12 agosto 2013

MARCO CAMENISCH: NANOTECNOLOGIA E TRASPARENZA

Di seguito una traduzione del compagno Marco Camenisch dal lager Lenzburg di Svizzera sulle nanotecnologie e il nano argento. Lasciamo la sintesi, la traduzione e i commenti così come li abbiamo ricevuti:
Dalla WOZ n. 22, 30 Maggio 2013, cultura/scienze, trad. M.C., Lenzburg, Maggio 2013
NANOARGENTO PERICOLO MUTANDE
L’industria produce sempre di più beni di consumo che contengono del nanoargento. Ma la maggior parte di questi beni di consumo non sono né utili né sensati. Semmai sono una minaccia per l’ambiente.
Di Franziska Meister
È calato il silenzio sul clamore attorno alla nanotech. Nuovi materiali con nuove proprietà dovrebbero diffondersi grazie a minuscole nanoparticelle. Molto reattive. Dove sono finiti, questi nuovi materiali?.
La risposta sorprende: i nanomateriali sono approdati nel nostro quotidiano già da tanto tempo, anzi, sono penetrati nella sfera più intima. Per esempio il nanoargento. Con il nanoargento ci laviamo, ci puliamo i denti, lo spalmiamo sotto le ascelle ed in faccia e su tutto il corpo fin nelle zone più intime, e ce ne vestiamo dai calzini fino alla biancheria intima e le scarpe. Lo usiamo per cucinare ed imballare gli alimenti. Poiché il nanoargento disinfetta, uccide i funghi. I batteri ed altri micro-organismi. La carne dura più a lungo sotto una pellicola di nanoargento, sterilizza le stoviglie, i nostri calzini non puzzano – noi non puzziamo.
Con l’igiene si fa buoni affari. A livello mondiale, nessun altro nanomateriale è utilizzato in tanti prodotti di consumo come il nanoargento. Negli anni più recenti, il tasso di crescita del suo utilizzo ha avuto un’impennata mai vista. L’impiego annuo mondiale di nanoargento è valutato più di le trenta tonnellate, in Svizzera ci sarebbe una produzione annua di circa tre tonnellate. Un terzo è lavorato nell’industria tessile. Questo in Europa fa, dopo la Germania, della Svizzera la seconda produttrice di nanoargento per tessili.
Ma l’affare con le nostre esigenze igieniche ha il suo rovescio. Un numero sempre più grande di studi dimostrano che, seppur con velocità diverse, il nanoargento è completamente slavato. Come ha dimostrato l’Empa, l’istituto federale di collaudo e di ricerca dei materiali, per certi tessuti possono bastare pochi lavaggi in lavatrice ed il nanoargento non c’è più. Anche le facciate perdono subito il loro strato anti-putredine che dovrebbe tener lontano i parassiti: secondo uno studio svizzero circa il trenta % del nanoargento entro un anno si ritrovava nello scolo della facciata, dopo due anni e mezzo il nanoargento era assente.
Che succede nell’acqua?
Perciò gran parte del nanoargento proveniente dai beni di consumo finisce nell’acqua: passando per le canalizzazioni finisce negli impianti di depurazione o direttamente nel laghi e fiumi. E questo è un problema. Poiché il principio attivo del nanoargento è basato sul fatto che in soluzione acquosa isola degli ioni d’argento. L’effetto tossico vero e proprio sui batteri viene da questi ioni e non si ferma nemmeno davanti ad altre vite acquatiche. “Abbiamo collaudato delle particelle di nanoargento di diverse misure in diversi rivestimenti” dice una ricercatrice della ETH (politecnico federale), “ il risultato era sempre uguale: gli ioni d’argento delle nanoparticelle hanno un effetto tossico acuto sulle alghe”. E le alghe stanno sempre all’inizio della catena alimentare acquatica.
Nell’ambito del programma nazionale di ricerca “Chances e rischi dei nanomateriali” il suo team esamina in ambiente reale l’effetto delle particelle di nanoargento sulle comunità acquatiche come le alghe, le muffe ed i micro-organismi. “Osserviamo una grande suscettibilità delle alghe verso gli ioni d’argento” dice la ricercatrice. Nelle comunità di alcune muffe e di alcuni funghi nei tempi più lunghi cambiarebbe la varietà dei funghi e dei batteri. Le ricerche di tale complessità sono finora molto rare, come anche gli studi fatti su varie generazioni d’organismi acquatici – mentre senza questi studi non si può valutare la possibile pericolosità ambientale del nanoargento, sottolinea la ricercatrice.
Ma in quale misura il nanoargento penetra davvero l’ambiente?. Anche su questo non esistono dati attendibili, tra l’altro perché è molto difficile rilevare le nanoparticelle nell’ambiente e di misurarne la quantità Tuttavia un collega della ricercatrice ha potuto dimostrare in uno studio recente che gli impianti di depurazione possono ritenere circa il 95% del nanoargento. Già nell’acqua di scarico una parte delle nanoparticelle si trasforma in solfuro d’argento salino. “Grazie a questo la loro tossicità cala molto, poiché non emanano quasi più nessuno ione d’argento” dice il ricercatore. “le nostre preoccupazioni iniziali erano proprio che, tuttora antibatteriche, le particelle di nanoargento danneggiassero il residuato”.
Infatti, vari studi hanno dimostrato che le particelle di nanoargento rimangono attive anche nel residuato. Dove ostacolano il lavoro dei batteri nitrificanti che sono addetti all’eliminazione della sostanza tossica nell’acqua. Se al contrario che in Svizzera, questi residuati non sono bruciati bensì sparsi sui campi come fertilizzante, secondo uno studio USA possono essere addirittura più tossiche ancora. “Facendo questi esperimenti il nanoargento è direttamente versato nel residuato”, dice il ricercatore. “Questi esperimenti non si possono equiparare alle condizioni reali, poiché le nanoparticelle d’argento hanno una storia, e quella inizia già nella canalizzazione”:
Attenzione: batteri multiresistenti!
Parlando di storia: quanto innocuo è davvero se ogni giorno curiamo il nostro corpo con dei cosmetici al nanoargento e lo vestiamo in biancheria antimicrobi?. L’ufficio federale, sulla sua piattaforma d’informazione sui nanomateriali e salute dichiara che nel caso del nanoargento non si potrebbe presumere una pericolosità per l’uomo.
Mentre in Germania l’istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi è più prudente. Riporta studi sugli animali che dimostrerebbero danni alla flora intestinale causati da grandi dosi di nanoargento, si ammassa nel fegato e nella milza dove aggredisce le cellule del sistema immunitario. Solo da singoli casi riportati sarebbe finora deducibile che esiste un certo potenziale tossico anche per l’uomo, anzitutto con l’assunzione di medicinali contenenti del nanoargento. “Purtroppo sappiamo ancora troppo poco sul potenziale dannoso alla salute del nanoargento”, dice il bilancio di un ricercatore dopo una conferenza internazionale d’esperti tenuta nel febbraio 2012. “Perciò, adesso, non siamo in grado di valutare scientificamente il rischio sanitario per il consumatore”. L’istituto tedesco si mostra preoccupato anzitutto per il pericolo che un’applicazione vasta di dosi basse di nanoargento nei prodotti quotidiani potrebbe portare ad una diffusa formazione di resistenza contro gli antibiotici. Così l’impiego diffuso di nanoargento potrebbe diventare un pericoloso bumerang per l’uomo.
Esattamente questo dimostra uno studio di recente pubblicazione dell’università di New South Wales in Australia: nell’esperimento, il nanoargento uccide effettivamente il batterio preso di mira, escheria coli, che è uno dei più noti responsabili di malattie infettive. Ma nello stesso tempo provocò una crescita aggressiva d’alcune batteri bacilliformi. E questi non solo sono resistenti agli ioni d’argento, ma possono anche diffondersi molto velocemente nell’aria e trasmettere ad altri micro-organismi queste loro proprietà di resistenza.
“L’effetto antimicrobi del nanoargento non funziona per tutti i batteri”, dice una ricercatrice, “e se i beni di consumo contenenti il nanoargento si diffondono sempre di più, a lungo andare potrebbero verificarsi gli affetti contrari”. Questi li teme anzitutto per l’ambito sanitario, dove dopo applicazioni di nanoargento si sono già riscontrati dei germi resistenti, per esempio nella fora cutanea, dopo averlo impiegato nella cura delle ustioni.
Anche per questo motivo. L’istituto tedesco consiglia esplicitamente alla rinuncia dell’utilizzo di nanoargento in “prodotti di grande consumo”. In modo particolare considera criticamente la continua diffusione dei tessili che contengono questa sostanza attiva antimicrobica.
Più i danni che gli utili
