11 novembre 2015
9 novembre 2015
AGGIORNAMENTO DA MARCO CAMENISCH
Riceviamo e diffondiamo un aggiornamento dal prigioniero Marco Camenisch in merito alla possibilità di accedere a una diminuizione del dispositivo di sicurezza/sorveglianza:
Novembre 2015: Aggiornamento "discesa"
Nell'ultima settimana di ottobre 2015 è arrivato il responso della "commissione specialista" che sorprendentemente dichiara d'accordo con tutti i punti per una "discesa" proposti dal DAP ZH. Questo significa anche tra i vari passaggi, per es. dai permessi scortati a quelli senza scorta, o dagli ultimi al lavoro esterno, non richiede nuovi esami propri.
È positivo in quanto scadono i relativi rallentamenti del percorso e che questo, sempre entro i margini previsti,
potrebbe ev. svolgersi in modo più "flessibile". Alla fine dell'ultima settimana di ottobre ci fu anche un'ulteriore "audizione" con il "responsabile del caso", nella quale essenzialmente fu confermato il trasferimento a Saxerriet che avverrà nel mese corrente. Infos/News seguiranno.
marco camenisch, 01.11.2015, galera Bostadel, Menzingen, CH
da informa-azione.info
Novembre 2015: Aggiornamento "discesa"
Nell'ultima settimana di ottobre 2015 è arrivato il responso della "commissione specialista" che sorprendentemente dichiara d'accordo con tutti i punti per una "discesa" proposti dal DAP ZH. Questo significa anche tra i vari passaggi, per es. dai permessi scortati a quelli senza scorta, o dagli ultimi al lavoro esterno, non richiede nuovi esami propri.
È positivo in quanto scadono i relativi rallentamenti del percorso e che questo, sempre entro i margini previsti,
potrebbe ev. svolgersi in modo più "flessibile". Alla fine dell'ultima settimana di ottobre ci fu anche un'ulteriore "audizione" con il "responsabile del caso", nella quale essenzialmente fu confermato il trasferimento a Saxerriet che avverrà nel mese corrente. Infos/News seguiranno.
marco camenisch, 01.11.2015, galera Bostadel, Menzingen, CH
da informa-azione.info
MICHELE FABIANI FUORI DAL CARCERE!
Venerdì 30 ottobre è stato liberato dalla sezione di alta sorveglianza del carcere di Ferrara Michele Fabiani, in fine pena per la condanna ad 1 anno e 4 mesi(residuo di pena della condanna in cassazione a 3 anni e 2 mesi per 270 bis) per la cosiddetta operazione Brushwood del 2007.
Fonte
UDINE: AZIONI DI DISTURBO ALLE CELEBRAZIONI DELLE FORZE ARMATE
riceviamo e diffondiamo:
Si apprende dalla stampa di regime (articolo del pennivendolo Davide Vicedomini, "Messaggero Veneto", 4 novembre 2011) che le celebrazioni delle forze armate del prefetto Vittorio Zappalorto (prefetto di Gorizia a maggio scorso, in occasione del corteo nazionale di CasaPound), del questore Claudio Cracovia (G8 Genova, Val di Susa...) e di varie autorità politiche e militari del 4 novembre di Udine sono state disturbate nei luoghi in cui si svolgevano da un centro storico tappezzato di immagini di teste mozzate, donne impiccate, reduci mutilati, soldati fucilati, corpi esanimi riversi uno sopra l’uno dei campi (fotografue tratte dal libro “Guerra alla guerra” di Ernst Friedrich), una poesia "Un soldatin", di Giorgio Ferigo, manifesti contro le forze armate e scritte come "La guerra è un abominio. Dissociati anche tu dalle forze armate".
