5 agosto 2013

QUARTO PROCESSO CONTRO LA CCF - DICHIARAZIONE LETTA ALLA CORTE DA CHRISTOS TSAKALOS

Questa dichiarazione è stata letta in una udienza del 4° processo alla CCF (quello dei 250 attacchi).
Prima di dire la mia riguardo alle obiezioni legali sollevate dagli avvocati, voglio chiarire alcune cose. In questo processo ci sono quattro posizioni. Quella dei giudici, degli avvocati, degli accusati innocenti e quella nostra, la parte di chi ha rivendicazione le azioni della rete della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.
Da parte degli avvocati c’è stata una puntuale risposta in merito alla presentazione delle obiezioni alla corte durante le scorse udienze. Gli avvocati, tra i quali c’è anche il nostro amico personale Franciscos Ragkousis, parlano il linguaggio della legge, non sottolineano solo le contraddizioni del processo ma ne mostrano anche l’ipocrisia.
Stiamo parlando di uno spettacolo che non ha neanche la pretesa di rappresentare uno scenario democratico. Ma questa farsa chiamata processo ci lascia totalmente indifferenti. Spesso i nostri avvocati nominati dalla corte si trovano in un vicolo cieco. Come dicono loro stessi, il modo ostile e deciso con cui affrontiamo questo processo li blocca e azzera delle parti della difesa legale. Cancello la presunzione d’innocenza, le scuse e la linea difensiva cosi come i benefici legali o qualunque attenuante.
Per essere precisi, le vostre leggi per noi sono spazzatura. La nostra visione sulla giustizia sta scritta nella distruzione del tribunale di Salonicco, nell’esplosione della facciata del tribunale di Atene, delle case dei giudici che abbiamo bruciato… Nulla è cambiato solo perché alcuni di noi sono stati catturati. La prigionia non riduce la nostra decisione di lottare contro leggi e istituzioni, neanche di un centimetro.
Allora ci si potrebbe chiedere ragionevolmente perché ci presentiamo alle udienze. La risposta è semplice. Quando eravamo liberi/ricercati i nostri attacchi erano il nostro modo di esprimerci e ora che siamo prigionieri, le nostre parole, anche nelle aule del nemico, rompono il silenzio. Il silenzio non è accettabile per un guerrigliero urbano anarchico.
Ciò non significa che ricorreremo a termini legali per parlare di noi. Il riferimento è alla giurisdizione della corte. Per noi la corte non ha giurisdizione. Non riconosciamo nessun colletto bianco come nostro giudice naturale. Solo noi e la nostra coscienza possiamo giudicare le nostre azioni. Nessun altro. C’è stata una richiesta in merito alla scarsa composizione dei giudici. Ma per noi non ci sono giudici buoni o cattivi, giusti o ingiusti. Ci sono solo giudici, agenti del nemico i cui nomi sono gli obiettivi della rete anarchica della CCF, senza eccezioni.
La questione della giuria mista e della presenza dei giurati è stata anche dibattuta. Chiariamo che siamo anarco-individualisti e nichilisti e che non abbiamo apprezzamento o rispetto per la “povera gente”. Soprattutto per i cittadini rispettosi della legge che siedono nei banchi dei giurati. Questa “povera” gente, che oggi è umiliata e miserabile, è la stessa che serve i suoi padroni e ha i loro stessi valori, denaro e potere. È gente che piagnucola sempre ma non si rivolta mai, criticando ma credendo sempre nei giovani leader/salvatori, che gridano sempre ma non agiscono. È giunto il momento di rompere con le polverose ideologie rivoluzionarie – nessuna pecora è stata salvata mentre belava. Contro pecore e pastori, noi siamo lupi.
Cosi come per la definizione di “crimine politico”, non cerchiamo una valutazione delle nostre azioni entro i termini di leggi e articoli del codice penale. Le nostre azioni vengono definite da noi stessi nel modo in cui interveniamo nel normale corso della storia al fine di farlo deragliare. Solo attraverso il deragliamento violento della storia una persona è capace di salire sulla cima dei suoi pensieri e azioni. Ci collochiamo lontani dalla cosiddetta separazione altruista tra politico e criminale. Questi termini appartengono al Potere e noi non li usiamo. C’è solo la responsabilità di affermare che “questo sono io e continuerò a lottare con ogni mezzo necessario”. La teoria e l’azione sono un unico. Questa è la teoria della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. L’unità di teoria e azione, per la distruzione del sistema. Cosi come per l’altruismo dei motivi delle nostre azioni, solo un’astrazione romantica incapace di misurarsi con la vita reale. L’anarchia è la nostra richiesta egoista di riprenderci le nostre vite nelle nostre mani. Definire la nostra esistenza. Colpire ciò che non va. Più di tutto è una scommessa esistenziale e non uno schema per la salvezza sociale. Dunque non siamo altruisti e non agiamo in nome della povera gente. Siamo anarchici egoisti e non accettiamo attenuanti. Abbiamo già scelto il peso delle nostre scelte e non ammorbidiremo le nostre decisioni.
Riguardo al rischio potenziale di vite umane, abbiamo detto queste cose già in altri processi. Le scelte di ognuno di noi ne definiscono la vita. Ci sono opzioni che sono ostili e i cui esponenti sono bersagli per noi. Le azioni e i pensieri di un guerrigliero urbano anarchico mirano a moltiplicare il rischio per la vita dei nemici dell’anarchia e degli agenti di stato. È chiaro che la Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha contribuito alla proliferazione di questo rischio e continueremo a farlo.
Per tutte queste ragioni e molte altre, non abbiamo cura di rispondere alle obiezioni perché siamo indifferenti nei loro confronti. Rigettiamo l’ipocrisia del dialogo democratico e scegliamo di mantenere armate le nostre parole come armi. Sempre dalla parte opposta, sempre all’attacco.
I prigionieri membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco FAI/FRI

Nessun commento:

Posta un commento