31 marzo 2014

SIAMO TUTTI FUORILUOGO: ASSOLT* TUTT* - VIVA I/LE FUORILEGGE


riceviamo e inoltriamo

SIAMO TUTT* FUORILUOGO!! TUTT* ASSOLT*

Bologna, 31 marzo 2014 – Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Si conclude il processo a carico dei 21 anarchici del circolo "Fuoriluogo" iniziato il 15 marzo 2013. Per 14 di loro il Pm Morena Plazzi aveva chiesto condanne fino a 4 anni per associazione a delinquere, non contestando più però la finalità eversiva con cui erano andati a processo.
Oltre ad assolvere tutti gli imputati, il collegio del tribunale ha dichiarato l’immediata cessazione della misura cautelare di divieto di dimora a Bologna cui era sottoposta C. Quindi la confisca e la distruzione di coltelli, bastoni, fionde, fumogeni e petardi sequestrati nelle indagini; il dissequestro e la restituzione di documentazione cartacea e digitale sottoposta a vincolo e di altro materiale sequestrato.
La decisione del giudice Rita Zaccariello è arrivata oggi pomeriggio ed è stata accolta da applausi e grida di gioia degli imputati e di una cinquantina di anarchici che hanno seguito le fasi dell'udienza. Gli anarchici si sono poi diretti verso la vicina piazza Maggiore, dove era in corso un presidio di solidarietà nei loro confronti con un centinaio di persone.
"ll Tribunale - ha detto il procuratore aggiunto di Bologna e delegato ai rapporti con la stampa, Valter Giovannini - ha ritenuto insufficienti gli elementi d'accusa prodotti, del resto il reato di associazione a delinquere ha una struttura giuridica assai complessa. La Procura - ha spiegato il pm - ragionerà sul da farsi dopo avere letto le motivazioni. Che nessuno però interpreti la sentenza come una liberatoria generale: è stata dichiarata insussistente l'ipotesi associativa - ha precisato ancora Giovannini - tutti gli altri processi e le altre indagini per comportamenti dei singoli proseguiranno. Ringraziamo comunque la Digos - ha concluso - per lo straordinario impegno profuso in questa difficile indagine".
“Sono molto soddisfatto. La formula ‘perché il fatto non sussiste’, la stessa che avevo richiesto - ha detto l’avvocato Ettore Grenci, difensore di alcuni degli anarchici processati - ha un significato particolare perché riguarda la libertà di esprimere il proprio pensiero attraverso l’associazione”. L’avvocato, poi, replicando alle domande dei cronisti ha sottolineato che “il dato di fatto è che il circolo Fuoriluogo è stato chiuso ed un gruppo di persone è stato disgregato”. Grenci ha, infine, quantificato i costi complessivi di questa vicenda giudiziaria (intercettazioni telefoniche, ambientali ed altro) in “circa 300mila euro”.

28 marzo 2014

IL FUOCO E LE FIAMME

Avete mai provato ad esprimere compiutamente un pensiero e accorgervi, immediatamente dopo, della incompletezza dell’esposizione?

Vi siete mai sentiti afflitti dall’ineffabile incertezza di non essere riusciti a dire tutto quello che avete pensato?
Anche sfogliando tutto il lessico disponibile non riusciamo a trovare una parola capace di dare aspetto concettuale al nostro pensiero.
Una fonte d’incertezza e di confusione e’ data dall’imperfezione del linguaggio. Se parliamo, ad esempi, di malattia, siamo certi che il nostro interlocutore utilizzi lo stesso nostro metodo relazionale tra concettualita’ e contestualita’? Ma non e’ perfezionando il linguaggio, e quindi riducendo la sua imprecisione, che si risolve il problema.
Secondo me esiste un altro aspetto, ancora piu’ importante: quello: quello che riguarda l’impossibilita’ di comunicare attraverso la parola, non solo i nostri pensieri, ma anche aspetti del nostro modo di essere.
Quali parole sono utilizzabili per esprimere il nostro personale, piacere nell’attacco con pugnace veemenza lo stato di cose esistente o la gioia nel vedere crollare ai nostri piedi i luoghi e le persone che rappresentano, generano e rigenerano il potere?
Le vicende dell’animo e dell’intelletto si afferrano solo col parteciparvi direttamente. Possono essere comprese solo da chi ti ha conosciuto, ti ha amato, ti ha contrastato, ha condiviso con te momenti di gioia e di dolore, di felicita’ o di sacrificio: uno sguardo, un gesto, il silenzio. In questo modo e’ possibile percepire frammenti di emotivita’, di sensibilita’ relativi ad un preciso istante, e cio’ senza varcare la soglia della parola scritta o parlata.
A chi dunque dovremmo lasciare la parola?
Lasciamola alle nostre pulsazioni, alla voglia di distruggere tutto cio’ che ci opprime, al piacere e al desiderio di essere vivi e liberi, al fuoco e alle fiamme.

Michele Pontolillo.
testo apparso sul giornale anarchico CANE NERO n.21 31 marzo 1995

