15 marzo 2016

PARMA: PASSEGGIATA ANTISESSISTA "LE STRADE LIBERE LE FANNO LE DONNE CHE LE ATTRAVERSANO"

riceviamo e diffondiamo:




La sera tra il 7 e l’8 marzo, in occasione della giornata internazionale
della donna, individualità antisessiste sono scese in strada, a Parma,
per una passeggiata collettiva contro violenza di genere, degrado
fascista, sessismo ed omofobia. Contro le strumentali politiche razziste
e securitarie sul corpo delle donne, hanno ribadito che: "le strade
libere le fanno le donne che le attraversano"!




Segue il testo del volantino distribuito oggi da alcune individualità antisessiste parmigiane:


8 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, NON "FESTA DELLA DONNA"!

LE STRADE LIBERE LE FANNO LE DONNE CHE LE ATTRAVERSANO!



La sera tra il 7 e l’8 marzo, in occasione della giornata internazionale
della donna, scendiamo in strada, a Parma, per una passeggiata
collettiva contro violenza di genere, degrado fascista, sessismo ed
omofobia.


TENETEVI LE MIMOSE, UNITEVI ALLA LOTTA!


E’ una tendenza tutta italiana quella di trasformare una giornata di
ricordo delle lotte politiche e sociali delle donne in una giornata di
festa "mangia e bevi" in cui, semmai, celebrare la mamma che ci stira la
camicia, la nonna che ci cucina i tortelli, la brava moglie che bada ai
figli e la fidanzatina tanto carina da portare a cena fuori! L’8 marzo
diventa così una giornata in cui concedere alle donne la libertà da quei
compiti di cura che spesso non sono scelti ma obbligati, perché
considerati naturali quindi immutabili e dovuti. Siamo ingabbiate, sin
da piccole, all’interno di stabiliti "ruoli di genere" frutto di una
mera costruzione sociale ma spesso interiorizzati dai maschi come dalle
femmine e quindi vissuti come naturali. In vero, sotto le vesti
dell’amore, della naturale inclinazione alla cura della casa, degli
ammalati, dei vecchi, dei figli, degli uomini, si nasconde tutta la
mentalità patriarcale della nostra società nonché ore ed ore di lavoro
gratuito. Gli studi di genere (a cui forse vogliono far riferimento
alcuni (s)parlando di gender!) indagano proprio il funzionamento sociale
delle norme e delle gerarchie che reggono questi ruoli legati al sesso,
fornendo gli strumenti per decostruirli.


MEGLIO UNA DONNA CASALINGA, CHE UN UOMO DISOCCUPATO?


Gli ultimi dati ISTAT rivelano come le donne ad oggi continuano a
ricevere una paga e pensioni inferiori rispetto ai loro colleghi maschi.
Inoltre grazie a contratti precari, alla facilità a licenziare
introdotta con il jobs act di Mr. Renzi, all’incremento di
discrezionalità in mano ai dirigenti scolastici ecc., diritti che
sembravano acquisiti dalle donne, come quello della maternità
retribuita, stanno vacillando. E di fronte a una disoccupazione spesso
dilagante molte donne semplicemente rinunciano a cercare lavoro: per la
società, d’altronde è più accettata una donna casalinga, che un uomo
disoccupato! Non sono i migranti che minacciano le nostre libertà bensì
l’attuale sistema socio-economico. Il capitalismo si configura come il
sistema economico che ha sfruttato la donna nel modo più cinico e
sofisticato.


NO ALLE POLITICHE STRUMENTALI - RAZZISTE E SECURITARIE - SUL CORPO DELLE DONNE!


A Roma, nel 1976, nasce la prima passeggiata contro la violenza di
genere: in 20.000 donne invadono le strade al grido di «riprendiamoci la
notte» a pochi mesi dal massacro del Circeo. Da allora non molto è
cambiato: la violenza maschile continua ad essere tra le prime di cause
di morte per le donne in Italia, come all’estero, stando ai dati ISTAT,
non ha classe né passaporto e nella maggior parte dei casi nasce tra le
mura domestiche ad opera di un partner o ancor più di un ex partner.
Questo dato innegabile viene spesso strumentalizzato e/o mistificato per
avvallare politiche razziste e securitarie.

