9 giugno 2015

SPAGNA: BLOCCATI I CONTI BANCARI APERTI IN SOLIDARIETA' AI PRIGIONIERI DELL'OP.PANDORA

da crocenera
L’ Audiencia Nacional , con decreto firmato dal giudice Eloy Velasco , su richiesta della Brigada de Información de la Policía Nacional, ha bloccato i conti correnti solidali aperti poco dopo gli arresti dell’ operazione Pandora.



In attesa di traduzione, segue un comunicato diffuso dai compas spagnoli circa il sequestro del conto corrente solidale creato a seguito dell'operazione Pandora, sequestro deciso dalla Audiencia Nacional (tribunale nazionale erede del Tribunale dell'Ordine Pubblico franchista).

La audiencia nacional bloquea y embarga las cuentas bancarias solidarias abiertas tras la Operación Pandora

A través de un auto de la Audiencia Nacional nos hemos enterado de la orden, firmada por el juez Eloy Velasco y solicitada por la Brigada de Información de la Policía Nacional, de bloquear y embargar las cuentas solidarias que se abrieron en los días siguientes de las detenciones.
Un nuevo capítulo en esta farsa del Estado español contra el movimiento anarquista, que en este caso quiere ahogar los gestos de solidaridad sobre todo materiales y económicos, pero también afectivos, con los entornos represaliados.
Como bien sabemos, la represión, en este caso el paquete de punición y amedrantamiento conocido como "antiterrorismo" (que abarca un espectro cada vez más amplio y no dejará de crecer) que conlleva el castigo clásico y físico con el encierro, el aislamiento, la incomunicación y la tortura, se complementa —y en esto el Estado español se encuentra a la vanguardia— con el castigo a los entornos de los presos con su dispersión y sus limitaciones de contacto con el exterior.
A esto se suman el envío de mensajes (esporádicos y subliminales algunas veces, constantes y explícitos otras): no existen entornos y amistades sino "entramados"; no existen compañeros y compañeras sino cómplices.
¿Qué busca el poder y la represión con esto? Desgastar y debilitar a los presos y presas y a sus ámbitos afectivos y políticos. Conseguir que todo el peso de la ley y la represión los aplaste.
Son conscientes de que existe una fuerza mucho más pesada y efectiva que la de todo el hormigón y el acero que constituyen las cárceles. Esa fuerza es simbólica.
"Si eres amigo de los terroristas eres terrorista" es otro de los mensajes. A medio camino entre la lepra y la brujería, el diagnóstico y la acusación de terrorismo buscan espantar.

Una vez más el domador de leones, látigo en mano, abre las cortinas de su circo y nos invita —de manera forzada, claro está— a entrar. ¿A quién harán meter la cabeza dentro de la boca del león o debajo de la pata del elefante? ¿A quién meterán en un cañón y dispersarán a modo de hombre o mujer bala hacia una jaula lo más alejada posible? ¿A quiénes investigarán y seguirán los payasos de la brigada de información de la Policía Nacional? Y los escupe-fuegos de los medios de comunicación, ¿contra quién o quiénes lanzarán sus llamaradas? ¿A quién meterán en una caja y cortarán por la mitad los magos de Instituciones Penitenciarias?
Además de humillantes, los espectáculos del circo clásico son muy predecibles.

Volviendo a los bloqueos y embargos de las cuentas bancarias, el juez ordena además investigar los movimientos bancarios, la titularidad de las cuentas, las transferencias, etcétera. ¿Qué cree el juez que hacemos con el dinero, enviarlo a Suiza como sus amigos políticos y especuladores?
Lamentablemente, una de las contradicciones más grandes, y quizás también error, fue la creación de una cuenta de banco para afrontar los gastos que provocó la represión, principalmente ante la posibilidad de tener que recolectar dinero proveniente de individuos y colectivos solidarios de diferentes lugares de forma rápida para costear una posible fianza (cosa que sucedió un mes y medio más tarde), al igual que sufragar los gastos que de un momento a otro tuvimos con varios compañeros entre rejas (abogados, peculios y viajes para visitas).
Creemos importante comunicar esto al resto de los compañeros no afectados directamente, para que sepan y vean hacia donde se mueve la represión con este nuevo paso. Cabe señalar que procedimientos de este tipo ya se están utilizando contra otros sectores también acosados por el "antiterrorismo" en su conjunto. También para que tengan presente que a partir de ahora ya no existe ningún número de cuenta de solidaridad con los compañeros y compañeras anarquistas.
Es importante que estos nuevos pasos de la represión no consigan debilitarnos y asustarnos, y que podamos aprender algo de ellos.
¡Libertad anarquistas presas!
¡Si tocan a unas nos tocan a todas!

