23 maggio 2013

MARCO CAMENISCH: SCRITTO SUL PRIMO MAGGIO


Ricevo e diffondo:
Saluti incazzati per il 1° maggio 2013
Festeggiare? Non me la sento proprio! Tanto si festeggia già assai!Da un lato. Poiché checchessia vogliamo o dobbiamo, per nostra natura, fare o non fare, essenzialmente la vita dovrebbe essere un’unica festa.
Ma il 1° Maggio non è una festa, il 1° Maggio non è per far festa. Ed è il 1° Maggio il giorno del lavoro? Men che mai! E’ ancor meno un giorno, in qualche modo, per il lavoro. Al contrario, deve essere giornata di riflessione e d’analisi sul e per l’organizzazione solidale della lotta radicale contro il lavoro. E per forza anche contro il sistema ed ogni sua radice che ci costringono al lavoro, lo rendono necessario, ci fanno, questione di vita o di morte, dipendenti dal lavoro e, insieme al nostro futuro, di lavoro ci ammazzano!
Perché il lavoro è schiavitù.
E non dico schiavitù salariale, essendo questo concetto una minimizzazione enorme già davanti, nell’attuale crisi, alla cosiddetta disoccupazione o ai salari che non bastano per vivere, o a quelli che non lo sono più, o a quelli che non lo sono mai stati.
E se teniamo presente, poi, che lavoro e sfruttamento potevano nascere e possono esistee solo a braccetto e sotto il dominio e l’oppressione patriarcale insieme alle loro stragi e distruzioni perpetrate contro l’umanità e la natura!
Per lo stesso motivo anche dire produci, consuma e crepa è un’enorme minimizzazione, se non falso. Poiché dagli inizi del dominio, dello sfruttamento e della schiavitù patriarcale, vale a dire dagli inizi della civilizzazione, questa spirale mortale inizia sempre e ad ogni livello quando inizia questo processo di massa, fatalmente anche tecnologico-industriale. Inizia con questo processo, ma poi non finisce più, nemmeno se finisce quest’ultimo. Basta pensare al grazioso problemino dei rifiuti nucleari, p. es. inizia dunque con ogni produzione tecnologico-industriale di massa di un’eccedenza di persone e di merci, e diventa sempre, dal suo inizio, in qualche modo infinito.
E per cosa? Per l’accumulo, voluto e reso durevole, di potere e di ricchezza per pochi!
Si tratta della loro sovrapproduzione di persone e di merci da buttare nella guerra imperialista interna ed esterna, nell’infinita guerra di classe dall’alto al basso, per la guerra tuttx contro tuttx e di tuttx contro la natura, che acutizzano senza sosta per il mantenimento e lo sviluppo di questo sistema e processo sociale assassino e suicida.
Divide et impera. Con il lavoro, come miglior mezzo!
Se a Chicago erano ancora un centinaio di schiave del lavoro assassinate in un sol colpo, oggi, Bangladesh insegna, c’è allegramente uno zero in più. Il progresso, appunto.
Con sempre abbastanza professionisti della violenza per farlo passare a suon di legnate, o di mitraglia…
Gli zero dietro i numeri delle loro vittime nella guerra capitalista produci e getta tecnologico-industriale ed universale continuano a crescere briosi, e le degradono a mero calcolo di redditività negli indici della società dei rischi. E sono digitalmente radiate dalla nostra zero coscienza collettiva che grazie all’isolamento già strepitoso degli individui con gli infallibili mezzi di mobilitazione reazionaria tipo Facebook, tipo telefonini zeppi di app sarà presto liquefatta in EARTHLINK.
O magari in modo ancor più totale con gli occhiali multifunzionali connessi in rete e impiantati nelle nostre teste per decreto. Vittime a valore zero, e mai persone, tranne se lo sono loro, o se utili alla propaganda del terrore o come pretesto per una guerra. Tutto per il lavoro.
Ecco perché: Né digitale, né verbal-radicale ma reale, realmente solidale, fino alle sue radici, basta con il sistema schiavista Stato e capitale, basta con il lavoro!
Che ci ammazza. Ed ammazza la nostra libertà e vita a venire, dove non è già morta!
Vi abbraccio
Marco, galera Lenzburg, maggio 2013

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