14 agosto 2015

TRE PERSONE MORTE DI TSO IN MENO DI 2 MESI

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Riceviamo e diffondiamo:

BASTA MORTI IN TSO

Tre persone morte in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) in poco più di un mese.


Il 5 agosto scorso a Torino, un uomo di 45 anni, Andrea Soldi, è morto mentre i vigili urbani lo stavano sottoponendo a TSO. Si parla di arresto cardiocircolatorio, non è riuscito ad arrivare vivo in ospedale. Testimoni parlano di vigili che l’hanno preso e stretto per il collo, finché non è caduto a terra privo di vita.

Il 30 luglio 2015 a Carmignano Sant'Urbano, in provincia di Padova, un ragazzo di trentatré anni, Mauro Guerra, è stato ucciso da un carabiniere durante un TSO. Nessuno sembra conoscere le reali cause che stanno dietro al trattamento sanitario obbligatorio che l'ha ucciso, né la famiglia, né il sindaco, il quale afferma di non aver neanche autorizzato il provvedimento (nonostante la legge 180 prescriva la disposizione del trattamento previa autorizzazione del sindaco, in quanto massima autorità per la sanità locale). All'arrivo di alcuni carabinieri presso la propria abitazione, Mauro, colto di sorpresa e in preda allo spavento, ha tentato la fuga.
Uno dei carabinieri ha sparato e l'ha ucciso.
Il maresciallo dell'arma si è giustificato dicendo di aver mirato al braccio ma Mauro è stato colpito alla schiena a soli due metri e mezzo di distanza.

Chi ha autorizzato il TSO? Perché sono intervenuti i carabinieri e non i sanitari del 118?

L'8 giugno è morto in circostanze da chiarire, durante un Trattamento sanitario obbligatorio, un uomo di 39 anni. I familiari hanno molti dubbi sulle cause del decesso e lamentano che durante i 12 giorni di ricovero non gli sia mai stato concesso di vederlo. Si chiamava Massimiliano Malzone, il 28 maggio era stato ricoverato nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Sant’Arsenio di Polla, in provincia di Salerno. La storia di Massimiliano richiama alla memoria quella di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di Castelnuovo Cilento deceduto nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Vallo della Lucania il 4 agosto 2009. Due storie diverse, ma con tratti comuni. Comune anche lo psichiatra coinvolto; il medico che avvisa la sorella della morte di Massimiliano, infatti, è lo stesso già condannato a 4 anni in primo grado per il decesso di Mastrogiovanni con l’accusa di sequestro di persona, morte come conseguenza di altro reato (il sequestro stesso) e falso ideologico, per non aver annotato la contenzione meccanica nella cartella clinica. Francesco Mastrogiovanni era stato legato mani e piedi al letto dell’ospedale, per oltre 80 ore.  Il 26 e il 30 giugno si sono svolte le ultime udienze del processo d’appello per il caso Mastrogiovanni, la sentenza è prevista per il mese di settembre 2015.

Il regime terapeutico imposto dal TSO ha una durata di 7 giorni e può essere effettuato solo all'interno di reparti psichiatrici di ospedali pubblici. Deve essere disposto con provvedimento del Sindaco del Comune di residenza su proposta motivata da un medico e convalidata da uno psichiatra operante nella struttura sanitaria pubblica. Dopo aver firmato la richiesta di TSO, il Sindaco deve inviare il provvedimento e le certificazioni mediche al Giudice Tutelare operante sul territorio, il quale deve notificare il provvedimento e decidere se convalidarlo o meno entro 48 ore. Lo stesso procedimento deve essere seguito nel caso in cui il TSO sia rinnovato oltre i 7 giorni. La legge stabilisce che il ricovero coatto può essere eseguito solo se sussistono contemporaneamente tre condizioni: l'individuo presenta alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, l'individuo rifiuta la terapia psichiatrica, l'individuo non può essere assistito in altro modo rispetto al ricovero ospedaliero.