Barcelona, 1 de junio de 2015

31 maggio 2015

25 maggio 2015


CADE L'ACCUSA DI TERRORISMO PER GIANLUCA E ADRIANO

da informa-azione.info
riceviamo e diffondiamo:

La sentenza del processo di appello contro Gianluca e Adriano ha annullato l'accusa di terrorismo e ridotto le condanne. I due compagni anarchici, in carcere sotto regime di Alta Sicurezza 2 dal 19 settembre 2013, erano accusati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine
democratico, oltre che di incendio, furto aggravato in concorso,
deturpamento e imbrattamento di cose altrui: concetti giuridici e strumenti repressivi per sanzionare le 13 azioni di cui sono stati ritenuti responsabili.

Permangono le accuse per i reati specifici, ma le condanne sono state ridotte a 1 anno e 8 mesi per Adriano, che è stato scarcerato, e a 3 anni per Gianluca, il quale resta ancora in carcere.

RADIOCANE: IL NEMICO ALLE SPALLE - IL CANTO POPOLARE CONTRO LA GRANDE GUERRA VOL.I

riceviamo e diffondiamo:

Che cosa si cantava in Italia alla vigilia della Grande Guerra? Inni socialisti e anarchici, parodie delle canzoni ufficiali del colonialismo italiano e soprattutto canti popolari di provenienza risorgimentale: un repertorio che ben esprimeva un immaginario antimilitarista antico e ben radicato nelle classi subalterne italiane, trascinate verso un massacro inutile e insensato.

In questa rubrica, curata da radiocane e Lorenzo Valera, si cercherà di prestar ascolto a una delle tante forme con cui si esprimeva il “no” alla Grande Guerra, quella del canto popolare, dove risuonano innumerevoli atti e parole di sofferenza, insubordinazione e ribellione. Sepolti dalla censura durante il conflitto, dalla retorica apologetica del ventennio in camicia nera e dal patriottismo tricolore della Repubblica, i canti contro la guerra sono riusciti ad arrivare fino a noi per dirci che spesso disobbedire è un imperativo morale.

Interpretazioni originali a cura di Lorenzo Valera e Livia Brambilla. Per info e contatti: blukington.alekos.net

Ascolta il contributo

GENOVA: SABOTATO MEZZO PER LA COSTRUZIONE DEL TERZO VALICO

FONTE

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

"GENOVA: SABOTATO MEZZO X LA COSTRUZIONE DEL TERZO VALICO. INCENDIATO BLOCCOMOTORE DI UN ESCAVATORE. IN DIFESA DELLA TERRA CON OGNI MEZZO NECESSARIO"

29/05: CENONE DI INIZIO ESTATE @LABORATORIO ANARCHICO LA*ZONA


 PIRATE CENONE DI INIZIO ESTATE
dalle 19.00:
cena veg...menù:

-pasta alle zucchine
-insalatona di verdure miste e legumi
-patate col sorriso e salsine
-fagioli alla F
-torte

@Lab.Anarchico La*Zona
via Bonomelli, 9, BG
PER INFO E PRENOTAZIONI lab.lazona@gmail.com


BERGAMO: SPEZZONE DEI PIRATI ITINERANTI DI VIALE VENEZIA AL CORTEO CONTRO PIANO CASA E SFRATTI



24 maggio 2015

SECONDO NUMERO DEL GIORNALE L'URLO DELLA TERRA

riceviamo e diffondiamo:

E’ uscito il secondo numero del giornale ecologista L’Urlo della Terra

In questo numero:

Expo 2015: il supermercato del futuro
Viviamo in tempi strani - Parole di frattura
Francois Kepes: razionalizzatore delle macchine viventi – parte prima
Il campo del controllo: Una raccolta di scritti contro la ricerca biotech in Svizzera
Il processo a Billy Costa Silvia si avvicina - Rilanciamo la lotta alle nocività
Fukushima: cogestire l’agonia
Finalmente la liberazione animale? Appunti intorno al libro “Finalmente la liberazione animale” di Melany Joy

Editoriale:

“L’Italia è uno dei pochi paesi dove imperversa la piaga dell’ecoterrorismo [termine coniato dall’FBI per descrivere i movimenti ALF ed ELF] e non ci sono normative per contrastarlo. I primi provvedimenti sono stati presi negli USA e nel Regno Unito [dove è nato questo movimento] e altri paesi europei come la Svizzera si sono ispirati alla normativa inglese.” Giulia Corsini Cofondatrice e consigliere Pro-test Italia.
  