“Sono in circolazione molti prodotti che contengono il nanoargento”, dice anche un ricercatore, “ e saranno sempre più numerosi. È davvero giustificato? ”. Il ricercatore esprime dei dubbi sul preteso effetto antimicrobico nei vestiti. “Il nanoargento è molto dinamico ed instabile”, avverte ed indica degli studi che hanno dimostrato che nella normale aria dei laboratori le particelle di nanoargento si solfurizzano totalmente entro due sole settimane e perciò non emettono più nessun ione d’argento. Anche in un’umidità dell’aria dal 50 al 60% si trasformano velocemente. “L’effetto antimicrobo potrebbe velocemente sgonfiarsi anche con il solo portare i vestiti trattati”, dice il ricercatore. Noi, letteralmente, trasudiamo nanoargento. “Sarei, per principio, già molto prudente anche se solo dicessi che tali tessuti effettivamente agiscono nei tempi lunghi”.
E poi: ma chi va a cambiare le proprie abitudini di lavarsi solo per i vestiti antibatterici?. Chi porta le sue mutante fornite di nanoargento una settimana invece di un giorno?. Secondo il ricercatore: “Si dovrebbe lasciare al consumatore la decisione se vuole questi tessili o non li vuole. E per questo ci vuole assolutamente l’etichettaggio”.
L’EU ha deciso. Da quest’estate i cosmetici, e dalla fine del 2014 i generi alimentari, devono essere provvisti di una rispettiva nota. L’istituto tedesco promette che con la rielaborazione dell’ordinamento EU sui biocidi dovrebbero essere provvisti di etichetta anche i tessili lavorati al nanoargento.
E in Svizzera?. Il consiglio federale vuole esaminare un’etichettatura. Proprio ora, un nuovo studio di un centro per la valutazione degli effetti della tecnologia con il titolo “Nanomateriali: effetti sull’ambiente e sulla salute”, raccomanda l’introduzione dell’obbligo all’etichettaggio ed alla dichiarazione “nei settori del consumo di massa”. E “per l’impiego non specifico di nanoargento nei beni di consumo” suggerisce addirittura “un divieto di messa in circolazione”.
I giorni contati per le mutande microbiotiche?.
II trad: secondo la NZZ 31 Maggio 2013, e lo stesso “Centro…” cui sopra, non sembra….
Moratoria nano non necessaria.
Valutazione sulle conseguenze della tecnologia raccomanda ricerca sui rischi per i nanomateriali.
Le nanoparticelle offrono grandi chances per il miglioramento dei prodotti. Ma possono mettere a rischio la salute e l’ambiente. Nonostante tutto, non è necessario alcun attivismo da parte del legislatore.
L’emergenza di una nuova tecnologia suscita di solito una richiesta di moratoria. Come anche per la nanotecnologia, che lavora con piccolissime particelle. Anzitutto l’ONG ETC Group lotta per una moratoria immediata per la produzione commerciale di nanomateriali. D’altro avviso è il Centro per la valutazione degli effetti della tecnologia (TA-Swiss). Presentò un grande studio sugli effetti dei nanomateriali sull’ambiente e sulla salute, studio finanziato anche dall’ufficio federale per l’ambiente.
“Una moratoria sarebbe, attualmente, controproduttiva”, disse l’emerito professore in medicina Peter Gehr. Il livello di conoscenza di come le cellule umane, animali e delle piante reagiscono ai nanomateriali si sarebbe, negli ultimi anni, migliorato. Anche se sono rimaste delle “critiche lacune di conoscenza”: si saprebbe poco d’eventuali effetti nei tempi lunghi sulla salute umana e sull’ambiente. Perciò sarebbe necessario continuare con la ricerca sui rischi, ma un allarmismo sarebbe fuori luogo, disse Gehr. Una moratoria non risolverebbe i problemi esistenti. Decisivo sarebbe una gestione dei rischi eticamente responsabile. Le chance dei nanomateriali andrebbero sfruttate solo laddove i nuovi rischi sarebbero ragionevolmente ammissibili per chi ne subisce l’esposizione. Potrebbero essere limitati i nanoprodotti che dal punto di vista tossico sarebbero problematici. Ma che sarebbe anche un rischio il non utilizzo delle chance della nuova tecnologia, disse Gehr.
Martin Moller, attore principale dello studio, vede delle chances per esempio nell’ambito della protezione del clima. Dice che l’impiego dei nanomateriali potrebbe abbassare il fabbisogno di materiali e d’energia dei beni e perciò contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2 e che dovrebbe iniziare qui la promozione della ricerca per istituire un centro di gravità “Protezione del clima e nanotecnologia”.
In Svizzera non si producono nanomateriali in grande scala industriale. Ma sono in ogni modo già diffusi, per es. nei colori e nelle vernici per la protezione dei raggi ultravioletti, nelle creme solari, come aggiunta antimicrobica nei tessili e nelle confezioni alimentari, nelle racchette da tennis e nei telai per biciclette come anche da coadiuvante alla scorrevolezza degli alimenti. Tuttavia, per il consumatore è quasi mai visibile dove sono contenuti i nanomateriali. Ta.Swiss, il cui lavoro è consigliare la politica, raccomanda perciò l’introduzione di obblighi d’informazione e d’etichettatura per i prodotti di consumo come i cosmetici e gli alimenti. Si dovrebbe anche riflettere sull’introduzione di un “registro dei prodotti nano”. Una “Lex Nano” non sarebbe però necessaria. Nella legislazione sarebbe da osservare la conciliabilità con le regole EU.
II trad: questo “studio” o meglio questo pezzo di propaganda di stato di questi campioni federali del tecnototalitarismo e solita combriccola scientifica, politica, industriale e ONG in salsa CH si può reperire come E-Book su vdf.ethz.ch Con gli ingredienti sempre uguali: sottacere mentire, incredibili contorsioni logiche, le minacce con “tanto siamo noi che decidiamo”, con le “chances” per la salute e per l’ambiente, “inoltre (qui i nanomateriali) ci sono già e basta”, “truffiamoci con la democraticissima etichettatura”…, ecc. – e guai a scocciarli, questi grandi benefattori umanitari e democratici!, e foss’anche solo con quel teatrino legislativo pseudodemocratico di una moratoria.
Dal quotidiano CH “Landbote”, 31 maggio 2013, sintesi/trad./commenti mc, Lenzburg, giugno 2013
NANOPRODOTTI: PRESTO PIÙ TRASPARENZA?
Berna. Molti consumatori non sono abbastanza informati sulle possibili conseguenze dannose dei nanomateriali. Un nuovo studio di TA-Swiss raccomanda una migliore marcatura.
I nanomateriali promettono bici più leggere, calzini che non puzzano e addirittura emissioni co2 più basse. Ma le minuscole particelle possono essere pericolose per la salute e l’ambiente. Uno studio di TA-Swiss rileva delle lacune cognitive. “Esiste poca trasparenza su quali prodotti contengono dei nanomateriali”, disse ieri davanti ai media il direttore di progetto Martin Moller dell’istituto ecologico di Friburgo del Breisgau. Anche se la Svizzera non produce nanoprodotti in scala industriale, ne lavora però in grandi quantità.
Lo studio del centro per la valutazione degli effetti della tecnologia (TA-Swiss) sintetizza cosa si sa sugli effetti sull’ambiente e sulla salute delle “particelle nano”. Ne estrae raccomandazioni per la politica, l’industria e la scienza.
Secondo lo studio , in Svizzera sono otto i nanomateriali che sono prodotti o lavorati in quantità maggiori. Tra cui ossidi di zinco e di titanio come protezione UV nei colori e nelle creme solari, nanoargento con effetto antibatterico per i tessili e le confezioni alimentari, ossido di silicio per facilitare la scorrevolezza dei copertoni e fibre di nanocarbonio per telai di biciclette e per le racchette di tennis. Particelle nano sono composti di metallo oppure di carbonio con particelle da solo uno a 100 nanometri – circa 1000 volte più sottili di un capello umano. La loro piccolezza conferisce loro delle caratteristiche particolari che possono essere utili ma anche dannose.
Possono avere effetto cancerogeno
Per l’uomo sarebbe problematico anzitutto l’inalazione nei polmoni, dice Peter Gehr dell’istituto per anatomia della università di Berna. In grandi concentrazioni, particolari tubicini di nanocarbonio e d’ossido di titanio potrebbero essere cancerogeni. “ Gli effetti nei tempi lunghi delle nanoparticelle sono in pratica sconosciuti e devono essere esaminati”, disse Gehr. Ma l’allarmismo sarebbe fuori luogo anche se ci sarebbe la necessità di una sensibilizzazione della popolazione, poiché determinate nanoparticelle sarebbero effettivamente potenzialmente pericolose.
Queste nanoparticelle arrivano anche nell’ambiente, come l’ossido di titanio dalle creme solari o il nanoargento con il bucato dei relativi tessili. A dosi molto alte sarebbero stati evidenziati dei danni agli organismi acquatici, dichiarò la ecotossicologa Kristin Schirmer dell’istituto di ricerca acquatica Eawag. Ma gli effetti nei tempi lunghi sarebbero anche qui praticamente non esaminati e sconosciuti.