Subito ci troviamo di fronte ad un problema: chi determina lo “stato di necessità” e l'urgenza dell'intervento terapeutico? E in che modo si dimostra che il ricovero ospedaliero è l'unica soluzione possibile? Risulta evidente che le condizioni di attuazione di un TSO rimandano, di fatto, al giudizio esclusivo ed arbitrario di uno psichiatra, giudizio al quale il Sindaco, che dovrebbe insieme al Giudice Tutelare agire da garante del paziente, di norma non si oppone.
Per la persona coinvolta l'unica possibilità di sottrarsi al TSO sta nell'accettazione della terapia al fine di far decadere una delle tre condizioni, ma è frequente che il provvedimento sia mantenuto anche se il paziente non rifiuta la terapia. Se, in teoria, la legge prevede il ricovero coatto solo in casi limitati e dietro il rispetto rigoroso di alcune condizioni, la realtà testimoniata da chi la psichiatria la subisce è ben diversa. Con grande facilità le procedure giuridiche e mediche vengono aggirate: nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.
Molto spesso prima arriva l' ambulanza per portare le persone in reparto psichiatrico e poi viene fatto partire il provvedimento. La funzione dell'ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) è generalmente quella di portare la persona in reparto, dove sarà poi trattenuta in regime di TSV o TSO secondo la propria accondiscendenza agli psichiatri.
Il paziente talvolta non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario); oppure può accadere che persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO.
A volte vengono negate le visite all’interno del reparto e viene impedito di comunicare con l'esterno a chi è ricoverato nonostante la legge 180 preveda che chi è sottoposto a TSO "ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno".


Il TSO è usato, presso i CIM o i Centri Diurni, anche come strumento di ricatto quando la persona chiede di interrompere il trattamento o sospendere/scalare la terapia; infatti oggi l' obbligo di cura non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell'impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorso al ricovero coatto cui ci si avvale alla stregua di strumento di oppressione e punizione. Per questo ancora una volta diciamo NO ai TSO, perché i trattamenti sanitari non possono e non devono essere coercitivi e affinché nessuno più debba morire sotto le mani di forze dell'ordine al servizio degli psichiatri.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-⁠Pisa

BARROCCHIO SQUAT: NESSUNO SGOMBERO, NESSUN NUOVO MANICOMIO!

riceviamo e diffondiamo:

NESSUNO SGOMBERO!  NESSUN NUOVO MANICOMIO!
Nonostante siano trascorsi circa 4 mesi dalla chiusura degli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari), sancita dalla Legge 81/2014, ad oggi queste strutture sono ancora aperte e la maggior parte delle Regioni risultano essere ancora inadempienti per quanto riguarda i progetti di superamento degli ex manicomi criminali. La Regione Piemonte, dovendo dunque presentare in tutta fretta questi piani, pena il commissariamento e la - forse ancor più grave - perdita dei finanziamenti statali,  ha pensato bene di prendere in carico gli "internati" attualmente rinchiusi nell'ex OPG di Castiglione delle Stiviere, concentrandosi in particolare sull’apertura di 2 REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), una in un ex SPDC in provincia di Biella e una presso la Comunità "il Barocchio" di Grugliasco. Si chiudono gli OPG, per aprire i "miniOPG", considerati il “nuovo volto umano” della psichiatria criminale, ma che sono frutto della stessa logica contenitiva ed escludente, basata sul dispositivo manicomiale della cura-custodia e sul concetto di pericolosità sociale, nostra pesante eredità lombrosiana e fascista (codice Rocco del 1930) per cui il "folle" era considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre in un'istituzione manicomiale.

Anche a detta degli stessi addetti ai lavori, nei fatti nulla cambia se non lo spostamento della gestione dal ministero di “giustizia” a quello della sanità e quindi direttamente alle amministrazioni regionali; l’unica novità pare essere la certezza della durata della reclusione (che dovrà corrispondere a quella prevista per il reato compiuto) ma anche questa è uno specchio per le allodole, visto che, finito di scontare la pena, i reclusi saranno costretti a seguire dei programmi terapeutico-riabilitativi individuali, attivati dai Dipartimenti di Salute Metale, che prevederanno il trasferimento in altre strutture psichiatriche e l’inizio di un processo di perenne assistenza psichiatrica territoriale e di reinserimento sociale infinito, promesso ma mai raggiunto, legato indissolubilmente a pratiche e percorsi coercitivi, obbligatori e contenitivi. Un cappio che è destinato a non allentarsi tanto facilmente! 

