4 luglio 2016

RADIOCANE: BERLINO, OGNI SGOMBERO HA IL SUO PREZZO

riceviamo e diffondiamo:

Infine è arrivato lo sgombero dell’occupazione di Rigaer Strasse 94 di Berlino e, come annunciata, è divampata la risposta del movimento, di giorno e soprattutto di notte, sulla base del principio: ogni sgombero, un milione di danni. Ne abbiamo parlato con un compagno berlinese d’adozione che inquadra questa situazione a metà strada tra un primo spot elettorale per le incombenti elezioni cittadine e il processo di gentrificazione e normalizzazione della città.

ascolta: berlino ogni sgombero ha il suo prezzo

MARCO CAMENISCH: LA LENTA SOTTRAZIONE DI SBARRE

da informa-azione.info
riceviamo una corrispondenza dal prigioniero ecologista anarchico Marco Camensich rispetto al suo trattamento intra-extra-carcerario:

Fine giugno 2016: Aggiornamento “discesa”

Dopo il trasferimento di novembre 2015 da Bostadel a Saxerriet (Salez) nella sezione “chiusa di transito”, il 10 dicembre 2015 ci fu “riunione di trasferimento” con la direzione del carcere, i responsabili del DAP Zurigo ed il mio legale, ove furono deliberati poi ordinati i seguenti “passi”, ora già realizzati:

Gennaio 2016 trasferimento interno del “transito” in una “sezione aperta”

Febbraio 2016 2 uscite di 5h accompagnate da personale dell’istituto

Marzo 2016 2 uscite ognuna di 5h accompagnate da “figura di riferimento di propria scelta che
si assume la responsabilità”

Maggio 2016 2 uscite, 1 di 5h  e una di 12h accompagnate da “figura di riferimento di propria scelta che si assume la responsabilità”

18 maggio altra “riunione di coordinamento esecutivo”

In questa riunione fu decisa (con ordine  scritto a metà giugno) la concessione di un’uscita di 12h sia per giugno sia per luglio + un permesso di fine settimana di 24h in giugno e uno di 36h in luglio, nonché un permesso di 24h e uno di 36h nel mese di agosto; dopo di che, dopo un’altra “riunione di coordinamento esecutivo” prevista agli inizi di agosto, sarebbe previsto che settembre 2016 (circa tre mesi prima del “previsto”…) potrei iniziare un “lavoro esterno” per sei mesi (lavorare fuori, sere/notti dentro, i fine settimana fuori). Il contratto di lavoro richiesto (min. 50%) e un posto in un carceretto nell’area di Zurigo dovrebbero, di quanto ne so, già essere certi.

In seguito potrebbero aggiungersi alcuni mesi di lavoro e di soggiorno (in una casa propria) esterno e, al più tardi agli inizi del 2018, la liberazione condizionale.

Le mie capacità di mantenimento delle relazioni politiche/personale (anzitutto per il lavoro di scrittura) già negli ultimi anni sono state fortemente ridotte anzitutto con i continui trasferimenti e le conseguenti riorganizzazioni, anche da zero, di questo lavoro. E ora, in questo lungo passaggio “tra dentro e fuori”, suddette capacità sono ancora più ridotte (e spesso al lumino…) oppure assorbite in altro modo nella tanto intrigante quanto impervia riorganizzazione, ex-novo, di un resto di esistenza solidale fuori dalle mura in questa società galera. Sono degli sforzi che tuttx lorx solidali direttamente impegnatx come anche io stesso gli dobbiamo affrontare con degli “spazi” a volte anche più ridotti e certamente più incerti che non  con il “carcere-carcere”.

Non trattasi, perciò, in nessuno modo di indifferenza e di desolidarizzazione personale e/o politica se ora non sono e in futuro non sarò più in grado di mantenere quel sacco di corrispondenza e lavoro di scrittura come fino a poco tempo fa.

Tuttavia, per gli spazi già un tantino più “liberi”, già con l’imminente periodo di lavoro esterno la situazione potrebbe iniziare ad essere più propizia e suddetta riorganizzazione e perciò anche a quella delle comunicazioni.
Con l’ennesimo imminente cambio di indirizzo comunicherò anche l’inizio del suddetto periodo.

