24 giugno 2013

JERRY RESISTS GRAND JURY - INQUISIZIONE AMERICANA



Nel magico mondo del capitalismo statunitense, tra i molteplici apparati 
repressivi, brilla per subdola concezione quello del Grand Jury: un 
tribunale che non porta a giudizio soggetti supposti aver commesso 
reati, ma finalizzato piuttosto a estorcere informazioni. Sottrarsi alla 
sua formula inquisitoria, con l’unica modalità possibile, cioè il 
silenzio assoluto, significa rischiare la prigione. Ci siamo fatti 
raccontare da una compagna statunitense come funziona questa speciale 
corte e la vicenda di Jerry Koch, attualmente nelle prigioni federali 
per il suo rifiuto di collaborare.


http://www.radiocane.info/jerry-resists-grand-jury-inquisizione-americana/

20 giugno 2013

EX-CUEM RESISTE - MANIFESTO IN SOLIDARIETA'

Riceviamo e diffondiamo:
 


SE LA RESISTENZA E' UN REATO, SIAMO TUTTI RECIDIVI


Questa mattina (19 giugno 2013) 7 fra compagni e compagne sono stati 
messi agli arresti domiciliari e altri 3 sono stati perquisiti e 
accompagnati in Questura a Milano. In più dalla stampa e dai fogliacci 
della questura si apprende che altre 30 persone sarebbero in corso di 
identificazione per concorso materiale e morale.Un'operazione,quindi, 
che riguarderebbe più di una quarantina di compagni con un dispiegamento 
di forze non indifferente.
A fronte di tale ferocia reati e imputazioni “normali”: resistenza 
aggravata a pubblico ufficiale e oltraggio. Normali perché oramai sempre 
più manifestazioni giungono a momenti di tensione con i cani da guardia 
del potere, perché sempre più frequentemente si decide di resistere alla 
violenza di Stato, perché sempre più persone potrebbero condividere 
queste azioni di resistenza e sentire la necessità di ribellarsi.
Diventa così impellente, da parte di chi vuole difendere lo status 
quo,colpire subitamente chi si organizza per resistere, chi si mette in 
gioco in prima persona per un cambiamento radicale dell'esistente.
Uno spazio libero e autogestito in una università sempre più legata al 
profitto, sempre più collusa e funzionale alle imprese è una spina nel 
fianco per l'anno accademico e al suo normale e triste svolgimento.
Una valle che si ostina a non subire le decisioni e il voler di Stato in 
nome del dio denaro viene militarizzata e colpita perché questo non può 
lasciare che una porzione di territorio decida da sé.
I lavoratori che prendono coscienza della loro condizione di sfruttati e 
iniziano a lottare contro le lobbies delle cooperative vengono puniti 
esemplarmente per smorzare ogni velleità di ribellione.
Chi trova la forza per resistere agli sfratti, creando reti di 
solidarietà e organizzandosi per tenersi la propria casa, viene represso 
per impedire la diffusione di una pratica che metterebbe in discussione 
il mercato del mattone e la legittimità del potere costituito.
Chi porta solidarietà agli internati nei CIE viene arrestato e bollato 
come isolato provocatore, perché per lo Stato la solidarietà con i 
detenuti dei CIE e delle galere, negli anni in cui le porte delle gabbie 
si aprono sempre più spesso per gli esclusi di questa società, deve 
rimanere una pratica marginale e controllabile.
Ci rinchiudono per aver resistito. Siamo fieri di averlo fatto. Se 
resistere è un reato, siamo tutti recidivi.
Facciamo un appello a tutti coloro che in questo momento sono sotto 
attacco a non arrendersi, ad alzare la testa, perché anche se per ora ci 
hanno tolto i nostri compagni, la battaglia non è finita: per loro e per 
chi lotta senza paura, diffondiamo la solidarietà.

Inquisiti,solidali e complici del Saronnese
Anarchiche e Anarchici del Varesotto
UltimiMohicani
Kinesis


CHE L'HARDCORE ALIMENTI IL CONFLITTO! MATINEE T.A.Z. ANTIREPRESSIONE 23 GIUGNO



DOMENICA 23 GIUGNO 2013 - dalle h.15.00
Parco via San Dionigi, Milano
Primo parchetto a destra venendo dal centro in Via San Dionigi a Milano (Zona corvetto)
M3 (LINE GIALLA) LINEE 95, 84, 77 E 93!