Si apprende dalla stampa di regime (articolo del pennivendolo Davide Vicedomini, "Messaggero Veneto", 4 novembre 2011) che le celebrazioni delle forze armate del prefetto Vittorio Zappalorto (prefetto di Gorizia a maggio scorso, in occasione del corteo nazionale di CasaPound), del questore Claudio Cracovia (G8 Genova, Val di Susa...) e di varie autorità politiche e militari del 4 novembre di Udine sono state disturbate nei luoghi in cui si svolgevano da un centro storico tappezzato di immagini di teste mozzate, donne impiccate, reduci mutilati, soldati fucilati, corpi esanimi riversi uno sopra l’uno dei campi (fotografue tratte dal libro “Guerra alla guerra” di Ernst Friedrich), una poesia "Un soldatin", di Giorgio Ferigo, manifesti contro le forze armate e scritte come "La guerra è un abominio. Dissociati anche tu dalle forze armate".
COME E' BELLO FAR L'AMORE CON CASAPOUND DA TRIESTE IN SU
riceviamo e diffondiamo:
COME È BELLO FAR L'AMORE CON CASAPOUND DA TRIESTE IN SU
ovvero
SE VEDO UN PUNTO NERO CI VADO AL BAR
Ovunque, 3 novembre 2015
Una domanda sorge spontanea quando si sentono certe voci.
Ma qual è Casa Clown, Casa delle Culture o Casa Pound?
Noi “anarcomatti che sentiamo le voci”, come ci hanno definiti, sicuramente non quella del leader di CPI Trieste, con cui – pensate un po' – non ci sembra proprio il caso di parlare. Sarà che siamo antifascisti?
Sappiate invece che ci sono degli “antifascisti” – pensate, amano definirsi proprio così –, grandi amanti della pace sociale, addomesticati e addomesticatori, che non disdegnano di parlare con i fascisti, né di incontrarsi con loro.
Quello che è successo, alcuni mesi fa, che ci sembra comunque attuale al fine di avviare una riflessione, che all'epoca non vi è stata, essendo solo ora il fatto di pubblico dominio, è che il capetto dei disobbedienti di Trieste, siti in Casa delle Culture, regalo del comune, ha pensato bene di avere un incontro personale, e lo ammette senza vergogna, con il capetto dei fascisti della tartaruga (prossimi all'apertura della sede triestina) per accordarsi sui limiti e i metodi dello spettacolo dei loro fronteggiamenti.
Niente di nuovo sotto il sole, solo, evidentemente, si sono detti: se funziona così bene da così tanti anni con gli amici sbirri, perché non cominciare anche con gli amici fasci?
Nulla che ci sorprenda, sia chiaro, a 'sì tristi spettacoli siamo ben abituati, ma ci preme di auspicare che ci si comporti di conseguenza con questi “collaboratori” e collaborazionisti.
Smettiamo di combattere solo sbirraglia e fasci. Smettiamola di farci accomunare in fantomatici movimenti che a osservare sono solamente gli accordi democratici che prendono con il nemico, siano essi sbirri o fascisti, pur di limitare i danni che gli individui indipendenti potrebbero arrecare al loro caro ordine costituito. Attacchiamo la sinistra, la politica, i cittadinisti e loro smania di pompierare il fuoco della ribellione e di recuperare la rabbia incontrollabile contro tutto l'esistente.
Individualità anarchiche
COME È BELLO FAR L'AMORE CON CASAPOUND DA TRIESTE IN SU
ovvero
SE VEDO UN PUNTO NERO CI VADO AL BAR
Ovunque, 3 novembre 2015
Una domanda sorge spontanea quando si sentono certe voci.
Ma qual è Casa Clown, Casa delle Culture o Casa Pound?
Noi “anarcomatti che sentiamo le voci”, come ci hanno definiti, sicuramente non quella del leader di CPI Trieste, con cui – pensate un po' – non ci sembra proprio il caso di parlare. Sarà che siamo antifascisti?
Sappiate invece che ci sono degli “antifascisti” – pensate, amano definirsi proprio così –, grandi amanti della pace sociale, addomesticati e addomesticatori, che non disdegnano di parlare con i fascisti, né di incontrarsi con loro.