Per il consumatore, in pratica non sarebbe mai visibile quale prodotto contiene dei nanomateriali, recita lo studio. L’etichettatura sarebbe disuniforme, anche se la EU ha proposto una definizione già nel 2011. 1i consumatori attualmente non possono esercitare la loro libertà di scelta per mancanza d’informazione”, criticò Huma Khamis della Federazione Romanda dei consumatori. Perciò lo studio racomanda una maggiore trasparenza di mercato per il consumatore con la registrazione dei prodotti e l’obbligo all’etichettatura. Inoltre propone un baricentro nazionale di ricerca sugli effetti dei nanomateriali. Sarebbero da risolvere anche la questione dello smaltimento.
Il totalitarismo tecnoscientifico annuncia candidamente l’inevitabile catastrofe in atto ed evoca ipocritamente una mancanza di “libertà” di scelta per mancanza d’informazione” del consumatore per, con la tipica stupida arroganza del potere, come il primo “si merita”, dichiarare implicitamente che costui tratta dell’introduzione delle “innovazioni tecnologiche”….
Ed un articolo NZZ 5 Giugno, rubrica “ricerca e tecnica”, ci “informa”, che le nanoparticelle ci sono “nei luoghi balneari e nei campi” e “di come i ricercatori rilevano” o meglio non riescono a rilevare “i nanotubicini di carbonio, il nanoargento ed altre minuscole particelle nell’ambiente”. Ed ammettono che “sulle quantità dei nanomateriali prodotti in scala industriale nell’acqua, nel terreno e nell’aria, fino ad oggi non si sa praticamente nulla”. Anzitutto perché “l’analitica ambientale nano è ancora agli inizi” e “non ci sono metodi di rilevamento“ ma tranquilli…, ci penseremo noi. Non possono mancare i soliti esercizi composti di minimizzazione/annunci d’ineluttabilità dei “nostri” campioni del tecnototalitarismo. Così il ricercatore Thomas Bucheli dell’istituto di ricerca Agroscope a Zurigo. Lo stesso degli esperimenti OGM a cielo aperto…, tutto d’un fiato ci conforta che le particelle nano nell’ambiente sarebbero ancora quasi inesistenti e ci minaccia, che “un numero crescente di brevetti” probabilmente anche suoi “indica che i nanotubicini di carbonio, il nano-ossido di titanio e simili in futuro potrebbero essere impiegati anche nei fertilizzanti e nei pesticidi, per es. come sostanze veicolanti o come protezione UV dei principi attivi”. E poi l’ineluttabile alto dosaggio d’ipocrisia: “visto queste magre conoscenze sugli effetti ambientali, Bucheli mette in guardia dall’impiego in grande scala dei nanomateriali stabili nei tempi lunghi”.
Ancora dalla NZZ 5 Giugno 2013, inserto “Swiss Economic Forum, tecnologia”.
Le Piccole Medie Imprese sono i pionieri nanotech.
Il mercato per la nanotecnologia è in piena espansione.
O creme solari, chip per computer o rivestimenti repellenti: sempre di più imprese Svizzere utilizzano la nanotecnologia per i loro prodotti.
Alex Hammerli
Le innovazioni dai laboratori nano hanno un sempre maggior impatto sul nostro quotidiano.
Dall’invenzione del microscopio a scansione elettrica negli anni 1980 dai ricercatori IBM e premi Nobel Gerd Binnig e Heinrich Rohrer a Ruschlikon presso il lago di Zurigo, centinaia di prodotti con proprietà nano hanno sfondato – quasi sempre di soppiatto nei confronti del grande pubblico – nella produzione di massa. Nel frattempo la Svizzera ha un ruolo di punta nel mercato per la nanotecnologia. Secondo Heinz Muller, esperto per i brevetti di chimica e biotecnologia all’istituto federale per la proprietà intellettuale a Berna, qui da noi dal 2006 ogni anno sono stati depositate tra le 10-15 invenzioni nano pro milione d’abitanti, da brevettare (con i circa 8 milioni d’abitanti in Svizzera= 80-120 brevetti/anno). Così la Svizzera è al primo posto a livello mondiale – seguita dal Giappone, dalla Germania e dagli USA. Ora più di 600 ditte qui da noi producono o lavorano dei nanomateriali. Con la maggior diffusione nel trattamento dei materiali e di superficie. Come la ditta Schoeller di San Gallo: fornisce le ditte tessili come Levi’s e Black Diamond con un tessuto di nome Nanosphere. Che produce il cosiddetto effetto lotus: l’acqua gocciola dall’abbigliamento portandosi nel contempo la sporcizia.
Un’altra ditta che punta sulla nanotecnologia è Spring Pharma di Solothunrn. La ditta vende con gran successo delle creme solari della marca Daylong, contenenti delle nanoparticelle d’ossido di titanio. Le minuscole particelle solari riflettono la luce solare come miliardi di minuscoli specchi. Anche particelle più grandi hanno questo effetto, ma con le nanoparticelle si possono produrre delle creme più fluide e trasparenti.
Una terza storia di successo nano è SwissLitho. I’IBM Technology transfer ha sviluppato con il cosiddetto nano- Frazor un apparecchio che può produrre delle nanostrutture tridimensionali. Il cuore della tecnologia è una punta di silicio estremamente appuntita e resistente fino ai 500 gradi di calore. Con questa tecnologia non si possono solo scalare dei chip per computer in dimensioni più piccole, ma produrre anche nuovi chip elettronici oppure ottici.
Crescita sfrenata
Le ultime cifre di mercato dell’analista USA di mercato BCC Research dimostrano, che le storie di successo sopra descritte non sono dei casi singoli, ma che corrispondono ad una tendenza: il volume di mercato globale della nanotecnologia è cresciuto solo nell’anno passato di 600 milioni di $ ad un totale di 20,7 miliardi di $. Nel 2017, le vendite dovrebbero comportare già 48,9 miliardi di $ – vale a dire una crescita commerciale annua del 18,7 %.
Ottimiste anche le dichiarazioni nel “Swiss Nanotech Report”: nel rapporto iniziato dall’istituto federale di collaudo e di ricerca sui materiali (EMPA) si dice, che la nanotecnologia sarebbe un “settore del futuro con un potenziale economico enorme”. Premessa per sfruttare al massimo il potenziale sarebbe, un efficace transfer di conoscenza e tecnologia dai laboratori alle imprese con un minimo di frizioni. È proprio l’obiettivo perseguito dalla sezione ricerche dell’impresa IT e consulenza IBM: con un budget di 90 milioni di franchi, IBM Research insieme alla scuola tecnica superiore di Zurigo (ETH), nel 2011 ha finito a Ruschlikon (ZH) la costruzione del Binning and Rohrer Nanotechology Center. Si tratta di un “Open Collaboration Model”. Vale a dire: i dispendiosi laboratori di ricerca nano sono aperti alla cooperazione con le ditte ed altri istituti di ricerca. Il centro nanotecnologico offre 950m2 di superficie in ambienti senza contaminazioni per la ricerca di base su nuovi materiali ed elementi di costruzione in scala nano. La minima quantità di particelle nell’aria circostante è qui necessaria , poiché già le più minuscole particelle possono rendere inutilizzabili le nanostrutture. Inoltre il centro di ricerca dispone di laboratori speciali che con schermature e misure per attutire le fonti esterne di disturbo come per esempio le variazioni termiche o le vibrazioni, riducono al minimo le imprecisioni.
IBM stessa s’impegna nella nanotecnologia “per ampliare ulteriormente le tecnologie affermate di memorizzazione, elaborazione e trasmissione delle informazioni e anche per sviluppare delle nuove tecnologie”, dice Matthias kaiserwrth, direttore del laboratorio IBM a Ruschlikon. Indica che secondo la legge di Moore sinora ogni 18 mesi si raddoppiano i transistor su di un chip per computer. “Se vogliamo reggere questa velocità ci troviamo di fronte a varie sfide come il surriscaldamento, la producibilità e la graduazione degli elementi di costruzione”. In breve: la miniaturizzazione è arrivata ai suoi limiti. “La nanotecnologia offre qui un potenziale enorme per superare queste sfide con nuovi design e materiali”. Dice Kaiserwerth.
Cifre enormi
La ricerca svizzera è al top mondiale nella ricerca nanotecnologica. Con i corrispettivi budget.
90 milioni di franchi costò la costruzione del centro di ricerca nano IBM ed ETH Zurigo a Ruschlikon (ZH).
100 milioni di franchi donati dall’imprenditore Adolphe Merkle nel 2007 all’università di Friburgo. Con questi soldi si è costruito un istituto di ricerca per le scienze nanotecnologiche a Marly, sobborgo di Friburgo.
120 milioni di franchi è il budget dell’iniziativa federale Nano-tera per la ricerca sui sensori su base nanotecnologica.
140 milioni di franchi è il finanziamento del baricentro nazionale di ricerca “Nanosciences”, coordinato dal 2004 dall’università di Basilea.
Cioè per magia della politica del democraticissimo baraccone, in buona parte sborsate dall’ignaro consumatore libero e ben informato”, all’occasione…bravo elettore o appunto…contribuente!.