Che l'hardcore alimenti il conflitto!! La T.A.Z. programmata per domenica e in seguito annullata CI SARà COMUNQUE!!
Ancora più forti di ieri dobbiamo rispondere agli arresti di 7 compagni attivi a Milano. Per tutti loro, contro la repressione, per far si che la parola RESISTENZA non sia il nome con cui loro chiamano un reato.

CONCERTO DALLE 16.00 con:

ESSERE, HARDCORE MILANO
WARPATH, CRUST MILANO
CORPSE, POWERVIOLENCE MILANO
PSYCO FELLOWSHIP, POST HC MILANO
... presto nuove conferme!

REPRESSIONE E OPERAZIONE GIUDIZIARIA PER LO SGOMBERO DELL'EX-CUEM

Questa mattina a Milano è scattata un'operazione giudiziaria nei confronti di dieci studenti accusati di resistenza, danneggiamento e travisamento; per 7 di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari, altri 3 sono indagati a piede libero.
Le accuse si riferiscono ai fatti del 6 maggio scorso, quando la polizia fece irruzione all'interno dell'università Statale per impedire agli studenti di occupare un'aula in seguito allo sgombero dell'ex Cuem libreria autogestita, spazio di aggregazione e di lotta devastato e sgomberato poche ore prima per ordine della governance universitaria.
Gli studenti, determinati nel difendere i propri spazi all'interno dell'ateneo e decisi a non tollerare la presenza della polizia nell'università, erano stati caricati più volte fino ad essere spinti brutalmente verso l'ingresso. L'intimidazione non impedì peraltro agli studenti di riappropriarsi dell'ex Cuem il giorno successivo dopo un partecipato corteo per le vie di Milano.
A poco più di un mese di distanza arriva la risposta repressiva contro chi decise di resistere in difesa di uno spazio sottratto all'abbandono e restituito all'autogestione e ai bisogni degli studenti: agli arrestati di questa mattina va quindi la nostra solidarietà.
Per le 12 è stato convocato un appuntamento all'ex Cuem per decidere come organizzare la risposta a questa operazione; successivamente è stato rilasciato questo comunicato:
Mercoledì 19 giugno alle 6 di mattina la polizia si è presentata nelle case di dieci ragazzi e ragazze per i fatti del 6 maggio. Sette di loro sono agli arresti domiciliari, tre indagati a piedelibero. Le accuse sono resistenza, danneggiamento e travisamento.
Quei giorni li ricordiamo tutti. Il rettore Gianluca Vago decise di sgomberare e distruggere gli spazi della libreriaEx-Cuem. Ci fu subito una reazione: un'assemblea molto partecipata decise di occupare un'auletta inutilizzata all'interno dell'università per proseguire con il progetto della libreria. La polizia autorizzata dal rettore Vago non si fece scrupoli a caricare gli studenti, i solidali e chi in quel momento si trovava nei pressi dell'auletta occupata per sgomberarla.
Nei giorni seguenti ci fu una grossa mobilitazione con cortei in città, fu impedito l'ingresso della polizia nell'ateneo e furono ri-occupati gli spazi della libreria. Allo stesso tempo altre esperienze universitarie si sono mobilitate in tutta Italia: anche a Napoli gli studenti sono stati caricati in piazza, sia dai fascisti che dalla polizia; a Bologna è stato occupato il rettorato; a Roma si sono verificate diverse azioni di solidarietà.
Da quel momento, nonostante l'ostilità e il silenzio dei professori, l'Ex Cuem è stata ricostruita ed è tornata a vivere.
La difesa dell'Ex-Cuem non è una battaglia isolata. Gli attacchi polizieschi e dell'amministrazione universitaria rivolti contro la libreria seguono le stesse modalità che vediamo tutti i giorni in Val Susa, le stesse che hanno portato alle rivolte per Gezi Park a Istanbul e in tutta la Turchia o alla cacciata della polizia a Bologna durante un'assemblea in piazza; le stesse modalità con cui ogni giorno vengono sfrattate le famiglie che non riescono a pagare l'affitto, le stesse con cui la polizia decide di sgomberare chi si organizza e vive in collettività in spazi che sarebbero altrimenti vuoti.
I fermi, gli arresti e le misure cautelari non rappresentano altro che il becero tentativo di fermare un'unica grande lotta che si diffonde e contagia tutti i luoghi in cui l'autorganizzazione a partire dai propri bisogni diviene una bandiera e un'irrinunciabile strumento di lotta.
E' con gioia e orgoglio che affermiamo che ogni sforzo su questo piano è stato e sempre sarà vano: la consapevolezza del forte legame e dei progetti che tengono unite le nostre battaglie va di pari passo con i legami che abbiamo stretto all'interno della Libreria in un anno di occupazione, così come tra i boschi della Valle o con le famiglie degli sfrattati. La solidarietà è la nostra arma più forte e non esiste arresto che possa minare le sue basi. E' per questo motivo che a difendere l'Ex-Cuem non c'erano solo i suoi occupanti e gli studenti della Statale, ma anche compagni e compagne e tutti i solidali che si riconoscono in questa lotta.
Ci rinchiudono per aver resistito. Siamo fieri di averlo fatto, siamo in un momento storico in cui il termine resistenza assume un valore per noi totalmente positivo.
Se resistere è un reato, siamo tutti recidivi.
Facciamo un appello a tutti coloro che in questo momento sono sotto attacco a non arrendersi, ad alzare la testa, perché anche se per ora ci hanno tolto i nostri compagni, la battaglia non è finita: per loro e per chi lotta senza paura, diffondiamo la solidarietà.
DOVE DISTRUGGONO RICOSTRUIAMO.
QUANDO SGOMBERANO RIOCCUPIAMO.
QUANDO CARICANO RESISTIAMO.
QUANDO ARRESTANO NON PENSATE DI DIVIDERCI, DIVENTIAMO ANCORA PIU' FORTI.
CLARA,GRAZIANO, PASCA, FRA, ENRICO, TOFFO E MICH LIBER* SUBITO!
#standup4excuem