Quello che è successo, alcuni mesi fa, che ci sembra comunque attuale al fine di avviare una riflessione, che all'epoca non vi è stata, essendo solo ora il fatto di pubblico dominio, è che il capetto dei disobbedienti di Trieste, siti in Casa delle Culture, regalo del comune, ha pensato bene di avere un incontro personale, e lo ammette senza vergogna, con il capetto dei fascisti della tartaruga (prossimi all'apertura della sede triestina) per accordarsi sui limiti e i metodi dello spettacolo dei loro fronteggiamenti.
Niente di nuovo sotto il sole, solo, evidentemente, si sono detti: se funziona così bene da così tanti anni con gli amici sbirri, perché non cominciare anche con gli amici fasci?
Nulla che ci sorprenda, sia chiaro, a 'sì tristi spettacoli siamo ben abituati, ma ci preme di auspicare che ci si comporti di conseguenza con questi “collaboratori” e collaborazionisti.
Smettiamo di combattere solo sbirraglia e fasci. Smettiamola di farci accomunare in fantomatici movimenti che a osservare sono solamente gli accordi democratici che prendono con il nemico, siano essi sbirri o fascisti, pur di limitare i danni che gli individui indipendenti potrebbero arrecare al loro caro ordine costituito. Attacchiamo la sinistra, la politica, i cittadinisti e loro smania di pompierare il fuoco della ribellione e di recuperare la rabbia incontrollabile contro tutto l'esistente.
Individualità anarchiche
TRIESTE: INIZIATIVA ANTI PSICHIATRICA
riceviamo e diffondiamo:
VENERDI 6 NOVEMBRE ORE 16:00 PIAZZA ORTIS PRESIDIO ANTI-PSICHIATRICO
VENERDI 6 NOVEMBRE ORE 16:00 PIAZZA ORTIS PRESIDIO ANTI-PSICHIATRICO
I poteri economici e politici si inscrivono nei nostri corpi costringendoci ad atteggiamenti preconfezionati. QUESTO FA si che questi siano considerati naturali e quindi giusti. La psicologia e la psichiatria qui intercedono descivendo la normalità e delimitandone i confini, considerando inadeguato e malato colui che esce da questa condizione. La comunità deve prendere coscienza di quanto LA concezione di malattia SIA ARBITRARIA, per restituire la libertà a quelli che vengono considerati matti e dare dignità al loro pensiero.
Giuseppe Bucalo. Antipsichiatra, coordinatore del soccorso viola, associazioine sostenitrice dei pazienti psichiatrici, sarà a Trieste per parlare di tutto cio'.
VENERDI 27 NOVEMBRE ORE 17:30 VIA FABIO SEVERO 23 CASA DELLO STUDENTE E3
RADIOCANE: DEROGHE, MALAFFARE E NOCIVITA' - IL CASO OLONA
Riceviamo e diffondiamo
Tra i molteplici percorsi delle nocività ci sono quelli che seguono gli alvei dei fiumi e penetrano nelle falde acquifere; tra le svariate modalità del malaffare vi sono quelle che usufruiscono del sistema delle deroghe e delle concessioni di chi, facendo le leggi, ha già previsto l’inganno. La vicenda dell’Olona rappresenta una di quelle situazioni in cui i due percorsi s’intrecciano esemplarmente e che, se non fosse per la testardaggine di alcuni rompiscatole, seguirebbero indisturbati il loro corso.
Una vicenda di cui ci parlano due compagni dell’Assemblea NoElcon, anche in vista delle prossime iniziative: la manifestazione del 7 novembre 2015 a Castellanza e il presidio del 19 novembre 2015 sotto il Tar di Milano.
ascolta:
http://www.radiocane.info/deroghe-nocivita-malaffare-il-caso-olona/
Tra i molteplici percorsi delle nocività ci sono quelli che seguono gli alvei dei fiumi e penetrano nelle falde acquifere; tra le svariate modalità del malaffare vi sono quelle che usufruiscono del sistema delle deroghe e delle concessioni di chi, facendo le leggi, ha già previsto l’inganno. La vicenda dell’Olona rappresenta una di quelle situazioni in cui i due percorsi s’intrecciano esemplarmente e che, se non fosse per la testardaggine di alcuni rompiscatole, seguirebbero indisturbati il loro corso.