Sempre resistendo, sempre contribuendo, sempre solidale,


marco camenisch, 26.06.2016, galera Saxerriet, Salez, CH

VENTIMIGLIA: AGGIORNAMENTI DALLA LOTTA DEI MIGRANTI CONTRO I CONFINI

riceviamo e diffondiamo:

VENTIMIGLIA - Sono più di 400 le persone migranti bloccate da ieri, 2 luglio, dalla polizia italiana sulla strada in direzione del confine dopo essersi incamminati in corteo partendo dalla chiesa dove erano “ospiti” da qualche settimana dopo i feroci rastrellamenti che continuano a Ventimiglia da oltre un mese. E’ fallito il primo tentativo di mediazione della Caritas. I/le migranti non vogliono nè mangiare nè tornare in chiesa, ma chiedono esplicitamente l’apertura del confine per tutti/e!

Hanno resistito tutta la notte davanti al blocco della polizia, mantenendo la loro posizione. Stamattina hanno cominciato una battitura per continuare la protesta. Si è alzata la tensione e la polizia ha caricato 2 volte.
La violenta risposta della polizia non scalfisce la determinazione dei migranti che rimangono sul posto protestando con cori, striscioni,battiture.
Qualcuno è anche in sciopero della fame.

Sono determinati a chiedere l’apertura del confine.
Torre annunziata è una parte di Ventimiglia poco visibile, facciamo girare la notizia.

Basta deportazioni. Lottiamo contro ogni frontiera.

TRENTO: PRESIDIO E BLOCCO FERROVIARIO CONTRO LA REPRESSIONE AI NO TAV IN VALSUSA


riceviamo e diffondiamo:

Martedì 28 giugno, giorno in cui a Torino si teneva l'udienza sulle misure cautelari applicate ai/alle no tav della Valsusa, a Trento, in piazza D'Arogno, si è svolto un presidio no tav di solidarietà, a sostegno della Valle in lotta e della scelta, da parte di alcuni imputati, di violare le restrizioni. Dopo vari interventi e la lettura di alcuni comunicati, il presidio si è sciolto, per trasformarsi, qualche tempo dopo, in un blocco del Frecciargento delle 20,41 per Bolzano. Striscioni, bandiere e interventi in stazione per ribadire l'unione fra le due lotte e generalizzare le pratiche di solidarietà.

L'iniziativa era stata decisa in un'assemblea del presidio no tav Acquaviva e Resistente.

 

di seguito il comunicato-volantino distribuito in piazza:
Quando la misura è colma.
Contro la repressione ai danni dei no Tav.

La montagna ha partorito un topolino. Ma è un topolino che fa male: la foto di Marisa, indomita 71enne pur costretta ad appoggiarsi ad un bastone, che dal 21 giugno deve recarsi alla stazione dei carabinieri per l'obbligo di firma a cui è sottoposta, è il risultato più grottesco della nuova operazione della Procura di Torino contro il movimento No Tav, o meglio contro la gente della Val Susa e non può che suscitare innanzitutto indignazione da parte di ognuno con un po' di coscienza.
Il 21 giugno 20 No Tav  di ogni età hanno ricevuto altrettanti avvisi di custodia cautelare: 2 in carcere (poi annullati per vizi di procedura), 9 ai domiciliari e gli altri/e obblighi di firma. Ad un anno dalla manifestazione del 28 giugno queste le conclusioni del magistrato Rinaudo, noto "pm con l'elmetto".

Quella domenica, l'invito del popolo della Val Susa a ricordare il violentissimo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, era stato raccolto da migliaia di persone, uomini, donne, ragazzi, bambini da ogni città. Un unico comune denominatore: la difesa dell'ambiente, della terra, dell'acqua, dell'aria pulita, un No alle devastazioni, un No al Tav.
Il divieto prefettizio di percorrere strade che appartengono da sempre solo agli abitanti e non alle truppe di occupazione ed allo Stato che rappresentano, era stato violato. Due cancellate, appositamente erette per impedire l'accesso alla centrale di Chiomonte, turpe simbolo della militarizzazione di una intera valle, erano cadute durante un "tiro alla fune" collettivo. Due azioni durate pochi minuti, colpite duramente sul campo: uso dell'idrante ed una infinità di lacrimogeni da una parte, coraggio, determinazione e qualche petardo dall'altra. Nessun scontro diretto. Come sempre molto diversa la realtà da quanto poi la raccontano i mass media.
A manifestazione conclusa, un furgone (nessun segreto, aveva anticipato il corteo per tutto il giorno), viene fermato e controllato. A bordo rinvenuto vario materiale, molto autocostruito, kway, qualche maschera antigas, occhialini da piscina, petardi, bottigliette d'acqua, qualche bastone ...  Il giorno dopo la Digos lo mostra "orgogliosa" a tv e giornali e si torna a parlare e sparlare del fantomatico blocco nero. A bordo di quel furgone aveva trovato un passaggio Marisa e non poteva essere diversamente date le sue difficoltà di deambulazione. Per questo un anno dopo Marisa, 71 anni, è una pericolosissima black bloc, costretta a firmare ogni giorno dai carabinieri perché, secondo la Procura, potrebbe scappare.
Ma scappare dove, lei e gli altri ultrasessantenni colpiti da ugual misura? Tutte persone che da 20 anni non scappano e lottano per la loro terra, per lasciarla uguale a figli e nipoti, mettendoci senza paura la propria faccia in ogni momento? Ed adesso vorrebbero fuggire?
Siamo di nuovo all'incredibile, al grottesco, al ridicolo se non fosse che va a vigliaccamente ledere la libertà di tutte e tutti e dimostra per l'ennesima volta la feroce volontà persecutoria e vendicativa dello Stato.