FORLI': COMUNICATO CONTRO LA REPRESSIONE - alla luce degl'ultimi avvenimenti repressivi


Riceviamo e diffondiamo:
Di seguito vi mandiamo un comunicato sui recenti procedimenti
repressivi che hanno coinvolto compagni e compagne di Forlì di diverso
orientamento politico ma accomunati dalla comune sensibilità
anti-capitalista e anti-fascista.(anarchici, militanti di Rifondazione
Comunista, del PCL e del Comitato Difesa Sociale di Cesena).
Facciamo notare agli amici NO-TAV che denunce, fogli di via ed avvisi
orali sono stati redatti e sottoscritti da quel tal Salvatore Sanna,
già distintosi come vicequestore di Torino ai tempi dello sgombero del
presidio della Libea repubblica della Maddalena, ed ora Questore di
Forlì.
Stranamente però i fogli di via - di cui si è a conoscenza per ora di
4, di cui 3 già notificati - hanno colpito solamente i/le compagni/e
anarchici/che, forse perchè considerati i soggetti più attaccabili
poichè creduti i più isolati e senza solidarietà da parte degli altri
gruppi. Facciamogli capire che si sbagliano.
Invitiamo tutti a mandare comunicati, mail e fax di protesta
indirizzate al prefetto di Forlì (i contatti sono alla fine del
comunicato) o ai giornali locali di Forlì, per richiedere a gran voce
la revoca di questi procedimenti fascisti e discriminatori, di natura
prettamente politica, e l'accoglimento dei ricorsi dei/delle
compagni/e.

Si prega di far girare la notizia.

LA SOLIDARIETÀ È UN ARMA - SEMPRE NO-TAV - SEMPRE CONTRO TUTTI I
VECCHI E NUOVI FASCISMI!
..............................
.....................

COMUNICATO:

VIA I FOGLI DI VIA, VIA IL FASCISMO DALLE NOSTRE VITE: VOGLIAMO IL
RITORNO DEI NOSTRI COMPAGNI!

4 fogli di via, 3 avvisi orali, una perquisizione e 47 avvisi di
garanzia (più 4 a minorenni) per l'occupazione del Maceria e
manifestazioni antifasciste a Forlì.