8 agosto 2013

AGGIORNAMENTO SU NICOLA: SULLA LOTTA ANTICARCERARIA E LA REPRESSIONE


Riceviamo e diffondiamo:


AGGIORNAMENTI DALL' AS2 DI FERRARA - 2° PARTE
Si apprende oggi che  Nicola è  indagato per  tentata istigazione a delinquere (art.56 e 414 ) per il contenuto di uno scritto ( mai recapitato perché trattenuto a Sergio dalla censura - fatto  a cui si faceva riferimento negli aggiornamenti precedenti) sulla lotta anticarceraria  in cui portava ad esempio azioni quali l' attentato all'auto del direttore del carcere di Koridallos  ad Atene.La procura di Genova ha dichiarato che  depositerà la suddetta lettera  all'udienza del 30 ottobre,intanto ha trasmesso gli atti alla procura di Bologna( competente territorialmente rispetto a Ferrara) . Viste le mire censorie del pm Franz si avrà cura di reperire e  far circolare quanto prima ed integralmente lo scritto del compagno .
 nidieunimaitres@gmail.com

INVASIONE DELLA POLIZIA IN TRE SPAZI OCCUPATI (PATRASSO-GRECIA)




Il 5 Agosto 2013, alle 06:30 circa, poliziotti in divisa e in borghese hanno fatto irruzione e sfrattato tre spazi occupati a Patrasso, in particolare l’occupazione PARARTIMA all’angolo di Via Corinthou ed Aratou, l’occupazione Maragopouleio sulla Via Gounari, e lo spazio autogestito all’interno dell’Istituto dell’Educazione Tecnologica (TEI) di Patrasso. Tutti e tre gli spazi occupati sono stati sfrattati e sigillati dalla polizia.

Le forze repressive, aiutate dalle autorità comunali, hanno confiscato vari materiali dai centri sociali, e anche sigillato l’ingresso dell’occupazione PARARTIMA con mattoni.
Un totale di 16 compagni sono stati detenuti: 5 occupanti che hanno resistito all’invasione dal tetto dell’occupazione Maragopouleio, così come 11 solidali che hanno cercato di avvicinarsi alla casa occupata, mentre lo sgombero era in corso. Poco dopo, i 11 solidali sono stati rilasciati, ma i 5 occupanti di Maragopouleio affrontano accuse e sono stati tenuti in custodia presso il quartier generale della polizia sulla Via Ermou, dove i compagni hanno tenuto un raduno di solidarietà prima al mattino. Inoltre, a mezzogiorno, un raduno di contro-informazione abbia avuto luogo presso la Piazza Olgas.
Più tardi i 5 arrestati sono apparsi davanti al pubblico ministero e sono stati tutti rilasciati, con l’obbligo di comparire in tribunale il 6 Agosto. [Aggiornamento: Il processo contro i cinque compagni è stato rinviato al 13 Agosto.]
Ulteriori aggiornamenti appena disponibili.

SUI/LLE CINQUE ANARCHIC* ARRESTATI A MAGGIO (BARCELLONA IN REGIME FIES3

da 325 

Il 15 Maggio 2013 ha avuto luogo una grande operazione condotta dai Mossos D'Squadra (polizia catalana) e diretta dalla Audencia Nacional di Madrid, che ha portato all'arresto di 5 anarchici in varie parte della Catalogna.
Un colpo orientato dai media per coincidere con il secondo anniversario delle proteste popolari del 15-M, linciaggio mediatico annesso, e questi libertari restano ancora in custodia cautelare. I dettagli del caso e le iniziative solidali si possono trovare nel blog di supporto ai cinque di Barcellona. In questo articolo diamo gli indirizzi per scrivere ai/lle compagni/e.