Quella domenica molti No Tav del Trentino c'erano, con lo striscione del presidio Acquaviva e Resistente in bella vista.
E ci siamo un anno dopo ad esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
Ma oggi c'è molto di più.
In una affollatissima, spontanea assemblea a Bussoleno, alcuni dei No Tav sottoposti alle misure ristrettive, hanno dichiarato pubblicamente che non le rispetteranno, perché considerate illegittime. Il carcere non spaventa e non li ferma. Da quel giorno si è creato un presidio permanente a difenderli, una barriera umana che appoggia concretamente la loro scelta.
Non possiamo che fare nostro questo atto di coraggio, coerenza e determinazione che dà preziosa linfa, a dimostrare che il sentiero intrapreso da ovest ad est delle Alpi è quello giusto e nessuno può fermare la lotta NoTav.

Tutte e tutti liberi subito!

26 Giugno 2016 Presidio No Tav Acquaviva Resistente (Trento)

CUMIANA (TO): AZIONE ANTIMILITARISTA AL POLIGONO MILITARE

riceviamo da mail anonima datata mercoledì 29 giugno:

Oggi si è provato a inteRrrompere un'esercitazione al poligono militare "Tavernette" di Cumiana violando la zona interdetta e palesandoci a un carabiniere di guardia. Pur non avendo lasciato l'area del poligono gli spari sono continuati! Se, in quanto antimilitaristi, non ci stupisce lo spregio dei militari verso la vita delle popolazioni, interessante comunicare il rischio che queste corrono nel tollerare la presenza militare nel territorio. GLI UNICI STRANIERI GLI SBIRRI SUI SENTIERI!


da informa-azione.info

LIBERAT* I/LE COMPAGN* RINCHIUS* NEL CRA DI NIZZA

riceviamo e diffondiamo:
Nel pomeriggio di martedì 28 giugno, dopo due udienze (una di fronte al tribunale della Libertà e un'altra al Tribunale amministrativo) sono stati liberati Vincenzo, Andre, Arturo e Rafael senza espulsione dal territorio dello Stato francese e senza ulteriori condanne o misure.
Un abbraccio ai compas fuori e un saluto ribelle alle lotte che verranno contro frontiere, galere e nocività!

Report giornata di lunedì:

Parecchie persone anche oggi al CRA di Nizza. 'E arrivata la
Fanfara dalla Val Roya e con musica, fischietti si è fatto un volantinaggio attorno al CRA per spiegare la natura del centro di detenzione e cosa sta succedendo.
Oggi i compagni reclusi sono riusciti ad appendere uno striscione che recitava " beaux comme un prison qui brule", la polizia l'ha tolto dopo qualche ora. 'E forte la determinazione e la forza di chi sta dentro grazie al sostegno da fuori.
Nei giorni scorsi gli avvocati hanno presentato ricorso al decreto di espulsione. Domani, martedì 28 giugno, avranno udienza con il giudice che dovrà esprimersi in merito alle 9.30. Ma questa mattina molto presto la polizia frontaliera che gestisce il cra, ha tentato una sorta di "trappolone" dando loro la " possibilità" di uscire oggi stesso. Naturalmente si sono rifiutati. Sarebbero usciti sì, ma con la misura -certa- di espulsione di un anno dalla Francia. Quindi accompagnati e consegnati in manette alla frontiera, direttamente nelle mani degli polizia italiana, scartando di fatto l'udienza di domani mattina. La loro presenza e quella dei tanti compagni ai presidi quotidiani, la risposta accesa degli altri loro compagni di reclusione, così come non ultima la possibilità che la lotta in corso continui e si estenda, causa non pochi grattacapi all'amministrazione, evidentemente... La mossa di stamattina non era altro che un tentativo, rapido, per averli e tenerli fuori dalle scatole.
Oltre al giudice delle libertà che vedranno domani mattina, alle 14.30 ci sarà l'udienza della corte amminstrativa che deciderà in merito all'interdizione di un anno.
Continuiamo la solidarietà, continuiamo a lottare contro il regime di frontiera che rastrella, confina e deporta e contro la devastazione della Val Roya.
Libertà per tutte/i!