Nelle ultime settimane ad alcuni/e nostri/e compagni/e è stato
notificato il tristemente famigerato “foglio di via” dalla città di
Forlì per la durata di 3 anni, sono partite indagini e recapitati
avvisi orali, oltre a una sgradevolissima visita di carabinieri a casa
di alcunX di noi...

Le motivazioni per giustificare i suddetti provvedimenti repressivi
sono riconducibili a due occupazioni avvenute rispettivamente in
novembre e febbraio, all’aver partecipato a pubblici presidi e
manifestazioni (alcune non preavvisate, altre autorizzate), aver
protestato per la mancanza di spazi sociali e abitativi, aver esposto
striscioni (tutte iniziative pericolosissime, come no!) e in
conclusione professare idee anarchiche e libertarie. Questa volontà di
processare le idee è evidente dal momento che nel contestate la
partecipazione a una manifestazione non preavvisata, in occasione
dello sgombero del Maceria Occupato (lo stabile comunale di via Maceri
a Forlì abbandonato dal Comune per sei anni e fatto rivivere per un
mese e mezzo da un gruppo di volenterosi), la questura abbia emesso
fogli di via che colpiscono esclusivamente degli anarchici quando a
quella manifestazione erano presenti molte persone di diversa
appartenenza politica. È vero anche però che questa misura repressiva
interessa un numero di persone sconvolgentemente alto (il numero di
fogli di via è infatti in drastico e rapido aumento, a Forlì nel solo
2012 ne sono stati messi ben 243 a fronte dei 34 del 2010) ma sempre
più questi provvedimenti oltre a colpire i vari soggetti
“indesiderabili” (poveri, senzatetto, migranti “irregolari”, venditori
ambulanti, questuanti…) vengono adoperati per allontanare da un
determinato contesto fisico chi si impegna in qualche forma di lotta
nel sociale che da fastidio. È evidente quindi che in questo caso le
finalità del foglio di via sono prettamente politiche. Così come
politica è la volontà di annichilire un movimento di protesta in città
facendo partire un indagine contro 51 persone, 4 delle quali
minorenni, per reati di occupazioni, danneggiamenti, imbrattamenti,
violenze, istigazioni a delinquere e altre amenità (includendo anche
persone che nemmeno erano presenti fisicamente nei giorni delle
iniziative prese di mira!) riguardanti l’occupazione del Maceria,
dell’ex bar Giardino (occupazione avvenuta a fine febbraio, come
azione diretta simbolica contro la delega elettorale) e il corteo
antifascista promosso contro la riqualificazione del ventennio
mussoliniano portata avanti dalle istituzioni forlivesi.