Per fare un esempio, i recenti “fatti di Colonia”, hanno ringalluzzito
fascisti e nazisti che sono riemersi in difesa delle “loro donne” contro
il “barbaro invasore”! Gli stessi uomini bianchi “per bene” che
giudicano non meritevoli di nota (e quindi naturalmente normali?) le
quasi 200 denunce per violenza fisica e/o sessuale all’indomani
dell’ultimo Oktoberfest o i dati riguardanti le violenze domestiche!
Quindi lo stupratore è meno stupratore quando è bianco, europeo e quando
stupra la “sua donna” nascosto tra le sicure e decorose mure
domestiche? Quindi la violenza è meno violenta se si tratta di donne
migranti, stuprate alle frontiere dei loro lunghi viaggi verso la
“Fortezza Europa”, nei CIE, nelle galere, nei campi di concentramento
libici, nei tanti palcoscenici di guerra neocoloniale in giro per il
mondo (dove lo stupro è assunto a prassi è può essere quindi considerato
una vera e propria “arma di guerra”)? Non si può condannare la violenza
sulle donne solo quando fa comodo per portare avanti le proprie
battaglie politiche razziste.


La violenza di genere è sempre politica, ad ogni latitudine, nella
misura in cui è lo strumento adottato per riprodurre il sistema di
potere patriarcale, non importa che si tratti di uomini bianchi o neri,
europei o non europei, tristi o felici, borghesi o proletari.

Nei palazzi del potere, la lotta al femmicidio viene troppo spesso
basata su un’emergenza costruita mediaticamente ed ipocritamente
sbandierata come un abile pretesto per mascherare provvedimenti
repressivi ed autoritari. Emblematico è il caso della L. 119/2013 subito
ribattezzata “sul femminicidio” anche se solo 5 sui 12 articoli
riguardano la violenza di genere ed in cui vennero invece introdotte
misure come la proroga per ulteriori tre anni della possibilità di
arresto “in fragranza differita” in occasioni di manifestazioni sportive
o l’inasprimento delle pene per la violazioni di cantieri e zone rosse
(con un chiaro rimando alla lotta NO TAV). La violenza sulle donne non
può essere trattata come un tema di sicurezza ma va intesa come una
mancanza di libertà: contro la violenza non chiediamo la punizione di un
reato ma rivendichiamo la possibilità di libere scelte (anche in tema
di IVG), salute, accesso al sapere, diritto alla casa, libera
circolazione, autodeterminazione. Chi ci parla di lotta alla violenza
sulle donne e nel contempo ci vieta delle libertà di scelta è ipocrita e
commette violenza nei nostri confronti.


COSTRUIAMO SOLIDARIETÁ E AUTORGANIZZAZIONE!


Continuare a trattare le donne come povere vittime da difendere è parte
del problema! Considerare le donne come “soggetti deboli” avalla il
meccanismo mentale che inferiorizza le donne e quindi le rende possibili
e “normali” oggetti da poter abusare. Ripartiamo invece dalla
solidarietà e dal mutuo appoggio tra noi (in primis tra donne) per darci
forza! Impariamo insieme ad essere autonome e ad autodifenderci. In
giro per il mondo, anche in contesti che spesso vengono definiti
“arretrati” da noi occidentali, ci sono molti esempi positivi in tal
senso. Pensiamo alle donne curde del Rojava che stanno costruendo
un’alternativa basata sull’autonoma autodifesa dall’ISIS e dalle altre
forze d’invasione nonché sull’autorganizzazione della società (sul
modello del confederalismo democratico), costruendo convivenze pacifiche
fra etnie e gruppi culturali differenti. Oppure pensiamo alla comunità
cinese Mosuo nella cui società non esistono parole come “marito” o
“matrimonio” o “guerra” e, come in Rojava, non esistono polizia, carceri
e ospedali psichiatrici... Eppure il femminicidio e la violenza sulle
donne non sono fenomeni sociali... in altri termini, ripartiamo da noi e
nel nostro quotidiano cerchiamo, con determinazione, da subito, nel
presente, la ricostituzione di un tessuto sociale egualitario, la
determinazione di nuovi rapporti di solidarietà ed un radicale cambio di
mentalità.


Scendiamo in strada per ribadire che la nostra libertà di vivere la
città non è data dalle misure di controllo, dalle telecamere, dalla
militarizzazione, dalla detenzione, dalle ipocrite ronde fasciste di
mussoliniana memoria, ma dalla nostra autodeterminazione, dentro e fuori
casa, dalla solidarietà tra donne, dalla potenza delle nostre
rivendicazione e dalla unione delle nostre lotte per una società
egualitaria inclusiva verso ogni soggettività (etero, trans,
omosessuale, intersex...)!

Per questa nostra prima passeggiata notturna, abbiamo scelto di
attraversare l’Oltretorrente, il Pablo e il San Leonardo, perché sono
quartieri descritti dai media locali come degradati (con quali
parametri?) e in cui alcune hanno ancora paura di camminare da sole
(perchè?). Abbiamo iniziato a camminare, non ci fermerete!


Che le donne vivano in libertà!



Individualità antisessiste


Fonte

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