14 dicembre 2013

CILE: MORTO COMPAGNO DURANTE UNA RAPINA AL BANCO ESTADO



Sebastian Oversluij Seguel

Ieri circa 9:30 è stato colpito a morte il compagno Sebastian Oversluij Seguel (26 anni), mentre con altri due compagni si stavano preparando a rapinare la Banca Estado in Av. Estrella nel comune di Pudahuel, Sebastian è stato ucciso da colpi dello sbirro che stava a guardia dei locali della banca, che ha sparato sul suo corpo almeno 6 proiettili..

Altri due compagni sono stati arrestati mentre tentavano di scappare, i compagni Alfonso Alvial (27 anni) eHermes Gonzalez (25 anni). ICompagni detenuti sono passati oggi al centro di detenzione, nel centro di ingiustizia cileno alle 16:00 del 12 /12/13. Durante la notte sono stati perquisiti diversi posti, uno di loro la casa dove vive il padre di Sebastian.
Inoltre vogliono accusare i due compagni detenuti per altre rapine effettuate quest’anno nello stesso luogo e altre azioni di natura politica, in quanto sono già stati arrestati per alcune iniziative in strada a sostegno dei compagni che a quel momento erano coinvolti nel processo giudiziario noto come il “Caso Bombas”.

L’appoggio con i nostri compagni è totale, possiamo capire il momento terribile che stanno attravarsando quelli più vicini. Noi abbiamo avuto l’audacia di informare i nostri compagni nel mondo su questa notizia.

Azioni di solidarietà e anti-autoritari abbraccino questi compagni.

Siamo arrivati a questo!

Compagno Sebastian Oversluij Seguel Presente!

Libertà per i compagni Hermes e Alfonso

Traduzione RadioAzione

LA VITA E' BREVE - SIAMO SELVAGGI!

da non-fides - traduzione di un manifesto trovato sui muri di Parigi, novembre 2013

La vita è breve, siamo selvaggi!

“Sono tempi duri”, “Sono sempre gli stessi che ne fanno le spese”, “Cosa aspettiamo per mettere tutto a fuoco e fiamme?”.
E bla, bla e blablabla. È sempre la stessa solfa che sale dai banconi dei bar e dai posti di lavoro. Tutti dicono la propria sul disastro quotidiano che ci colpisce, ciascuno ha la propria idea per una migliore gestione del paese, ma nessuno si mette all’opera per davvero. E poi si va a votare, ci si rassegna e si vota ancora. Che il bastone si chiami Partito Socialista, UMP [destra, NdT], Front National o Front de Gauche, in fondo che differenza fa? La carota sarà sempre la stessa… Allora aspettiamo, ci diciamo che i giorni cattivi finiranno, che da qualche parte, nei sotterranei dell’universo, un miracolo è in gestazione, che un politico provvidenziale verrà a salvarci da questo merdaio, il messia, l’apocalissi, che il denaro ci offrirà quella libertà che non abbiamo mai assaggiato, che delle alternative ci permetteranno di vivere al di fuori di questo mondo, che ci sarà un altrove in cui guarire dal qui, un paradiso futuro per dimenticare l’inferno del quotidiano, delle sue abituali oppressioni che si chiamano lavoro, controllo, reclusione e frontiere.

Ma troppe sono le parole, troppe le gesticolazioni inutili, la vita è troppo corta per tutto ciò, adesso bisogna far esplodere i fili spinati che circondano i nostri immaginari, bisogna passare all’attacco.

Quelli che sono responsabili di questa società carcerale sono della nostra stessa costituzione, sono fatti di carne ed ossa, hanno nomi ed indirizzi, le loro strutture si trovano all’angolo della strada. Che costruiscano le prigioni pensate per domarci, che ci lavorino, che partecipino alla nostra miseria estorcendoci degli affitti, facendoci lavorare, prendendoci per fessi, cercando di addomesticarci. Tutti costoro vedono bene che, per cambiare l’ordine delle cose, basterebbe constatare che la vita è troppo breve per passare il proprio tempo a piegare la schiena. Solo i dominati non se ne rendono conto?