Per il Piemonte sono stati stanziati oltre 12 milioni di euro, che, visti i ritardi accumulati per la realizzazione di queste opere, sono stati in buona parte, circa 6 milioni, destinati a soluzioni temporanee, con voci di spesa delle più varie, che sicuramente soddisfano le esigenze personali di amministratori e imprenditori locali. Mancano  all’appello 6 milioni, già stanziati nel 2012,  da spendere per le opere definitive, di cui gli atti però paiono essere secretati, perché non se ne trova traccia nelle documentazioni istituzionali ufficiali.  La clinica “Barocchio” di Grugliasco, di fianco all’omonima casa occupata, è stata scelta come futura REMS; funzionari pubblici fin troppo interessati e zelanti sperano di far partire i lavori già a settembre-ottobre. La versione ufficiale è che si inizi da piccoli lavori di adeguamento, ma la solidarietà verso una casa occupata da 23 anni è più forte dei segreti che volevano stravolgere l’iter democratico, in una cascata ministeri-sindaco-primario, e le bugie sono troppo grosse per rimanere chiuse in quattro uffici.

Così il cerchio si chiude: esiste ed è reale l’intenzione di sgomberare il Barocchio Squat per fare spazio ad una struttura di coercizione e detenzione.

Oltre al danno la beffa! La segretezza e la mancanza di trasparenza di quest’operazione sono un chiaro segnale di quanto stato, regione e comune siano consapevoli di rischiare per mettersi in tasca due picci in più. La città di Torino, da sempre punto caldo di conflitto sociale, saprà rispondere a dovere a questo affronto. La realizzazione dell’ennesima opera coercitiva non sarà ben accetta, a maggior ragione se dobbiamo perdere un’occupazione storica, fucina per 23 anni di attività delle più svariate, da eventi culturali e artistici a pratiche di autocostruzione e sperimentazione dell’autogestione, con nuovi paradigmi, che superano i rapporti dettati dal denaro e dall’autoritarismo, sempre comunque consapevoli che “ognuno è pazzo a suo modo”.

Siamo forti della certezza che con un affronto così non solo tutte le persone che hanno goduto di questa esperienza negli anni, che hanno coltivato le proprie lotte in questa casa e che sono ad essa sentimentalmente legate, ma anche tutte quelle che semplicemente preferiscono avere uno spazio di libertà in più ed un luogo di reclusione in meno saranno pronte ad ostacolare in ogni modo questi progetti!

STATE AGITATI
                                                                                                                                                                                                                                         
BAROCCHIO SQUAT

5 agosto 2015

ROVERETO - BLOCCO DEL TRAFFICO E CORTEO DOPO LA MORTE DI UN OPERAIO IN FABBRICA

riceviamo e diffondiamo:

Martedì 21 luglio, a Rovereto, un operaio della Marangoni pneumatici è morto, letteralmente bollito vivo, nel reparto vulcanizzazione della fabbrica. La risposta degli operai è stata... un'ora di sciopero per turno. La pressa dove il lavoratore è morto ha continuato a funzionare.
Martedì 28 luglio, alle 13,30, una trentina di compagni ha bloccato la strada di fronte alla Marangoni, con lo striscione "Basta morire per i padroni", interventi al megafono e dei volantini. Il traffico è rimasto bloccato per un'ora, paralizzando una parte della città. "Basta morire per i padroni. A Carmine" è stato scritto a pennello davanti alla fabbrica, assieme a "Marangoni assassino".
Questa iniziativa, le numerose scritte apparse in città e le discussioni che sono nate con altri lavoratori stanno portando a un'assemblea pubblica e a un corteo a Rovereto.