EL ROBO

Il Furto

Rafael Barrett
Ho sentito parlare di un furto recente.
Senza preavviso, i ladri sono entrati in casa, hanno aperto il baule e hanno arraffato alcuni gioielli, lasciando intatte delle carte manoscritte, appunti, bozze di letteratura e matematica, insomma, il frutto di due o tre anni di vita intellettuale.
Il fatto in sé non avrebbe nulla di particolare né sarebbe giusto rinfacciare ai ladruncoli la loro scarsa propensione allo sviluppo dell’ideale puro.
Ad ognuno il suo ruolo.
Ma è proprio l’aspetto volgare di un fatto che ci deve indurre alla riflessione. Non è il caso, ma è la sistematicità a doverci meravigliare.
Non è miracoloso ciò che accade qualche volta, ma ciò che succede sempre. Se dovessi filosofeggiare con il proprietario sul fatto che gli hanno rubato i gioielli e lasciato i suoi fogli di carta, lo farei più o meno in questi termini:
«Se ti avessero rubato le tue care carte, consumate dalla tua mano febbrile e vacillante, solcate da segni neri, cancellature – ricordi? gesti di rabbia e di tripudio –; se ti avessero sottratto le compagne della tua agitata solitudine, le figlie ed eredi del tuo pensiero, per riscattarle daresti i tuoi gioielli, i tuoi abiti e il letto su cui riposi.
Vedi, non ti hanno fatto soffrire tanto quanto avrebbero potuto, dato che non è necessaria la sofferenza dei buoni alla felicità di coloro che reputiamo cattivi.
Sei consapevole che quei manoscritti, radicati in te, sono veramente tuoi, molto più che i tuoi gioielli e i tuoi mobili. Ti starai accorgendo che i ladri rubano ciò che meno ti appartiene, lasciando stare proprio ciò che è tuo, e cioè tutto ciò che perde valore e peculiarità appena non è più sotto il tuo possesso e la tua volontà. Comprenderai anche che i gioielli non sono di tua legittima proprietà, ma di chi li ha realizzati, come sono di chi li ha vergati quei fogli che sono sotto i tuoi occhi.
Il palazzo è dell’architetto, e la terra di chi la feconda e abbellisce.
È nostro solo ciò che generiamo, ciò che grazie a noi vive, ciò che in quanto genitori non ripudieremo mai. È nostro solo ciò che grazie a noi risplende e funziona. È così che l’oro, inerte, anonimo, lo schiavo di cui tutti hanno bisogno, non è di nessuno, o di tutti.
L’oro, l’aria, l’acqua, il cielo non sono di nessuno, perché non sono umani; i tuoi gioielli hanno un valore, non in quanto d’oro, ma perché sono gioielli, perché un uomo nell’inciderli ha impresso in essi l’immagine sfuggente del suo spirito.
Rubare l’oro è un atto distaccato.
Noi lo puniamo, lo chiamiamo delitto. Tutto ciò è una mostruosità, una pazzia.
Siamo diventati folli il giorno in cui abbiamo pagato con l’oro chi fa gioielli e chi scrive un libro.
Non capisci che non è possibile equiparare un pezzo di metallo e un pezzo di anima?
La società si basa su una grande menzogna, uno scambio illusorio tra cose non scambiabili. Niente che ci appartenga profondamente potrà mai cessare di essere nostro.
Vendi le tue scartoffie, conta le tue monete, ma non credere che ciò che hai creato possa cessare di essere tuo, né che quel denaro lo sia mai stato.
I ladri non ti hanno rubato nulla, come nulla ti dà chi ti concede un salario.
I ladri, quindi, non sono colpevoli. Se ti avessero lasciato uno calco in gesso dei gioielli e se ne fossero andati con tutto l’oro, avrebbero forse fatto la cosa più giusta. Il furto restituisce. Comunque, metteteli pure in galera questi ladruncoli. È giusto che soffrano, e come loro però è giusto che soffrano anche altri infelici: i carcerieri.
È giusto che l’assurda pena smuova il fondo delle coscienze e che monti l’onda vendicatrice»
(Los Sucesos, 5/1/1907)

BOOM: ESPLOSIONE DANNEGGIA LA SEDE DI CASAPOUND A TRENTO

Apprendiamo dai quotidiani locali che, verso le tre di notte di martedì 25 marzo, un'espolsione ha divelto la saracinesca e infranto una vetrina della sede di Casapound nel quartiere di Madonna Bianca a Trento. Ai fascisti del Terzo Millennio è prontamente arrivata la solidarietà della compagine locale di Fratelli d'Italia.

 

 

 

NUOVO INDAGATO NEL PROCESSO PER L'ATTACCO AD ADINOLFI

In attesa di eventuali comunicati, apprendiamo dai media che i Pm Nicola Piacente e Silvio Franz hanno interrogato un nuovo imputato nel processo che ha visto la condanna dei compagni anarchici Alfredo Cospito e Nicola Gai, i quali hanno rivendicato in aula il ferimento dell'Ad di Ansaldo Nucleare.
A. M. sarebbe indagato per concorso nel furto dello scooter utilizzato nell'attacco e si è rifiutato di rispondere ai due magistrati.


Da Informa-Azione.info

MODIFICATO CAPO D'ACCUSA PER LA COMPAGNA TAMARA SOL VERGARA

Ricordiamo che la compagna Sol è stata arrestata il 21 Gennaio 2014 con l’accusa di aver sparato ad un vigilantes del Banco Estado, nel comune di Estación Central (Santiago). Nella stessa banca, ma un’altra filiale, il compagno anarchico Sebastián Oversluij è stato crivellato di colpi durante una tentata rapina.
Dopo essere stata arrestata, è stata accusata dalla macchina giudiziaria di “rapina aggravata”, perché la procura puntata sul revolver presuntamente rubato al vigilantes dalla compagna Sol. Il 14 Marzo 2014, il giudice Ninoska Mosnich ha deciso di riformulare l’accusa in “tentato omicidio aggravato di carattere frustrato”.
Questo cambio di imputazione contro Sol, le da un “beneficio” visto che il margine di pena che può esserle data è minore, anche se inizia da 5 anni e 1 giorno.
Attualmente la compagna è in custodia cautelare nel centro di sterminio di San Miguel.
Solidarietà irrefrenabile con Sol!
Difendiamo le azioni multiformi per vincere lo scontro con l’esistente!

fonte : publicacion refractario

PROCESSO PER GIANLUCA E ADRIANO..IN VIDEOCONFERENZA?

riceviamo e diffondiamo:

Il 26 marzo si è tenuta presso il tribunale di Roma l’udienza preliminare del processo in cui sono imputati Gianluca e Adriano.
I due compagni sono accusati di “associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”, a cui si aggiungono quelle di incendio, furto aggravato in concorso, deturpamento e danneggiamento di cose altrui. Si tratta di tredici azioni realizzate nel territorio dei Castelli Romani contro banche, una pellicceria, sedi distaccate di ENI ed ENEL e contro la discarica di Albano.
Il processo, di fronte alla corte d’assise, avrà inizio il 26 Maggio.
Con il provvedimento di rinvio a giudizio il GUP D’alessandro si è assunta la grave responsabilità di disporre che gli imputati debbano partecipare tramite videoconferenza.
La decisione sarebbe motivata da una circolare del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria che prescrive l’utilizzo di questo dispositivo come misura di contenzione dei detenuti “più pericolosi”, adottata in seguito all’evasione di Domenico Cutrì, avvenuta nel corso di un trasferimento giudiziario.
Si tratta di una misura che d’ora in poi potrebbe riguardare, insieme ad altri, tutti i procedimenti riguardanti i detenuti in regime di Alta Sicurezza.

