14 agosto 2015

BARROCCHIO SQUAT: NESSUNO SGOMBERO, NESSUN NUOVO MANICOMIO!

riceviamo e diffondiamo:

NESSUNO SGOMBERO!  NESSUN NUOVO MANICOMIO!
Nonostante siano trascorsi circa 4 mesi dalla chiusura degli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari), sancita dalla Legge 81/2014, ad oggi queste strutture sono ancora aperte e la maggior parte delle Regioni risultano essere ancora inadempienti per quanto riguarda i progetti di superamento degli ex manicomi criminali. La Regione Piemonte, dovendo dunque presentare in tutta fretta questi piani, pena il commissariamento e la - forse ancor più grave - perdita dei finanziamenti statali,  ha pensato bene di prendere in carico gli "internati" attualmente rinchiusi nell'ex OPG di Castiglione delle Stiviere, concentrandosi in particolare sull’apertura di 2 REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), una in un ex SPDC in provincia di Biella e una presso la Comunità "il Barocchio" di Grugliasco. Si chiudono gli OPG, per aprire i "miniOPG", considerati il “nuovo volto umano” della psichiatria criminale, ma che sono frutto della stessa logica contenitiva ed escludente, basata sul dispositivo manicomiale della cura-custodia e sul concetto di pericolosità sociale, nostra pesante eredità lombrosiana e fascista (codice Rocco del 1930) per cui il "folle" era considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre in un'istituzione manicomiale.

Anche a detta degli stessi addetti ai lavori, nei fatti nulla cambia se non lo spostamento della gestione dal ministero di “giustizia” a quello della sanità e quindi direttamente alle amministrazioni regionali; l’unica novità pare essere la certezza della durata della reclusione (che dovrà corrispondere a quella prevista per il reato compiuto) ma anche questa è uno specchio per le allodole, visto che, finito di scontare la pena, i reclusi saranno costretti a seguire dei programmi terapeutico-riabilitativi individuali, attivati dai Dipartimenti di Salute Metale, che prevederanno il trasferimento in altre strutture psichiatriche e l’inizio di un processo di perenne assistenza psichiatrica territoriale e di reinserimento sociale infinito, promesso ma mai raggiunto, legato indissolubilmente a pratiche e percorsi coercitivi, obbligatori e contenitivi. Un cappio che è destinato a non allentarsi tanto facilmente! 

Per il Piemonte sono stati stanziati oltre 12 milioni di euro, che, visti i ritardi accumulati per la realizzazione di queste opere, sono stati in buona parte, circa 6 milioni, destinati a soluzioni temporanee, con voci di spesa delle più varie, che sicuramente soddisfano le esigenze personali di amministratori e imprenditori locali. Mancano  all’appello 6 milioni, già stanziati nel 2012,  da spendere per le opere definitive, di cui gli atti però paiono essere secretati, perché non se ne trova traccia nelle documentazioni istituzionali ufficiali.  La clinica “Barocchio” di Grugliasco, di fianco all’omonima casa occupata, è stata scelta come futura REMS; funzionari pubblici fin troppo interessati e zelanti sperano di far partire i lavori già a settembre-ottobre. La versione ufficiale è che si inizi da piccoli lavori di adeguamento, ma la solidarietà verso una casa occupata da 23 anni è più forte dei segreti che volevano stravolgere l’iter democratico, in una cascata ministeri-sindaco-primario, e le bugie sono troppo grosse per rimanere chiuse in quattro uffici.

Così il cerchio si chiude: esiste ed è reale l’intenzione di sgomberare il Barocchio Squat per fare spazio ad una struttura di coercizione e detenzione.

Oltre al danno la beffa! La segretezza e la mancanza di trasparenza di quest’operazione sono un chiaro segnale di quanto stato, regione e comune siano consapevoli di rischiare per mettersi in tasca due picci in più. La città di Torino, da sempre punto caldo di conflitto sociale, saprà rispondere a dovere a questo affronto. La realizzazione dell’ennesima opera coercitiva non sarà ben accetta, a maggior ragione se dobbiamo perdere un’occupazione storica, fucina per 23 anni di attività delle più svariate, da eventi culturali e artistici a pratiche di autocostruzione e sperimentazione dell’autogestione, con nuovi paradigmi, che superano i rapporti dettati dal denaro e dall’autoritarismo, sempre comunque consapevoli che “ognuno è pazzo a suo modo”.

Siamo forti della certezza che con un affronto così non solo tutte le persone che hanno goduto di questa esperienza negli anni, che hanno coltivato le proprie lotte in questa casa e che sono ad essa sentimentalmente legate, ma anche tutte quelle che semplicemente preferiscono avere uno spazio di libertà in più ed un luogo di reclusione in meno saranno pronte ad ostacolare in ogni modo questi progetti!

STATE AGITATI
                                                                                                                                                                                                                                         
BAROCCHIO SQUAT

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