Di seguito il volantino distribuito durante il blocco:


MALEDETTO MARANGONI
MALEDETTI PADRONI

Si chiamava Carmine. Lavorava come operaio alla Marangoni pneumatici. Martedì 21 luglio, in uno dei giorni più caldi che la storia abbia registrato, stava lavorando al reparto vulcanizzazione della fabbrica, dove la temperatura sfiorava i 50 gradi senza impianti di ventilazione. Si è accasciato a terra stremato. Portato via in ambulanza, è morto in ospedale durante la notte.

Come tutti gli operai della Marangoni, con il nuovo contratto aveva visto aumentare i propri carichi di lavoro, le pause diminuire da mezz'ora a dieci minuti, arrivando a lavorare un mese all'anno gratis per l'azienda.

Marangoni, dopo i milioni di euro che ha ricevuto dalla Provincia (grazie soprattutto all'assessore all'industria Olivi), ha deciso di recuperare i propri investimenti aumentando lo sfruttamento dei lavoratori, spinto ancora più a fondo in vista delle ferie estive.
Gli operai hanno accettato, sempre più all'angolo.

Non conoscevamo Carmine e non lavoriamo alla Marangoni.
Non essendo né politici né rappresentanti sindacali possiamo dire e fare ciò che ci dettano la ragione e il cuore, senza dover dar conto a niente e nessuno all'infuori della nostra coscienza.

Per noi Carmine è stato ucciso dal padrone. Come tanti, troppi sfruttati (due operai morti a Rovereto in una settimana, quattro lavoratori che muoiono ogni giorno in Italia). Per i padroni la vita degli operai non vale neanche i soldi di un impianto di areazione. Questa verità non ha bisogno di aspettare alcuna inchiesta della magistratura (dov'erano gli ispettori del lavoro mentre gli operai lavoravano a quasi 50 gradi di temperatura con dieci minuti di pausa?) e non sa che farsene degli ipocriti minuti di silenzio di un consiglio comunale.

La rabbia ci stringe un nodo in gola.
E diciamo una cosa sola: che tutto si fermi. Che la città, fin'ora unita dal silenzio e dall'indifferenza, si divida in due, tra chi accetta e chi non accetta simili ingiustizie. Affinché chi non le accetta lo dica, lo urli, lo dimostri.

Fermiamoci.
Per Carmine.
Per non diventare noi stessi disumani, abituandoci a tutto.
Non si può vivere così. Non si può morire così.

compagne e compagni


Fonte

AGGIORNAMENTI DA LUCIO DAL CARCERE DI BUSTO ARSIZIO

riceviamo e diffondiamo:

In seguito al colloquio di oggi con un famigliare, Lucio fa sapere che sta bene.

Al carcere è risultata la declassificazione da AS a comune, di conseguenza è stato regolarmente assegnato ad una  sezione, la prima, dove già si trovava nella precedente carcerazione a Busto. E' in cella doppia, di quelle da poco rimesse a nuovo.
Per chi volesse scrivergli o spedire libri (anche in inglese!) ecco l'indirizzo: 
Lucio Alberti
via Cassano Magnago, 102
21052 Busto Arsizio (VA)

COSTA,SILVIA E BILLY RINVIATI A GIUDIZIO

riceviamo e diffondiamo:

RINVIATI A GIUDIZIO BILLY, COSTA E SILVIA

Il  17 Luglio a Torino si è svolta l’udienza preliminare contro Silvia Guerini, Costantino Ragusa e Billy Bernasconi.  Sono stati rinviati a giudizio per: “art.110, 280 c.p. … perchè in concorso tra loro, a nome dell’ELF-Earth Liberation Front, movimento ispirato all’ecologismo radicale, per finalità di terrorismo, compivano atti diretti a danneggiare cose mobili o immobili altrui, mediante l’uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali”, art.110, 81,61 c.p. … perché in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso… illegalmente detenevano e portavano in luogo pubblico, trasferendo dalla Valchiusella a Bergamo e quindi in Svizzera il seguente materiale esplosivo atto all’impiego… art.110, 648 c.p. … perché in concorso tra loro... conoscendone la provenienza delittuosa, ricevevano da soggetti rimasti ignoti il materiale per ordigni esplosivi… prevento di sottrazione illecita ai danni di una delle imprese rimasta non identificata che, autorizzata all’utilizzo di esplosivi.”  Tutte le accuse contengono l’aggravante della finalità di terrorismo. 
 