Così in un appello speranzoso si esprimono i Pro-test Italia, quell’organismo nato da qualche anno sulla falsa riga di strutture inglesi e americane per difendere la ricerca, soprattutto quella più controversa con sviluppi immediatamente nocivi e mortiferi come gli ogm e la vivisezione. Questa volta la ragione del loro comunicato e del loro  prendere parola è un’azione dell’ALF contro un istituto zooprofilattico di Savona responsabile di vivisezione.   
Ufficialmente questi Pro-test sembrano solo un gruppo di giovani laureati arroganti e frettolosi di farsi notare da qualche luminario della ricerca in uno dei loro settori d’interesse. Questo però è solo un aspetto parziale della realtà. Guardando ai loro analoghi inglesi si percepisce la volontà di creare una vera lobby di pressione politica che possa da un lato rappresentare gli interessi della ricerca scientifica, facendo apparire settori indifendibili sotto vari aspetti come necessari per un bene dell’umanità. Dall’altro lato tutto il loro lavoro punta a screditare la parte avversa spesso con una propaganda grossolana e menzognera.  Ma soprattutto il vero intento di questi Pro-test, come quello di FederFauna, è quello di spingere per  un cambiamento legislativo, chiedendo leggi più repressive per chi si oppone a questo tecno-mondo fondato sullo sfruttamento di qualsiasi essere vivente e dell’intero pianeta.   
In Inghilterra anche queste pressioni hanno contribuito alla creazione di leggi speciali soprattutto per fronteggiare campagne come SHAC, portando numerosissime restrizioni nei  presidi e proteste permanenti davanti a sedi e luoghi di sfruttamento. Repressione che ben presto si è allargata  a tutti gli ambiti dove poteva esserci il sorgere di un’opposizione radicale.   
L’Italia non ha niente da invidiare in materia di legislazioni repressive, solo che non hanno niente di “speciale”: numeri di codice penale che risalgono al fascismo rinforzati a più riprese in tempi di così detta democrazia. I gruppi più radicali di liberazione animale ed ecologisti sono abituati a vedersi toccare ormai da anni da inchieste per associazione sovversiva con le aggravanti di terrorismo. Un recente emendamento legislativo, salutato con gioia da FederFauna, presentato al Governo da Carlo Giovanardi e inserito in quel pacchetto di nullità definito “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, mette tutti insieme devastatori e inquinatori a chi lotta per la liberazione animale. Non sarebbe da stupirsi se ben presto le acrobazie raggiungeranno territori ancora più lontani. In queste settimane quindi si è aggiunto qualcosa di più che sembra cambierà le cose con una modalità legislativa estremamente subdola e ambigua inserita in un momento di “confusione” sperando, nella sua stessa banalità di formulazione, di non trovare attriti sul suo cammino, cosa che ovviamente è avvenuta. Gli unici aspetti toccati riguardano solo aspetti parziali. Il sogno dei tecnocrati e dei burocrati si avvicina: trasformare quei tanto odiati nemici del progresso, dello sviluppo (anche quello sostenibile ed equo e solidale) non solo in terroristi, ma addirittura in ecoterroristi. Anche se dubitiamo che questo termine sia mai stato usato nei palazzi del potere, o tra gli oppositori dalle maniere democratiche, per definire gli assassini e gli inquinatori di Seveso, dell’Ilva, Porto Marghera, Priolo, per citarne solo alcuni, che hanno ricoperto l’ambiente di veleni e di morti che crescono in proporzione alla produzione e diffusione di nocività.   