RADIOCANE: CORRISPONDENZE NO TAV 9 - INVIOLABILE LIBERTA'

da radiocane
L’ennesima operazione repressiva che ha colpito nei giorni scorsi la Val Susa ha trovato un’inedita risposta, almeno per quelle lande: la decisione di violare pubblicamente le misure restrittive (arresti domiciliari e obblighi di firma). Un compagno che ha assunto in prima persona questa decisione ci parla dei contorni e delle motivazioni di questa presa di posizione.

ascolta:

http://www.radiocane.info/inviolabile-liberta/

RADIOCANE: LOI TRAVAIL, A CHE PUNTO SIAMO?

Da radiocane
A che punto siamo con la mobilitazione contro la Loi Travail? Dopo la grande manifestazione del 14 giugno scorso, è difficile comprendere in quale direzione possa evolversi la situazione: da un lato, la fermezza del governo e la brutalità della sua polizia; dall’altro, la CGT presa dalla doppia esigenza di non perdere né la faccia, né il controllo della situazione; infine il ripetuto e incontrollabile tracimare degli “spezzoni di testa”, Alcune considerazioni da parte di una compagna di Parigi.

9 giugno 2016

SVIZZERA/ITALIA: ESERCITAZIONE ODALESCHI - TRA MILITARIZZAZIONE E PROPAGANDA DEL RISCHIO

riceviamo e diffondiamo:

Esercitazione Odescalchi, un'altra lettura

Tra il 19 ed il 22 giugno prossimo, nella zona di confine tra Chiasso e Como, si svolgerà un'imponente esercitazione militare, denominata "Odescalchi". L’esercito svizzero e quello italiano sono i due protagonisti, ma a gestire l'incendio di un treno merci contenente sostanze nocive e l'evacuazione della popolazione dall'area ci sono anche i diversi corpi di polizia, le guardie di confine, la protezione civile, i vigili del fuoco, ossia tutte le rotelle dello stesso ingranaggio, che possiamo denominare repressione, guerra, controllo, democrazia, Stato.
Naturalmente non poteva mancare la RUAG, azienda elvetica produttrice di tecnologie belliche, fornitrice dell’esercito svizzero ed esportatrice di armi. Le ferrovie svizzere (SBB-CFF-FFS) collaboreranno, mettendo a disposizione il treno che subirà l’incidente. Mentre per documentare il tutto, saranno presenti i media di regime, l’RSI (radio-televisione della Svizzera Italiana), i quali già ora non hanno mancato nell'elogiare l'esercitazione per il suo nobile scopo: la protezione della popolazione.
In tempi resi incerti dai continui allarmismi mediatici, la gente ha bisogno di sentirsi maggiormente rassicurata e protetta, per cui eccoli, a mobilitarsi in 5'000 per sbarcare nel mendrisiotto e mettersi in bella mostra nell'esercizio della protezione civile.

La percezione che abbiamo noi è però ben diversa, e nella loro retorica senza macchie e sbavature vi scorgiamo crepe e specchietti per le allodole.