Il Gup Silvia Graziella Carosio ha accettato la tesi portata avanti dal sostituto procuratore Enrico Arnaldi Di Balme e ha trovato irrilevante che siano già stati processati e condannati nella Confederazione Elvetica.
Il 15 Aprile 2010 Billy, Costa e Silvia vennero fermati  e arrestati dalla polizia elvetica che, perquisendo la loro auto, aveva trovato materiali esplosivi e incendiari e dei volantini che rivendicavano un imminente sabotaggio a firma “Earth Liberation Front Switzerland” (Fronte di liberazione della Terra) contro un centro di ricerche, in fase di realizzazione, sulle nanotecnologie di IBM, a Ruschlikon. Processati con l’accusa di atti preparatori d’incendio, trasporto illegale e occultamento di materiale esplosivo, erano stati condannati il 22 Luglio 2011, Costa a 3 anni e 8 mesi,Billy a 3 anni e 6 mesi e Silvia a 3 anni e 4 mesi.   
L’inizio del processo sarà il 13 Gennaio 2016 a Torino.
  
RILANCIAMO LA LOTTA ALLE NOCIVITA’

In vista del processo ci troviamo a sostenere numerose spese legali, chiediamo a tutte e  tutti supporto con iniziative benefit e donazioni al conto corrente postale intestato a Marta Cattaneo

codice IBAN: IT11A0760111100001022596116
dall’estero: Codice BIC BPPIITRRXXX

specificare la causale: solidarietà a Silvia Billy Costa


Per contatti: info@resistenzealnanomondo.org
www.resistenzealnanomondo.org - www. silviabillycostaliberi.noblogs.org

INCENDIATI CAVI DELLA LINEA AD ALTA VELOCITA' BOLOGNA-MILANO

29 luglio 2015 - Apprendiamo dai media che, verso le prime ore della mattina, è stato messo in atto un sabotaggio sulla linea Alta Velocità Bologna-Milano. Verso le 4 sono stati incendiati i cavi nei pozzetti tra Fidenza e Fontanellato, provocando problemi di circolazione e limitando il traffico ad un solo binario. Sul luogo ono intervenuti Polfer e Digos, mentre della vicenda è stata investita la procura di Bologna per le competenze sul terrorismo.

Per il momento non sono state rinvenute scritte o altre rivendicazioni.

Fonte

N.7 DI BEZNACHALIE E INSERTO SULL'ANARCHISMO NELLA CINA PRE-REPUBBLICANA

E' uscito il numero 7 di Beznachalie - Aperiodico Anarchico da Rovereto, con inserto sull'anarchismo nella Cina pre-repubblicana.

Scarica il numero 7 Beznachalie
Scarica inserto sull'anarchismo in Cina


28 luglio 2015

RADIOCANE: MESSICO - FUEL EL ESTADO

riceviamo e diffondiamo:
 
 
Di passaggio da Milano, due compagni, profondi conoscitori del Messico, 
riferiscono sulla situazione esistente in questo “Paese molto vivo, in 
cui la morte è molto presente”. Spunto del discorso è la scomparsa a 
Iguala, città dello Stato sud-occidentale di Guerrero, di 43 studenti 
della scuola rurale di Ayotzinapa, il 26 settembre 2014. Questa tragica 
vicenda viene qui illustrata nel suo effettivo contesto 
politico-sociale, sia vicino che remoto, e in alcune delle sue 
conseguenze più rilevanti, quali un lungo ciclo di mobilitazioni di 
grande consistenza, estensione territoriale e autonomia.
 
Quattro parole sono centrali per descrivere il Messico fin dai tempi 
della colonia: “terra ricca, gente povera”. Da un lato lo Stato, per 
mantenere questa situazione di enorme ingiustizia sociale, deve fare 
ricorso a ogni forma di violenza, dall’altro la protesta si riproduce di 
continuo: dal 1910 a oggi, tanto per fare un esempio, non c’è mai stato 
un anno senza un gruppo guerrigliero.
 