Allora sì, la vita è breve, troppo breve per questa noia abissale, per questa vita di miseria sotto il sole nero del dominio, i piedi impantanati nel suolo freddo del capitalismo. Che almeno essa sia intensa e di una vivacità selvaggia. Che almeno ci liberiamo dalla rassegnazione e dalla paura che questo mondo ci impone.
Prendere la propria vita in mano è attaccare tutti i poteri!

Per un mondo senza Stato né denaro.
Per l’insurrezione.
Per l’anarchia.



FONTE

12 dicembre 2013

GRATIS EDIZIONI: RENE CHAR - IL MARTELLO SENZA PADRONE


riceviamo e diffondiamo:

Considerata oggi una delle più grandi del Novecento, la poesia di René Char ha conosciuto una certa fama solo dopo la fine di quel conflitto mondiale che lo vide tra i protagonisti col nome di battaglia di «capitano Alexandre», uno dei capi della Resistenza francese contro il nazismo. Del tutto trascurata invece è la sua precedente esperienza surrealista, conclusasi nel 1934 con la pubblicazione della raccolta Il martello senza padrone. Giudicata immatura da alcuni, in anticipo sui tempi da altri, è un’opera scritta sotto la luce nera del marchese de Sade e al rimbombo del martello filosofico di Nietzsche. 
Nel 1945 lo stesso autore l’avrebbe paragonata ad un «fiume a malapena visibile», ad un «fiume radioso ed enigmatico» che sarebbe sfociato poi nel mare in tempesta della guerra mondiale e della Resistenza. Risalire oggi questo fiume significa quindi tornare alla fonte di quella rivolta interiore in cui si afferma la fedeltà dell’essere alle sue aspirazioni più profonde, la stessa rivolta che armò la mano del partigiano Char e che sola potrà dar vita a «qualcosa che rovescerà completamente l’innominabile situazione nella quale siamo immersi».


René Char
Il martello senza padrone
pp 84, euro 4

Lo sconto per i distributori (almeno 5 copie) è del 40%.  Il pagamento rimane anticipato. 
I versamenti sono da effettuare sul ccp 12809109 intestato a
Maria Grazia Scoppetta, aggiungendo le spese postali.
Per richieste, scrivere a trrivio@gmail.com oppure a grotesk@libero.it

CILE: AZIONE IN SOLIDARIETA' CON MONICA E FRANCESCO






Di seguito il testo dell’azione in solidarietà:
(Traduzione di RadioAzione)

CON QUESTA AZIONE SOLIDALE MANDIAMO UN SALUTO A MONICA E FRANCISCO CHE RESISTONO NELLE PRIGIONI DEL POTERE

Perché crediamo che la lotta contro la società carceraria deve essere propagata come parte della lotta contro tutte le forme di autorità, le distanze non dovrebbero diminuire la solidarietà irriducibile con chi si vive sulla propria carne la punizione dei potenti per essersi opposti al sistema di dominio e di coloro che lo sostengono.

Con questa motivazione siamo usciti in strada la notte di Giovedi 5 dicembre interrompendo il traffico in due punti sulla Avenida Bernardo O’Higgins (“La Alameda”’, la principale arteria strradale della capitale del Cile), con barricate e propaganda contro la società carceraria e in solidarietà con i nostri compagni che sono in prigione.

Abbiamo fatto un appello per continuare le azioni solidali che mirano alla distruzione delle carceri, carcerieri e tutte le forme di potere e autorità.

Con questo gesto abbracciamo dalla distanza Mónica Caballero, Francisco Solar ed i tre compagni che furono arrestati la mattina del 13 novembre in Spagna, accusati di partecipare alla attacco esplosivo contro la Basilica del Pilar a Saragozza (un’azione rivendicata dal Comando Insurreccional Mateo Morral).

Che la solidarietà internazionale verso i compagni si faccia sentire.

A 3 anni che 81 prigionieri morirono in un incendio, nel carcere di San Miguel, noi non dimentichiamo né perdoniamo. Che lo sappiano i secondini e le loro istituzioni.