Abituarci alla nocività

Il progresso industriale ci ha fatto ritrovare a vivere le nostre vite in ambienti colonizzati dalle esigenze dell'economia di mercato e della società tecno-industriale. L'aria si fa sempre meno respirabile e le "superfici verdi" spariscono per fare posto all'urbanizzazione che avanza. La Svizzera è riconosciuta a livello internazionale, almeno in ambito turistico, come un’oasi di natura incontaminata. Montagne, boschi, sorgenti da cui zampilla acqua fresca e pulita. Il turismo è evidentemente una forma di marketing subdola tanto quanto schizofrenica, che elogia vallate incontaminate ma si dimentica di qualche altro piccolo dettaglio: di Beznau, la centrale nucleare con i suoi 47 anni di produzione di scorie radioattive di cui tutt'ora s'ignora il modo con cui smaltirle, del distretto farmaceutico basilese con il suo inquinamento delle falde acquifere e dei suoli per i decenni di attività di industrie chimiche e farmaceutiche (alcune delle quali di proprietà di politici del governo elvetico) dei concimi, diserbanti e trattamenti “fitosanitari” chimici spruzzati costantemente, senza i quali l’agricoltura convenzionale moderna non può campare, delle sedi delle multinazionali (da nestlè a novartis) che hanno più scheletri che soldi negli armadi, degli assi stradali che ci regalano enormi quantità di CO, O3, NO2, SO2, C6H6, PM10, PM2.5 e tante altre schifezze. Insomma, l'isola felice non c'è. Non esiste più fiume o boccata d'ossigeno che non contenga sostanze chimiche nocive e il funzionamento della società tecno-industriale ha bisogno del loro continuo passaggio attraverso l’Europa.
 L'esistenza e l'impiego di queste nocività, nonché il loro frequente traffico (anche da Chiasso) non viene messo nemmeno in discussione pur davanti alla triste realtà che parla da sé: nei numeri di tumori che colpiscono le persone, negli ecosistemi che spariscono, nel cambiamento climatico in atto ecc.  Anzi, attraverso questa esercitazione militare provano invece a legittimarne e a tutelarne l’utilizzo, fornendo alla popolazione una sensazione di rassicurazione. Viviamo in un territorio riempito di nocività ma tutto è sotto controllo!
L'ordine impartito è: ubbidire e sottomettersi alla nocività.

Esercitarci alla sottomissione

Sin da piccoli/e siamo abituati all'obbedienza. Dai genitori, ai docenti, ai preti, agli allenatori, agli sbirri... ci crescono inculcandoci profondamente l’idea di dover ubbidire e sottostare a delle figure autoritarie. L'esercito è anche tra queste, anzi, storicamente, quella più ossessionata con l'ubbidienza e la sottomissione. L'uniforme non tollera la discussione, impartisce comandi. D’altro canto, siamo stati/e abituati/e a pensare di vivere in una società libera, capendo però che è libera soltanto nella misura in cui ciò che siamo liberi/e di fare è deciso da uno Stato autoritario. Sappiamo bene tutti/e infatti, che nel caso dovessimo vivere un “evento eccezionale”, che sia una "catastrofe naturale" o piuttosto un "attentato terroristico", le nostre libertà non saranno più trattabili e il nostro vivere quotidiano sarà sottomesso ad arbitrarie restrizioni: le "disposizioni emergenziali". Nell'ultimo decennio lo stato di emergenza attuato dai regimi democratici europei, cavalcando l’onda degli attacchi terroristici, attraverso le politiche populiste, le campagne razziste (vedi l'attuale legge contro la dissimulazione del volto detta “anti burqa”) contro i flussi migratori, ha preparato un terreno fertile in cui la paura e l’insicurezza comune fanno da concime ai semi del controllo e della militarizzazione del territorio.
In un decennio, attraverso lo stato di emergenza continuo con cui mediaticamente veniamo martellati/e dal quel lontano 11 settembre 2001,  è stata costruita una formidabile accettazione popolare alla militarizzazione del territorio e, senza più un vero fronte in cui si combatte, la guerra è tra le nostre vite, nelle vie addobbate da telecamere, è in un telefono controllato, in un’abitazione perquisita, in un blocco di polizia, in un individuo sbattuto fuori da un treno al confine, in migliaia di morti nei mari o nei campi profughi. I due antagonisti sono il controllo e chi da esso vuole sfuggire e combatterlo.
La libertà è un bene in concessione e non una condizione che ci appartiene. L'Operazione Odescalchi è qui a ricordarcelo e ci aiuta a interiorizzare la nozione per cui non sottomettersi non è un opzione.