L’utilizzo della videoconferenza rientra all’interno di un politica carceraria, stabilita dalla Comunità Europea, basata sul modello della differenziazione e quindi dell’isolamento.
Si tratta di separare dal corpo dei detenuti gli elementi considerati più pericolosi: da un lato per poter, con minor rischio e minor costo, gestire la massa crescente degli internati, dall’altro per tentare di annichilire tutti i nemici dello Stato insuscettibili di ravvedimento.
L’isolamento, che si tenta di imporre in maniera sempre più stringente, può arrivare ad essere una vera e propria forma di tortura che provoca pesanti danni fisici e psichici a chi la subisce.
Una serie di provvedimenti adottati recentemente nelle sezioni AS2 (riservate ai compagni rivoluzionari) sono indirizzati ad aumentare il grado di isolamento: chiusura di cancelli che dividono da altre sezioni, limitazioni di colloqui, tentativi di imporre l’isolamento individuale, divieto di incontro tra detenuti della stessa sezione.
A tutto questo si aggiunge il processo in  videoconferenza, uno strumento che colpisce in diversi modi gli individui a cui viene imposto.

Sul piano umano negare ad un detenuto di partecipare fisicamente alle udienze significa infliggergli un ulteriore violenza, impedendo che il suo sguardo possa, anche solo per breve tempo, fuoriuscire dal ristretto orizzonte dell’istituzione totale ed incrociarsi con quello affettuoso e solidale dei compagni, degli amici, dei parenti.
Dal punto di vista processuale la videoconferenza fa parte di una serie di dispositivi tesa a rappresentare l’immagine del  nemico (il mafioso o il terrorista) del quale si deve cancellare ogni traccia di umanità e ragione. Si suggerisce una colpevolezza a priori, legata a ciò che un soggetto è considerato piuttosto che ai gesti che ha effettivamente compiuto. L’imputato viene rappresentato come un mostro da tenere relegato e distante in quanto troppo pericoloso per presenziare in aula.
Così, una giuria popolare potrà condannare molto più a cuor leggero una immagine che scorre su uno schermo, come il telefilm della sera, piuttosto che un essere umano in carne ed ossa che è in grado di riconoscere come un proprio simile. Esattamente come un militare che guida un drone  uccide più a cuor leggero di uno che spara da distanza ravvicinata.
L’imputato invece verrà limitato nella possibilità di esporre le proprie ragioni da una corte che potrà  togliergli arbitrariamente la parola, e che di fatto lo porrà sotto questa costante minaccia. Verrà escluso, schiacciando un semplice tasto, ogni qualvolta dica qualcosa di non gradito dai togati.

Recentemente, con l’applicazione dell’articolo 270 sexies il potere ci ha dimostrato di possedere uno strumento giuridico potenzialmente in grado di colpire con condanne pesantissime ogni forma di reale conflitto sociale. Stabilito che terrorista è  considerato chiunque si opponga efficacemente al sistema, devono in seguito costruire l’immagine del terrorista con un adeguato impianto scenografico. Da questo punto di vista la videoconferenza è un ulteriore strumento di guerra psicologica che si aggiunge ai processi in aula bunker,  all’utilizzo di carceri speciali, al linguaggio mistificatorio con cui si descrivono le azioni di lotta, evocando tutto un immaginario.

Mentre le cause sociali della repressione sono sempre più evidenti, mentre assistiamo con crescente frequenza a costruzioni giudiziarie che assumono sfacciatamente il carattere della rappresaglia politica, i repressori mettono in atto l’ennesimo tentativo di tappare la bocca a chi si oppone ad un sistema fallito.
Vogliono soffocare le voci coraggiose e ribelli, vogliono seppellire le ragioni di chi lotta nel silenzio del cemento.
Le sentiranno i signori al potere queste voci, le sentiranno sempre più forti e sempre più vicine alle loro orecchie  che non tollerano disturbi. Le sentiranno nei tribunali che vorrebbero asettici, nelle piazze che vorrebbero rassegnate, nelle notti in cui vorrebbero dormire sonni tranquilli.

Solidarietà attiva a Gianluca e Adriano
Solidarietà ai compagni e alle compagne prigioniere
Solidarietà ai detenuti e alle detenute


Rete evasioni
Flex Mob



DIFFONDIAMO LA PRATICA DEL FURTO


Apprendiamo dai media locali del 25 marzo, che una decina di madri si è auto-organizzata per superare un momento economicamente difficile: hanno visitato due ipermercati di Cagliari delle catene Auchan e Ld, riempendo i carrelli e uscendo senza pagare. Un'azione di "spesa proletaria" in risposta ai propri bisogni e di fronte alla denuncia di furto aggravato notificata dalla polizia hanno ribattuto: "Non abbiamo di che far vivere i nostri figli". Intanto i segugi della Digos cercano chi abbia istigato queste madri a delinquere
: i padroni e il capitalismo?