Fraterni saluti a José Miguel Sánchez, che al tempo della nostra azione era in sciopero della fame contro le tasse di trasferimento contro di loro e dopo essere stato accusato di minacce dirette carcelerxs vegan

Salutiamo Carlos Gutiérrez Quiduleo, compagno che sta in carcere dopo 6 di clandestinità e accusato per un assalto in banca e l’omicidio di un agente di polizia (Caso Security). Abbracciare la sua decisione di combattere, il suo coraggio e la sua solidarietà. Salutiamo anche i compagni imputati nello stesso caso: Marcelo Villarroel, Juan Fredy Fuentevilla e Juan Aliste.

Salutiamo anche i compagni Hans Niemeyer, Alberto Olivares, Nicolas Sandoval. Il compagno Mario in Messico, in sciopero della fame, Nicola Gai, Alfredo Cospito, Gabriel Pombo Da Silva e tutti i compagni detenuti nelle gabbie del potere in tutto il mondo.

NON SI FERMI LA SOLIDARIETÀ IRRIDUCIBILE TRA I RIVOLUZIONARI.
CHE L’ATTACCO SIA PERMANENTE FINO A DISTRUGGERE L’ULTIMO BALUARDO DELLA SOCIETÀ PRIGIONE.
PRIGIONIERE E PRIGIONIERI IN GUERRA DI TUTTO IL MONDO LIBERI
SOLIDARIETA INTERNAZIONALISTA

* Solidarixs insurrectxs *

RADIOCANE: SARONNO-LOTTARE IN PROVINCIA



Vivere in provincia. Città che non sono città. Campagne che non sono campagne. Atmosfera sorniona in cui si pretenderebbe che il nulla della metropoli fosse elevato al cubo.
Lottare in provincia. Operazione di ardua geometria dei volumi. Sempre sotto la lente d’ingrandimento sbirresca.
Saronno, il telos e una casa occupata sotto sgombero.
Sabato 7 dicembre 2013, Toffo, un compagno del telos, è stato nuovamente sottoposto ad arresti domiciliari.
A lui tutta la nostra solidarietà. Una chiacchierata con alcuni compagni saronnesi.


ascolta il contributo:


http://www.radiocane.info/saronno-lottare-provincia/ 

9 dicembre 2013

MARCO CAMENISCH: RIFIUTATA L'ENNESIMA RICHIESTA DI LIBERTA' CONDIZIONALE

riceviamo e diffondiamo:

Dal carcere di Lenzburg, Marco Camenisch ci informa che gli è stato notificato l’ennesimo rifiuto alla concessione della libertà condizionale a cui potrebbe già aver avuto accesso da tempo visto che ha già scontato i 2/3 della pena inflittagli dai tribunali elvetici. Diffondiamo un estratto dalla sua lettera:
“… Questa volta il rifiuto viene dal TAR. A dire il vero ne ho piene le palle di occuparmi delle solite prolisse cretinate repressive, in cui anche il TAR ‘approva’ semplicemente tutto quanto già espresso dai suoi degni compari, con l’unica aggiunta di una grettezza e malignità di più. M’aspettavo senz’altro una conferma della negazione ma, a dire il vero, per lo meno una punta di serietà nel trattamento degli ‘argomenti della difesa’. Con questo, in pratica, vanno di filato verso l’internamento a posteriori, a fine pena, come prospettiva reale più probabile. Ecco l’unico elemento di rilievo…”.

Sempre al fianco di Marco! Contro tutte le galere!
Cassa AntiRepressione delle Alpi occidentali

TORINO: ANCORA REPRESSIONE NO TAV - ARRESTI E PERQUISIZIONI

Ore 5 - Apprendiamo, con invito alla solidarietà diffusa, di un'operazione repressiva contro l'Asilo Occupato (in via Alessandria 12) e l'occupazione abitativa di via Lanino a Porta Palazzo, Torino.