Una vicenda di cui ci parlano due compagni dell’Assemblea NoElcon, anche in vista delle prossime iniziative: la manifestazione del 7 novembre 2015 a Castellanza e il presidio del 19 novembre 2015 sotto il Tar di Milano.
ascolta:
http://www.radiocane.info/deroghe-nocivita-malaffare-il-caso-olona/
2 novembre 2015
RADIOCANE: CONTRO TRIDENT JUNCTURE 2015
riceviamo e diffondiamo:
"This year is different. This year is bigger”, proclama lo spot di
presentazione della più grande esercitazione militare Nato dal 2002,
l’operazione Trident Juncture 2015, attualmente in corso in Europa.
Un’esercitazione multinazionale che in Italia toccherà, tra l’altro, la
Sicilia la quale, come la Sardegna, costituisce un luogo chiave agli
occhi delle odierne teste d’uovo militari.
In vista della manifestazione “contro la Nato e la guerra” prevista per
il 31 ottobre 2015 a Marsala, uno sguardo sulle attuali mobilitazioni
antimilitariste in Sicilia.
http://www.radiocane.info/trident/
CIE DI BRINDISI: UN SALUTO AI RECLUSI
riceviamo e diffondiamo:
Il Cie di Brindisi - Restinco è ufficialmente aperto dal 3 Ottobre, anche se pochi lo sanno e altri lo tengono nell'ombra. Dalla sua apertura è già stato teatro di proteste colletive e individuali, tentativi di fuga e sommossa, resistenze alle espulsioni. Nonostante ciò, per molto tempo, i quotidiani e la questura hanno taciuto sulla riapertura del Centro, gestito insieme al Cara adiacente, dalla Cooperativa Auxilium.
Sabato pomeriggio, intorno alle 15e30, un gruppo di solidali si è presentato di fronte alla struttura e con slogan, interventi al megafono e petardi ha cercato di portare la propria solidarietà ai reclusi del Centro. Il veloce saluto è stato accolto con grida e slogan dall'interno, battiture ed insulti ai pochi militari che controllavano la situazione.
Il Cie di Brindisi Restinco, nonostante sia stato da poco ristrutturato, non presenta un muro di cinta, ma bensì, su di un lato vi è solamente una rete metallica a separare i reclusi dalla libertà e pochi militari a sorvegliare. Questo ha permesso ai solidali di conversare tranquillamente con loro, riuscendo a stabilire un contatto visivo diretto. Pochi attimi dopo il saluto, mentre i solidali venivano fermati e denunciati dalla polizia, all'interno del Centro si è scatenata una protesta, con il lancio di spazzatura nelle sezioni, battiture e grida. Nonostante la polizia abbia tentato di calmare gli animi, la protesta è andata avanti e tutte e tre le sezioni del Centro hanno iniziato uno sciopero della fame tutt'ora in corso.
Qui di seguito un racconto a due voci dall'interno del Cie di Restinco: audio
dai media: http://www.brindisireport.it/cronaca/assalto-al-cie-di-restinco-con-pietre-e-bombe-carta-16-anarchici-in-questura.html
AGGIORNAMENTI SUGLI ARRESTI IN SPAGNA
Il 30 ottobre i nove anarchici arrestati due giorni prima in Catalogna sono comparsi a giudizio all’audiencia nacional per la seconda fase dell’operazione Pandora. Alla fine otto sono stati rimessi in libertà (6 di loro su cauzione) e uno è stato messo in preventiva.
Questo è il suo indirizzo. Scrivetegli, sostenetelo, che sappia che non è solo.