39 PROFUGHI/E FUGGONO DAL CENTRO DI "ACCOGLIENZA"


Erano arrivati sabato 21 marzo, in parte eritrei e in parte somali. Ma al centro di "accoglienza" dell'ex polveriera di Marco (Rovereto), allestito durante la cosiddetta emergenza Nord Africa, non sono rimasti neanche due giorni. Di quaranta che erano, il lunedì all'interno della struttura ne era rimasto uno solo. Evidentemente all'"accoglienza" organizzata dagli Alpini e dalla Croce Rossa hanno preferito la fuga per la libertà. Buon viaggio.

 

SPAGNA: SOLIDARIETA' URGENTE CON NOELIA COTELO



Da Informa-azione.info

Riceviamo e diffondiamo una chiamata alla solidarietà con la prigioniera Noelia Cotelo, entrata in carcere con una condanna di un'anno e mezzo per furto d'auto, detenuta da oltre sei anni e torturata dall'apparato di sterminio spagnolo per aver sempre reagito a testa alta agli abusi degli aguzzini in divisa.

Proposta per invio di fax e lettere di solidarietà


Appello ad un invio di massa, davanti alle istituzioni penitenziarie del caso di Noelia Cotelo.

Comunicato della madre:

"Ciao amici e compagni.... Non so come spiegarlo, sembra incredibile, ma disgraziatamente certo... E' da più di un mese che non so nulla di Noelia, mia figlia... oggi mi ha chiamata, é dal giorno 14 in sciopero della fame perchè le negano la corrispondenza e le telefonate. lei si autolesiona per poter andare in infermeria e poter chiamarmi per raccontarmi tutto quello che stanno facendo. le hanno tolto i suoi vestiti, strappato le foto, buttato lo shampoo, gel da bagno, il sapone, etc.

Le dicevano che se voleva poteva comprarlo nell'economato. Se prima erano le guardie più anziane, questa volta gli autori erano appena usciti dall'accademia...

Presto dovremo fare qualcosa, come inviare fax o lettere, che anche se non gliele consegnano, che sappiano che non é sola. Mille grazie a tutti...


Abbracci libertari!"

Lola Riveiro, madre di Noelia.



Come forma di rifiuto immediato davanti a questa situazione, da parte di Mujeres Libres di Zaragoza proponiamo un invio massiccio di lettere, cosi come un appello ad altri gruppi solidali con il caso Noelia, per farci sentire.

L'indirizzo del carcere è:

Noelia Cotelo Riveiro

Centro Penitenciario (CP) Albolote - Mod. de Aislamiento, Galeria C, CP 18220 Granada - Spain

VENERDì 28 AL MAINASSO: BENEFIT PER FRA AGLI ARRESTI DOMICILIARI


 Venerdì 28 al Mainasso in via dei Giustiniani 62R, nel centrostorico di Genova:

Iniziativa a sostegno di Fra agli arresti domiciliari 
per la rivolta del 15 Ottobre 2011 a Roma.

dalle 18:

Mostre informative su : Devastazione e Saccheggio / Morti di Stato
 aggiornamenti e riflessioni

a seguire
"Grande asta dell'artista Iconoclasta"

Aperitivo mangia&bevi
 
DJ SET

Luconbass from Stonedbass - Funky beat
Dj Manuto back from Holland - Barzotto trash style


26 marzo 2014

RADIOCANE: SUD AMERICA, URUGUAY E MOVIMENTO ANARCHICO

Pubblichiamo ampi stralci di una lunga conversazione con un compagno 
anarchico di Montevideo passato di recente in Italia: uno sguardo sul 
Sud America, sullo sviluppo del piano di integrazione capitalista 
denominato IIRSA, sui governi di sinistra in molti stati 
latino-americani e sulla via nazionale al capitalismo buono da essi 
sostenuta.
 
Ma anche uno sguardo rivolto alle lotte che si stanno articolando contro 
le gigantesche infrastrutture in agenda e soprattutto un approfondimento 
sul movimento anarchico sudamericano, la sua crescita, i suoi dibattiti, 
le sue forme attuali tra capacità di attacco, repressione e presenza 
nelle lotte sociali.
 
ascolta :
 
http://www.radiocane.info/uruguay/

24 marzo 2014

SPAGNA: AMORE DIVINO E AMORE ANARCHICO

Riceviamo e diffondiamo la traduzione del comunicato in lingua castigliana
[Nota delle traduttrici: il testo è stato mantenuto declinato al femminile come nell'originale]


Amore divino e amore anarchico

“L'amore vero, reale, espressione di un bisogno reciproco
e paritario, non puo' esistere che tra uguali”
Bakunin

Siviglia. Fine del 2013. Alcune sconosciute attaccano una chiesa con il fuoco. Nessuna rivendica nulla; non ce n'è bisogno (1). A Siviglia, come nel resto dell'Andalusia, la Chiesa (con la C maiuscola, l'istituzione) ha una lunga tradizione di complicitá con il 'caciquismo' (2) e la borghesia locale quando si tratta di reprimere – e non solo spiritualmente – i poveri. Chiunque può capire il motivo o i motivi di un'azione del genere. I media mostrano le immagini del tempio. Su una delle pareti dell'edificio, si vede di sfuggita una scritta che allude chiaramente a prigioniere anarchiche.

Negli ultimi mesi gli attacchi contro questa istituzione, le scritte e altri atti “vandalici” sono aumentati. Pensavano che sarebbe passato inavvertito il ruolo che ricopre la Chiesa nella nuova legge contro l'aborto?