A partire dalle 5 del mattino diversi veicoli della polizia intorno alle due occupazioni e l'irruzione all'interno degli spazi; gira voce di un tentativo di sgombero. Non è ancora chiaro di cosa si tratti, ma circola la notizia di possibili perquisizioni e arresti legati alla resistenza No Tav.

Nelle ore successive la conferma. Non si tratta di sgomberi, vengono perquisite le due occupazioni e un'altra abitazione; verso le 8 gli sbirri se ne vanno portandosi via qualche occupante: una compagna (Cecile) e un compagno (Greg) sono trattenuti perché sottoposti a foglio di via o divieto di dimora e dovrebbero venire rilasciati nelle prossime ore, mentre Chiara è tratta in arresto. Nelle ore successive, anche Claudio è stato tratto in arresto.

Le accuse nei confronti della compagna e di altri due compagni già sottoposti a misure cautelari (Niccolò già in carcere e Claudio con divieto di dimora a Torino e inizialmente irreperibile) riguardarebbero un'azione No Tav avvenuta nel maggio scorso in Valle di Susa.

Contemporaneamente anche a Milano un compagno - Mattia - viene tratto in arresto.

Ore 12.30 - Di fronte alla questura un gruppo di solidali attende la liberazione di Greg e Cecile

Per scrivere a Chiara, Claudio e Niccolò:

Chiara Zenobi
Niccolò Blasi

Claudio Alberto
c.c. via Maria Adelaide Aglietta 35
10151 Torino

Anche a Milano è stato arrestato un compagno e tradotto nel carcere di Torino:

Mattia Zanotti
c.c. via Maria Adelaide Aglietta 35
10151 Torino

Seguiranno aggiornamenti, nel frattempo sintonizzatevi su Radio Blackout


FONTE

8 dicembre 2013

BERGAMO: SENTINELLE, FASCISTI E POLIZIA


Bergamo - Anche oggi le Sentinelle in piedi hanno manifestato il loro disappunto verso la libertà di amare. Protetti da numerosi poliziotti schierati in piazza già ore prima della manifestazione, si sono fermati in piedi, in silenzio, a leggere dei libri. Dicono di difendere la loro libertà di pensiero, ma non capiscono (oppure sì?) che la loro posizione omofoba ostacola la libertà di chi chiede solo di poter amare chi vuole.
All’interno delle sentinelle ci sono, come già accaduto, appartenenti a gruppi neofascisti bergamaschi, sempre pronti a cercare nuove spazi di agibilità tra le fila di chi fa dell’omofobia una bandiera da issare in difesa della tradizione.
In risposta della manifestazione delle sentinelle ha sfilato un corteo che, come nelle altre occasioni, ribadisce che la tolleranza verso chi predica l’intolleranza non ci può essere. Alcuni poliziotti hanno aggredito la manifestazione contro l’omofobia spintonando e manganellando.
Ovviamente, il fatto che sia stato lanciato un fumogeno nei confronti delle sentinelle, è puro fantagiornalismo nostrano.
Ma la questione più interessante è leggere quello che è successo oggi all’interno delle iniziative che si sono susseguite in queste ultime settimane.
Si parte dal 2 novembre quando, circa una quarantina di agenti tra reparto mobile e Digos scortano una sparuta rappresentanza di Forza Nuova che decide di fare una foto ricordo con uno striscione di protesta contro l’accordo di Maastricht. Gli agenti si schierano in Piazza della Libertà e la isolano completamente in modo da garantire ai 17 neofascisti l’esclusività della piazza.
Il 9 novembre l’apparizione delle sentinelle a Bergamo, che esprimono la loro libertà di pensiero dando dei “culi” ai rappresentanti di Bergamo contro l’omofobia. La polizia si schiera in loro difesa.
Il 23 novembre altri rappresentanti dell’estrema destra, tra cui il gruppo Comunità militante dei dodici raggi e skinheads Bergamo, inscenano una protesta davanti al cimitero monumentale. La polizia è presente in forze per consentirgli di svolgere la loro iniziativa.
Si arriva poi a oggi. Già dalle 14:00 la strada che porta alla chiesa di S.Bartolomeo era chiusa al traffico. Presenti camionette, auto della Polizia, dei Carabinieri e della Digos, che presidiavano la piazza prima dell’arrivo delle sentinelle.
Da più di un mese gruppi di estrema destra, con una capacità di mobilitazione minima sul territorio, continuano a mettere in campo iniziative pubbliche con ingenti schieramenti delle forze dell’ordine pronte a permetterglielo.
A dicembre pare che a Bergamo sarà presente Stefano Delle Chiaie, noto esponente della destra eversiva che ha collaborato con i servizi segreti e protagonista della strategia della tensione che si è sviluppata in Italia negli anni ’70.
Gli episodi degli ultimi mesi sembrano dimostrare una rinnovata volontà di alzare il livello della tensione in città. Non è certo una novità che in periodi di crisi, quando la politica non è in grado di dare risposte e la conflittualità sociale aumenta, si provi a creare un clima tale che giustifichi qualunque azione tesa a ripristinare l’ordine e a limitare gli spazi di libertà politica e sociale. La meticolosa protezione delle forze dell’ordine alle provocazioni di stampo fascista ne è probabilmente l’espressione più evidente.