Enrique Costoya Allegue
CP Madrid V Soto del Real
Ctra M-609, km 3,5 Módulo 15
28791 Soto del Real (Madrid)
Sostieni e diffondi.
fonte
SPAGNA: OPERAZIONE REPRESSIVA ANTIANARCHICA NELL'AREA DI BARCELLONA
Mercoledì 28 ottobre, giorno successivo alla dichiarazione di fronte all'Audiencia Nacional di Monica e Francisco, anarchicx cilenx da oltre due anni detenutx in attesa di giudizio nelle galere spagnole, la stessa Audiencia ha ordinato un'operazione repressiva contro realtà anarchiche nell'area di Barcellona, messa in atto dai Mossos d'Esquadra. Nella mattina sono stati effettuati diversi arresti mentre una serie di perquisizioni ha coinvolto abitazioni e spazi liberati. La scena è praticamente indentica a quella delle ultime operazioni repressive, Pandora e Piñata, mentre ancora si attende la diffusione del nome coniato per quest'ultima: 7 del mattino, un dispositivo sbirresco sproporzionato blocca una strada ed entra in un ateneo, in questo caso l'Ateneo Libertario e in un'abitazione nell'area di Sants, altre nel quartiere di Gràcia, varie a Sant Andreu, due a Manresa e per finire il centro sociale La Revoltosa e altri appartamenti nel quartiere del Clot. Nell'arco della giornata viene confermato un totale di 9 arresti e 10 perquisizioni.
Subito si attiva la solidarietà, partendo dall'Ateneo Libertario de Sants, attorno al quale si radunano diverse persone; nella mattinata viene bloccata la principale arteria stradale che attraversa il quartiere. Un altra iniziativa solidale si raduna a Sant Andreu.
Sul piano della propagnada politica, si nota come le istanze secessioniste contenute nelle ultime dichiarazioni solenni del parlamento catalano, non trovino difficoltà nel coniugarsi con la sudditanza alle strategie repressive dell'Audiencia Nacional. Intanto i Mossos d'Esquadra, forza di polizia catalana, descrivono l'operazione come un attacco contro "un gruppo criminale anarchico"
Secondo un aggiornamento diffuso sabato 31 ottobre, due delle persone imputate saranno rilasciate senza cauzione, una con cauzione di 4000 euro e 5 con cauzione di 5000, mentre un compagno anarchico resta tuttora in carcerazione preventiva.
Per scrivergli:
Enrique Costoya Allegue
CP Madrid V Soto del Real
Ctra M-609, km 3,5 Módulo 15
28791 Soto del Real (Madrid)
Seguiranno aggiornamenti
da informa-azione.info
MATTARELLO: BLOCCATA TRIVELLA DEL TAV
riceviamo e diffondiamo:
Martedì 27 ottobre, verso le 14,00, alcuni blindati della polizia vengono visti uscire dalla questura di Trento. Si pensa a uno sgombero di Villa Assillo, immobile occupato il sabato precedente. Gli occupanti salgono sul tetto. Nel giro di un paio d'ore si capisce che quei blindati non sono a Trento per sgomberare, bensì per scortare una trivella nella zona di Mattarello (a sud della città), in uno dei punti dove sono previsti i carotaggi del TAV (gli stessi carotaggi che RFI e Provincia di Trento avevano sospeso nell'ottobre dell'anno scorso in seguito al presidio-blocco di tre giorni e tre notti di una trivella a Marco, vicino a Rovereto).
In serata si svolge un'assemblea al presidio Acquaviva e Resistente, sul terreno no tav acquistato da 700 persone l'anno scorso. Si decide di trovarsi l'indomani alle 6,30 nella piazza di Mattarello e provare a bloccare l'accesso degli operai. Una cinquantina di no tav si trovano in piazza e subito qualcuno avvisa che la trivella è presidiata solo da un'auto della guardia giurata. In pochi minuti i no tav sono nel cantiere, un po' all'entrata e un po' attorno alla trivella.