Aggiornato al 31 Luglio, i 5 prigionieri anarchici sono distribuiti in due province spagnole (Avila e Madrid), in 5 diverse prigioni sotto al regime di FIES3. Lo stato ha tolto i compagni dell'isolamento ma li ha lasciati in regime di FIES3.

Si possono mandare lettere a tutti con gli indirizzi qui riportati. Le comunicazioni sono monitorate, quindi suggeriamo massima prudenza nei contenuti delle lettere.


Ricordiamo il conto per aiutare i prigionieri e le loro famiglie:

conto Bankia (Spain): 2038 9252 63 3000365109

Gli indirizzi sono:

Silvia Muñoz Layunta
NIS 2010012388
CP Madrid VII Estremera
Ctra. M-241 km 5,750
28595 Estremera, Madrid, Spain

Jose Carlos Recio Minguez

NIS 2000003209
CP Madrid VI, Aranjuez
Ctra N-400 km 28
28300 Aranjuez. Madrid, Spain

Juan José Garrido Marcos
NIS 2013009086
CP Madrid II, Alcala de Henares
Ctra Alcala-Meco km 5
28805 Alcala de Henares, Spain

Yolanda Fernández Fernández
NIS 2013009039
CP Avila, Brieva
Ctra. de Vicolozano
05194 Brieva (Ávila), Spain

Xabier González Sola
NIS 9226970300
CP Madrid IV (Navalcarnero)
Ctra. N-V, km. 27.728600
Navalcarnero, Madrid, Spain


AGGIORNAMENTI SUL PROCESSO OUTLAW-BOLOGNA


riceviamo e diffondiamo

A ottobre inizierà la fase dibattimentale del processo contro 21 compagni e compagne di Bologna accusati di aver organizzato e/o di aver partecipato ad una Associazione a delinquere con finalità eversive ma, ricordiamolo, senza  incriminazione per reati specifici.
Sono state fissate sette udienze, tutte di venerdì: 11 e 18 ottobre, 15 novembre, 13 dicembre, 10 e 17 gennaio, 7 febbraio. Alcune dureranno l’intera giornata partendo dalle 9,30 del mattino, altre inizieranno nel pomeriggio, ma per tutte è stata chiesta l’apertura straordinaria del tribunale fino alle 19. Pensiamo vogliano tentare di stringere i tempi per arrivare a sentenza in sette udienze. L’11 ottobre verrà sentito Marotta, dirigente della digos che ha coordinato l’intera inchiesta  e, a seguire, i testimoni dell’accusa, gli imputati se vorranno e, infine, i testimoni della difesa presumibilmente non prima delle udienze di gennaio.
Per le prime due date si è pensato di organizzare solo interventi  locali vista la concomitanza con le giornate a Roma di solidarietà per gli arrestati del 15 ottobre. Per le altre udienze comunicheremo dopo l’estate  le iniziative che si deciderà di mettere in campo.
Considerando che l’impianto accusatorio si basa quasi esclusivamente sui momenti di lotta contro i Cie, vorremmo  ricordare che da marzo il Cie di Bologna è chiuso  e dall’11 agosto anche quello di Modena.  In entrambi i casi le istituzioni hanno addotto il motivo della ristrutturazione per i danni causati dalle rivolte interne.  I reclusi non si sono mai arresi, la loro determinazione ha portato anche a questi risultati.
A volte la lotta paga e pure la solidarietà.


Anarchici e Anarchiche di Bologna
Fonte

AGGIORNAMENTI DALL'AS2 DI FERRARA

riceviamo e diffondiamo:

Aggiornamenti dall' AS2 di Ferrara

Il tribunale di Genova (g.i.p. Baldini in sostituzione estiva del  g.i p.Giacalone) nell'ambito  del  procedimento per 280 c.p. nei confronti di Nicola ed  Alfredo per il ferimento Adinolfi , ha disposto  la censura della corrispondenza, per la durata di 6 mesi, a Sergio e Stefano,  rinchiusi a Ferrara, per  l' operazione Ardire. Leggendo il decreto risulta che il pretesto sia la  possibilità  di aggirare  la censura da parte di Alfredo e Nicola, già sottoposti al rinnovo del  controllo corrispondenza  negli ultimi mesi, tramite i compagni di sezione, ''potendovi nella medesima essere  contenuti riferimenti ad imminenti azioni delittuose''  a sostegno di ciò  viene sottolineata la circolazione in rete dei testi in memoria di Mauricio Morales scritti da Sergio, Nicola ed Alfredo con cui '' hanno  rinnovato la propria adesione ai propositi sovversivi  delle frange anarchiche''.
Aldilà dei toni ottocenteschi,le motivazioni sono quanto mai esplicative delle tecniche  che magistratura ed amministrazione  penitenziaria  mettono  oggi  in atto nei confronti di quanti hanno deciso di non abbassare la testa. 
Per scrivere ai compagni
                   Sergio Maria Stefani
                   Stefano Fosco
                   Nicola Gai
                   Alfredo Cospito
                   Casa Circ. Ferrara
                   Via Arginone 327
                  44122 Ferrara                                                                  nidieunimaitres@gmail.com

7 agosto 2013

MARCO CAMENISCH E LA NON-LIBERAZIONE


5° Update non- liberazione
7 Maggio 2013: ricevo ordinanza 30 aprile 2013 della direzione di giustizia ed interiore ZH con il previsto rigetto del ricorso contro la 2. non-liberazione da parte del DAP di detta direzione.
28 Maggio 2013: inoltrato apello al TAR ZH contro detta ordinanza. Ovviamente chiedendo il gratuito patrocinio e processo, finora sempre “concesso”.
29 Maggio 2013: arriva l’atteso rigetto DAP dell’istanza per il traferimento in “regime aperto” .
Come già esposto nei miei precedenti Update, i contenuti di queste ordinanze e di quest’appello sono in pratica le fotocopie delle precedenti tarantelle giuridiche ed anche questi atti li ho diffusi (in tedesco, in copia) a pubblica disposizione. Lo stesso con ordinanza TAR riguardante l’appello 28 maggio 2013, dove il TAR ha ordito la seguente infamia.
6 Giugno 2013, infamia ordita dal TAR
Cito dall’ordinanza firmata dal presidente 3. sezione TAR, Rudolf Bodmer…Nell’appello il ricorrente chiede tra l’altro la concessione del gratuito patrocinio e preocesso. per la mancanza di mezzi adduce che questa sarebbe nota al tribunale. e non la prova. Solo dal fatto che il ricorrente è da molto tempo in esecuzione penale non risulta per forza che è sprovvisto di mezzi. Perciò gli è da fissare un termine (30 giorni) per provare la sua mancanza di mezzi….In caso contrario si supporrebbe rinuncia al trattamento dell’appello…(sic!!!).
Si tratta anzitutto del meschino tentativo di sbarazzarsi del trattamento di un appello politicamente e giuridicamente scottante. E d’ulteriore “spese”. Che sono sempre più massicce grazie a questo tipo di malefatte sempre più costose e frequenti della giustizia di classe.
“Stato di diritto” docet…! Con un altro capitolo esemplare “di lezione civica” dello stato che alla faccia della sua facciata “liberaldemocrata occidentale” si mostra sempre più apertamente fascista e totalitario.
Chi ora con roboante certezza reazionaria, opportunista, contro ogni evidenzia, o per vile ipocrisia vorrebbe liquidare la defenizione fascista e totalitario come voce ” estremista e violenta” aberrante, o peccando d’ingenuità anche solo come esagerazione, rimando (p. es. !!!) all’articolo della NZZ del 17.06.2013 (Mentalità da polizza casco nel diritto penale / Professori, avvocati e psichiatri dell’area linguistica tedesca a Zurigo mettono in guardia da un’isteria sicuritaria) sul congresso d’esperti in diritto penale di tre paesi (CH, Austria, Germania) tenutosi il 14.06.2013. Che termina (sottolineature mie):
….Sicurezza e non libertà sarebbe oggi il primo obiettivo, e nel contempo sarebbe diminuita la tolleranza nei confronti di deviazioni e trasgressioni della norma. (Un perito forense) rimanda come ammonimento ed esortazioni all’esperienza nel Terzo Reich: allora sarebbe stato in primo piano non il diritto penale secondo reato ma il diritto penale preventivo ed i potenti ne avrebbero fatto un massiccio abuso.
Mentre, nell’attuale precipitazione della crisi globale del capitalismo imperialista tecnoscientifico, è abusato, ampliato ed accelerato a livello mondiale dai potenti attuali in modo ancora più massiccio e senza precedenti: per la controinsurrezione e controrivoluzione preventiva e contro ogni dissenso e resistenza!.
Con il marchio antiterrorismo. In realtà autentico diritto penale contro il nemico – Feindstrafrecht
Marco Camenisch, lager Lenzburg, Svizzera, Giugno 2013