Ricordarci la repressione

Sbirciando tra i contenuti dell’esercitazione, notiamo un inaspettato legame tra i compiti che verranno svolti dai militari durante quest'ultima e una, se non l'unica, situazione di reale "emergenza" prospettate a breve termine dai maghi degli uffici di polizia della Confederazione. Si aspettano, naturalmente, l'“invasione” di massa da parte di migranti durante il periodo estivo. Guarda caso, negli ultimi mesi è stato anche deciso, in ambito governativo, che in caso di una "crisi migratoria" l'esercito potrà essere impiegato lungo le frontiere e già da subito le reclute si stanno esercitando al fianco delle guardie di confine per imparare e affinare le tecniche di raccolta d'informazione, di controllo, di fermo e di arresto.
Durante quest’esercitazione, il compito dell’esercito sarà principalmente quello della gestione degli “sfollati” che dovranno lasciare le loro case a causa della pericolosità della nube tossica creata dall’incidente. L'esercito sarà allora chiamato a dover gestire grandi quantità di persone, riuscire a spostarle e piazzarle in campi allestiti dai militari, mantenere l’ordine e il controllo. Vediamo chiaro e netto il legame nelle finalità dell'esercitazione e la situazione migratoria attuale. In soccorso a questa nostra tesi, c'è l'allestimento, previsto a Riva San Vitale, di un carcere in cui le reclute della scuola di polizia provvederanno a rinchiudere i cosiddetti "sciacalli", ovvero persone che potrebbero approfittare del caos momentaneo per provare ad appropriarsi di quanto solitamente a loro viene negato.

Chiasso brucia, la popolazione si trova a dover respirare le esalazioni tossiche di centinaia di litri di gas butano esploso mentre piange le vittime, e lo Stato interviene a ricordare qual è la sua funzione principale, allestendo un carcere ad una quindicina di chilometri dall'incidente. La ragion di Stato è quella che prevale e nella sua logica non può esistere soccorso senza repressione, non ci può essere aiuto senza sottomissione. Ce lo insegnano le politiche di "accoglienza", ce lo riconferma un'esercitazione che davanti a una catastrofe annunciata, costruisce un carcere per chi non starebbe ai giochi ma deciderebbe di ribellarsi.

Non accettiamo le nocività che stanno distruggendo il pianeta, non accettiamo l’intero sistema tecnologico industriale che le produce. Non accettiamo la repressione, nemmeno quando travestita da salvatrice. Non accettiamo le frontiere. Non accettiamo l'autorità.

NON ESISTONO DIVISE BUONE! NON ESISTONO FRONTIERE GIUSTE!
NO ALLA MILITARIZZAZIONE DELLE NOSTRE VITE E DEI LUOGHI IN CUI VIVIAMO!



anarchici/che


VENTIMIGLIA: SU RASTRELLAMENTI DI MIGRANTI E REPRESSIONE DI SOLIDALI

Aggiornamenti da noborders20miglia

Non c'è stato alcuno sgombero del campo di Ventimiglia. È bastata la minaccia di un'azione di forza della polizia a far ripiegare il campo di fortuna sorto qualche settimana fa sulle rive del fiume Roya. È evidentemente la scelta di una comunità fragile, poco sicura di se stessa perché nata in mezzo alle ostilità, in quest'europa in guerra. I/le migranti in viaggio hanno sperato fino all'ultimo che di fronte a una scelta tanto umile l'intervento militare non ci sarebbe stato.

Domenica quindi all'ora indicata dall'ordinanza del sindaco Ioculano migranti e solidali si trovavano in spiaggia, in assemblea, a discutere di dove andare, come rimanere visibili, come riuscire a rimanere a Ventimiglia senza essere deportati. Ai telefoni dei/delle solidali presenti cominciano a giungere telefonate allarmanti. Avvocati, associazioni e altre fonti sono unanimi: ci sono almeno 150 uomini delle forze dell'ordine a Imperia che si preparano ad una grossa operazione. Pullman e aerei sono pronti per il giorno successivo.

L'assemblea ricomincia e alla scelta di resistere prevale il bisogno di protezione. Non tutti sono d'accordo, ma alla fine ci si dirige verso la chiesa più vicina. L'idea è di occuparla senza mediazioni. Le porte della chiesa vengono chiuse, si prova a forzare e il prete pare spaventato, ma poi interviene il Vescovo, di nuovo lui, Suetta, che quando le cose precipitano è sempre pronto a metterci una buona parola.