Monica e Francisco, due anarchiche cilene che vivevano a Barcellona sono state arrestate e si trovano in prigione accusate, in base alla legge antiterrorista, di aver, secondo la polizia, attentato contro una chiesa a Zaragoza, la Basilica del Pilar, di aver cospirato per attaccare la cattedrale di Montserrat (Barcellona) e, inoltre, di appartenere a una presunta organizzazione terrorista che esiste solo nella testa della polizia e del giudice, Eloy Velasco. Nonostante non riconoscano le accuse nè rivendichino le azioni di cui sono accusate, si riconoscono come anarchiche e nei loro scritti hanno rimarcato la loro posizione di scontro nei confronti di questo mondo di merda; e chi fa questo, chi riconosce una posizione refrattaria, come diceva un vecchio poeta, “è gia' giudicato, e i coltelli già sono affilati, e le iene ridono”. La cosa più grottesca del loro arresto (e di quello delle altre tre che si trovano libere con le stesse accuse) è la dimostrazione del ruolo di complicitá e alleanza tra la stampa, la polizia e lo Stato, o meglio GLI Stati, visto il chiaro ruolo giocato in questo caso dallo Stato cileno. Che interesse ha lo Stato cileno? Monica e Francisco erano appena state assolte dal caso che lo Stato cileno aveva portato avanti per piu' di due anni contro piu' di una dozzina di anarchici e antiautoritari, noto come “Caso bombas”, che si è chiuso mostrando di non essere altro che un castello di carte, e lasciando la procura e la giustizia cilena in generale in una posizione imbarazzante dalla quale difficilmente potranno uscire. Ma lo Stato non perdona.

“E improvvisamente dalla bocca quei rumori, falsi toni con movimenti di mandibola, tutti gli altri restano in silenzio”, continua il vecchio poeta. Contro la propaganda dello Stato, la loro cosiddetta “opinione pubblica” (vale a dire, la ripetizione infinita dei LORO propri messaggi, facendo credere che siano messaggi generali) si puo' fare ben poco se non ridere. E agire.

Una ragazza viene arrestata per aver fatto scritte contro la legge sull'aborto sulla facciata della stessa chiesa di Siviglia. La polizia, come se si trattasse di un romanzetto dei piu' squallidi, crede di aver preso la “colpevole” dell'incendio avvenuto alcuni mesi prima. Assurdo. Ridicolo. Secondo le loro teorie “si torna sempre sul luogo del crimine”. Secondo le nostre, “siete stronzi”. Sicuramente questa accusa non andra' piu' in la' di una multa per imbrattamento, ma la fantasia della polizia ci mette di fronte a qualcosa che forse non tutte abbiamo notato: mentre alcune di noi lottano contro le leggi che cercano di renderci sempre piu' dipendenti dallo Stato e dalla sua divinitá, piu' sottomesse e modellate sul ruolo che Dio (e il patriarcato) ci assegna, ci sono compagne che vengono arrestate con l'accusa di aver attaccato le istituzioni repressive.

Nel frattempo la Chiesa ci parla di amore. Mentre condanna a morte migliaia di donne ogni anno, alla miseria tante altre, alla prigione (abortire è punito con dure pene in molti paesi, quando non muori dopo un aborto effettuato in condizioni terribili), ci parla di amore. L'amore di cui ci parla la Chiesa è l'amore sottomesso, l'amore dell'oppresso per il padrone, quello dello schiavo che aspetta che il suo superiore (Dio, il padrone, il padre, il marito, lo Stato) gli conceda la vita o la morte.

Noi parliamo di un altro amore. Dell'amore per le nostre compagne, per chi lotta, per chi resiste, per chi non piega la testa. Un amore complice, che va al di lá delle loro sbarre, accuse, leggi, minacce e punizioni. Amore verso coloro che cercano la libertá. Amore verso la libertá stessa, anche se nemmeno l'abbiamo potuta immaginare.

Contro qualunque legge cerchi di intromettersi nei nostri corpi, nelle nostre vite, principalmente quella dell'aborto ma non solo, e contro la legge antiterrorista.
Solidarietá con Mónica e Francisco.
Terrorista è la Chiesa e lo Stato

Alcunx anarchichx
Barcellona, 19 marzo 2014


Per scrivere alle compagne:

Mónica Caballero Sepúlveda
Centro Penitenciario Ávila
Ctra. de Vicolozano-Brieva, s/n
05194 Brieva
Ávila (España)

Francisco Javier Solar Domínguez
Centro Penitenciario Córdoba
Autovía de Madrid-Cádiz Km 391
14014 Córdoba  (España)

Le compagne si trovano in regime FIES3, sotto l'articolo 10, inoltre Francisco fino ad oggi, e da un mese o piú, si trova in una sezione punitiva in isolamento.

NOTE:

(1) In realtà l'azione è stata rivendicata, vedi: http://it.contrainfo.espiv.net/2014/01/23/stato-spagnolo-siviglia-incendiato-portone-di-una-chiesa-in-solidarieta-con-monica-e-francisco/
(2) Influenza o dominio eccessivo di chi, avvalendosi della sua ricchezza o potere, controlla la politica e l'economia di una comunitá

22 marzo 2014


RADIOCANE: RIMINI, FASCISTI IN RIVIERA



Rimini, notte di sabato 8 marzo, in un locale della zona alcuni compagni incrociano un gruppo di fascisti, due dei quali ex appartenenti a Forza Nuova.

Ne nasce un diverbio, che culmina con l’accoltellamento di due compagni, uno dei quali versa ancora in gravi condizioni a causa dei vari colpi infertigli all’addome.

La stampa descrive il fatto come una rissa tra bande, ma noi sappiamo bene che quando un fascista arma la propria mano contro un/a compagno/a, ha già operato la sua scelta, quella di schierarsi contro tutte le istanze di libertà.
Sabato 22 marzo 2014
Corteo Antifascista
ore 16 Arco d’Augusto (in centro), Rimini

ascolta il contributo:

http://www.radiocane.info/rimini-fascisti-riviera/

RADIOCANE: REBETIKO IL CANTO DELLA PLEBE


Carcere e fumerie di hashish, bande di strada e scontri con l’ordine costituito, profughi e sofferenza. Le origini e la storia del Rebetiko, più un modo di vita che un mero stile musicale, si intrecciano con la storia della plebe urbana greca, con la vita del Pireo e con le principali fasi politiche della penisola ellenica nella prima metà del XX secolo. Ci siamo fatti racontare questa vicenda da Epaminondas Thomos, un compagno greco che ha curato l’edizione italiana del testo di Elias Petropulos, Rebetiko. Vita, musica, danza tra carcere e fumi dell’hashish (Nautilus).
Per saperne di più http://rebet-asker.blogspot.it/

ascolta il contributo:

http://www.radiocane.info/rebetiko-il-canto-della-plebe/

LECCE: MA QUALI EROI..