GRECIA: RIGUARDO LO SGOMBERO DELLE OCCUPAZIONI NELLA CITTA' DI PATRASSO

Nell’alba di Lunedì, 5 Agosto, alle 06:30, si è effettuata a Patrasso una vasta operazione di polizia con l’obiettivo di evacuare lo spazio autogestito occupato “Spazio TEI – N.Gyzi”, l’occupazione “Maragopouleio” e la storica “Occupazione Parartima”. All’interno di un clima di polizia e di repressione assoluta, con l’arresto da parte dei poliziotti di cinque compagni che si trovavano in quel momento a Maragkopouleio e con la detenzione di molti altri in solidarietà all’esterno dell’edificio, ma anche da altre parti della città, lo Stato ha fatto un’altra prova di forza e di “pugno democratico” come conseguenza della sua mossa di pochi mesi fà contro le occupazioni e i luoghi di lotta in tutto il territorio greco.
Di fronte all’assalto della sovranità a coloro che scelgono di combattere e di definire se stessi la loro vita, quello che abbiamo da contrapporre è la solidarietà e la nostra lotta sociale e di classe quotidiana e multiforme. Le occupazioni, come parte integrante di questa lotta, non costituiscono per noi delle isole di libertà utopiche ma bensì dei focolai di rottura e di resistenza, delle basi di affinità nella nostra guerra contro lo Stato e il Capitale, contro ogni genere di oppressori. Le occupazioni non sono delle mura, per essere prese d’assedio e spegnersi. Come parte della nostra lotta, sono le stesse persone che le costituiscono, le fanno diventare spazi vivi di creazione, di espressione, di solidarietà e di resistenza. Finché queste persone non smetteranno di combattere, gli attacchi contro le occupazioni non riusciranno di far altro che infuriarci e di raggrupparci ulteriormente. Gli edifici possono essere evacuati e sigillati, ma le idee restano salde e forti nel tempo. Se abbiamo qualcosa da dire ai padroni di questa grottesca operazione è che non abbiamo paura, non ci terroriziamo e continueremo ad essere qui.
SOLIDARIETÀ A TUTTI I PERSEGUITATI DELLE OCCUPAZIONI
NON CI SPAVENTANO – CI INFURIANO

5 agosto 2013

QUARTO PROCESSO CONTRO LA CCF - DICHIARAZIONE LETTA ALLA CORTE DA CHRISTOS TSAKALOS

Questa dichiarazione è stata letta in una udienza del 4° processo alla CCF (quello dei 250 attacchi).
Prima di dire la mia riguardo alle obiezioni legali sollevate dagli avvocati, voglio chiarire alcune cose. In questo processo ci sono quattro posizioni. Quella dei giudici, degli avvocati, degli accusati innocenti e quella nostra, la parte di chi ha rivendicazione le azioni della rete della Cospirazione delle Cellule di Fuoco.
Da parte degli avvocati c’è stata una puntuale risposta in merito alla presentazione delle obiezioni alla corte durante le scorse udienze. Gli avvocati, tra i quali c’è anche il nostro amico personale Franciscos Ragkousis, parlano il linguaggio della legge, non sottolineano solo le contraddizioni del processo ma ne mostrano anche l’ipocrisia.
Stiamo parlando di uno spettacolo che non ha neanche la pretesa di rappresentare uno scenario democratico. Ma questa farsa chiamata processo ci lascia totalmente indifferenti. Spesso i nostri avvocati nominati dalla corte si trovano in un vicolo cieco. Come dicono loro stessi, il modo ostile e deciso con cui affrontiamo questo processo li blocca e azzera delle parti della difesa legale. Cancello la presunzione d’innocenza, le scuse e la linea difensiva cosi come i benefici legali o qualunque attenuante.
Per essere precisi, le vostre leggi per noi sono spazzatura. La nostra visione sulla giustizia sta scritta nella distruzione del tribunale di Salonicco, nell’esplosione della facciata del tribunale di Atene, delle case dei giudici che abbiamo bruciato… Nulla è cambiato solo perché alcuni di noi sono stati catturati. La prigionia non riduce la nostra decisione di lottare contro leggi e istituzioni, neanche di un centimetro.
Allora ci si potrebbe chiedere ragionevolmente perché ci presentiamo alle udienze. La risposta è semplice. Quando eravamo liberi/ricercati i nostri attacchi erano il nostro modo di esprimerci e ora che siamo prigionieri, le nostre parole, anche nelle aule del nemico, rompono il silenzio. Il silenzio non è accettabile per un guerrigliero urbano anarchico.
Ciò non significa che ricorreremo a termini legali per parlare di noi. Il riferimento è alla giurisdizione della corte. Per noi la corte non ha giurisdizione. Non riconosciamo nessun colletto bianco come nostro giudice naturale. Solo noi e la nostra coscienza possiamo giudicare le nostre azioni. Nessun altro. C’è stata una richiesta in merito alla scarsa composizione dei giudici. Ma per noi non ci sono giudici buoni o cattivi, giusti o ingiusti. Ci sono solo giudici, agenti del nemico i cui nomi sono gli obiettivi della rete anarchica della CCF, senza eccezioni.
La questione della giuria mista e della presenza dei giurati è stata anche dibattuta. Chiariamo che siamo anarco-individualisti e nichilisti e che non abbiamo apprezzamento o rispetto per la “povera gente”. Soprattutto per i cittadini rispettosi della legge che siedono nei banchi dei giurati. Questa “povera” gente, che oggi è umiliata e miserabile, è la stessa che serve i suoi padroni e ha i loro stessi valori, denaro e potere. È gente che piagnucola sempre ma non si rivolta mai, criticando ma credendo sempre nei giovani leader/salvatori, che gridano sempre ma non agiscono. È giunto il momento di rompere con le polverose ideologie rivoluzionarie – nessuna pecora è stata salvata mentre belava. Contro pecore e pastori, noi siamo lupi.
Cosi come per la definizione di “crimine politico”, non cerchiamo una valutazione delle nostre azioni entro i termini di leggi e articoli del codice penale. Le nostre azioni vengono definite da noi stessi nel modo in cui interveniamo nel normale corso della storia al fine di farlo deragliare. Solo attraverso il deragliamento violento della storia una persona è capace di salire sulla cima dei suoi pensieri e azioni. Ci collochiamo lontani dalla cosiddetta separazione altruista tra politico e criminale. Questi termini appartengono al Potere e noi non li usiamo. C’è solo la responsabilità di affermare che “questo sono io e continuerò a lottare con ogni mezzo necessario”. La teoria e l’azione sono un unico. Questa è la teoria della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. L’unità di teoria e azione, per la distruzione del sistema. Cosi come per l’altruismo dei motivi delle nostre azioni, solo un’astrazione romantica incapace di misurarsi con la vita reale. L’anarchia è la nostra richiesta egoista di riprenderci le nostre vite nelle nostre mani. Definire la nostra esistenza. Colpire ciò che non va. Più di tutto è una scommessa esistenziale e non uno schema per la salvezza sociale. Dunque non siamo altruisti e non agiamo in nome della povera gente. Siamo anarchici egoisti e non accettiamo attenuanti. Abbiamo già scelto il peso delle nostre scelte e non ammorbidiremo le nostre decisioni.
Riguardo al rischio potenziale di vite umane, abbiamo detto queste cose già in altri processi. Le scelte di ognuno di noi ne definiscono la vita. Ci sono opzioni che sono ostili e i cui esponenti sono bersagli per noi. Le azioni e i pensieri di un guerrigliero urbano anarchico mirano a moltiplicare il rischio per la vita dei nemici dell’anarchia e degli agenti di stato. È chiaro che la Cospirazione delle Cellule di Fuoco ha contribuito alla proliferazione di questo rischio e continueremo a farlo.
Per tutte queste ragioni e molte altre, non abbiamo cura di rispondere alle obiezioni perché siamo indifferenti nei loro confronti. Rigettiamo l’ipocrisia del dialogo democratico e scegliamo di mantenere armate le nostre parole come armi. Sempre dalla parte opposta, sempre all’attacco.
I prigionieri membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco FAI/FRI