"Le Sentinelle in piedi"













5 dicembre 2013

NON DIAMO I NUMERI - QUANDO L'ECONOMIA DISCERNE DALL'UMANO



Invece si continua a darli! Se fosse solo per andare alla ricerca della fortuna, sarebbe poco male. Purtroppo si insiste a concedere al numero un potere persuasivo, una capacità probatoria. E ciò rende il suo ricorso non solo privo di senso e magari imbarazzante, come abbiamo già avuto modo di notare, ma talvolta financo odioso. Due recenti notizie lo dimostrano ampiamente.
Per lo scorso 25 novembre era stata proclamata la «giornata mondiale contro la violenza sulle donne». Probabilmente sull'onda (mediatica) dello stillicidio di molestie, aggressioni, stupri, violenze, omicidi subite dalla metà del cielo umano c'è chi (l'ONU) ha pensato bene di indire una simile ricorrenza. Il fatto, in sé, non avrebbe attirato la nostra attenzione se non fosse stato accompagnato qui in Italia da una martellante, quanto curiosa, quanto disgustosa propaganda. È stato infatti dato grande risalto al risultato dell'indagine nazionale «Quanto costa il silenzio?», a cura dell'associazione Intervita onlus. Secondo questa brillante statistica, la violenza sulle donne costerebbe annualmente quasi 17 miliardi di euro. I giornalisti hanno subito fatto rimbalzare la notizia. Ma vi rendete conto? È l'equivalente di tre manovre finanziarie, il triplo della spesa pagata nel nostro paese per gli incidenti stradali!
Di fronte alla violenza su un essere umano, e per altro in occasione di una scadenza volutamente internazionale e istituzionale, che dire di più e di meglio? In effetti, non si poteva tirare fuori argomentazione più efficace. Gli uomini farebbero bene a farsi due conti in tasca, e dare una occhiata ai portafogli – coscienza e cuore, non facendo più parte di questo mondo, lasciamoli stare – e si accorgerebbero qual è il motivo reale, concreto, pratico per cui non è il caso di picchiare e stuprare le donne: non conviene. Sì, proprio così. Non di questione etica si tratta, bensì di mera questione economica.
La cosa a noi e a quelli come noi ha inorridito. Ma noi e quelli come noi non facciamo testo. Non c'è da stupirsi quindi che questa argomentazione sia stata apprezzata a tal punto da venire ripresa e riutilizzata immediatamente. È notizia di oggi, infatti, che i maltrattamenti ai bambini costano 13 miliardi di euro all'anno (e fanno 30!). Ancora una volta, ma vi rendete conto? Il dato è stato conteggiato da uno studio promosso dall'università Bocconi, dall'associazione Terre des hommes e dal Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento all'infanzia), in vista degli Stati generali sul maltrattamento all'infanzia in Italia che si terranno fra pochi giorni a Torino. Lo studio dimostra come simili maltrattamenti non provochino solo danni fisici e morali alle vittime minori (e chi se ne frega, tanto noi siamo adulti!), ma anche una spesa rilevante per la società che va ad incidere sul bilancio pubblico. Molestatori di bambini e bambine, lo volete capire o no che dovreste smetterla? Non perché quello che fate sia sbagliato, per carità; non perché sia ignobile, ci mancherebbe; non perché sia infame, figuriamoci: perché non conviene.
Calcolatrici alla mano, tutti questi bravi dottori della stronzata hanno stabilito che il prezzo da pagare per la violenza sulle donne e sui minori è troppo alto. Ma se bisogna tagliare, calcolatrice alla mano, per un orco sarebbe facile rispondere che c'è un modo spiccio per evitare almeno le spese sanitarie, psicologiche, farmaceutiche... appassionante discussione tecnica, vero?
Non se ne esce. Su tutto ciò bisogna davvero stendere un velo pietoso. Nel vero senso della parola.
 
