17 gennaio 2016

TRENTO: RESONCONTO E SPUNTI DALL'INIZIATIVA "VOCI OLTRE LE MURA" CON I COMPAGNI GRECI PRIGIONIERI


riceviamo e diffondiamo:

Resoconto e spunti a partire dal dibattito del 13 dicembre a Trento con i compagni greci

Quando l'orizzonte delle lotte è stretto e il dibattito collettivo ristagna, è talvolta utile salire un po' più in alto. Questo può avvenire, ad esempio, cercando slancio in alcuni episodi rivoluzionari del passato oppure confrontandosi con dei compagni che stanno vivendo un diverso livello di scontro sociale.

L'incontro a Nave Assillo con dei compagni greci e il collegamento telefonico con due anarchici rinchiusi nel carcere di Koridallos sono stati per noi una preziosa occasione per allargare la visuale.

Nell'attesa di far circolare materiali più completi - la sbobinatura degli interventi e varie riflessioni - ci sembra utile anticipare un breve racconto della giornata e alcune considerazioni.

Rovesciando le regole abituali, sono stati i due compagni detenuti a introdurre la discussione, raccontando in collegamento telefonico l'esperienza dello sciopero della fame e della lotta contro le carceri speciali (e non solo) e poi suggerendo alcuni problemi da approfondire.
Quello che ci ha colpito, ancora prima dei contenuti, è stato il tono dei loro interventi, caratterizzato dalla modestia e dallo spirito di concordia.

La lotta di un pugno di detenuti sostenuta da un'assemblea di compagni ha portato all'abolizione delle carceri speciali, al ridimensionamento della legge contro il "travisamento" durante i cortei e a quella sul DNA (di cui in Grecia non è previsto il prelievo coatto). Non proprio bruscolini. Eppure i due compagni non hanno mancato di sottolinearne i limiti, per passare subito dopo a ragionamenti a carattere più generale.

Partendo dal ciclo di lotta che hanno vissuto in Grecia fra il 2008 e il 2012 (e che li ha portati entrambi in carcere: uno dei due, oggi ventiduenne, per la rapina di Velvontos-Kozani), hanno parlato con molta serenità di "sconfitta" per il movimento anarchico. Nonostante anni di scontri, sommosse, espropri, attacchi contro uomini e cose dello Stato e del capitale, il giovane movimento greco non ha saputo operare il necessario salto rivoluzionario. Da qui la lezione: riflettere su quell'esperienza nell'intento di farsi trovare maggiormente pronti in futuro.

Se i compagni hanno sottolineato a più riprese la necessità di intrecciare l'insieme delle pratiche di lotta (dal volantino all'occupazione alla guerriglia urbana) hanno individuato nel rapporto fra autorganizzazione e insurrezione il nesso di fondo a partire dal quale affinare analisi e capacità materiali. Chi ha vissuto gli ultimi anni nell'urgenza della rivolta (pagando di persona) consigliava allo stesso tempo un "lavoro da formichine" per permeare i contesti in cui si interviene di esempi di autorganizzazione (occupazione di case, espropri di merce, autogestione di ambulatori e ambiti produttivi...), un'autorganizzazione che si sviluppa in un rapporto di implicazione reciproca con il processo insurrezionale.

Se convenivano che sono state sciupate alcune occasioni preziose (ad esempio la fase dal referendum alla "rinegoziazione" del memorandum della Troika, esempio plateale di come sia impossibile fermare l'aggressione del capitale internazionale con le politiche di qualsiasi governo), i compagni dicevano allo stesso tempo che l'orologio dei movimenti rivoluzionari e quello della società spesso non coincidono: se il movimento è oggi in difficoltà, la ripresa del conflitto sociale potrà di nuovo unire compagni e pratiche. Intanto, un'intera generazione cresciuta nella rivolta non aspetta niente e nessuno per continuare ad attaccare.

Dopo un'ora e mezzo di collegamento telefonico con Koridallos (che strano effetto parlare in assemblea di espropri e rivoluzione con dei compagni detenuti!), il dibattito è continuato a lungo con i due compagni greci presenti, i quali hanno fornito elementi molto utili per capire il contesto greco e per ragionare su come sviluppare contatti internazionali e su come organizzarsi. Cinque ore di discussione. Un confronto serio e sereno. Tanti spunti, nessuna ricetta valida per tutti. 

compagne e compagni di Nave Assillo occupata

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