Quindi il reato di “disastro ambientale” si allargherà, sarà un allargamento non solo materiale, ma sicuramente un allargamento simbolico, in questi tempi confusi e leggeri dove si cerca e si crea informazione sui social network. Lo spettro della minaccia viene allargato agli ecologisti e animalisti. Un passaggio di cui era prevedibile l’arrivo, come erano prevedibili tutti gli eco e green messi sopra a qualsiasi merce industriale e nociva. La liberazione animale viene considerata alla stregua di un “danno ambientale”. La disintegrazione del selvatico e la sua sostituzione con ciò che è artificiale e addomesticato è stata portata alle estreme conseguenze. La natura nella visione mercificata e antropocentrica del dominio è quella degli allevamenti intensivi, di visoni, dei mattatoi… che con la tradizione superano i limiti dell’esperienza e si fanno tessuto sociale. In questo contesto la questione animale si fa problema ambientale, svuotato di tutto il suo portato estremamente trasformativo delle relazioni non solo tra esseri umani e altri animali, ma con tutto il vivente continuamente sotto attacco in primis dalla tecno-scienza e dai manipolatori di geni.    
La liberazione di animali dai luoghi di sfruttamento è  una pratica che ha sempre caratterizzato una visione ben precisa di intendere la lotta: non a fianco o con le istituzioni, ma contro queste come prime strutture responsabili dell’attuale situazione. Non chiedere al potere non è un calcolo dettato dal fatto che questo non potrà mai far fronte allo sfruttamento diffuso e radicato. È piuttosto una visione che riconosce nel potere e quindi nel dominio, la causa prima di qualsiasi forma di sfruttamento.   
Queste nuove misure repressive, perché di fatto di questo si tratta considerato anche l’aggravamento di pena per chi aprirà le gabbie, porteranno a un importante cambiamento nella percezione generale nei confronti dei significati espressi fino adesso in ambito antispecista e non solo. C’è poi da chiedersi cosa comporteranno all’interno dei contesti di liberazione animale, se si sarà preparati a capirne le conseguenze e soprattutto a non disgregarsi quando queste si manifesteranno…   
 La costruzione di menzogne e la mistificazione del potere portati agli estremi trasformano chi libera nell’ecoterrorista, in colui/ei che attua il disastro verso ecosistemi e biodiversità… Il fatto che queste nuove legislazioni non trovano opposizione, o almeno analisi critiche, è da rintracciarsi nei tempi in cui viviamo. Del resto gli antispecisti ci informano che le ultime statistiche uscite dimostrano che è in aumento l’attenzione verso gli animali e quindi anche il benessere degli stessi. Sembra che gli  amici degli animali siano in aumento, pronti a diventare vegan, forse per una stagione…    
Tutto questo ha qualcosa a che vedere con la liberazione contro ogni forma di dominio, di cui lo sfruttamento animale è solo una parte? Sicuramente è una direzione altra di quelle che portano verso tante piccole e illusorie isole di cambiamento: dove ogni piccola concessione viene considerata una vittoria. Ma il reale problema è solo un pò spostato in un’illusione quantitativa che intende costruire spazi e momenti di libertà usando i materiali messi a diposizione del potere e il risultato non potrà che essere la continuazione di altre catene di sfruttamento.

