18 giugno 2013

IN TURCHIA CONTINUANO LE PROTESTE E LA REPRESSIONE


Da RadioBlackout
Dopo il brutale sgombero di Gezi Park gli scontri non si sono mai fermati. E contro i manifestanti sono scese in campo anche le squadracce del partito di governo, che hanno anche tentato l’assalto a una sede dell’opposizione. Solo ieri 600 arresti.
Viale Istiklal, Cihangir, Besiktas, il ponte sul Bosforo, Gazi e tanti altri quartieri di Istanbul sono stati teatro ininterrottamente fino alle prime luci dell’alba di scontri tra manifestanti e polizia, così come la capitale Ankara e Adana, nel sud del paese, a poca distanza dal confine con la Siria. Ormai le principali città turche sono zone di guerra. I manifestanti bloccano le strade e le autostrade, erigono barricate e lanciano sassi. Dall’altra parte il regime di Erdogan ha mobilitato migliaia di poliziotti e per la prima volta anche la polizia militare per blindare piazza Taksim e impedire che fosse occupata dalla folla che ne chiede le dimissioni, contro la quale gli idranti corazzati sparano acqua a pressione mescolata con agenti chimici urticanti.  La rivolta è scattata di nuovo generalizzata, per denunciare il brutale assalto di sabato notte a Gezi Park e a coloro che lo occupavano. Un attacco feroce, che ha fatto 800 feriti, fra cui bambini colpiti da proiettili di gomma, decine di persone ‘bruciate’ dal Jenix mischiato all’acqua degli idranti o soffocate dalle nuvole di gas lacrimogeni. Mentre le forze antisommossa arrestavano i medici che avevano curato i manifestanti feriti, rompevano il braccio a un deputato dell’opposizione, arrestavano avvocati e giornalisti, anche stranieri.
La diretta con Luca di Insu-tv appena rientrato dalla Turchia
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E quella con Walter della redazione di Nunatak sugli effetti della capseicina contenuta nelle acque degli idranti usate contro i manifestanti 
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