20 marzo 2014


CARI AMICI DI VALLE E DI CITTA': LETTERA DI MATTIA DAL CARCERE



Casa Circondariale di Alessandria, 20.2.2014
«Cari amici di valle e di città,
quella che viene oggi scatenata conto chi si batte contro il Tav non è solo un’offensiva tribunalizia ma una tempesta di passioni tristi e umori guasti.
“Terrorismo”, “organizzazione paramilitare”, “attentato”: dietro la scelta di queste espressioni si cela un’operazione linguistica volta ad evocare sentimenti precisi.
Ogni parola attiva un campo semantico, che la collega ad altre parole e significanze. Se dico “sedia” penso anche a “tavolo”, se dico “pane” penso anche a qualcosa di “morbido” e “semplice”. Allo stesso modo l’impiego di categorie come “terrorismo” o “guerra” non ha delle ricadute solo sul piano giuridico, e di conseguenza sulla nostra libertà fisica, ma ha una forte capacità evocativa in grado di far emergere una serie di suggestioni e di reazioni irrazionali facilmente governabili. Ed è solo in questa triste e tenebrosa palude emotiva, abitata da leggendari e terrorifici mostri marini da decapitare prontamente, che i moderni filibustieri del diritto navigano sicuri e, come salvatori, distribuiscono decadi di galera come fossero caramelle gommose ad una festa per bambini.
 È solo in questa pozza torbida e melmosa, dove ogni gesto di dissenso radicale viene risucchiato e rimasticato dalle fauci - queste sì terrificanti - della vendetta penale, che i potenti si specchiano e si riscoprono belli e necessari.
Un’operazione affettiva, dunque, e una battaglia semantica sono in corso a fare da cortina fumogena attorno ad uno scontro sociale giunto inevitabilmente al muro contro muro. È questo il gioco incrociato in cui si sta dilettando la procura di Torino (e non solo) per costruire consenso attorno ad una precisa volontà carcerogena che, come una metastasi aggressiva, sta attaccando ogni tessuto di lotta, in Val di Susa e altrove.
Sì, anche altrove, perché quanto sta accadendo a noi è solo la cristallizzazione di una tendenza punitiva che attraversa diffusamente l’intera società, la quale, di fronte all’evidenza del suo fallimento, non ha altre risposte da dare che non comprendano manette, manganelli e filo spinato.
Benché l’ombra della legge giganteggi sui più, in questo mondo sempre più compresso tra cemento e reticolati, tra terre dei fuochi e basi militari, ci sarà sempre qualcuno disposto a ribellarsi. In fondo, la paura che ci viene scaricata addosso non è che l’eco dei timori che risuonano nelle stanze vuote dei palazzi.
Il 14 maggio inizierà il processo che ci vede imputati. Sarà un passaggio importante al quale dovremo arrivare forti e ricchi di idee.
Dobbiamo essere pronti ad affrontare un processo “urlato” ed improntato al sensazionalismo, sulla falsariga della campagna mediatica da tempo imbastita per demonizzare la lotta contro l’Alta Velocità.
Per riuscire nell’impresa di strappare una condanna esemplare, saranno evocati fantasmi di ieri e di oggi, mentre le deboli quinte dell’impianto accusatorio verranno puntellate con una “strategia della tensione” a basso voltaggio, volta a costruire il climax adatto alla messinscena predisposta. Solo così si potrà sperare di riuscire a fomentare l’animosità patibolare. E mentre sul palco gli inquisitori giocheranno con le ombre cinesi, in sala stampa coraggiosi cronisti di “nera” cucineranno notizie ansiogene da spacciare al dettaglio come droghe tagliate male.
Tutti insieme parleranno la lingua del terrore e, come ventriloqui, tenteranno di farci parlare la loro stessa lingua.
E noi?
Noi li lasceremo soli in quel triste mondo.
Diserteremo la paura e guarderemo oltre. Accartocceremo i loro incubi come demoni di carta e continueremo a sognare, tra le sbarre, nei boschi, ovunque. E quando penseremo alla Val Clarea ridotta ad un cratere lunare, torneremo a regalare un sorriso a coloro che quella notte di maggio scesero da sentieri percorsi mille e una volta e si aprirono un varco nelle reti per poi andarsene veloci, lasciandosi dietro qualche mezzo bruciato e neanche un’unghia spezzata, come ignoti amici dei boschi, amanti della vita e nemici della mega-macchina.
Mattia».
macerie @ Marzo 18, 2014

ANIMALI VIVI: CRONACHE DI UNA VALLE IN LOTTA


Da Machorka

Cronache di una Valle in lotta.
Nove giorni intensi, il cui valore e la cui potenza vanno oltre le esperienze particolari di chi li ha vissuti.
Considerazioni che hanno l’intento di contagiare, diffondere pratiche, provocare organizzazione.
Poteva finire con il solito comunicato……ne e’ venuto fuori un racconto, le cui conclusioni restano ancora tutte da immaginare.