La perdurante contesa che lacera questo Paese, nient’affatto 
“arretrato”, disegna uno scenario “futurista” della natura criminale 
dello Stato. Del Messico si continuerà quindi a parlare.
 
ascolta:
 
http://www.radiocane.info/messico-fueelestado/

SALONICCO (GRECIA) - ESPROPRIAZIONE DI UN SUPERMERCATO

da contra Info.

thessaloniki 
Vinciamo la paura. Prendiamo le redini delle nostre vite.
Da anni ormai sperimentiamo un quotidiano dominato sempre di più dalla miseria e l’estremo sfruttamento. A causa della nostra impotenza a sovvenire alle nostre necessità, una conclusione intemporale diventa evidente: la nostra vita non è determinata da noi stess*, ma dalle regole del mercato e della produzione di profitto dei padroni greci e stranieri. Da anni vediamo come il sistema ha sferrato un attacco frontale per proteggere i propri interessi. La polizia si è trasformata in esercito di occupazione delle città, mentre la paura e il terrore si sono trasformati nella propaganda principale dei mezzi di comunicazione di massa. Sotto un regime di minaccia permanente, i padroni invitano alla tregua e alla passività, che sia per mezzo di decisioni prestabilite, o con metodi più sporchi che ci offrono l’illusione di poter scegliere, come per esempio col referendum.
Vinciamo l’inerzia e la paura, al di là dei dilemmi del Potere.
Non deleghiamo la soluzione dei nostri problemi a chi li crea.
Noi oppress* dobbiamo prendere in mano le redini delle nostre vite.
Davanti al dilemma del memorandum dei creditori o quello di SYRIZA, rispondiamo con l’auto-organizzazione e la rottura, sia con i patroni stranieri, sia con i padroni greci e i suoi eserciti.
Davanti alla legalità degli sfruttatori che ci mantengono schiav*, rispondiamo con l’AZIONE DIRETTA degli/lle oppress* e l’auto-organizzazione delle vite e della lotta.
Rifiuto di obbedire agli ordini dei padroni.
Rifiuto di pagare (biglietti, fatture, debiti alle banche, tasse).
Creazione di strutture per soddisfare collettivamente le nostre necessità (occupazioni, cucine collettive).
Solidarietà tra gli/le oppress* e creazione di comunità.
Recuperiamo ai padroni tutto quello che abbiamo prodotto con sudore e sangue.
Espropriazione della ricchezza accumulata.
Armare le nostre comunità per organizzare l’autodifesa e l’attacco contro i nostri oppressori.
Sabato 11 luglio un gruppo di compagn* ha espropriato un negozio della catena di supermercati Afroditi nella circoscrizione di Martiou, nella parte est di Salonicco. I prodotti di prima necessità (olio, pasta, verdura) espropriati sono stati in seguito distribuiti nel mercato popolare vicino. La gente ha reagito positivamente, prendendo i prodotti e applaudendo l’azione.

LUCIO TRASFERITO DA SAN VITTORE A BUSTO ARSIZIO

riceviamo e diffondiamo:
Lucio, nuovamente in carcere per una violazione delle restrizioni degli arresti domiciliari (aver chiaccherato sul pianerottolo con dei compagni), è stato trasferito sabato da San Vittore al carcere di Busto Arsizio, dove era stato detenuto da agosto a gennaio scorsi.
Oggi c'è stato un colloquio con un famigliare da cui sappiamo che Lucio si trova per ora in una situazione di transito, in attesa di essere assegnato a una sezione. Vede solo il suo concellino e può fare l'aria solo con lui.
Seguiranno aggiornamenti in settimana.

