13 maggio 2015

LETTERA DI LUCIO DALLE VALLETTE

riceviamo e diffondiamo:

To Vallette 29-4-15

Lunedì 20.4 ci hanno trasferiti alle Vallette. Siamo partiti da Ferrara alle 9.00, tutti e tre ingabbiati nello stesso blindato e con la consueta scorta. Non è mancato il teatrino della pisciata in autogrill con i mitra spianati, giusto nel caso il compagno Camogli tentasse un colpo di mano. Siamo arrivati a Torino dopo 5 ore e ce ne abbiamo impiegate 4 a esaurire la trafila dei nuovi giunti: perquise varie, moduli, foto, visita medica e un sacco di attesa.
Dall’atteggiamento delle guardie è apparso subito chiaro che la nostra presenza fosse un fastidioso incomodo non solo logisticamente e l’”antipatia” verso di noi era palpabile.
Saliti in sezione ormai verso le 19.00 abbiamo trovato un nutrito comitato di accoglienza che, senza rispondere ad alcuna delle nostre domande sulle visibili stranezze del reparto, ci ha chiusi in tre celle attigue, due affiancate e una di fronte. In pochi minuti ci siamo accorti dell’inghippo: ci troviamo in una sezione di protetti dai quali siamo stati separati spostandoli tutti nelle celle in fondo al corridoio ammassati come sardine. Tra noi e loro una decina di celle vuote come “cuscinetto”. Lo stato stesso delle nostre celle appariva inaccettabile: infiltrazioni d’acqua, vetri rotti, cavi penzolanti e soprattutto mancanza di cuscini e di un materasso!
Dopo un rapido consulto abbiamo deciso di mettere da subito in chiaro come siamo pronti a farci ascoltare. Dopo aver gridato di chiamare subito un ufficiale, abbiamo iniziato una sonora battitura con calci ai pensili e pentole sbattute. Dopo parecchio tempo si è presentato l’ispettore con alcune guardie dicendo che, trattandosi di trasferimento temporaneo per il processo, non ci sarebbero stati miglioramenti. Sentirci poi dire che anche senza materasso stavamo fin troppo bene ha richiesto un altro rapido consulto, appena lasciati soli: increduli della faccia di merda spudorata dei portachiavi, abbiamo deciso di rilanciare. Letteralmente.
Abbiamo tirato in corridoio bombolette del gas usate, frutta marcia e pattume vario verso il cancello di sicurezza, con le guardie che cercavano di rispedirle a calci. Sempre con sottofondo di battitura. Essendo ormai evidente che non avremmo mollato a costo di svegliare tutto il carcere, alla fine è arrivato il materasso mancante. Il mattino dopo anche i cuscini e una TV nella cella che ne era priva han fatto la loro magica comparsa.
Giorno dopo giorno ci siamo conquistati sempre più spazi: abbiamo ottenuto due ore al giorno di socialità, la possibilità di andare insieme alla docce e altre piccole cose come la fornitura per la pulizia della cella…che inizialmente ci era stata negata! L’aria l’abbiamo sempre fatta insieme ma stiamo cercando di ottenere più ore. A quanto pare resteremo qui fino a sentenza. Nel frattempo i saluti qua sotto ci hanno dato una grossa mano a tenere alta la testa così come sentire la voce dei compas a radio Blackout ci tiene compagnia tutti i giorni.

Le provocazioni degli omini blu non mancheranno mai, ma state be sicuri che siamo abbastanza forti da non farci intimidire e abbastanza matti da restituire ogni colpo!

Alla prossima,
Lucio

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