Leggi ANIMALI VIVI – Cronache da una valle in lotta:  animali_a4
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18 marzo 2014

CHI OSPITA I FASCISTI PAGA IL PREZZO

Chi ospita i fascisti paga il prezzo, Push out Golden Dawn from Europe! (video)



video

Milano è stata scelta come città italiana in cui ospitare l’evento di Alba Dorata, Golden Dawn.
La stessa Milano in cui muore assassinato per mano fascista Davide Cesare, Dax, il 16 Marzo 2003.
L’undicesimo anniversario della sua morte cade proprio oggi, all’indomani del convegno del partito nazi-fascista greco.
Alba Dorata in Grecia si è macchia di una storia che parla di omicidi, torture, rastrellamenti razzisti, divulgazione di una cultura votata al nazi – fascismo in cui impera l’intolleranza contro tutto ciò che non è considerato “puro”: migranti, compagni, disagiati.
Alba Dorata, come dicono i compagni greci è “un gioiello dei media” utilizzato dai poteri forti come strumento di abbattimento dell’opposizione sociale anticapitalista.
Questo risulta evidente grazie all’inchiesta nata successivamente l’omicidio di Pavlos, cantante rapper greco.
Questa inchiesta ha portato alla luce la protezione di alcuni esponenti di Alba Dorata verso gli assassini di Pavolos, e la collusione malata tra polizia, malavita e il partito in questione.
La pericolosità non si traduce purtroppo solo in un problema di incolumità.
Alba Dorata sta cercando di attraversare l’Europa e diffondere i suoi messaggi di odio, razzismo e sessismo.
Il fatto che si permetta a questa linea di pensiero di arrivare al Parlamento europeo è inammissibile.
Invitiamo tutte le realtà d’Europa, e non solo, a non accettare ciò e rispondere con forze contro l’ingresso ufficiale e legalizzato dei principi infami portati avanti da Alba Dorata.
Con Dax, Pavlos e Celement nel cuore, a questa provocazione rispondiamo dicendo che Alba Dorata deve essere cacciata dall’Europa, che a Milano non deve essere mai più dato spazio per queste voce di terrore e che continueremo a ribadirlo finché avremo voce.
Dax, Pavolos e Clement sono vivi, i morti siete voi.
Dax ama ancora

da MilanoInMovimento.

LETTERA DI TAMARA SOL VERGARA DAL CARCERE IN CILE


Riceviamo e diffondiamo:
Traduzione a cura dei/lle compagn* di Beznachalie

Tratto dai compagni della radio Mayday  una lettera letta durante il pranzo in solidarietà a Villa Francia:
 in spagnolo(chileno) : (http://radio1demayo.blogspot.it/ )

“Vi ringrazio molto per tutto il sostegno ricevuto, ho sentito nelle vene il vostro amore incondizionato. Ogni lettera , ogni nota, ogni dolce squisito o monete , è una gioia e un’iniezione di energia in questa gabbia . Approfittando che siete tutti riuniti, chiarirò alcuni dubbi che apparentemente girano di qua e di là.

Per quanto riguarda il chiarire i fatti , non dirò parola , ma tuttavia non mancherò di dare un segnale in questa situazione . Per quanto riguarda il carcere, mi sono scontrata con un panorama dato, chiaramente, dalle caratteristiche del modulo in cui mi trovo, chiamato "connotazione pubblica ", dove le carceri puntano a una schizofrenica "amicizia" con le detenute e ancor di più alla conseguente sindrome di Stoccolma (1).
por muy dije que esta sea con una. 
Di fronte a questo, il mio atteggiamento è stato la distanza che deve esistere tra rapitore e rapito,per quanto gentile una passa essere.Così ho guadagnato una certa “fama” di nemica delle guardie, quindi mi lasciano stare. Con le altre del modulo sono riuscita a superare degli screzi che sono nati ovviamente dalle 24 ore di convivenza forzata oltre ad essere riuscita un po’ ad equilibrare la socievolezza con la mia natura antisociale.
Rispetto a gesti di solidarietà dannosi alle indagini, la mia posizione è che tali gesti  non debbano mai interrompersi ,sebbene  possano essere  sempre  respinti dal carcerato/carcerata. Sono notizie , almeno tra noi , oltre la famiglia, di quel che succede fuori  in più ci solleva il morale, che negli ultimi tre mesi era  a terra .Per lo stesso motivo compagni - e facendo la corrispondente critica/autocritica -qualsiasi valutazione pubblica che si faccia, deve emergere dall’azione. Dicono che la miglior maniera di insegnare è facendo, ed il nostro compito ora e di imparare senza stancarsi, trovare l’ equilibrio tra l’ intelligenza e la prassi lasciando da parte il proprio ego, prendendoci la responsabilità dei i nostri errori concentrandoci  su quello che a volte trascuriamo.
Ognuna ed ognuno sa a cosa mi riferisco, così come hanno saputo comprendere quanto successo il 21 di gennaio, e che a vedere  un compagno morto od in prigione i nostri sentimenti sono gli stessi, il sangue ribolle, il cuore  batte  , e lo piangiamo assieme.
Perché , in un modo o nell’ altro ,ci conosciamo, ci amiamo e sappiamo di essere pochi, però ci siamo, esistiamo ed intrecciamo rapporti .Questo legame è la nostra risposta   a quello dell’esistenza/sistema dove machismo ,potere e competenze vengono riprodotti dalle donne è quello che mi ha permesso di rimanere in piedi, viva a testa alta e con quel marchio di prigioniera politica che pesa con le detenute per bene.
Come primo comunicato spero di non avervi annoiato, vi mando un abbraccio, pieno di forza e di energia che mi avete lasciato quel giorno in cui siete venuti alla commemorazione della morte di 81 detenuti in questo stesso carcere . Tutta la prigione se ne è accorta e ora mi salutano nei corridoi. Una cosa così masochista che mi ha lasciato senza lacrime dal tanto piangere.”
Affettuosamente a tutti compagni  vi voglio bene Sol
Lxs quiere Sol
Per scriverli:
Pieza 1, modulo 1, piso 3 -sur. Cárcel de san Miguel. (Chile)
(1)-Con l'espressione Sindrome di Stoccolma ci si riferisce ad uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio estremamente violento o traumatico, ad esempio un sequestro di persona o un abuso ripetuto. Il soggetto affetto da Sindrome di Stoccolma durante l’abuso o la prigionia, prova un sentimento positivo, fino all’amore, nei confronti del proprio aguzzino. Si crea una sorta di alleanza e solidarietà tra la vittima e il carnefici

QUANTO SEI SEXIES?