Come se non bastasse parallelamente a queste misure repressive
giustificate solo dalla volontà di spacciare per “pericoloso” chi
lotta per cambiare le cose, si assiste a una persecuzione ferrea di
chi professa e agisce per portare avanti l’antifascismo (mentre
dall’altra parte si tutela la presenza pubblica dei neofascisti come
Casa Pound, Forza Nuova o Azione Universitaria).
A seguito di una banchetto di Casa Pound Italia contestato in Piazza
Saffi partivano 8 denunce per violenza privata e violazione delle
libertà morali; per una bandiera di Azione Universitaria (gruppo
studentesco costola del vecchio partito Alleanza Nazionale) sottratta
ad un banchetto è stata effettuata una perquisizione domiciliare ai
danni di due compagni con tanto di sequestro dell’auto del padre di
uno di loro (l'auto è ancora sotto sequestro mentre scriviamo). Non si
è assistito però a indagini così solerti per trovare i due naziskin
che hanno pestato un ragazzo omosessuale nella periferia di Forlì nel
2011, non abbiamo nemmeno sentito grida sperticate di indignazione
quando a una ragazza, impegnata nell’elaborazione di una mostra sul
gruppo partigiano “Giustizia e Libertà” è stata devastata la macchina
da svastiche incise col coltello e con lo spray sotto casa sua e
nemmeno dopo il danneggiamento di una targa commemorativa alla memoria
dei partigiani forlivesi.
Ovviamente non è nostro intento chiedere alla sbirraglia di indagare
anche i fascisti o di "sbatterne in cella" qualcuno, delle galere
volgiamo vedere solo macerie (...e magari sotto le macerie divise e
fasci) ma rendere pubblica in città l'evidenza dell'utilità della
legge: tutelare l'oppressione e i suoi scagnozzi, colpire i ribelli e
ghigliottinare le lotte sociali.
Insomma appare tragicamente evidente che nella Forlì delle mostre sul
ventennio, nella Forlì che spende centinaia di migliaia di euro per
riqualificare i palazzi del regime mussoliniano e lascia i poveri a
dormire per strada, nella Forlì in cui urlare uno slogan contro le
camicie nere equivale ad “apologia di reato di omicidio e incendio” le
forze di polizia, carabinieri e magistratura sono saldamente alleati
nell’affossare la lotta antifascista.
Non sarà allora questione di malizia se ci pare che nel nostro
territorio (Forlì e Predappio in primis) vi sia una certa attenzione
per lusingare il turismo nero vestito e zittire chi invece questa
laida e pericolosa marmaglia la vuole vedere confinata nelle brutte
pagine di storia.
Oggi toccano agli anarchici denunce ed esilio, domani potrebbe
capitare a qualsiasi altra persone che lotta per un presente e un
domani migliori o anche solo a chi non è benvoluto in città: la crisi
economica-sociale ha infatti “generato” tanti nuovi poveri e tante
nuove leggi che rendono illegale ciò che prima era consuetudine.
Riteniamo che quando in una città si applicano sistematicamente
denunce e pressioni contro gli antifascisti, quando alle istanze di
una larga parte della città si risponde con celerini che blindano un
quartiere e sgomberano con la forza un luogo liberato, quando si
agisce con gli strumenti legali del Ventennio fascista (il nostro
codice penale, infatti, è lo stesso codice Rocco usato dalla dittatura
e misure amministrative come i fogli di via e gli avvisi orali
appartengono al "Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza" del
1931, arrivato fino ai nostri giorni sostanzialmente identico ad
allora se si eccettuano poche modifiche irrilevanti), quando si
manifestano atteggiamenti paurosamente xenofobi, omofobi e
discriminatori liquidati con superficialità il problema coinvolga la
città tutta.

Alla luce di questa situazione chiediamo perciò a tutti coloro che nei
mesi passati hanno condiviso, e che condividono tutt’ora, lo spirito
che ha animato le mobilitazioni a Forlì - dall’impegno per la
liberazione degli spazi sociali alla critica delle politiche
abitative, dai presidi e cortei antifascisti alla critica dello spreco
consumistico con momenti di distribuzione di cibo recuperato
altrimenti buttato, dall’attivismo per la libertà dallo sfruttamento
di tutti gli animali e per la difesa della Terra da ogni nocività fino
alla solidarietà ai reclusi nella casa circondariale attraverso un po’
di musica e calore umano per alleviare grigie giornate e spezzare
l’isolamento sociale – chiediamo, dicevamo, di unire la loro voce e le
loro azioni alla nostra protesta. Così come invitiamo tutte le
individualità, associazioni, i circoli e le forze politiche, sociali e
culturali che in passato hanno espresso la loro solidarietà allo
Spazio Maceria o anche chi soltanto reputi inaccettabile il vivere in
una città in cui il dissenso politico è considerato “pericoloso” a
mobilitarsi pubblicamente su quanto è accaduto e sta accadendo, ognuno
magari coi propri mezzi e modalità, per chiedere a gran voce il ritiro
immediato delle misure repressive, contro ogni fascismo, per città
libere dall'oppressione e dalle discriminazioni.

- Innamorati/innamorate della libertà -


...

Di seguito l'appello da inviare al prefetto per l'accoglimento dei
ricorsi dei/delle compagni/e colpiti/e dai fogli di via (e ai giornali
locali perchè ne diano informazione) che ogni singolo, associazione,
comitato, gruppo politico, sociale e culturale, se vuole, può
sottoscrivere mandandone notizia alla seguente mail:
almaceriatutte@canaglie.org

Per chi lo volesse si può anche riprendere il seguente testo,
firmarlo, e mandarlo autonomamente all'indirizzo della prefettura:

Prefetto di Forlì-Cesena
Dott.ssa Erminia Rosa CESARI
Piazza Ordelaffi, 2 - 47100 Forlì
Tel. 0543 719111
Fax 0543 719666
Email: prefettura.forlicesena@interno.it
Gabinetto del prefetto - michele.truppi@interno.it
Vicario del prefetto - darco.pellos@interno.it

Per chi è interessato, inoltre, sulla pagina della prefettura di Forlì
vi è anche una sezione "scrivi al Prefetto"
http://www.prefettura.it/forlicesena/index.php?f=Spages&s=scrivici.php&id_sito=1185&nodo=6254&nodo_padre=6252&tt=ok

....