Dopo circa un'ora arrivano la Celere e il battaglione di carabinieri di Laives, i quali portano via di peso (e poi in questura, dove li denunciano per invasione di terreno) una ventina di compagni. Sei salgono sulla trivella e vi rimarranno fino alle 18,30, per unirsi al presidio-assemblea nato sulla strada, a pochi metri dall'entrata del cantiere. La polizia, per non avere altri problemi, non cerca neanche di fermare e portare in questura i compagni scesi dalla trivella. Per tutta la giornata, la gente si alterna tra presidio e volantinaggi nel rione di Mattarello (a un paio di chilometri dalla zona della trivella). Non mancano spintoni e qualche manganellata contro i presidianti.
La trivella non è mai entrata in funzione. Mentre i compagni vi sono appollaiati sopra, arrivano gli operai, i quali dicono di dovere chiamare i tecnici da Milano perché alla trivella sarebbero stati fatti almeno ventimila euro di danni: è probabile che debbano portare via la trivella e sostituirla con un'altra. Per il momento tutto è fermo. Questo carotaggio (a cui se ne dovrebbero aggiungere altri quattro) è quello più lungo: 150 metri di profondità, tre settimane di lavoro previste.
All'assemblea di mercoledì sera si decide di "monitorare" il cantiere e di mantenere la mobilitazione: venerdì presidio in piazza a Mattarello e sabato corteo-fiaccolata serale. Intanto continuano le serate nei paesi per lanciare il corteo no tav del 14 novembre a Trento.
L'idea è chiara: ogni lavoro preliminare al TAV va impedito. Nelle dirette a Radio Blackout fatte in cima alla trivella, l'iniziativa del blocco viene dedicata ai sette compagni ancora ai domiciliari per l'attacco al cantiere di Chiomonte.
Fonte
Martedì 27 ottobre, verso le 14,00, alcuni blindati della polizia vengono visti uscire dalla questura di Trento. Si pensa a uno sgombero di Villa Assillo, immobile occupato il sabato precedente. Gli occupanti salgono sul tetto. Nel giro di un paio d'ore si capisce che quei blindati non sono a Trento per sgomberare, bensì per scortare una trivella nella zona di Mattarello (a sud della città), in uno dei punti dove sono previsti i carotaggi del TAV (gli stessi carotaggi che RFI e Provincia di Trento avevano sospeso nell'ottobre dell'anno scorso in seguito al presidio-blocco di tre giorni e tre notti di una trivella a Marco, vicino a Rovereto).
In serata si svolge un'assemblea al presidio Acquaviva e Resistente, sul terreno no tav acquistato da 700 persone l'anno scorso. Si decide di trovarsi l'indomani alle 6,30 nella piazza di Mattarello e provare a bloccare l'accesso degli operai. Una cinquantina di no tav si trovano in piazza e subito qualcuno avvisa che la trivella è presidiata solo da un'auto della guardia giurata. In pochi minuti i no tav sono nel cantiere, un po' all'entrata e un po' attorno alla trivella.
Dopo circa un'ora arrivano la Celere e il battaglione di carabinieri di Laives, i quali portano via di peso (e poi in questura, dove li denunciano per invasione di terreno) una ventina di compagni. Sei salgono sulla trivella e vi rimarranno fino alle 18,30, per unirsi al presidio-assemblea nato sulla strada, a pochi metri dall'entrata del cantiere. La polizia, per non avere altri problemi, non cerca neanche di fermare e portare in questura i compagni scesi dalla trivella. Per tutta la giornata, la gente si alterna tra presidio e volantinaggi nel rione di Mattarello (a un paio di chilometri dalla zona della trivella). Non mancano spintoni e qualche manganellata contro i presidianti.