Per scrivere a Lucio:

Lucio Alberti
via Cassano Magnago 102
21052 Busto Arsizio (VA)

PARIGI - CAMMINATA NOTTURNA



Nella notte tra il 21 e il 22 giugno delle ruote sono state bucate nel 19° arrondissement, a Pantin e ai Lilas.
È estate, e per invogliare burocrati, ex poliziotti, sfruttatori, borghesi etc a fare un po’ di movimento e approfittare così delle belle giornate invece di perdere tempo col culo sul sedile della propria auto, abbiamo deciso di far riposare un po’ le loro macchine.
Le vetture le cui ruote riposano ormai in pace sono le seguenti:
– 22 autolib’ (car sharing parigino).
– 1 vettura con un adesivo di un’associazione di pensionati della gendarmeria.
– 1 della GDF Suez.
– 1 della ERDF (azienda elettrica francese).
– 1 del consiglio generale della Seine Saint-Denis.
– Una decina di belle automobili borghesi.
Vandal* a piedi
FONTE

COMUNICATO SULLO SGOMBERO DI VILLA ASSILLO (TRENTO)


riceviamo e diffondimao:

SGOMBERATA VILLA ASSILLO

L’assillo è ovunque


Martedì 14 luglio, verso le 8,30, un ingente spiegamento di forze dell’ordine (120 agenti) ha sgomberato Villa Assillo, occupata il 30 maggio in concomitanza con l’arrivo di Renzi a Trento. Anche questa volta lo sgombero è stato possibile solo grazie alla zelante quanto infame collaborazione dei Vigili del fuoco (corpo permanente), che sono saliti sul tetto dal retro. Questi figuri sono diventati a tutti gli effetti dei servi della Questura.

I cinque compagni presenti nella villetta sono stati portati in questura, schedati e denunciati. Fuori si è subito radunato un presidio di solidarietà che è durato fino al loro rilascio.

L’Assillo di via Manzoni e Villa Assillo di via Mattioli hanno portato per quasi quattro mesi un po’ di aria nuova a Trento. Decine le iniziative svolte, molto intensa la partecipazione. Due occupazioni collegate e insieme diverse. Molti più concerti nella prima, molte più discussioni nella seconda. Spazi in cui vivere diversamente, in cui organizzarsi contro ogni forma di dominio e di gerarchia. Dalle iniziative contro i respingimenti dei profughi a quelle in solidarietà con i detenuti di Spini di Gardolo in lotta, sono stati mesi in movimento. E poi il confronto quotidiano sul lavoro salariato, sull’uso contrapposto alla proprietà, sull’amore, sul sessismo, sulla repressione, sulla rivoluzione… Solo chi ha smesso di rassegnarsi può capire perché continuare testardamente a lottare, a occupare, a resistere. Proprio domani sera era prevista un’assemblea con i lavoratori dell’Orvea di S. Pio X sulla lotta che stanno intraprendendo contro il peggioramento delle loro condizioni. Intrecci, incontri, solidarietà: proprio ciò che temono i padroni della città, che ci vorrebbero isolati e impauriti.

Mentre un operaio muore sul lavoro a Rovereto e l’Itea aumenta i controlli sugli assegnatari, il problema contro cui scagliarsi è che degli spazi abbandonati tornino a vivere.

Come mandante politico dello sgombero si è segnalato ancora una volta il PD (Potere e Denaro), con il sindaco Andreatta che ha pubblicamente sollecitato il questore ad intervenire contro gli occupanti il prima possibile.
Possiamo solo dire che l’odio da parte nostra è generosamente ricambiato, e non certo per gli sgomberi soltanto. Tutti gli sfruttati hanno un conto aperto contro questo comitato d’affari dei banchieri e degli industriali, dei dirigenti e dei palazzinari.