Molte persone, circa duecento, trovano quindi rifugio in chiesa. In città ce n'è almeno un altro centinaio. In molti non ci stanno e si dirigono verso il confine, altri provano a nascondersi in città. Diversi solidali, vista la situazione, preferiscono restare in strada e continuare a monitorare quanto accade. Si smonta il campo in spiaggia e si cerca comunque di supportare i/le migranti in chiesa. La loro scelta non piace a tutti/e, ma sebbene sia evidente la difficoltà a costruire insieme un discorso collettivo non schiacciato dalla paura, rimane la determinazione di tante persone a non andarsene da Ventimiglia.

Lunedì mattina, poco prima delle 6, è scattata l'operazione di "sgombero" della città. La situazione è grottesca: squadroni di carabinieri, militari, agenti di polizia e della guardia di finanza sfilano per la città dando la caccia ai/alle migranti. Gruppi di almeno una ventina di agenti rastrellano e inseguono poche persone che si nascondono o che non sanno nemmeno cosa stia succedendo.

Una disparità di forze terribile e agghiacciante. La città è militarizzata. I controlli si concentrano dapprima nella zona della spiaggia, della stazione e nel lungo Roia. Le persone vengono fermate, alcune chiuse dentro la sala d'attesa della stazione e viene loro tolto il telefono. Verso le 9 del mattino parte il primo autobus pieno di persone senza documenti, pare diretto verso qualche centro vicino a Ventimiglia.

Per tutto il giorno tra la frontiera alta e la città continuano questi rastrellamenti. Vengono fermate le persone che arrivano con il treno da Genova. Altri due autobus partono verso le 13, questa volta la direzione è Genova dove ad aspettarli pare ci siano dei voli della Mistralair, compagnia area delle Poste Italiane, diretti verso i cara di Mineo e di Bari. Gli ultimi due autobus partono, invece, verso le 16 in direzione dell'autostrada. Non è chiara quale sia la loro meta.

La situazione in stazione a Ventimiglia torna alla normalità: nel corso del pomeriggio i rastrellamenti avvengono direttamente a Genova Principe, dove almeno una decina di persone sono state fermate. Dopo il primo giorno di rilancio del piano Alfano la strategia delle autorità appare la stessa di qualche settimana fa: deportare le persone senza documenti presenti a Ventimiglia e bloccare nuovi arrivi in città. Solo che a questo punto il fallimento di questa politica razzista e violenta può essere mitigato dal protagonismo di santa romana chiesa.

In chiesa le assemblee si susseguono, mentre le notizie di quanto accade a Ventimiglia riempiono i media locali e nazionali. Le cronache dicono che le operazioni di polizia scorrono tranquille, come se la pulizia etnica di una città fosse ordinaria amministrazione. Il resto della scena è tutta del vescovo Suetta, sempre pronto alle emergenze, che propone una tendopoli nel giardino del seminario gestita da Croce Rossa e Protezione Civile. Le tendopoli poi diventano tre, ma in realtà si sa ancora poco delle trattative tra Vescovo, Sindaco e Prefetto. Suetta sembra non aver alcun problema a stare allo stesso tavolo dei responsabili delle deportazioni in corso.

I limiti di queste giornate sono evidenti. La scelta dell'assemblea è stata più un'espressione del bisogno di protezione e della volontà di superare il confine, che una scelta politica. Chiesa cattolica e Croce Rossa hanno mostrato un attivismo già visto in passato e stanno continuando a spostare il discorso pubblico sui bisogni, eludendo la questione centrale, quella del confine e della sua chiusura e guardandosi bene dal denunciare violenze e deportazioni, a cui peraltro la CRI ha spesso e volentieri partecipato. Per la polizia la giornata è stata fin troppo tranquilla, con duecento persone protette dalla chiesa non restava che rastrellare le strade prendendo i/le migranti in piccoli gruppi e aspettando quelli/e che arrivavano in stazione.

Restano comunque delle possibilità. Le persone rifugiate in chiesa sono sfuggite alla deportazione e da due giorni sono in assemblea permanente con i/le solidali presenti. Domani si dovrà uscire da quella maledetta chiesa e a quel punto si capirà meglio dove va la determinazione delle persone in viaggio e di chi le supporta e fino a che punto le autorità sono disposte ad arrivare pur di tener fede ai loro propositi razzisti. La strategia del governo è fallimentare, su questo non ci sono dubbi, e le persone continueranno ad arrivare a Ventimiglia e a bruciare il confine, tutti i giorni.

alcune/i solidali di Ventimiglia e dintorni
al fianco di chi viaggia, contro ogni frontiera


AGGIORNAMENTO:

Post scriptum: mentre finiamo di scrivere queste righe la polizia è entrata dentro la chiesa dove si sono rifugiate le persone senza documenti e ha preso tutte le/gli europee/i solidali. Quindici persone sono state portate nella caserma di polizia e stanno subendo una perquisizione personale ed un identificazione fotodattiloscopica.
Sono stati successivamente emanati fogli di via per molti/e solidali.