[5/12/13]

E' PIU CRIMINALE FONDARE UNA BANCA CHE RAPINARLA


Io ho un carattere socievole e mi piace ridere e scherzare. Odio la volgarità, la prepotenza e l'ipocrisia.
Dopo tanti anni di galera, ho acquisito la tendenza a rinchiudermi in me stesso per coltivare i miei sogni, i miei progetti, le mie speranze. Insomma, sono diventato un po’ “orso”, ma appena ho a che fare con persone vive e leali, mi apro completamente. Non è facile sopravvivere in queste paludi d’opportunismo e rassegnazione riuscendo a salvaguardare la propria personalità. Ci si riesce a condizione d’ergere steccati immaginari tra se e gli altri, tra se e l’ambiente.
Io credo d’essere riuscito a mantenermi integro e ci sono riuscito perché ho avuto la fortuna di vivere rapporti intensissimi con compagni e compagne che, da fuori, non mi hanno mai fatto mancare la loro amicizia, il loro affetto, il loro amore.
Ci sono riuscito perché da prigioniero sono sempre riuscito a difendere alcuni spazi inviolabili quali la dignità, l’orgoglio e il rispetto in me stesso.
La difesa quasi trentennale della propria integrità è stata la lotta più dura e silenziosa. Il resto, i fatti di cronaca, le lotte, le evasioni riuscite e quelle tentate, sono episodi importanti ma non determinanti all’interno d’un percorso esistenziale complessivo... 
Quando qualche secolo fa iniziai a rapinare le mie prime banche mi trovai subito appiccicato addosso i soprannomi "Il rapinatore gentile", "Il rapinatore solitario" e "La primula rossa". 
"Rapinatore solitario" perché le banche le rapinavo da solo. "Primula rossa" per l'inventiva (scarsa) di un giornalista che aveva intervistato mio padre durante la mia latitanza. Ma perché "rapinatore gentile"?
Ecco, la spiegazione di questo e il racconto di alcuni particolari inerenti al mio "stile" di rapinare le banche...
Intanto, perché ad un certo momento mi sono messo a rapinare banche e perché solo banche? E perché le rapinavo da solo?
In realtà, dopo aver letto le vicende della "Banda Bonnot" e anche Brecht ("E' più criminale fondare una banca che scassinarla"), parlai con alcuni compagni anarchici del mio progetto di rapinare (allora non si diceva ancora "espropriare", al '68 mancavano alcuni anni...) banche per rivitalizzare economicamente la stampa anarchica. Fui quasi preso per un pazzo. Se non fossi stato il figlio di Libero, m'avrebbero persino preso per un provocatore.
Allora, mi misi a rapinare banche da solo.
Come le rapinavo le banche? 
Prima studiavo attentamente le strade del posto. Cercavo sempre le banche periferiche o situate in piccole città. Cercavo di capire dove ci sarebbero stati i primi posti di blocco e cercavo stradine periferiche, deviazioni, per non dover passare in quei punti "caldi". Se possibile, dopo pochi Km. abbandonavo la macchina in un posto dove non l'avrebbero trovata subito e prendevo un pullman oppure un autobus e mi portavo fuori dalla "zona calda".