La trivella non è mai entrata in funzione. Mentre i compagni vi sono appollaiati sopra, arrivano gli operai, i quali dicono di dovere chiamare i tecnici da Milano perché alla trivella sarebbero stati fatti almeno ventimila euro di danni: è probabile che debbano portare via la trivella e sostituirla con un'altra. Per il momento tutto è fermo. Questo carotaggio (a cui se ne dovrebbero aggiungere altri quattro) è quello più lungo: 150 metri di profondità, tre settimane di lavoro previste.
All'assemblea di mercoledì sera si decide di "monitorare" il cantiere e di mantenere la mobilitazione: venerdì presidio in piazza a Mattarello e sabato corteo-fiaccolata serale. Intanto continuano le serate nei paesi per lanciare il corteo no tav del 14 novembre a Trento.
L'idea è chiara: ogni lavoro preliminare al TAV va impedito. Nelle dirette a Radio Blackout fatte in cima alla trivella, l'iniziativa del blocco viene dedicata ai sette compagni ancora ai domiciliari per l'attacco al cantiere di Chiomonte.
Fonte
15 OTTOBRE: RESOCONTO DELL'UDIENZA
L’udienza del “processo 15 ottobre” del 29/10 ha visto l’inizio delle difese degli imputati.
In particolare hanno parlato due avvocati, difensori di 4 imputati.
Le difese si sono ampiamente concentrate su tre tesi fondamentali:
la giornata del 15 ottobre si è sostanzialmente divisa in due momenti, prima e dopo l’arrivo a S. Giovanni; l’insussistenza dell’imputazione di devastazione e saccheggio e la peculiare gestione (incapacità reale o volontà politica) dell’intera manifestazione da parte delle forze di polizia, fino alla decisione di caricare duramente la piazza, assolutamente priva di vie di uscita.
In particolare, sempre per le difese, è quest’ultimo dato che ha determinato la situazione di conflittualità verificatasi a piazza S. Giovanni, dove i manifestanti radunatisi a conclusione della manifestazione, intendevano concludere la giornata con i comizi previsti e autorizzati.
Al già noto calendario delle udienze, tutte dedicate alle difese, se n’è aggiunta una del 21/12. Verosimilmente, quindi, la sentenza è prevista per gennaio 2016.
I pochissimi solidali presenti hanno assistito ad un giudice a latere colto da improvvisi attacchi di sonno, manco fosse appena arrivato in aula dopo un turno in miniera!
Come spesso accade la situazione avrebbe potuto scatenare una certa ilarità che, invece, ha lasciato il posto alla rabbia. L’arroganza di chi giudica non viene mai smentita.
Che i nostri sogni siano i vostri incubi!
Rete Evasioni
In particolare hanno parlato due avvocati, difensori di 4 imputati.
Le difese si sono ampiamente concentrate su tre tesi fondamentali:
la giornata del 15 ottobre si è sostanzialmente divisa in due momenti, prima e dopo l’arrivo a S. Giovanni; l’insussistenza dell’imputazione di devastazione e saccheggio e la peculiare gestione (incapacità reale o volontà politica) dell’intera manifestazione da parte delle forze di polizia, fino alla decisione di caricare duramente la piazza, assolutamente priva di vie di uscita.
In particolare, sempre per le difese, è quest’ultimo dato che ha determinato la situazione di conflittualità verificatasi a piazza S. Giovanni, dove i manifestanti radunatisi a conclusione della manifestazione, intendevano concludere la giornata con i comizi previsti e autorizzati.
Al già noto calendario delle udienze, tutte dedicate alle difese, se n’è aggiunta una del 21/12. Verosimilmente, quindi, la sentenza è prevista per gennaio 2016.
I pochissimi solidali presenti hanno assistito ad un giudice a latere colto da improvvisi attacchi di sonno, manco fosse appena arrivato in aula dopo un turno in miniera!
Come spesso accade la situazione avrebbe potuto scatenare una certa ilarità che, invece, ha lasciato il posto alla rabbia. L’arroganza di chi giudica non viene mai smentita.
Che i nostri sogni siano i vostri incubi!
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