L'ESPROPRIATORE

Renzo Novatore
La mia libertà e i miei diritti sono
tanti quanto la mia capacità di potenza.
Anche la felicità e la grandezza
l’avrò solo in misura della mia forza!

(Da un libro da me scritto e che non vedrà mai luce)


L’Espropriatore è la più bella figura maschia, spregiudicata e virile che io abbia incontrato nell’anarchismo.
Egli è colui che non ha nulla da attendere. Egli è colui che non ha più nessun altare su cui sacrificarsi. Egli glorifica soltanto la Vita con la filosofia dell’Azione. Lo conobbi in un lontano meriggio di agosto mentre il sole ricamava in oro la verdeggiante Natura che, profumata e festante, cantava gioconde canzoni di pagana bellezza.
Mi disse: “Fui sempre uno spirito inquieto, vagabondo e ribelle.
Ho studiato gli uomini e la loro anima nei libri e nella realtà.
Li ho trovati un impasto di comico, di plebeo, di vile.
Ne sono rimasto nauseato. Da una parte i biechi fantasmi morali, creati dalla menzogna e dall’ipocrisia che dominano. Dall’altra parte le bestie sacrificali che adorano con fanatismo e con vigliaccheria. Questo è il mondo degli uomini. Questa è l’umanità. Per questo mondo, per questi uomini e questa umanità, io sento ripugnanza.
Plebei e borghesi si equivalgono. Sono degni l’uno dell’altro.
Il socialismo non è di questo parere. Egli ha fatto la scoperta del bene e del male. E per distruggere questi due antagonismi ha creato altri due fantasmi: Eguaglianza e Fratellanza fra gli uomini…
“Ma gli uomini saranno uguali innanzi allo stato e liberi nel Socialismo… Egli – il socialismo – ha rinnegato la Forza, la Giovinezza, la Guerra! Ma quando i borghesi, che sono i pezzenti dello spirito, non vogliono saperne di essere uguali ai plebei, che sono i pezzenti della carne, allora anche il socialismo ammette, piagnucolando, la guerra. Sì, anche il socialismo ammette di uccidere e di espropriare. Ma in nome di un ideale di eguaglianza e di fratellanza umana… Di quella santa eguaglianza e fratellanza che incominciò da Caino e Abele!…
“Ma col socialismo si pensa a metà; si è liberi a metà; si vive per metà!… Il socialismo è intolleranza, è impotenza di vivere, è la fede della paura. Io vado oltre! 
“Il socialismo ha trovato bene l’eguaglianza e male la disuguaglianza. Buoni i servi e cattivi i tiranni. Io ho varcato le soglie del bene e del male per vivere intensamente la mia vita. Io vivo oggi e non posso aspettare il domani. L’attesa è dei popoli e della umanità, perciò non può essere affare mio. L’avvenire è la maschera della paura. Il coraggio e la forza non hanno avvenire per il semplice fatto che sono essi stessi l’avvenire che si rivolta sul passato e lo distrugge.
“La purezza della vita procede soltanto con la nobiltà del coraggio che è la filosofia dell’azione.”
Osservai: “La purezza di questa tua vita mi sembra rasentare il delitto!”
Rispose: “Il delitto è sintesi suprema di libertà e di vita. Il mondo morale è il mondo dei fantasmi. Là vi sono spettri e ombre di spettri: là vi è l’Ideale, l’Amore universale, l’Avvenire. Ecco l’ombra degli spettri: là vi è ignoranza, paura, vigliaccheria. Tenebra profonda.
Forse tenebra eterna. Anch’io sono vissuto, un giorno, là in quella tetra e lurida prigione. Poi mi sono armato di una torcia sacrilega per incendiare i fantasmi e violentare la notte. Quando sono giunto presso i rugginosi cancelli del bene e del male li ho furiosamente abbattuti e ne ho varcato le soglie. La borghesia mi ha lanciato il suo anatema morale e la plebe idiota la sua morale maledizione.
“Ma l’una e l’altra sono umanità. Io sono un uomo.
L’umanità è la mia nemica. Lei vuole stringermi fra i suoi mille tentacoli orrendi. Io cerco di strappare a lei tutto ciò che necessita alle mie brame. Siamo in guerra!
Tutto ciò che ho la forza di strapparle è mio. E tutto ciò che è mio lo sacrifico sull’altare della mia libertà e della mia vita. Di quella mia vita ch’io sento palpitare fra le crepitanti fiamme che mi divampano nel cuore; fra quello strazio selvaggio di tutto l’essere mio che mi gonfia l’anima di divine bufere, e che mi fa echeggiare nello spirito scroscianti fanfare di guerra e polifoniche sinfonie di un amore superiore, strano e sconosciuto; che mi empie le vene di un sangue rigoglioso e gagliardo, che sparge in tutto l’involucro dei miei muscoli, dei miei nervi e della mia carne, fremiti diabolici di tripudiante espansione; di quella mia vita ch’io intravedo attraverso la folle visione dei miei fantastici sogni, bramosa e bisognosa di sviluppo perenne. Il mio motto è: camminare espropriando e incendiando, lasciando sempre dietro di me urli di morali offese e tronchi di vecchie cose fumanti.
Quando gli uomini non possiederanno più le ricchezze etiche – unici reali tesori davvero inviolabili – allora getterò i miei grimaldelli. Quando nel mondo non vi saranno più fantasmi, getterò la mia torcia. Ma questo avvenire è lontano e forse non è! E io sono un figlio di questo lontano avvenire, piombato su questo mondo dal Caso alla cui potenza io m’inchino”.
Così mi disse l’Espropriatore in quel lontano meriggio d’agosto mentre il sole ricamava in oro la verdeggiante Natura che, profumata e festante, cantava gioconde canzoni di pagana bellezza.

(da «Iconoclasta!», Pistoia, a. I, 1a s., n. 10, 26 novembre 1919)