4 agosto 2013

CILE: RIVENDICATA BARRICATA IN SOLIDARIETA' AD HANS NIEMEYER ED IN RICORDO DI CARLO GIULIANI

Solidarizziamo tramite delle barricate realizzate la scorsa domenica (28/7) al calar del sole all’incrocio di General Bulnes con Bulmaceda, vicino al Parque Los Reyes. Continuiamo la propaganda in solidarietà con Hans Niemeyer, sequestrato dallo stato cileno, e per un nuovo anniversario della morte del compagno Carlo Giuliani uccido dai cani da guardia dello stato italiano nel 2001. Senza dimenticare i nostri compagni caduti e chi si ritrova prigioniero, senza arrendersi mai. Non scordiamo gli 81 compagni del centro di tortura San Miguel, Freddy, Marcelo, Juan, Carla, Ivan, Diego e tanti altri.
Rompiamo le regole con il fuoco, partecipi e complici della distruzione, non ci fermeremo fino alla distruzione dell’ultima gabbia.

2 agosto 2013

TRIVELLE E RECINZIONI NON NE VOGLIAMO PIU'... COLPO SU COLPO LE TIREREMO GIU'



riceviamo e diffondiamo:

TRIVELLE E RECINZIONI NON NE VOGLIAMO PIÙ...

Il 29 luglio, le case di 11 attivisti no tav di Torino e della Valle, assieme all’osteria la Credenza di Bussoleno, sono state perquisite dalla Digos su mandato dei PM Rinaudo e Padalino, gli stessi magistrati che hanno autorizzato in diretta le violenze delle forze dell’ordine contro i no tav durante la passeggiata notturna del 19 luglio in Valsusa.
Durante le perquisizioni sono stati consegnati degli avvisi di garanzia con l’accusa di “attentato con finalità di terrorismo”. L’accusa si riferisce alla passeggiata notturna del 10 luglio contro il cantiere-fortino del TAV in Val Clarea, nel corso della quale decine di no tav avevano danneggiato le recinzioni.
Il Partito Unico della Polizia che è al governo ha fatto un altro passo nella repressione del movimento no tav. Dopo i gas lacrimogeni, le manganellate, la distruzione dei presìdi no tav, i fogli di via, i divieti di dimora e gli arresti, ora arriva l’accusa di “terrorismo”. 
Così come le forme e gli strumenti della guerra – filo spinato, soldati, Lince – hanno da tempo abolito ogni separazione fra “civile” e “militare”, fra “esterno” e “interno”, portando nei nostri territori ciò che pensavamo lontano, allo stesso modo accuse mosse per anni alle minoranze rivoluzionarie vengono oggi usate per impaurire e fermare un movimento di lotta sociale. Quando sono in gioco i suoi interessi, l’intera classe dominante si compatta. La campagna mediatica vòlta a presentare i no tav come “terroristi” ha preparato il terreno per le manganellate del 19 luglio e per queste perquisizioni. Da un certo punto di vista, i termini del conflitto diventano sempre più chiari.
Ci troviamo ora a dire, rispetto alla lotta in Valle, ciò che abbiamo detto fin troppo spesso rispetto ad operazioni repressive contro compagne e compagni. Se il terrorismo, come fino a non molto tempo fa riportavano persino i dizionari, è “l’uso indiscriminato della violenza al fine di conquistare, consolidare e difendere il potere politico”, gli unici terroristi sono lo Stato, i padroni e i loro servitori. Mai chi si batte per la liberazione degli esseri viventi e della terra. 
Non ci interessa sapere se i no tav perquisiti abbiano o meno partecipato ai danneggiamenti del cantiere della Clarea. Ciò che sappiamo è che le azioni dirette e i sabotaggi contro la macchina del TAV continuano, e che nessuna repressione potrà fermarli. Ciò che sappiamo è che quei danneggiamenti erano giusti. 
Se i perquisiti sono "innocenti", hanno tutta la nostra solidarietà. Se sono "colpevoli", ce l'hanno ancora di più.
Ciò che lorsignori non possono proprio tollerare è che il movimento no tav – che continua a resistere dopo più di vent’anni di lotta – abbia negli ultimi mesi assunto in modo chiaro la pratica del sabotaggio, distinguendo nettamente il piano dell'etica da quello della legge. 
Per questo strillano al "terrorismo". In questo mondo alla rovescia, fracassare le teste dei manifestanti è perfettamente legittimo (come ha ribadito senza fronzoli il democratico Esposito...), mentre attaccare ciò che devasta i boschi e la vita di chi li abita sarebbe "terrorismo".     
Chi perpetra quotidianamente la violenza indiscriminata – con la guerra, con lo sfruttamento, con l'inquinamento dell'aria e della terra, con la manipolazione delle più piccole particelle della vita – definisce "attentato con finalità di terrorismo" la resistenza e l'azione dei no tav. La violenza che il potere esercita sul linguaggio riflette e protegge la violenza che esso esercita sugli esseri viventi.
Lo Stato può militarizzare una valle intera e mistificare il senso delle parole. Ma non può fermare un movimento capace di intrecciare con determinazione e fantasia le diverse forme di lotta, dal presidio al blocco al sabotaggio, dal campeggio alla camminata all'azione decentrata e imprevedibile.
Ogni pianificazione repressiva ha i suoi imprevisti. L'imprevisto siamo noi. Perché possiamo essere dappertutto. Perché i nostri cuori non si possono perquisire. 