Abbiamo il fiato lungo. Esiste un assillo che, quando ti punge, ti cambia la vita. È solo l’inizio.

le e gli assillanti

SGOMBERATA LA NUOVA OCCUPAZIONE DEL TELOS

Riceviamo e diffondiamo il volantino distribuito durante il corteo successivo allo sgombero della nuova occupazione TeLOS, avvenuto nella mattina del 24 luglio 2015:

LO SGOMBERO NON CI FERMERA'

Questa mattina alle 6.00 Polizia e Carabinieri hanno sgomberato il TeLOS di via Gorizia, spazio che dal 10 Luglio era diventato la casa di alcuni giovani alla ricerca di una soluzione abitativa, oltre che un luogo dove organizzare iniziative pubbliche.
Una ventina di agenti della Digos è salita sul tetto dello spazio cercando di trascinare fuori dall'edificio i ragazzi e le ragazze che cercavano di resistere allo sgombero.  Tra spintoni – che hanno anche causato situazioni di pericolo – schiaffi e minacce, grazie anche al complice intervento dei Pompieri, la Polizia è riuscita letteralmente a trascinare uno alla volta gli occupanti giù dal tetto.
Tutti e sette i ragazzi sono stati rilasciati in seguito, dopo essere stati denunciati a piede libero per il reato di occupazione e danneggiamento. A cinque di loro è stato anche notificato un Foglio di Via dalla città di Saronno, della durata di 3 anni ognuno.

Il reato di occupazione consiste, ad avviso di Polizia e politicanti, nell'organizzare iniziative autogestite e a libera fruizione all'interno di spazi da anni (e chissà per quanti anni ancora dopo la “restituizione ai legittimi proprietari”) abbandonati, lasciati a marcire dai palazzinari di turno, e svenduti dall'amministrazione pubblica.
Il reato di danneggiamento consiste invece nel pulire, sistemare, mettere in sicurezza, rendere agibile e fruibile uno stabile vuoto e inutilizzabile, che, una volta avvenuto lo sgombero, verrà demolito (come avvenuto in via Bainsizza) murato (come per le case popolari del Matteotti) o reso in ogni maniera inagibile (ad esempio tramite la distruzione completa del tetto, come avvenuto in questo caso o in via Concordia).

Nei pochi giorni di occupazione siamo comunque riusciti a vivere momenti intensi di aggregazione e socialità. Centinaia di persone hanno attraversato uno spazio fino a quel momento vuoto, riempiendolo di vita, idee, progetti. Decine di ragazze e ragazzi si sono attivate in prima persona, lavorando e organizzandosi in maniera libera ed orizzontale, per riuscire a costruire uno spazio dove poter creare e condividere momenti di vita realmente alternativi rispetto a quelli a cui ci ha abituati una società basata sul profitto, sullo sfruttamento e sulla convenienza.

E' come sempre ovvio che non sarà l'ennesimo sgombero a fermare l'esperienza del TeLOS, da anni sviluppata e radicata nella nostra città. Troveremo nuovi spazi e nuovi luoghi dove costruire e sperimentare una alternativa radicale e inassorbibile.

FUORI DAL TeLOS SAREMO DAPPERTUTTO.


TeLOS

20 luglio 2015

TESTO INTEGRALE DEL DECRETO LEGGE ANTITERRORISMO 2015

da informa-azione.info
 
Segue il testo integrale del decreto legge antiterrorismo varato nel febbraio 2015 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Decreto Legge Antiterrorismo [5,7 Kb - .pdf]

BERGAMO: AZIONE SIMBOLICA - LA NECESSITA' NON VA IN VACANZA

 
 






 
riceviamo e diffondiamo: 
 
LA NECESSITA' NON VA IN VACANZA...ce lo ricordano tre clocardh stes* a 
terra a dormire, sabato 18 luglio all'ora in cui chi una casa e un 
piatto va a rifugiarsi nei bar per l'aperitivo.
Dormono, in tre punti nevralgici di Bergamo: la stazione, luogo da cui 
chi parte e chi arriva passa, la sede dell'ATB, dove chi non ha i soldi 
per pagare il biglietto deve andare a pagare le multe, all'ingresso di 
Via Venti, davanti al Comune e alla via delle vetrine.

Dormono, provocanti, come chi non ha casa e documenti.
SOLIDALI CON I/LE MIGRANTI
OCCUPIAMO TUTTO, SOPRATTUTTO IL LUSSO!
 
Occupazione e autogestione diffuse ovunque
 
i/le pirat* itineranti di Viale Venezia/ i/le pirat* in gondola