31 marzo 2016

LA LOTTA PAGA! I REFERENDUM, INVECE...?


Il 17 aprile, i cittadini sono invitati a recarsi alle urne. Non dovranno questa volta scegliersi i propri padroni (vicini o lontani), o almeno non direttamente. Dovranno esprimersi in materia di trivellazioni petrolifere in acque nazionali entro le 12 miglia marine.
I buoni samaritani dell’ambientalismo, della sinistra (o di quel che ne resta), dell’associazionismo sono già lì, pronti, per la grande pantomima della “partecipazione”: “Tutti a votare SI contro le trivellazioni”, ci dicono in coro… Peccato che si tralasci il fatto che l’unico quesito referendario ammesso alla consultazione riguardi il periodo di concessione dei permessi di estrazione di gas e petrolio in mare, con una domanda che recita più o meno cosi: “vuoi che le compagnie petrolifere continuino ad estrarre gas e petrolio nei pozzi già attivi in mare entro le 12 miglia marine anche dopo la fine del periodo di concessione del permesso oppure no?”. Nulla si dice circa i permessi sulla terraferma già esistenti e su quelli a venire, nulla su quelli a mare già esistenti o a venire oltre le 12 miglia. Vi sembra che risolva la questione?
“I referendum sono lo strumento per eccellenza per esercitare la Democrazia”. Peccato che, se non ci si vuole proprio rifare alle esperienze storiche in cui il referendum ha sancito il definitivo recupero- normalizzazione di antagonismi sociali e tensioni emancipatrici, basta sfogliare un manuale di diritto qualsiasi per rendersi conto che quello del referendum è solo un blando correttivo (con una serie infinita di limitazioni e cavilli) della democrazia rappresentativa.
Completamente scevro da qualsiasi velleità di democrazia diretta il mezzo referendario, lungi dal voler scavalcare o depotenziare il potere legislativo/esecutivo, per riconsegnarlo alla gente, è in realtà il suo potenziamento e la sua riconferma. A maggior ragione se il quesito referendario non è frutto o espressione della volontà popolare o di movimenti popolari, ma figlio delle beghe insite nei palazzi del potere della politica nazionale e regionale. Sono state alcune regioni ad indire il referendum, le stesse che fino a qualche tempo fa, prima di vedersi scippare potere decisionale in materia di trivelle, si prodigavano tanto diligentemente nell’aprire le porte ai petrolieri!
“Questo referendum ci darà la possibilità di diffondere il verbo NoTriv”. Se ci si riferisce ai mezzi di comunicazione, sappiamo bene come essi funzionino, così come sappiamo che parecchie aziende del settore energetico contribuiscono a definire bilanci, e quindi contenuti, delle testate giornalistiche e dei canali televisivi; se ci si riferisce alla possibilità di organizzare iniziative pubbliche ed informative sulla questione trivellazioni, non riusciamo a capire come il referendum in questione possa incidere ulteriormente, su ciò che già si fa o, semplicemente, si dovrebbe fare, anche senza l’appuntamento referendario.
“Vinceremo”, ci dicono i nostri. “Ma cosa?” chiediamo noi! Il referendum sull’acqua pubblica è stato vinto. Ma l’acqua è pubblica? Il referendum dell’86 sul nucleare è stato vinto. Ma ciò ha impedito che si provasse di nuovo ad introdurre il nucleare in Italia (scongiurato dalla tragedia di Fukushima) solo qualche anno fa ?
La Storia ci insegna che tutto ciò che può essere considerato un progresso ed un tassello ulteriore nell’emancipazione dell’Umanità è stato conseguito sulla strada della Lotta. E che chiunque abbia abbandonato questa strada, ha conseguentemente abbandonato la volontà di andare fino in fondo a dove questa strada portava.
Il 17 aprile c’è chi non andrà a votare. Per una serie infinita di ragioni. A chi farà lo stesso, a chi ci andrà “in maniera critica”, a chi ci andrà perché “sinceramente convinto che quella è la sola occasione per potersi esprimere”, chiediamo di cominciare a riflettere sul da farsi il giorno dopo. Quando il quorum non sarà raggiunto; quando sarà raggiunto ma avrà vinto il “NO”; quando sarà raggiunto il quorum, avrà vinto il “SI”, ma verrà disatteso; quando gli “interessi nazionali”, che poi, guarda caso, coincidono sempre con gli interessi dei padroni, abrogheranno ancora una volta quella “vittoria” referendaria, o semplicemente proveranno a materializzarsi per scavalcare i territori e la vita di chi li abita, come fanno tutti giorni in ogni parte del mondo in favore del profitto e dell’accumulazione capitalistica.
Quel giorno (che poi è già stato ieri, è oggi e sarà domani) resterà la Lotta. Organizziamoci!

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