Per contatti e richieste:  urlodellaterra@inventati.org

3 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro 
Per i distributori minimo 5 copie: 2 euro a copia più spese di spedizione 1,30 euro   
Spese di spedizione per l’estero: 5,50 euro 
 
CONTO CORRENTE   
codice IBAN: IT11A0760111100001022596116   
Per l’estero: Codice BIC BPPIITRRXXX   
Intestato a Marta Cattaneo, specificare la causale L’Urlo della Terra

18 maggio 2015



1 MAGGIO NO EXPO: UNA MILANO PARTIOCOLARE

fonte
riceviamo e diffondiamo:

primo maggio '15


"Una Milano particolare"



Vincere non è arrivare primi a una corsa o segnare più gol di quanti ne ricevi. Se tutto resta come prima non è vincere, è accontentare qualche cretino. Vincere dev'essere qualcosa che assomigli alla danza degli indiani d'America intorno alle macerie fumanti di un insediamento di coloni europei. Solo cenere deve restare perchè non si edifichi più alcuna mostruosità. Ma qui di resti bruciati se ne sono visti troppo pochi! (1)

Cui prodest?

Qualcuno si è fatto questa giusta domanda.
Anche dopo parecchi giorni dal primo maggio milanese si continua a parlare dell'uso della violenza, del capitalismo, di Expo, di sfruttamento, di rabbia, di rivolta.
Certo, è una situazione buona anche per chi cavalca questi accadimenti per i suoi fini, siano essi di visibilità (es. Casarini), politici (es. Pisapia) o populisti (es. Salvini).
La canea mediatica è qualcosa di cui tenere conto e discutere.
E' sempre giusto porsi delle domande, interrogarsi sulla propria prospettiva e modalità di azione. Solo pochi anni addietro era tutto molto diverso: non c'erano i social network e la pervasività dei mezzi di informazione di massa non era paragonabile a quella odierna. A 15 anni dal G8 di Genova, col suo lascito sul movimento rivoluzionario, bisogna pensare attentamente a come riportare anche nelle piazze una reale conflittualità, riuscendo ad allargare la partecipazione e la condivisione di saperi e pratiche. Lo scopo della repressione è sempre quello di bloccare l'azione rivoluzionaria e gli arresti sono solo uno dei metodi utilizzati per giungere a questo scopo. Più in generale, spesso subdolamente, essa cerca di spingerci all'inazione e a farci diventare poliziotti di noi stessi, invitandoci a credere che non sia possibile, o addirittura non sia lecito, mettere in pratica alcune azioni, sia dentro che fuori dai cortei.
Ma la domanda iniziale è utile anche invertirla. A chi dispiace una giornata come quella del primo maggio milanese? A chi non giova? A quale rivoluzionario possono dare fastidio uno spezzone che attacca la polizia, quattro macchine, qualche banca e qualche vetrina? Sì dirà, a ragione, che semmai è stato troppo poco, o che sono esplosioni di rabbia troppo rade, o che bisognerebbe riportare nel quotidiano tanta rabbia e tanta forza. Si può discutere dell'utilità della distruzione nel processo di produzione, si può discutere della sempre più rapida distruttibilità dei prodotti (vedi Gunther Anders, L'uomo è antiquato II, I prodotti), si può discutere, come in parte faremo, del consenso, dell'opinione pubblica e del libero pensiero.
Ma solo a chi intende governare e gestire il dissenso e la rabbia può dare fastidio una giornata come questa.
A ragione, a ben vedere.
In Italia, ma possiamo parlare anche di Europa per essere meglio compresi, esiste una componente radicale e irriducibile a ogni recupero. Di questa radicalità va preso atto, c'è, è nei fatti.
I numeri sono sempre relativi, non è la conta che ci interessa, è la tendenza. Lo spezzone autonomo e radicale ha attratto numerosi partecipanti al corteo che si sono sentiti di prendere parte, di parteggiare. Chi parla, spesso a sproposito, di consenso e pratiche includenti, dovrebbe tenere conto di questo fatto.
Ecco un possibile superamento del nodo consenso/dissenso: la partecipazione attiva.
Viviamo in un'epoca afflitta, tra le altre cose, da un opinionismo diffusamente basato su poco e che poco ci azzecca con la vita reale. Tuttavia con tale incongruenza ci riguarda tutti, trattandosi della maggioranza silenziosa che supporta lo stato di cose presente.
L'opinione pubblica è pensata e studiata a tavolino, lo scalpore e lo scandalo sono incredibili fabbriche di opinioni. Si pensi al caso delle due ragazzine rom pagate dalla giornalista per dire una serie di assurdità. Milioni di condivisioni, milioni di opinionisti indignati, milioni di opinioni create e pensate ad arte.
Si pensi anche al ragazzo intervistato poco dopo gli scontri.
L'opinione pubblica è il contrario del pensiero libero.
Come superare questo ostacolo? Come andare oltre le condivisioni da social network e le opinioni create ad hoc nel giro di un minuto?

Ragionare sul senso di questa giornata in prospettiva, per evitare di trovarci in futuro in un vicolo cieco o, piuttosto, per dotarci degli strumenti per superare il muro del vicolo cieco.
Se da una parte è indiscutibile oramai la simpatia di fette della popolazione per chi dalle parole passa ai fatti, dall'altra è altrettanto importante fare sì che si parli con questa parte di popolazione, che non ci si chiuda a gingillarsi per la giornata appena trascorsa o sull'estetica dello scontro. Uno degli errori più gravi sarebbe quello di non cogliere la predispozione crescente allo scontro, al conflitto. I quartieri popolari e i territori resistenti sono il campo di battaglia quotidiano in cui invertire il comune sentire, secondo il quale non si può mai vincere. Giornate come il primo maggio milanese sono un'iniezione di fiducia nel dimostrare che non è necessario essere un milione per riuscire a prendersi le strade, allo stesso modo non c'è bisogno necessariamente delle masse per fermare una grande opera che devasterà ulteriormente il nostro territorio o per resistere all'ennesima ondata di sfratti. Quello di cui c'è bisogno è intelligenza ed energia, e tornare a pensare in grande anziché limitarsi a proteggere il proprio orticello.