Solidarietà a tutte e a tutti i no tav colpiti dalla repressione.

anarchiche e anarchici di Rovereto e di Trento

...COLPO SU COLPO, LE TIREREMO GIÙ

CAMPEGGIO DI RESISTENZA ATTIVA IN DIFESA DEL TERRITORIO - CONTRO LA MAT E IL MONDO CHE LA NECESSITA



CAMPEGGIO DI RESISTENZA ATTIVA IN DIFESA DEL TERRITORIO

CONTRO LA MAT E IL MONDO CHE LA NECESSITA


COS’È LA MAT?
La linea di altissima tensione (MAT) è un’autostrada elettrica che
trasporta un carico di minimo 400.000 volt. Si sta costruendo per
congiungere tra essi Stati europei ed il continente europeo con quello
africano. Serve per commercializzare e distribuire eccedenti di energia
prodotta da centrali nucleari e supposte fonti di energie alternative.
Allo stesso tempo, è la rete di cui il capitalismo ha bisogno per
alimentare altri progetti ed infrastrutture di morte e distruzione, come
per esempio il Treno ad Alta Velocità (TAV). I responsabili son quelli
di sempre e, difatti, le imprese costruttrici sono quelle direttamente
implicate in altri progetti di distruzione del territorio, imprese tra
le quali spiccano Vinci in Europa e Endesa in America del Sud.

PERCHÉ IL CAMPEGGIO?
Affinché non si costruisca l’ultimo tratto decisivo per congiungere la
Francia con la Catalogna. Perché non passi l’energia di 6 centrali
nucleari francesi per questo territorio né in nessun altro. Per
considerare la lotta contro la MAT come un punto di partenza per la
messa in discussione del nostro modo di vita, per la maggior parte
imposta dal dominio del Progresso. Per creare uno spazio di incontro,
informazione, agitazione e azione nelle terre colpite.

PERCHÉ QUI ED ORA?
Dopo più di dieci anni di lotta ci troviamo in un momento decisivo. A
settembre cominceranno le espropriazioni ai danni dei proprietari che
hanno deciso di non firmare la vendita dei terreni necessari per la
costruzione delle ultimi torri della MAT in Girona.

È per tutto questo che vi invitiamo a partecipare attivamente al
campeggio, per condividere, lottare e resistere in uno spazio
autogestito, libero da leader e rappresentanti. Vogliamo creare momenti
di scambio e connessione tra differenti lotte, perché la MAT colpisce
tutte e tutti e non crediamo che sia una lotta isolata.

CONTRO IL PROGRESSO, LE SUE INFRASTRUTTURE ED I SUOI DIFENSORI:
RIAPPROPIAMOCI DELLE NOSTRE VITE!

CI VEDIAMO IL 23 DI AGOSTO DEL 2013
NELLE TERRE DI GIRONA

Porta con te tutto quello di cui avrai bisogno per accampare. Info e
attualizzazioni:
http://torresmasaltashancaido.espivblogs.net/


AGGIORNAMENTI SULLA SITUAZIONE DI SERGIO - OPERAZIONE ARDIRE


Il 4 luglio 2013 la cassazione ha smontato il riesame di Milano per Sergio, prigioniero anarchico detenuto a Ferrara per l'Op. Ardire. Attualmente attende le motivazioni e un nuovo riesame. Seguiranno aggiornamenti.

Per scrivergli:

Sergio Stefani
via Arginone 327
44122 Ferrara


Fonte

1 agosto 2013

LETTERA DI VALERIO CRIVELLO SU COLLABORAZIONE E PREMIALITA'


Riceviamo questa lettera di Valerio Crivello, prigioniero in lotta coimputato di Maurizio Alfieri, con richiesta di diffusione:


Piacenza, 6/7/2013

Cari amici, vi scrivo avvelenato come poche altre volte perché mi è stato vietato di presenziare all’udienza del 4/7/2013 a Tolmezzo, ugualmente al mio coimputato Maurizio Alfieri. In questo primo procedimento che ci vede uniti contro quella cloaca (sia morale che strutturale) denominata C.C. di Tolmezzo, siamo accusati di aver minacciato, offeso e cercato di picchiare un collaboratore di giustizia allocato nella nostra stessa sezione “isolamento”.
È quanto meno strano che di tutte le denunce fatte da noi, quali testimoni di PESTAGGI, PERCOSSE E ABUSI VARI, inviate sia al tribunale di Tolmezzo che al Magistrato di Sorveglianza, nessuna è stata presa in considerazione, ma alla prima lamentela di un uomo da nulla, subito il tribunale si è affrettato a tirar su questo teatrino giuridico al quale non abbiamo potuto presenziare (SAPEVANO CHE SARESTE VENUTI AMICI CARI) e al quale potremo a settembre partecipare solo tramite video conferenza da Trieste.
Già è terribile essere da più di un anno e mezzo in carcere in attesa del primo processo, per informazioni in de relato di 3^ e 4^ persona (per fatti di 10 anni fa) dette da un “pentito” – “BOSS” ed in passato guardia carceraria, ma l’essere imputato per aver offeso un collaboratore è quanto meno crudelmente comico!
Forse anche i giudici ignorano che il termine da me dato a quell’uomo da nulla, INFAME, ha come significato COLUI CHE BIASIMA PUBBLICAMENTE, non potevo quindi apostrofarlo con termine più adeguato.
D’altronde chiamare pentiti tali soggetti è blasfemia (per chi è religioso), il pentimento anche non accostato a un ideale di fede è un atto profondo che non ha nulla a che fare con tribunali e calcoli giuridici, il pentimento (benché biologicamente non esista ma condizionato dall’empatia) eleva l’uomo che cerca di rimediare ai suoi errori e non può essere confuso con la pavidità, con la pusillanimità di chi rifugge dalle proprie responsabilità salvandosi la vita in un naufragio, dove i salvagenti sono i corpi enfiati dei “compagni di merende”.
In un mondo dove il coraggio di agire è ormai merce rara, derubare qualcuno per adeguarsi a dei vezzi consumistici o sparare a un uomo da dietro un muro non è certo prova ardita, ma consegnare anche solo un conoscente al boia per salvarsi dalla prigione (che è la proiezione della società malata che vorrebbe paradossalmente guarire) è una meschinità che merita come unica tortura la crocifissione (visto che ai tribunali piacciono tanto i termini ecclesiastici e fascisti).
Ancora peggiore è leggere “collaboratore di giustizia”, quando il termine più adatto sarebbe COLLABORATORE DI INGIUSTIZIA, DI MENDACITÀ, sia dei fatti raccontati che dell’intero sistema giuridico.
Sorrido sarcastico quando sento enfatizzare su tv e giornali riguardo la TRATTATIVA STATO-MAFIA, ma il gioco COLLABORAZIONE -> PREMIO non è forse una continua trattativa?
L’INFAME non è solo colui che utilizza quel compromesso statale a suo favore e a discapito dei suoi coimputati come un fortunato beneficiario, agevolato dalla legge, per dare la possibilità alla giustizia e alle forze dell’ordine di illudere l’opinione pubblica di aver fatto “pulizia”, MA è ormai troppo spesso solo una pedina guidata da forze politiche e di gendarmeria (guardare la riapertura del caso STRAGE DI CAPACI per le dichiarazioni di BRUSCA contrastanti, che nascondevano l’utilizzo di esplosivo dell’esercito impacchettato dal boss di Ciaculli militante nell’estrema destra) o da forze “criminali” che partecipi usano quest’arma dello Stato contro lo Stato stesso. Ma in fondo è la stessa cosa! Il crimine organizzato non è altro che una creatura nata dalla costola dello Stato stesso che l’allatta all’ombra di sguardi altrui.
La realtà carceraria nasce e viene alimentata da burle, menzogne in cui la legge infrange la legge, è uno stagno che uccide solo chi non ha il denaro per comprarsi un salvagente, il carcere è un cadavere che partorisce un morto, l’inferno mascherato da giustizia morale.

Cari amici non mi dilungherò più; vi mando un abbraccio ed uno ancor più forte a Maurizio, chiederà lo spostamento del processo visto che a Udine saranno presenti gli stessi giudici di Tolmezzo, e speriamo che i nuvoloni passino in fretta.

A presto

Valerio Crivello
C.C. Strada delle Novate, 65 
29122 - Piacenza