Una volta rapinai una banca in provincia di Bergamo, sulla strada che da Bergamo scende ad Iseo. Il paese era Tagliuno. Rapinata la banca, scappai verso Iseo. Prima d'entrare in Iseo lasciai la macchina in un garage, dicendo di cambiare l'olio e di lavarla, affermando che sarei passato a riprenderla dopo alcune ore. Poco lontano c'era una fermata dell'autobus. Presi l'autobus e rifeci a ritroso la strada fatta per scappare. Arrivati a Tagliuno, davanti alla banca che avevo rapinato quindici minuti prima, c'erano i carabinieri e una gran folla. La gente sull'autobus faceva commenti pesanti e una signora accanto a me disse che ci voleva la pena di morte per chi rapinava banche... ed io le davo ragione. Arrivato alla stazione degli autobus di Bergamo salii su un pullman diretto a Milano. In quel periodo autobus e pullman di linea non venivano fermati ai posti di blocco, a meno che non si fosse trattato di fatti gravissimi.
Ma perché "rapinatore gentile"? Perché non urlavo e mi rivolgevo agli impiegati fermamente ma con gentilezza, spesso scherzando per sdrammatizzare. Perché se nella banca c'era gente aspettavo pazientemente il mio turno, facendo finta di controllare delle cifre su di un foglio, finché la banca si svuotava. Allora mi avvicinavo alla cassa poggiavo la mia borsa sul tavolo e, al posto di una cambiale da pagare tiravo fuori la pistola e, tranquillamente dicevo all'impiegato: "Stai assolutamente calmo e non ti succederà nulla. Prendi tutti i soldi che hai in cassa e poggiali sul banco". Gli altri impiegati non si accorgevano subito di ciò che succedeva. Quando realizzavano che c'era una rapina, alzavano subito le mani, allora io gli dicevo di poggiare le mani sul tavolo, di stare tranquilli, di comportarsi normalmente. Se per caso fosse entrato un cliente mentre la rapina era in corso, cosa che è successa molte volte, non si sarebbe accorto che era in corso una rapina. Poi quando arrivava vicino a me, gli mostravo la pistola e anche a lui dicevo di stare tranquillo e lo facevo andare in un angolo lontano dalla porta d'uscita. Quando mi avevano consegnato i soldi, dicevo a tutti di stendersi per terra e di non alzarsi per cinque minuti, che c'era un mio complice, fuori, che sarebbe intervenuto se si fossero alzati prima dei cinque minuti e lui non era così tranquillo come me...
Solitamente, aspettavano realmente i cinque minuti. A volte entrava un cliente e vedendo gli impiegati per terra, era lui a dare l'allarme.
Una volta, durante una rapina, un’impiegata ebbe un lieve malore per la paura. Il giorno dopo sul giornale lessi le sue generalità e tramite la Fleurop le mandai un mazzo di fiori scusandomi per la paura che le avevo causato.
Ecco, così nacque il "Rapinatore gentile".
Ma la mia gentilezza è innata, non affettata. Diciamo che sono gentile per natura, fa parte del mio carattere e quindi traspare anche in situazioni anomale nelle quali, normalmente, la gentilezza non dovrebbe avere diritto di cittadinanza...

Horst Fantazzini, 1998

CIE DI CALTANISSETTA: SVENTATA EVASIONE

FONTE

Caltanissetta, 5 dicembre 2013
«Sventato un tentativo di fuga dal Cie di Caltanissetta
Un tentativo di fuga è stato sventato la notte scorsa dalle forze dell’ordine al Cie di Pian del lago a Caltanissetta. I migranti ricoverati nella struttura di prima identificazione ed accoglienza avevano già preparato materassi e suppellettili per darli alle fiamme e quindi scappare approfittando dell’emergenza. Dopo momenti di tensione l’allarme è rientrato e la situazione si è normalizzata. Nei giorni scorsi gli ospiti del Cie ed altri extracomunitari che vivono all’esterno della struttura avevano protestato per le condizioni in cui sono costretti a stare.»
macerie @ Dicembre 5, 2013