Non c'è mai lunedì

Verso dove stiamo andando? Questa una delle domande di chi nel primo maggio milanese ha letto un momento importante per il movimento.
Attaccare il centro finanziario e di potere di Milano è sicuramente un'azione comprensibile a chi è sotto sfratto, a chi vede il proprio territorio devastato per grandi opere finanziate dalle banche, da chi subisce quotidianamente la violenza del denaro, da chi ha una visione critica e d'insieme della nostra società e del suo funzionamento.
E' altresì vero che rimane uno scarto da colmare, nei modi di volta in volta considerati più opportuni, nei confronti di quei soggetti delusi e depressi da questa società, di chi non ne può più del solito tran tran, di chi è annoiato a morte dalla prospettiva di passare dieci anni a scuola per imparare a lavorare e passare una vita a barcamenarsi per sbarcare il lunario.
Creare una prospettiva rivoluzionaria nel quotidiano, vivere la rivoluzione oggi, dimostrare che un mondo senza lavoro obbligatorio (lo è nella misura in cui tutto nella società ha un costo ed è esclusivo per chi se lo può permettere) è non solo auspicabile, ma possibile.
Tornare a colpire gli orologi e lo scorrere del tempo sempre uguale a se stesso, organizzarsi e prendersi beffe delle organizzazioni, assaporare il gusto della solidarietà e cacciare chi fomenta le divisioni e la guerra tra poveri.
Prendere parte al processo già in atto, perché una parte di questa società ha tutto l'interesse che l'ordine continui a regnare, l'altra che tutto crolli al più presto. Decidere da che parte stare è il primo passo. Ma ovunque sono i rassegnati, vera base dell'accordo tra le parti, i miglioratori dell'esistente e i suoi falsi critici. Ovunque, anche nella nostra vita, che è l'autentico luogo della guerra sociale, nei nostri desideri, nella nostra risolutezza come nelle nostre piccole, quotidiane sottomissioni. (2)
Nelle metropoli come in provincia, ovunque è possibile.
Autorganizzarsi e difendersi per non pagare più il prezzo di una vita e di una società imposte. Pensare l'improbabile e osare l'impossibile.
Questa la grande sfida del nostro tempo, questa la grande avventura.
La rivoluzione sarà una festa, non di poche ore, ma per la vita.

Alcuni varesott pianta casott


Note:
1) SALVATORE RICCIARDI, Maelstrom scene di rivolta e autorganizzazione di classe in Italia (1960-1980)
2) Ai ferri con l'Esistente, i suoi difensori e i suoi falsi critici

AGGIORNAMENTO SULLA NON LIBERAZIONE DI MARCO CAMENISCH

fonte
riceviamo e diffondiamo:

Maggio 2015: 6° Aggiornamento no liberazione
Parere forense-psicologico: ni “benefici”/”risocializzazione” … ma solo se…


Fine 2014, come da info del Soccorso Rosso anche in italiano, il tribunale federale aveva rigettato il reclamo inoltrato un anno prima contro il rifiuto del DAP Zurigo della liberazione condizionale. Tuttavia sollecitò l’inizio di una “risocializzazione “, vale a dire di “alleggerimenti” (“benefici” come uscite, permessi, carcere semi-aperto, ecc.) della detenzione per una “risocializzazione” atta a “diminuire il pericolo di recidiva” dopo il fine pena (maggio 2018).
L’avvocato sollecitava il “responsabile del (mio) caso” nel DAP di pronunciarsi sul seguito (o meno) a tale sollecitazione (ed opinione analoga dei due carceri di Lenzburg e Bostadel). Il responsabile dichiarò che dovrà ben procedere in tal senso, ma che prima dovrebbe chiedere “delucidazioni” (non vincolanti) alla sezione forense-psicologica del DAP nell’ambito della modalità ROS-Abklärung(*). ROS sta per Risikoorientierter Strafvollzug, ossia “esecuzione pena orientata al rischio”, ed Abklärung per “chiarificazione”, “delucidazione”.

