indymedia-UK con la versione inglese (!). Questi media non sono stati manipolati. Ma dal resto della stampa e dei media, non una parola sulla dichiarazione. E questo malgrado la gran presentazione iniziale nella BZ (Berliner Zeitung), che aveva presentato lei stessa la connessione con le precedenti azioni vulcaniche, ora davvero confermata. Che le redazioni dei giornali non sono capaci di fare delle ricerche su Indymedia o addirittura presentare Indymedia come fonte, è attualmente dimostrato dai resoconti sulle azioni militanti in occasione delle lotte dex rifugiatx a Berlino.
Abbiamo motivi per una forte affermazione: per un calcolo tattico-investigativo e politico è stato imposto il silenzio stampa.
Ulteriore plausibilità per questo, secondo noi si evince dal fatto che nella dichiarazione soppressa non solo spieghiamo la nostra azione politicamente ma ci sforziamo anche di dare prospettiva, e che peroriamo una massificazione di tali azioni ed un largo sostegno sociale alla critica delle reti dei dati come infrastruttura centrale dei servizi segreti e delle multinazionali dei dati.
Da questo ci risultano alcune richieste a tuttx che leggono questo comunicato:
1. Vi preghiamo di documentare la dichiarazione sui vostri portali e giornali oppure onorarla criticamente con un rimando all’intero contributo.
2. Un’altra possibilità sarebbe di passare ad altrx questa dichiarazione – in rete (tramite Tor) o direttamente. (Per noi è importante la diffusione dei contenuti della nostra posizione – oltre i portali internet della sinistra, ben importanti ma marginali. Settori sociali che vedono criticamente gli attacchi dei servizi segreti dovrebbero poter reperire e leggere la nostra dichiarazione: per es. giornalistx, hacker, tecnicx-IT, gente della protezione dati, giuristx, attivistx come di “libertà invece di paura”, ecc.)
3. Vi preghiamo, se siete nelle condizioni di farlo e se avete i contatti necessari, di verificare quanto segue: è la nostra e-mail (contenuto come qui presentato: https://linksunten.indymedia.org/node/100445) il venerdì 29 Novembre 2013 tra le 12:00 e le 24:00 arrivata alle redazioni della Berliner Zeitung, Tagesspiegel, Suddeutsche, taz, Berliner Morgenpost dpa, Guardian e Spiegel Online? Oppure no?
4. Nelle redazioni ci sono state delle ritenzioni della dichiarazione? Per es. ordinate dalla direzione della redazione? C’è stato un intervento della polizia o d’altra autorità?
Proponiamo la pubblicazione d’indicazioni utili nella rubrica commentari sotto questo testo. Utilizzate o utilizzi per questo, come modo migliore, la software per anonimizzare Tor (https://www.torproject.org/)
TANTI VULCANI!
GRUPPO VULCANICO ANONYMOUS/KATLA
DICEMBRE 2013
MAGDEBURG, GERMANIA: “REPRESSIONE E’...”
Nella notte 22/23 marzo abbiamo attaccato con la vernice l’amministrazione stranieri e nel 27/28 marzo l’ufficio tecnico di polizia. Abbiamo lasciato la scritta “Repressione è…” e con questo abbiamo collocato l’azione nel contesto della campagna antirepressione.
La nostra solidarietà contro la loro repressione!
Per un movimento sovversivo!
ZURIGO, SVIZZERA: AZIONE CONTRO CONSOLATO SPAGNOLO
In solidarietà con i fatti recenti nell’enclave spagnola di Ceuta e Melilla, nella notte 24/25.3.2014 danneggiati i vetri del consolato spagnolo a Zurigo. Nei pressi abbiamo lasciato la scritta: “recinti alti 7 m e militari? Rabbia e pietre!”
Lo stato spagnolo è uno dei diversi attori che militarizzano e fortificano il confine esterno d’Europa per tenere lontano lx “indesideratx”. Ma i fatti recenti dimostrano che la fortezza europea con recinti alti 7m traballa quando dex individux rivoltosx non continuano ad accettarlo come ostacolo.
Perciò, se il prefetto di Melillo accusa x profughx di aver attaccato violentemente le guardie di confine con le pietre, noi vi ci riconosciamo e ricorriamo agli stessi mezzi per sostenere quella rivolta.
Attacco permanente contro quel che ostacola la libertà!
CHIOMONTE: ATTACCO NOTTURNO AL CANTIERE
da macerie
4
maggio. Chiomonte. Nella notte alcuni incappucciati riescono ad
avvicinarsi alle reti del cantiere del Tav per lanciare all’interno
bombe carta e bengala. Prima che la polizia di guardia al cantiere
riuscisse ad uscire, il gruppo fugge tra i boschi gettando in strada
diversi chiodi a tre punte
1 maggio 2014
2 MAGGIO: STRAGI DI STATO - INTEVERRA' A.M. BONANNO @LAB.ANARCHICO LA*ZONA (BERGAMO)
VENERDI' 2 MAGGIO 014
-
*STRAGI DI STATO*
dalle 18.30
"Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi"
interverrà:
Alfredo Maria Bonanno
Ecco
perché io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio
1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un
quarto del mattino.
Quei
mille, e più, compagni presenti alla fossa 434, campo 76, del Cimitero
Maggiore di Milano, abbiamo tutti premuto il grilletto.
Nessun perdono. Nessuna pietà.
con: CENA VEGAN
@Laboratorio Anarchico LA*ZONA
via bonomelli 9 BG - la.zona@live.it
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