TESTO DELL'APPELLO:

"Al signor Prefetto della Provincia di Forlì-Cesena,

Diverse persone, nell'ultimo mese, sono state colpite da alcuni
provvedimenti di rimpatrio nei propri comuni di residenza emessi dal
Questore, tramite "foglio di via" dal comune di Forlì della durata di
tre anni.
Queste persone sono state colpite non perchè sia dimostrata una
effettiva probabilità di "pericolosità sociale" ma esclusivamente
sulla base della partecipazione ad alcune iniziative pubbliche nella
città di Forlì, reclamanti maggiori spazi sociali e culturali per
giovani e non, ed in fattispecie iniziative critiche verso le odierne
politiche abitative dell'amministrazione comunale e manifestazioni
pubbliche per una maggiore giustizia sociale e molte a carattere
antifascista.
Ciò denota la natura chiaramente politica delle misure repressive di
cui sopra e la volontà di colpire assieme alle singole persone anche i
percorsi pubblici e le lotte sociali portate avanti in questi lunghi
mesi.
Il provvedimento di "foglio di via", come saprà, è d'altronde uno
spiacevole ricordo del ventennio fascista approvato con Regio Decreto
n. 773 il 18 giugno 1931. Questo articolo del T.U.L.P.S., il Testo
unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che non prevede nessun
intervento di un Giudice ma solamente un atto arbitrario del capo
della Polizia, è rimasto tale e quale a quello emanato dal regime di
Benito Mussolini, sena nessuna modifica intervenuta.
Che si colpiscano gli odierni antifascisti con i vecchi codici
fascisti, per allontanarli dal loro contesto di lotta e dai rapporti
sociali instauratisi col tempo, è ancora più inaccettabile. Quale
giustificazione può avere la Democrazia per ricorrere a misure
escogitate per essere funzionali durante una dittatura spietata come
quella fascista? E ancora, può una misura repressiva come quella dei
"fogli di via", pensata per schiacciare la dissidenza politica di
allora, essere adoperata anche oggi con le stesse motivazione e per le
stesse finalità?
Inoltre vi è pure da ricordare che il "foglio di via" non è una
semplice misura limitante la mobilità di chi ne è colpito, va ad
inficiare infatti anche altri aspetti basilari ed inalienabili della
vita quotidiana che interessano, per esempio, anche il campo affettivo
(legami di amicizia e di amore), oltre come detto quello politico,
denotandosi quindi come un vero e proprio attentato contro la libertà
individuale della persona.
Per questo chiediamo che vengano al più presto tolti e annullati tutti
i "fogli di via" che hanno colpito queste persone - colpite
politicamente, lo sottolineiamo nuovamente - e dunque che i ricorsi
gerarchici di queste ultime rivolti alla Sua persona vengano accolti
senza indugio, per ristabilire quella libertà di dissenso politico che
queste misure mettono a repentaglio".

19 giugno 2013

SUGLI ARRESTI DEI COMPAGNI MODENESI: SOLIDARIETA' E COMPLICITA' CON GABRIELE, SABBO E ANDREA

Nel tardo pomeriggio di ieri (domenica 16 giugno) a Modena è stata fermata una macchina con quattro compagni a bordo e tre di loro sono stati arrestati.
Gli sbirri li accusano di danneggiamento, incendio doloso e lancio di materiale esplodente, in relazione a delle fiamme che si sarebbero sviluppate lungo la siepe della recinzione esterna del Cie, e che avrebbero danneggiato uno dei gabbiotti dei militari di guardia.
Le merde in divisa sostengono di essere state avvertite da un passante che ha segnalato una ventina di persone nei pressi del Cie. Una pattuglia della guardia di finanza accorsa ha fermato una delle macchine che a suo dire si stavano allontanando, e raggiunta da una volante della polizia, ha controllato i documenti e perquisito la vettura. Pur non avendo trovato nulla di rilevante, l’auto è stata sequestrata e i compagni portati in questura e chiusi in quattro celle separate, lasciati senz’acqua nonostante le ripetute richieste.
Dopo oltre un’ora (!) gli sbirri si sono accorti che uno dei compagni era minorenne e che quindi non avrebbe potuto essere trattenuto in cella. Quest’ultimo è stato rilasciato a piede libero. Per gli altri inizialmente si è fissato il processo per direttissima questa mattina (lunedì 17), in seguito questo è stato annullato e si attende entro 72 ore dal fermo la convalida o meno degli arresti.