La (*) è una modalità di controllo e di valutazione “potenziata” (principio dei “tre occhi”) interna al DAP dei “benefici” e delle liberazioni dei “ clienti pericolosx” introdotta dal cantone ZH e poi scimmiottata, finora da altri tre cantoni.
Fine aprile 2015 (tempi quasi olimpionici…) è arrivata detta “chiarificazione” (copie in tedesco in via di diffusione) di ben 24 pagine!, insieme all’annuncio che “La conseguente pianificazione concreta dell’esecuzione Le sarà comunicato circa a metà maggio 2015”. Su questa “pianificazione concreta” sarà probabile un’imminente “audizione” (legale) del “cliente” vale a dire del sottoscritto.

Così, un’addetta forense-psicologica “basandosi sugli atti” ha partorito la montagna “scientifica” Risk-Assessement standardizzato (valutazione del rischio…) con oscenità, tanto per rendere l’idea…, come 1) PCL-R (Psychopathy Checklist-Revised; Hare, 2003), 2) VRAG (Violence Risk Appraisal Guide; Harris et al., 1993) e 3) Fotres (Urbaniok, 2006).

Fotres è un catalogo pseudoscientifico computerizzato, con migliaia di caselle per crocettine per “calcolare” (Heil Lombroso…!!! et al.) cose come “la pericolosità sociale” ed “il pericolo di recidiva”. Catalogo elaborato, applicato e spacciato (con reddito milionario “collaterale”!) a livello internazionale dallo psichiatra forense tedesco Urbaniok e banda, del servizio psicologico-psichiatrico del DAP ZH, di cui è il capo. È pregiudicato in Germania e fanatico “perito/terapeuta” forense che con uguale fanatismo settario produce e perora una sempre più massiccia applicazione dell’internamento a tempo indeterminato.
La suddetta addetta, da questi po’ po’ di punteggi e “rilievi” standard, con l’avvallo del suo collega-caposezione (psicologo in diritto FSP/SGRP, prognostico forense IOT…), in sintesi trae brava bravina (poverina…, pena l’espulsione dalla setta Urbaniok e l’amara perdita dell’auto stipendio da parassita sociale) le seguenti tanto scontate quanto oltremodo nauseabonde “conclusioni”, “raccomandazioni” e “premesse” per una “discesa” (ossia “benefici”, “risocializzazione”).

In primo piano, ovviamente, la “visione del mondo incline al delitto” (una piccola psicopatia specifica, ci vuole, no?). Poi “si desidera” la solita dissociazione politica, vale a dire rinnegare tutto e tuttx e di più l’adesione totale al pensiero unico del totalitarismo dello Stato e del capitale attualmente dominante. Si ritiene necessari dei controlli stringenti ed anche una disponibilità del “cliente” a collaborarvi, una “credibile esplicazione di rinuncia e dei possibili atti criminali sia attivamente-nell’esecuzione sia passivamente-pianificando o sostenendo” (visto anche di come sarei taaanto “influente”…), ed infine, con massima ( e ben o male calcolata…) infamia tipicamente totalitaria, ed impertinente stupidità e paranoia patologica tipica per ogni piccolo o grande mercenario del potere, “un divieto di contatto con compagnie a rischio correlato” e la “ricostruzione di un nuovo ambiente sociale” (sic!).
Cheddire? Certo: finché rimarranno impunitx, e rimarranno, imperverseranno!
                           
marco camenisch, Bostadel, maggio 2015

RADIOCANE: SULLO SGOMBERO DELL'ASSILLO

riceviamo e diffondiamo:

Trento, 13 maggio 2015. Dopo quasi due mesi di vita, l’Assillo Occupato viene sgombrato. La narrazione della giornata da parte di uno degli occupanti (mentre stavamo pubblicando il presente contributo veniamo a sapere che a fronte di un nuovo tentativo di occupazione in serata ci sono state immediate cariche da parte della celere).

Ascolta il contributo

RADIOCANE: SULLO SGOMBERO DELL'ASSILLO

riceviamo e diffondiamo:

Trento, 13 maggio 2015. Dopo quasi due mesi di vita, l’Assillo Occupato viene sgombrato. La narrazione della giornata da parte di uno degli occupanti (mentre stavamo pubblicando il presente contributo veniamo a sapere che a fronte di un nuovo tentativo di occupazione in serata ci sono state immediate cariche da parte della celere).

Ascolta il contributo