La frontiera è ovunque, fermare le merci per fare passare le persone, bloccare tutto, inceppare la macchina delle espulsioni!

RADIOCANE: NUOVI BANDITI A TORINO

Dopo la messa al bando di altri dodici compagni/e da Torino, si discute di queste misure e di come si inseriscano in un piano di normalizzazione più ampio che coinvolge interi pezzi di città e la loro messa a profitto. Come reagire a questa strategia repressiva è un qualcosa su cui tornare a riflettere, ma anche a cui rispondere nell’immediato. Ce ne hanno parlato alcuni/e torinesi ricordandoci di come, a volte, scegliere tra andare o restare diventa una questione di spazi contesi e di scelta tra il mettersi di traverso o il farsi da parte.

ascolta qui: nuovi banditi da Torino

RADIOCANE: ARGO PANOPTES E LA LOTTA DI CLASSE ASIMETRICA - UNA CONVERSAZIONE CON JOE VANELLI

Talvolta tocca lavorare. Talvolta si perde il lavoro. Non spetta a noi stabilire che cosa sia peggio.Sta di fatto che, nelle maglie ordite dal Jobs Act, occupati o «disponibili al lavoro» si è comunque sottoposti allo sguardo vigile del gigante Argo tuttocchi (Argo Panoptes), affinché possa la vita intera essere messa a valore. Dopo aver sondato i rapporti tra nuova legislazione antiterrorismo e distruzione del Welfare, in questo contributo scandagliamo le più recenti innovazioni in materia di diritto del lavoro, affidandoci a un acuto osservatore che ne mette a nudo le tentacolari implicazioni autoritarie.
ascolta:
http://www.radiocane.info/argo-panoptes/

23 maggio 2016


GIOVEDI' 2 GIUGNO 016

dalle 19.30 aperitivo Vegan
e a seguire PRESENTAZIONE dell'opscuolo
"SANZVES E MANGANEL" (Sangiovese e manganello)
una ricerca-critica su Predappio come attuale mecca nera del fascismo.


Predappio è il paesino che ha, per la sciagura di tuttx noi, dato i natali al dittatore Benito Mussolini. Il dato meramente storico potrebbe essere archiviato nei libri, se non fosse che l'esistenza di questo paese è ancora indistricabilmente legata
all'ideologia e alle organizzazioni fasciste.
Il lavoro che hai tra le mani nasce da una constatazione molto semplice: riguardo a Predappio non è mai stata prodotta una critica che secondo noi vada al di là del folklore o del nostalgismo dal tono giornalist
ico.
La questione predappiese non è mai stata oggetto di un'analisi politica: ecco il perché di uno scritto che nel presentare la realtà dei fatti si delinei anche come
strumento per un possibile intervento.
Capire quanto di fascismo viene ancora prodotto e alimentato in Predappio e quanto e cosa si possa fare per impedirlo. Predappio è inscindibile dal fascismo e questa verità non si conforma all'immagine della democrazia “repubblicana e antifascista” che ad ogni 25 Aprile (poi basta) i politicanti cercano di vendere in piazza.
La storia secondo noi, specie quella contemporanea, non è una mera raccolta ed esposizione di fatti, è anche rielaborazione e contestualizzazione e crediamo che il
suo studio serva per sviluppare un esercizio intellettuale critico: conoscere ciò che è stato e ciò che si svolge per prendere una posizione.
Problematizzare gli eventi ed operare una scelta.

Predappio in questo contesto non è solo un catalizzatore di energie dell'universo nazi-fascista, un luogo di ritrovo sacro.
È un simbolo, un immaginario, un'anomalia anche formale in una nazione che tutto sommato cerca vigliaccamente di darsi una spennellata di costituzionalismo repubblicano e antifascista.
Predappio è la parte più sincera di un paese in cui il fascismo, nei suoi
atteggiamenti e soprattutto nei contenuti, è ampiamente sdoganato.


@Laboratorio Anarchico LA*ZONA
via bonomelli 9 Bergamo
lab.lazona@gmail.com