Gli indirizzi per scrivere telegrammi sono:

Andreana Gabriele, Soru Salvatore, Vaccari Andrea
Casa Circondariale via S.Anna 370
41122 Modena
Libertà per Andrea, Gabriele e Sabbo! Libertà per tutti!
Basta Cie, basta galere, basta gabbie!
Seguiranno aggiornamenti.

MASSIMA SOLIDARIETA' e COMPLICITA' A GABRIELE, SABBO E ANDREA!
SOLIDARIETA’ A TUTTI I COMBATTENTI ANARCHICI DENTRO E FUORI LE MURA

18 giugno 2013

IN TURCHIA CONTINUANO LE PROTESTE E LA REPRESSIONE


Da RadioBlackout
Dopo il brutale sgombero di Gezi Park gli scontri non si sono mai fermati. E contro i manifestanti sono scese in campo anche le squadracce del partito di governo, che hanno anche tentato l’assalto a una sede dell’opposizione. Solo ieri 600 arresti.
Viale Istiklal, Cihangir, Besiktas, il ponte sul Bosforo, Gazi e tanti altri quartieri di Istanbul sono stati teatro ininterrottamente fino alle prime luci dell’alba di scontri tra manifestanti e polizia, così come la capitale Ankara e Adana, nel sud del paese, a poca distanza dal confine con la Siria. Ormai le principali città turche sono zone di guerra. I manifestanti bloccano le strade e le autostrade, erigono barricate e lanciano sassi. Dall’altra parte il regime di Erdogan ha mobilitato migliaia di poliziotti e per la prima volta anche la polizia militare per blindare piazza Taksim e impedire che fosse occupata dalla folla che ne chiede le dimissioni, contro la quale gli idranti corazzati sparano acqua a pressione mescolata con agenti chimici urticanti.  La rivolta è scattata di nuovo generalizzata, per denunciare il brutale assalto di sabato notte a Gezi Park e a coloro che lo occupavano. Un attacco feroce, che ha fatto 800 feriti, fra cui bambini colpiti da proiettili di gomma, decine di persone ‘bruciate’ dal Jenix mischiato all’acqua degli idranti o soffocate dalle nuvole di gas lacrimogeni. Mentre le forze antisommossa arrestavano i medici che avevano curato i manifestanti feriti, rompevano il braccio a un deputato dell’opposizione, arrestavano avvocati e giornalisti, anche stranieri.
La diretta con Luca di Insu-tv appena rientrato dalla Turchia
VmP
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E quella con Walter della redazione di Nunatak sugli effetti della capseicina contenuta nelle acque degli idranti usate contro i manifestanti 
VmP
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16 giugno 2013

REPRESSIONE COLPISCE ANCORA-ROMAGNA: PERQUISIZIONE, PROCEDIMENTI, FOGLI DI VIA


Riceviamo e diffondiamo


In questi giorni in Romagna una serie di misure repressive colpisce un grande numero di compagni di diverse città, in particolare Forlì, Cesena, Lugo.

1 perquisizione, 4 fogli di via dalla città di Forlì, 3 avvisi orali, 47 procedimenti di indagine (più altri 4 a carico di minorenni) per fatti relativi all'occupazione del Maceria e del GiardinOccupato, a manifestazioni antifasciste ed in solidarietà allo sgombero del Maceria che hanno avuto luogo a Forlì durante l'inverno passato, oltre a singoli episodi specifici avvenuti nel corso delle sopracitate mobilitazioni.

a breve maggiori informazioni.