FERRARA: INIZIATO IL PROCESSO PER ALESSANDRO, FRANCESCO E MADDA

E’ iniziato a Ferrara il processo contro tre compagni anarchici, Alessandro, Francesco e Madda, per l’occupazione della sede estense del quotidiano “Il Resto del Carlino”. Nel tardo pomeriggio del 15 febbraio 2010, alcuni solidali si erano intrufolati negli uffici del giornalaccio per srotolare uno striscione e raccontare al megafono quanto avvenuto ad alcuni compagni antifascisti che, due giorni prima, erano stati caricati e fermati nel tentativo di impedire la sfilata di Fiamma Tricolore a Rovereto. Il 27 novembre 2013 si è svolta l’udienza filtro, il processo riprenderà a febbraio 2014.



QUANDO IN STRADA CI SONO I CARRI ARMATI, CHE FACCIAMO, ANDIAMO A DORMIRE?


riceviamo e diffondiamo:


“Quando in strada ci sono i carri armati, che facciamo, andiamo a 
dormire?”


Dopo anni di demonizzazione, falsificazione e rimozione di intere pagine 
di storia di questo Paese, tornare sul ciclo di lotte 1960-1980 permette 
di liberare non solo vite, passioni, scelte, pratiche di migliaia di 
persone dalle gabbie della narrazione dominante, ma anche e soprattutto 
di affrontare i problemi emersi al di là di questa o quella soluzione 
fornita da questo o quel gruppo: il rapporto tra vertenza sindacale e 
rifiuto del lavoro salariato, tra lotte parziali e processo 
rivoluzionario,
le stragi di Stato, il ruolo dei fascisti e dell'antifascismo, la 
questione del carcere
e della solidarietà, il nodo della lotta armata...
Il racconto di Ricciardi – dalla sinistra socialista ai comitati unitari 
di base,
dal Luglio '60 alla sconfitta operaia del 1980 a Torino, dall'autonomia 
operaia alle Brigate Rosse, dalle lotte dei ferrovieri alla rivolta nel 
carcere di Trani... –
è soggettivo e impersonale allo stesso tempo e, soprattutto, ricco di 
problemi.
Di ieri ma anche di oggi.

incontro/dibattito con
Salvatore Ricciardi


a proposito del suo libro
Maelstrom. Scene di rivolta e autorganizzazione di classe
in Italia (1960-1980), DeriveApprodi, 2011

GIOVEDì 12 DICEMBRE
ORE 20:30

Spazio anarchico EL TAVAN
via della Cervara, 53 Trento

4 dicembre 2013


BAHAR FUORI DAL CARCERE

da radio onda d'urto apprendiamo che:

Bahar Kimyongur è fuori dal carcere. Il compagno turco-belga, in galera a Bergamo dal 21 novembre scorso su mandato internazionale della Turchia, ha ricevuto i domiciliari dal Tribunale di Brescia. Ora Bahar si sta recando a Massa, città toscana dove attenderà il processo vero e proprio riguardante la richiesta di estradizione in Turchia, legata alla sua attività di denuncia e controinformazione nei confronti dei crimini perpetrati sia ad Ankara che nel vicino ginepraio siriano proprio dal governo di Erdogan, padrone – padrone della Turchia.

Bahar dovrà rimanere  in una casa a Marina di Massa, in attesa del pronunciamento della Corte. Lo Stato Turco dispone di 40 giorni, a partire dal 21 novembre, giorno in cui l’attivista e giornalista belga è stato arrestato dalla Digos quando è arrivato all’aeroporto di Bergamo, per trasmettere all’Italia i documenti che corredano la richiesta di estradizione.
Da quando è stato arrestato il Clea – il Comitato per la libertà di espressione e associazione – ha organizzato petizioni e manifestazioni a Bruxelles. Oggi in un comunicato il Clea afferma che “la lotta in favore di Kimyongur dovrà necessariamente ora fare un salto di qualità”.
Presidi fuori dal Tribunale si sono tenuti anche a Brescia, in due diverse occasioni, a Milano, a Padova.