APPELLO DELLA COMPAGNA DI FRANCESCO PUGLISI

Apprendiamo da RadioAzione
Ciao, sono Paola la ragazza di Gimmy, Francesco Puglisi, arrestato da poco a Barcellona per i fatti del G8 di Genova e volevo comunicare un fatto importante. Innanzitutto ho visto il vostro articolo su Gimmy e come normale e bene che fate ne state parlando. volevo aggiungere che in questi giorni Gimmy riesce a chiamarmi per pochi minuti dal carcere di Madrid e mi ha comunicato che sta in condizioni difficilissime, dove vive malissimo la situazione perché é stato inserito in una sezione antiterrorismo in isolamento totale, sezione con quelli di Alcaida e Eta. Mi comunica che sta malissimo ed é depresso che fa fatica a mangiare, in poche parole sta molto male. Mi ha detto che la mia presenza é l’unica cosa che lo faccia stare meglio o comunque sono l’unico appiglio positivo in tutta questa situazione. Mi ha detto che sabato 22 giugno posso andare a trovarlo, me lo farebbero vedere, ma il problema qui é economico poiché gli unici treni che fanno tratta Barcellona/Madrid sono treni di lusso, molto cari mi hanno parlato conoscenti che andata e ritorno verrebbe a costare all incirca un 150 euro. Io non posso permettermi questa spesa perché ho la pensione di invalidità che é di 280 euro ma li ho dati tutti il primo di giugno per pagare la stanza (quando all’epoca c’era pure Gimmi con me).
Chiedo disperatamente aiuto a tutti per farmi avere questi soldi sia perché voglio vederlo ma non tanto per me ma quanto per la situazione precaria e delicata fisica e psichica che vive Gimmy dove per aiutarlo veramente bisogna che vada a fare questo colloquio per sollevarlo di morale per quanto possa aiutarlo la mia visita che sicuramente per lui é fondamentale e vitale.
Ci sarebbe l’opzione bus che é economica ma purtroppo é da scartare a priori perché sono 8 ore di viaggio da fare la notte e avendo dei “ferri”, sostegni chirurgici alla colonna vertebrale, non posso dormire in posizioni scomode sull’autobus, non me lo posso permettere, anche perché ad aggravare la situazione ci sarebbe il fatto che dopo questo viaggio di andata e dopo il colloquio, dovrei rifarmi questa odissea la stessa notte oppure dormire in un albergo per riprendermi dal viaggio ma anche quello ha dei costi e quindi siamo punto d’accapo. in poche parole fisicamente non posso permettermelo.
Quindi per cui vi lascio sia il conto bancario dove versare i soldi che arriveranno direttamente a Gimmy, sia la mia carta di credito Postepay dove versare i soldi che serviranno per fare il biglietto del treno.
per sostenere e aiutare Gimmy:
Banco Santander 00490633882610067276
per il mio viaggio, Paola:
codice carta Postepay:
4023 6005 9058 7608
codice fiscale: FRLPLA82L69i754O l’ultima cifra è una lettera(nome e cognome) intestata a: Paola Ferla
Grazie infinite in ogni caso, saluti, Paola.


SOLIDARIETA' E TOTALE COMPLICITA'  DA PARTE DEL NEROVELENO, A GIMMY E A TUTT* I/LE COMPAGN* RINCHIUS* IN TUTTO IL MONDO
 - FUOCO ALLE GALERE -


LIBERI E SELVATICI - FOTO DEL CORTEO DELL'8 GIUGNO A BERGAMO

Pubblichiamo qui di seguito le foto del corteo contro gli allevamenti di visoni e contro ogni forma di sfruttamento che si è svolto sabato 8 giugno a Bergamo.

Per maggiori info su corteo e sul coordinamento Liber*Selvadec: www.selvadec.webnode.it












15 giugno 2013

RADIOCANE: UN ITALIANO SUL BOSFORO



Una rivolta improvvisa.
Una partenza altrettanto improvvisa. E così un italiano si trova nel 
pieno della battaglia di piazza Taksim. Intorno a lui cortei infiniti, 
barricate monumentali e una coltre di nebbia lacrimogena che neanche sul 
naviglio d’inverno.

Nella sua testimonianza diretta le distanze si accorciano e scopriamo 
che raccontare Istanbul, in fondo, é raccontare le nostre città, e 
ascoltare la rivolta possibile che si cela imprevista dietro l’angolo.


ascolta:


http://www.radiocane.info/italiano-sul-bosforo/